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Kazakistan, Uzbekistan 2014

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 17/09/2014, 22:01

PERIODO: 11 luglio – 30 agosto 2014

EQUIPAGGI: Ezio e Tiziana con Toyota Land Cruiser HDJ 80;
Maurizio e Ivana con Land Rover 130 con cellula.

ITINERARIO:

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Quest'anno eravamo indecisi sulla meta, unica certezza era che avevo due mesi di ferie (residuo dell'anno scorso). Dopo qualche telefonata con l'amico Maurizio si è deciso di arrivare sino a Samarcanda, meta che ormai da un po' mi frullava in testa. Unico dubbio la data di partenza visto che Ivana (la moglie di Maurizio) non sapeva con certezza quando finiva di lavorare. Nel frattempo si richiedono i visti, compreso quello della Bielorussia visto che non si poteva prevedere che situazione si sarebbe potuta trovare a fine agosto in Ucraina. Si inizia a studiare qualche itinerario ma solo a grandi linee. Se fossimo partiti i primi di luglio si potevano visitare anche le Repubbliche Baltiche e San Pietroburgo, altrimenti se fossimo partiti verso il 15-20 luglio si sarebbe arrivati direttamente a Mosca. Cosa certa era che il giro si farà in senso orario, e cioè Mosca, Kazakistan, Uzbekistan (si entrerà nei pressi di Tashkent), Samarcanda, Bukhara, Kiwa, nuovamente in Kazakistan visitando il deserto del Mangystau, Russia ecc...). Questa volta, per motivi di tempo (stavo allestendomi il fuoristrada), non sono riuscito a dedicare molto tempo alla pianificazione del percorso, menomale che Maurizio ha provveduto (dedicandogli molte sere/notti) a “scovare” le piste che poi avremmo percorso. Purtroppo Tiziana (mia moglie) mi avrebbe raggiunto solo in seguito ad Almaty il 3 di agosto.
Verso la fine di giugno fissiamo la data precisa di partenza: 11 luglio. I lavori di camperizzazione del fuoristrada nel frattempo continuano a ritmo serrato ma nonostante ciò non riuscirò a terminarli completamente. Come se non bastasse a tarda serata del 10 mi accorgo di un guasto all'impianto elettrico. Panico!! Avviso subito Maurizio che nel frattempo era già partito da Brescia. Dopo un paio d'ore di lavoro si scoprirà che si trattava fortunatamente di una fesseria (un malefico fusibile Pacific). Altro SMS questa volta con la scritta: RISOLTO!
Nel frattempo le ore passano ed un amico, vinto dalla compassione, ci porta una pentola di pasta ai peperoni nel capannone ove stavamo lavorando. Alle 01,30 decidiamo di sospendere i lavori, anche perché dopo poche ore sarei dovuto partire.


1° giorno venerdì 11.07.2014
km. 366107
Finalmente la data tanto aspettata da mesi è arrivata. Nonostante i ritardi sull’allestimento intero del Toyota (abbiamo finito all’una e mezza di questa notte) siamo pronti per partire. Maurizio e Ivana sono arrivati questa mattina mentre stavamo ancora caricando la macchina. Alle ore 11.15, dopo le foto di rito ed i saluti a Tiziana e Thor (il mio golden retriever) si parte. Subito mi accorgo che il problema del fusibile non è stato risolto e dopo il secondo (ne avevo alcuni di scorta) intuisco che il problema potrebbe essere dell’alza vetro.
La giornata è bella e l’aria si rinfresca quasi subito una volta che ci avviciniamo a Tarvisio. Faccio e ricevo un po’ di telefonate ai parenti ed amici prima di varcare il confine. Nei pressi di Valbruna (UD) ci fermiamo per consumare un pasto veloce (pane e salame). Arrivati a Tarvisio nel primo pomeriggio varchiamo la frontiera e ci fermiamo al primo autogrill per fare gasolio e prendere la vignetta. Troviamo numerosi autovelox però visto la velocità moderata che teniamo non abbiamo problemi. Passiamo Salisburgo e ci fermiamo a Linz (A) a casa di due conoscenti di Ivana (Wolfgang e Judith), due simpatici ragazzi che ci offrono uno spuntino con pane, affettati e formaggio. Il tutto con una buona birra. Poco dopo le 20,00 ripartiamo alla volta di Vienna ma dopo un'ora e mezza, arrivati a 65 km dalla capitale, decidiamo di pernottare in un autogrill. La temperatura è fraschetta e ci vuole anche il plaid.

2° giorno sabato 12.07.2014
km. 366683
Dormito male causa il freddo.
partenza alle 8 e dopo un paio d'ore siamo arrivati alla frontiera con la repubblica Ceca dove acquistiamo la vignetta. Il viaggio prosegue bene e nel primo pomeriggio varchiamo anche la frontiera con la Polonia. A tarda sera ci fermiamo in un’area di servizio dopo Varsavia per pernottare. Anche questa sera c’è freddo, ci saranno 14-15 gradi.

