Cari amici, stento a credere di essere tornato alla solita vita quotidiana.
Questi 6 giorni così intensi e tuttavia così spensierati erano riusciti a dare un colpo di spugna alle solite incombenze. Ora che la spugna è rimasta in Slovenia e a noi restano solo alcune foto, dobbiamo arrangiarci a ricordare le voci dei compagni di viaggio al baracchino, i volti sorridenti e con la barba lunga, foglie e schizzi di fango sulle magliette, rami ed alghe appese sopra e sotto i land…
Cominciamo con questa foto, volutamente in tinta seppia: pare un’immagine d’altri tempi (non a caso c’è la Kristy

) con le vacche portate al pascolo per la strada:

Qui si studia la cartina su pc: vedere la massima tecnologia trasportata in un veicolo come la Cristy è come sentire lo stridore dei freni dei carri merci all’ingresso degli scali ferroviari…

La prima cena con “Trattoria Carriolon” in funzione: antipasto di pomodori gratinati al forno, pennette con sugo di melanzane, frutta … accidenti a quella cxxxx di anguria: potevo perdere quella invece del mio cappello da alpino???

Un tuffo nel verde…

SI chiedono informazioni alla popolazione locale: mandiamo avanti Stefano, non sappiamo se sia meglio approfittare del suo fascino o sfruttare il fattore lingua. Fatto sta che la cosa sembra farsi lunga e particolare,
l’indigena dapprima si esprime a gesti e poi prende un bastoncino e inizia a tracciare strani segni per terra…

Qui Stefano pensava di aver visto un osso buco e stava già pregustando il brodo per la cena. Scende, va a vedere bene di cosa si tratta e scopre che è un teschio di capra. E’ andata male, Trattoria Carriolon anche ‘sta sera…

Mimetismo in palude

Mi fermo qui, il computer mi sta dando strani messaggi e non vorrei che perdesse tutto...
Umberto
So quando parto e da dove, ma non quando arrivo, nè dove. Però torno sempre, col mio land.