3° giorno domenica 13 luglio 2014
km. 367424
Questa notte finalmente ho dormito bene, sia perché faceva meno freddo, sia perché ero più coperto. Si parte come al solito verso le otto ed a mezzogiorno siamo al valico di Buazisko. La Lituania ci accoglie all’inizio con un tempo variabile per poi peggiorare strada facendo. Ad un certo punto, per due volte, piove così tanto da obbligarci a fermarci in quanto non si vedeva più nulla ed era pericoloso procedere. Quando si incrociano i camion si viene sommersi da bombe d’acqua, complice anche le strade che presentano degli avvallamenti causati probabilmente dal peso dei TIR che riempendosi d’acqua formavano dei ruscelli. Finalmente a tardo pomeriggio arriviamo alla frontiera tra la Lituania e la Lettonia. Sul confine si vedono ancora le strutture che un tempo ospitavano gli agenti, ormai in stato di abbandono e degrado. Con nostro piacere ci accorgiamo che qui si può pagare con l’Euro. Arriviamo a Riga e Maurizio ha due indirizzi dove dovrebbero esserci dei campeggi ma troviamo solo dei parcheggi a pagamento. Finalmente al terzo tentativo arriviamo al campeggio “Riverside” che non è altro che un parcheggio recintato con due container adibiti a bagni e docce. E’ a ridosso del fiume Daugava ma il panorama non è dei migliori. Dopo una rigenerante doccia ci ritroviamo da Maurizio dove, dopo una buona cenetta ed una bottiglia di cabernet ci vediamo la finale della coppa del mondo Germania-Argentina.

Ingresso in Lituania
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4° giorno lunedì 14 luglio 2014
km. 368055
Oggi giornata dedicata alla visita della città di Riga. Meno male che è una bella giornata anche se al mattino fa un po’ freschetto. Verso le 8,30 prendiamo un taxi che ci porta al centro della città vecchia. Riga si dimostrerà una città, seppur piccola, molto bella, ordinata e pulita. Cominciamo a girare per le vie dando un’occhiata alla piantina della città dove sono indicati i posti da visitare. Si inizia con la cattedrale e successivamente altre chiese. Visitiamo anche una chiesa ortodossa che inspiegabilmente non è riportata sulla mappa. Ci sembra di essere ritornati indietro di alcuni anni quando abbiamo visitato l’Armenia. A mezzogiorno vista la fame comune, abbiamo pranzato in un bel localino con musica country mangiando una bella bistecca di maiale con patate e verdure alla piastra. Alla fine abbiamo passeggiato in un parco dove erano presenti delle persone che vendevano prodotti locali. Verso le 16,30 abbiamo ripreso un taxi che ci ha riaccompagnato in campeggio. Il ragazzo non conosceva dove fosse situato il nostro campeggio e tramite le nostre indicazioni ci ha portato si in un campeggio, ma non il nostro. A quel punto ci siamo ricordati di avere una piantina ove era indicato quello giusto e quindi è stato facile portarci a destinazione. Al momento di pagare il giovane ci fa lo sconto dicendo che aveva sbagliato lui la strada. Noi rimaniamo basiti in quanto la colpa era nostra. Comunque ringraziamo e salutiamo. Approfitto della mezza giornata libera per sistemare il cb che non funzionava e cercare il guasto che mi fa saltare il fusibile dell’alza vetri. La sera decidiamo di cenare in campeggio rinviando la cena al ristorante a domani quando saremo a Tallin.

Tallin

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5° giorno martedì 15 luglio 2014
km. 368055
Anche questa notte ho dormito bene, sono contento di essermi riabituato a dormire in macchina. Partenza come al solito alle 8,00. Il tempo sembra che tenga così i chilometri si macinano in fretta sulla strada che ci porta verso il confine Estone. Strada facendo ci fermiamo in un supermercato per acquisto viveri compreso un po’ di salmone che, ho deciso, mangerò a pranzo. Alle 11,00 si arriva alla frontiera tra la Lettonia e l’Estonia, anche qui risaltano i resti dei baracchini ormai fatiscenti, che una volta ospitavano gli addetti al controllo passaporti. Ci rendiamo subito conto che anche qui si paga in euro ed il gasolio costa attorno ai 1,279 €. Poco dopo il confine percorriamo una stradina secondaria che ci costeggia il mare baltico. Il paesaggio è molto bello e caratteristico con le piccole casette in legno molto curate compreso il giardino. A Kabli ci fermiamo e facciamo due passi sulla spiaggia dove raccolgo un po’ di sabbia per la nostra collezione. Si prosegue di poco sino a una piazzola di sosta dove pranziamo. Alle 16.00 si arriva al City camping situato alla periferia di Tallinn dove trascorreremo la notte. Anche questo campeggio in verità è un piazzale con delle strutture che ospitano i bagni e le docce. Nulla di che, un po’ sporco e con le docce tipo caserma (si fa la doccia tutti assieme). Sistemati decidiamo di visitare subito la città che aggiungiamo in autobus. Tallinn è molto graziosa anche se ha il centro piccolino. Appena arrivati in città Tiziana mi comunica la morte del padre di un nostro amico e la notizia mi intristisce. Acquisto un libro di Pinocchio per Jacopo e nient’altro. La sera, verso le otto, ci fermiamo a mangiare in uno dei tanti ristorantini del centro. Usciamo che è ancora chiaro e raggiungiamo il campeggio sempre con l’autobus. Prima di entrare ci fermiamo in riva al mare a scattare qualche foto visto che sono le undici passate ed è ancora chiaro. All’orizzonte si vede una striscia rossa del sole, è strano, non mi era mai capitato di vedere una cosa simile. Dopo una doccia ritorno in macchina a scrivere il diario di viaggio visto che non riesco a prendere sonno. Sono le 00,30 e non è ancora buio.


6° giorno mercoledì 16 luglio 2014
km. 368356
Si parte con comodo poco dopo le nove. La strada verso il confine russo si presenta in buono stato ed a tratti è autostrada. Il tempo è bello e la temperatura mite. 50 km prima del confine ci fermiamo a mangiare e poi si riparte. Arriviamo alle 15.15 a Narva, una cittadina che segna il confine Estone – Russo. Arrivati sul confine ci dicono che prima dobbiamo sbrigare delle pratiche in una sorta di parcheggio dall’altra parte del paese. Appena entrati c’è un baracchino dove si consegna il passaporto dell’autista e il libretto del mezzo. Il tipo consegna un bigliettino ove, tra le altre cose, è indicato un lasso di tempo. Sul mio era segnato 16,00 – 17,00. Ci si sposta verso la fine del piazzale dove c’è un’altra baracca ed un’insegna luminosa. Quando la targa appare ci si reca al gabbiotto e dietro il pagamento di 3 euro ti da un altro foglietto con apposto il numero di registrazione. Alle 16,26 mi chiamano ma poi dobbiamo aspettare le 16.45 che chiamino Maurizio. Infatti lui sul primo bigliettino aveva indicato 17,00 – 18,00. Finalmente alle 17,40 si riparte e ritorniamo alla frontiera. Qui ci fanno compilare un piccolo modulo (di due facciate uguali delle quali una resterà a loro e una a te) e va presentata al primo gabbiotto (controllo di Polizia) ed un secondo (anche questo doppio in formato A4) dove si indicano i dati del mezzo ed altre cose per la dogana. Non ci sono macchine in attesa e il tutto si svolge in maniera molto veloce (a parte il tempo per compilare i moduli). Alle 19.00 siamo in territorio russo, anzi sono le 20 in quanto si deve aggiungere un’altra ora (e sono due).
La Russia,,,,, avevamo visto la sua frontiera nel 2011 quando avevamo raggiunto la parte più a nord della Georgia e con Tiziana ci eravamo ripromessi di visitarla. Purtroppo sono da solo ma lei mi raggiungerà presto.
Passata la frontiera il paesaggio sembra cambiato come pure villaggi. Quelli russi sembrano più poveri e maltenuti. Subito ci si rende conto che siamo entrati in un altro territorio, si notano infatti i palazzoni squadrati tipo soviet presenti anche nei piccoli paesi.
Dopo pochi km ci fermiamo a dormire in una specie di parcheggio recintato il cui custode ci chiede 5 euro a macchina. Ceniamo con un piatto di pasta ma seppure siano le 23,00 c’è ancora chiaro ed il sonno stenta ad arrivare.


7° giorno giovedì 17 luglio 2014
km. 368676
Partenza come al solito alle nove, oramai mi sono abituato al clima ed alla macchina e sto dormendo come un ghiro. Il panorama si ripete, campi coltivati, boschi, villaggi con le loro piccole casette in legno con il tetto in eternit. Prima di entrare a san Pietroburgo mi fermo alla concessionaria Toyota dove trovo il fusibile che stavo cercando (era l’ultimo) alla modica cifra di 800 rubli. Alle 13,00 arriviamo al campeggio che non è altro che un posto nel bosco di un hotel (Olgino) dove paghiamo la piazzola 900 rubli a macchina. Partiamo subito alla volta del centro con i mezzi pubblici (autobus e metrò) arriviamo nel centro storico dove visitiamo già alcune attrazioni e poi ci fermiamo a cena. Poi si ritorno in campeggio e ci accorgiamo che è mezzanotte passata e c’e’ ancora un pò di luce.

Hermitage
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Messaggioil 17/09/2014, 22:08

8° giorno venerdì 18 luglio 2014

Alzata alla solita ora e partenza alle 9,00, prima di partire ho aperto la tenda per fargli prendere un po’ di aria visto che era un po’ umida. Come ieri abbiamo usufruito dei mezzi pubblici e appena arrivati in centro ci siamo fiondati alla fortezza dove alle 12 una donna politica (probabilmente un ministro) ha segnato mezzogiorno con un colpo di cannone. Nel pomeriggio abbiamo visitato l’Hermitage e alcune chiese. Ovviamente , anche se è superfluo dirlo, San Pietroburgo è decisamente magnifica, tutto di questa città merita una visita accurata, ma, come al solito il tempo a nostra disposizione non è molto e quindi la visitiamo in maniera un po’ frettolosa. Considerata la voglia che ha Tiziana di visitarla, chissà che in un prossimo futuro non riuscirò a dedicarle più tempo. Stanchi morti ritorniamo in campeggio non prima di acquistare un libro di Pinocchio per Jacopo e una calamita per Arianna. appena arrivati al camping ci siamo fatti una bella doccia abbiamo cenato e a mezzanotte tutti a letto.

9° giorno sabato 19 luglio 2014
km. 368780
Sveglia normale, Maurizio decide di farsi l’assicurazione del mezzo visto che la sua compagnia non copre la Russia. Si va quindi in centro e precisamente lungo la strada che porta a Mosca dove c’è un’agenzia di assicurazioni indicata precedentemente dalla signorina della hall dell'albergo. Arrivati però hanno l’amara sorpresa, niente assicurazione, mancano i moduli o qualcosa del genere. Decidiamo quindi di visitare la chiesa della Santissima Trinità (chiesa blu) e poi riprendiamo la strada verso Mosca. Lungo la strada vediamo molte signore che vendono funghi cosi’ approfittiamo e ne acquistiamo un cestello. Ci fermiamo a 300 km da Mosca ed Ivana come cena prepara proprio i finferli (galletti) che si rileveranno squisitissimi. Dormiamo in un parcheggio di camion.


10° giorno domenica 20 luglio 2014
km. 369190
Solita partenza alle 09,00 facendo subito gasolio e qui succede una cosa curiosa, prima bisogna pagare e poi puoi fare gasolio. Ma se uno vuol fare il pieno? Nonostante sia domenica circolano tanti camion (forse in Russi non vige il divieto). Il paesaggio è sempre lo stesso, piccoli villaggi con case piccole in legno (talvolta molto mal messe) e tetto rigorosamente in eternit. Alle 17 arriviamo in centro a Mosca dopo tre ore di fila. Con un pò di fortuna parcheggiamo i mezzi nel parcheggio dell’hotel Metropol, il più vecchio di tutta Mosca (è grandissimo). Si parte quindi con la visita della città. La prima cosa che visitiamo è la Piazza Rossa che dista poche decine di metri dl parcheggio. Vista l’ora facciamo due passi nelle viuzze e ci fermiamo a mangiare una pizza.

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11° giorno lunedì 21 luglio 2014
km. 369492
Ci alziamo presto e Maurizio riprova a fare l’assicurazione presso un’agenzia poco distante. Questa volta ci riesce, per 80 euro fa una polizza di due mesi. Poi proseguiamo nella visita del vari palazzi, visitiamo la chiesa ed il Cremlino. poi vista l’insistenza di Tiziana prendiamo la metro ed andiamo ad acquistare una maglietta per Elena all’Hard Rock cafè e visto che siamo li e che è mezzogiorno passato, decidiamo di fermarci per mangiare un panino. Ritorniamo all’albergo e dopo aver pagato il parcheggio per due giorni diamo la mancia a Hakim come riconoscimento per la sua cortesia. Si sono già fatte le 17,00 e noi partiamo non prima però di fare alcune foto con il toy sotto la chiesa sino a quando una pattuglia della Polizia non mi fa notare (suonando insistentemente la sirena) che ero in divieto di accesso-sosta e contromano. Anche l’uscita dalla città è stata abbastanza lunga (due ore). Alle nove ci fermiamo in un dei soliti parcheggi per camionisti dove per 80 R ci danno il parcheggio e per 100 la possibilità di lavarsi. Mentre faccio la doccia faccio amicizia con un camionista russo che poco dopo mi invita nel suo box per fare la sauna. Io molto gentilmente declino l’invito. Poi facciamo amicizia con un ragazzo che ci da qualche informazione sulla strada che ci aspetterà per i prossimi giorni.

12° giorno martedì 22 luglio 2014
km. 369630
Alle 9,45 dopo aver riempito i serbatoi di acqua partiamo sotto un sole che ormai è alto. Anche oggi viaggio di trasferimento. Facciamo gasolio in un distributore che segnava l’erogazione solo dei litri, poco dopo ci rendiamo conto (visto anche l'importo pagato) che probabilmente abbiamo fatto gasolio normale. In seguito sosta per la solita spesa e, verso le 19.00, ci fermiamo ancora in un parcheggio per camion. oggi è stato un po’ monotono anche se il paesaggio è cambiato. Ora si vedono vasti campi coltivati e villaggi con case sempre in legno ma molto più nuove e curate. Siamo sempre su un’altezza di 100-150 mt sul livello del mare.


13° giorno mercoledì 23 luglio 2014
km 370082
Oggi è il compleanno della mamma perciò appena sveglio gli mando gli auguri per i suoi 92 anni. Alle 9,00 si riprende la strada verso il confine kazako trovando più cantieri del solito e questo ci rallenta la marcia. Si incominciano a vedere distese di campi coltivati a girasole e mais. Lungo la strada, a Togliatti, ci ferma la Polizia, veloce controllo e via. Alla sera ci fermiamo nel solito parcheggio per TIR per dormire.


14° giorno giovedì 24 luglio 2014
km 370502
Partenza alle 8,30. I campi di grano e girasole ormai diventano la normalità. Il traffico è quasi nullo anche se le strade presentano dei solchi che talvolta diventano pericolosi specialmente durante i sorpassi. Verso mezzogiorno finalmente siamo alla frontiera russa dove ci fermiamo davanti ad una sbarra, ci sono poche macchine ed alcuni camion ma la sbarra rimane chiusa per 15 minuti. Il primo controllo è veloce poi il secondo (dogana) guardano sommariamente dentro il mezzo e dopo via verso la frontiera kazaka su una strada che sembra essere stata bombardata da poco, tutto una buca. Camion e corriere devono fare una gimkana per evitarle. Prima di entrare in Kazakistan ci danno un bigliettino ed un foglietto da compilare (carta dell’immigrazione), Nel frattempo ci accorgiamo che l’orologio va spostato avanti di un’ora così rispetto all’Italia siamo avanti di tre ore, si passa la sbarra e dopo aver parcheggiato si fa la fila ad un baracchino dove una poliziotta dopo aver espletato le formalità dei passaporti ti fa una foto. Poi controllo veloce alla dogana e siamo finalmente in Kazakistan. Da premettere che abbiamo chiesto alla poliziotta dove potevamo fare l’assicurazione ma lei ci ha detto che non c’era nessun ufficio. Dopo un'ora e mezza siamo finalmente in Kazakistan e facciamo subito gasolio. Ci fermiamo a pranzare, si nota subito la differenza con la Russia, campi sempre più sterminati e la popolazione tutto di un tratto ha dei tratti somatici decisamente somiglianti ai mongoli. Arriviamo a Oral percorrendo una strada sempre meno trafficata, lì cerchiamo subito un bancomat e poi una Stazione di Polizia per registrarci. Dopo averci guardato male visto che siamo arrivati fino li davanti percorrendo una zona vietata ci dicono che dobbiamo rivolgerci all’ufficio immigrazione che si trova da un’altra parte della città, poi uno di loro si offre per accompagnarci presso gli uffici giusti. Ivi giunti veniamo a conoscenza che anche quella Stazione di Polizia non fa al caso nostro e, grazie all’ausilio del navigatore, riusciamo a capire dove dobbiamo andare. Raggiungiamo un maestoso palazzo e veniamo accolti da un poliziotto che sembrava infastidito di noi. Vuole sapere quanti giorni rimaniamo in Kazakistan e non capisce perchè chiediamo 20 giorni per arrivare fino al Almaty. Dopo che ci ha dato un permesso di un mese incominciamo a instaurare un colloquio in kazako (vi lascio pensare come). La cosa che più interessa è sapere, per fare un confronto, quanto guadagna un poliziotto italiano (loro 110.000 T), a quanti anni può andare in pensione (loro dopo 25 di servizio) e quanto percepiscono di pensione (loro dai 40,000 ai 50,000 Thenghe). Dopo tanti saluti riprendiamo la via ed alla periferia di Oral veniamo fermati ad un posto di controllo. Subito ci chiedono la carta verde e li cominciano i guai. Vista la malparata tento di ammorbidire (a parole) i due polizziotti e sembra che la cosa funzioni. Siamo sempre nei guai ma sembra che si possano risolvere. Alla fine il poliziotto dice che non ci faceva pagare la contravvenzione ed a nostra richiesta su dove potevamo fare la carta verde mi indica sul navigatore un punto dove ci dovrebbe essere un ufficio, o così abbiamo capito (naturalmente parlava in kazako). Per la loro gentilezza Maurizio li omaggia di una bottiglia di vino. Arriviamo al fatidico incrocio guardandoci in giro e vedo un omino che ci fa un segno con la mano. A quel punto mi avvicino e lui ci chiede se ci aveva mandato la Polizia per fare l’assicurazione. Poi, dopo aver chiesto il passaporto, libretto e patente, compila un modulo a penna. Noi ci guardiamo e un po’ perplessi chiedendoci se fosse effettivamente un assicuratore. Dopo aver compilato i moduli ci dice che deve allontanarsi per stamparli al computer e che dovevamo restare li ad attenderlo. Nel frattempo alcuni curiosi si avvicinano a guardare le nostre macchine. Uno in particolare, Timur, incomincia a parlare con noi offrendoci il suo piazzale per pernottare. Noi accettiamo di buon grado anche perché ormai il sole stava tramontano. Nel frattempo ritorna l’assicuratore che, per la modica cifra di 4000 T, ci assicura i mezzi per 60 giorni. Il tipo prima di lasciarci ci omaggia anche di tre penne sponsorizzate dalla sua agenzia. L’omino, soprannominato da noi il “presidente”, ci inviata poi a cenare da lui: maiale alla griglia. Noi accettiamo volentieri e dopo aver parcheggiato le due vetture nel piazzale ed aver preso un paio di bottiglie di vino, siamo andati in un ristorante vicino. Li abbiamo cenato e parlato col presidente e ci siamo molto divertiti. Alla fine volevamo pagare noi ma ci ha detto che si sarebbe offeso, così abbiamo potuto solo ringraziarlo. Ci ha accompagnato quindi ai mezzi dove, dopo la grappetta di routine, ci siamo coricati.

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Messaggioil 17/09/2014, 22:20

15° giorno venerdì 25 luglio 2014
km 3 705782
Oggi è il compleanno di Selene (mia figlia) così appena sveglio gli mando un SMS di auguri. La strada è sempre la stessa, attorno steppa, strade diritte senza curve e villaggi per 200 km. Prima di arrivare ad Aktobe veniamo fermati da un poliziotto il quale voleva la “mancia”. Abbiamo fatto gli indiani anche perché eravamo in regola. In città riempiamo i serbatoi, è un piacere fare gasolio visto che 200 lt di gasolio mi è costato 92 euro. Alle 19,00 arriviamo all’albergo Dastan Hotel dove dopo una trattativa (volevano 90 euro a camera) ci siamo fermati pagando 32 €. Dopo una bella doccia e il lavaggio della biancheria usciamo per andare a cena. Il paese è molto bello, c’è una chiesa vicina ad una moschea che di notte, illuminate assieme ad altri monumenti della piazza, sono splendide. Alla fine finiamo in un centro commerciale dove acquisto una sim locale e dove ci fermiamo per mangiare un boccone per cena. Poi tutti a letto ed approfitto del wifi per mandare saluti agli amici. Già durante il giorno avevo mal di gola e la sera sono costretto a prendere una aspirina. La notte l’ho trascorsa in un sonno agitato alzandomi più volte.


16° giorno sabato 26 luglio 2014
km. 370782
Alla mattina mi alzo un po’ frastornato e dopo una lauta colazione si parte con direzione lago Aral. Il paesaggio cambia nuovamente, ora ci sono colline e strade sterrate che ricordano quelle della Mongolia. Guidiamo tutto il giorno fra un buco ed un altro. Ogni tanto ci fermiamo per scattare qualche foto, in particolare cavalli ed aquile. Alle 19,00 il sole sta calando e, ormai stanchi, decidiamo di fermarci a dormire in un villaggetto. Veniamo accolti in maniera calorosa e noi ci sentiamo subito a nostro agio. Ivana regala cappellini ai bambini che escono da tutte le parti, tentiamo di dialogare ma purtroppo non conoscono il russo ma solo il kazako pertanto il nostro vocabolario non serve a nulla. Gli mostro la cartina geografica per spiegargli che giro facciamo e loro ne rimangono stupiti. Ci invitano a casa loro per cena e ci dicono che ammazzerebbero una pecora per noi. Al nostro gentile rifiuto ci offrono del sangue che avrebbero preso dal collo di una pecora. Anche in questo caso decliniamo l’invito. Si cena con pasta aglio olio e poi a nanna.

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17° giorno domenica 27 luglio 2014
km. 371223
La mattina ci accoglie con un cielo grigio e la temperatura è leggermente calata. La notte, verso le tre e mezza, si era sentito vociare di tre uomini i quali poco dopo partivano a bordo di un trattore, chissà dove andavano. Dopo essermi alzato si presentava nuovamente la figlia del padrone di casa assieme al suo fratellino, ci facciamo qualche foto assieme e scopriamo chiamarsi Jyutakort Gulbakyt dell’età di 16 anni. Dopo i saluti si parte su una strada sempre dissestata. Lungo la pista vediamo molte aquile e percorriamo tratti molto sabbiosi, sembrava di essere nel deserto tunisino. Anche i cammelli si presentano sempre più numerosi. E’ un piacere ora guidare, niente buchi solo piste sabbiose, eh se ci fosse Tiziana come si divertirebbe. La sera ci fermiamo, stanchi ma soddisfatti anche se la velocità tenuta si aggirava sui 40 – 50 km/h. Visto che non ci sono villaggi oggi si pernotta nella steppe, tutto attorno il silenzio e il nulla, fantastico. Naturalmente nessun segnale telefonico perciò usufruisco del satellitare per salutare Tiziana.

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18° giorno lunedì 28 luglio 2014
km. 371743
Ci si alza con il forte vento che avevamo trovato la sera prima. Dopo pochi chilometri troviamo una pozza d’acqua ove erano presenti una miriade di uccelli e di aquile. Ci fermiamo ad ammirare questo scorcio, bellissimo. Per pranzo raggiungiamo il lago Aral, non me l’aspettavo così bello nonostante la governante sovietica lo abbia prosciugato per la maggior parte. L’acqua è di un azzurro intenso, sembra un mare. Approfittiamo per mangiare qualcosa e ci accorgiamo che l’ora ha fatto un altro passo avanti, ora sono +4 le ore di differenza con l’Italia. Si riparte ed il paesaggio è sempre più bello, a destra il lago e a sinistra una parete alta una quarantina di metri che una volta (circa 40-50 anni fa) era la scogliera, in pratica dove noi guidavamo era completamente coperto dall’acqua. Anche qui il panorama continua a migliorare e complice una pista sabbiosa che invoglia a correre, qualche volta si rimane senza fiato dalla bellezza. Faccio anche l’incontro con una specie di volpe e si mette in posa per essere fotografata prima di sparire fra i sassi. Si incomincia anche a guidare su vere dune, sembra sempre di più il deserto del Sahara. Ci fermiamo ad ammirare anche alcuni cammelli che si rinfrescano nelle acque di una pozza. Sono animali così buffi cole loro gobbe, alcuni le hanno diritte, altri invece le hanno penzolanti sulla schiena. Dopo un po’ arriviamo ad un grande fontana dove non hò potuto fare a meno di immergerci le mani per rinfrescarmi avendo però una brutta sorpresa, l’acqua era caldissima. Su cartello tra le altre cose c’era scritto che sgorga a 62° C. Proseguiamo il viaggio e costeggiamo sempre il lago Aral incontrando i primi relitti di navi. La sera ci fermiamo per pernottare nuovamente in mezzo alla steppa ma vicini ad alcuni relitti. Tengo a precisare che ormai delle navi è rimasta la parte superiore, dove c’era il ponte, mentre lo scafo è stato smantellato e utilizzato per innalzare dei recinti per il bestiame. Infatti transitando per alcuni villaggi si vedevano parti di lamiera ormai arrugginita ed una addirittura con l’oblò.


19° giorno martedì 29 luglio 2014
km. 371939
Si parte di buon mattino con metta Aralsk dove ci arriviamo in tarda mattinata. Visitiamo il museo che in parte è ubicato nella stiva di una nave tenuta a ricordo dei tempi nei quali il lago lambiva il villaggio ed era prosperoso di pesci. Sono rimaste anche due gru, arrugginite in quello che una volta era il porto a monito della stupidità umana. Dal ponte della nave si ha una visuale sconcertante, vedere le gru e degli edifici, ormai abbandonati, che una volta davano lavoro a centinaia di persone e capire sino a dove arrivava il lago che ormai a perdita d’occhio non si vede più. Fin dove può arrivare l’avidità dell’uomo, eh si perche negli anni scorsi le acque sono state utilizzate sia nel territorio kazako che in quello uzbeko, per irrigare i campi di cotone solo che ne utilizzano più di quello che gli immissari portavano e questo ne è il tragico risultato. Da qui purtroppo si ricomincerà a viaggiare su asfalto, mi mancheranno molto le piste di questi ultimi due giorni. Si capisce che siamo tornati alla civiltà anche dai cellulari infatti si incomincia ad avere segnale di rete.
Approfittiamo per pranzare ed appena usciti dal paese una pattuglia della Polizia ci ferma. Il primo poliziotto mi controlla i documenti ed il secondo mi dice che non avevo le luci accese. Io gli spiego che eravamo appena partiti ma lui sembra non volerne sentire ragioni chiedendomi subito dei soldi, la solita mazzetta. Capito l’andazzo io rispondo che soldi non gliene avrei dati e lui poco dopo mi ridà i documenti e mi lascia andare. Facciamo alcune decine di km e veniamo fermati da un’altra pattuglia. Questa volta il poliziotto non aveva scuse per chiedermi dei soldi ma spudoratamente per più di una volta me li chiede comunque. Vista la mia ferma risposta incomincia a frugare la macchina prendendo in mano alcune cose che erano nel frigo chiedendomi se erano italiane. Io rispondevo che era tutta merce che avevo acquistato in Kazakistan, a parte la lucanica trentina, dalla quale non mi sarei comunque mai separato a costo di litigare. Anche lui poco dopo visto che cominciavo ad arrabbiarmi mi restituisce i documenti e ripartiamo. Arriviamo quindi al cosmodromo di Baikonur ove oltre ad essere il sito dal quale partono tutte le navicelle spaziali russe (Soiutzs) c’è anche un bel museo dedicato a Gagarin. Arriviamo alla sbarra ed un vigilante, credo russo, ci dice che per passare è necessario avere un permesso. Chiediamo quindi dove e da chi si può reperire il permesso ma loro non lo sanno. Proviamo a recarci in paese ad un posto di polizia ma una lunga coda ci fa desistere. Pensiamo che sia solo tempo perso e decidiamo di proseguire il viaggio fermandosi poco dopo a fare una bella doccia rigenerante in mezzo ad un campo. Appena partiti incrociamo un fuoristrada Nissan con cellula, saluto e fermata d’obbligo. E’ una coppia di simpatici ragazzi australiani (Justin & Jennifer Lewis) che gireranno mezzo mondo in due anni. Ci fermiamo un bel po’ a chiacchierare sia dei mezzi sia dei Paesi visitati scambiandoci utili notizie. Lui dice di aver affittato la sua casa in Australia e che quando ritornerà si metterà in affari con il turismo dicendoci che se un giorno vorremo andare nel suo continente riuscirà a farci sdoganare i mezzi senza problemi. Ci scambiamo anche i biglietti da visita, non si sa mai, l’Australia non è poi così lontana…… anche oggi vista l’ora (19,30) decidiamo di pernottare nella steppa.


20° giorno mercoledì 30 luglio 2014
km. 372296
Come ultimamente accade alle 8,15 si parte. Poco dopo si fa rifornimento di gasolio e ci accorgiamo che anche qui è presente una guardia con in spalla un fucile cal. 12 senza calciolo. Dopo una strada scorrevole ne inizia una piena di interruzioni per lavori e molta polvere. A pomeriggio inoltrato decidiamo di fermarci a Turkistan e visitiamo il mausoleo che a loro dire è il più grande dell’Asia centrale. Effettivamente è molto imponente ed all’interno abbiamo visto anche una coppia di sposi. Mentre s passeggiava per il giardino di rose abbiamo fatto conoscenza con dei ragazzi che facevano parte della combriccola degli sposi con i quali abbiamo scattato alcune foto. Poco lontano era parcheggiata una limousine Hammer con due belle ragazze a bordo, anche qui foto. Con un po’ di fortuna poi abbiamo trovato un parcheggio custodito gratuito.

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21° giorno giovedì 31 luglio 2014

km. 372741
Si parte su una strada a tratti sconnessa e polverosa e facciamo subito la spesa. Dopo Seymur cambia completamente il paesaggio, da prati aridi e gialli si passa a dei campi verdi coltivati e si vede del bestiame. Dopo tanto tempo si vedono anche delle montagne che fungono da confine naturale tra il Kazakistan ed il Kygykistan. Arrivati a Merke troviamo un albergo e pernottiamo nel loro parcheggio. Dopo una bollente e rigenerante doccia facciamo due passi per il paese che comunque non offre nulla se non tanta sporcizia e polvere. Rientrati ci consoliamo con un bel piatto di pasta poi a letto.


22° giorno venerdì 1° agosto 2014
km 373209
Si parte di prima mattina, oggi la meta sarà Almaty. La strada è scorrevole e nel primo pomeriggio arriviamo in città. Ci mettiamo subito alla ricerca di un albergo consigliato dalla guida (Lonely Planet) ma con amara sorpresa scopriamo che non esiste più (chissà da quando). Proviamo quindi a cercarne un altro ma questo lo scartiamo vista la sua precaria pulizia. A questo punto decidiamo di affittare un appartamento per una notte anche se in quanto a pulizia..... La sera giro per la città e dopo una buona cena in un ristorante si va a letto.
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Messaggioil 17/09/2014, 22:26

23° giorno sabato 02 agosto 2014
Km 373570
La mattina decido di fare un sopralluogo all'aeroporto dove questa notte arriverà Tiziana. Con stupore mi trovo davanti ad un aeroporto minuscolo, in un attimo si gira tutto. Dopo aver avuto la conferma del volo ritorno all'appartamento dove mi ritrovo con Maurizio ed Ivana. Pomeriggio giro per la città e verso sera ritorniamo in aeroporto dove ci “accampiamo” nel parcheggio interno. La sera dormo alcune ore e alle 4 di mattina sono già all'interno dell'aeroporto in attesa dell'arrivo di Tiziana.

Da qui lascio l'arduo compito di stilare il diario giornaliero a mia moglie Tiziana.

Le mie vacanze iniziano oggi, contrariamente a quelle di Ezio iniziate più di 20 giorni fa, quindi da adesso in poi, questo diario sarà integrato col precedente di Ezio e, a partire da questo momento, sarà mio compito portarlo a termine. La giornata inizia con la sveglia alle 4.00 del mattino, considerando che sono andata a letto all’una, mi risulta “leggermente”difficile alzarmi dal letto. Cerco di sistemare le ultime cose a casa, quelle che negli ultimi febbrili giorni prima delle ferie, non ero riuscita a compiere. Alle 5.00 mi passa a prendere mia sorella che mi accompagna a Udine a prendere il treno per Brescia. Partenza da Udine ore 5.50, viaggio tranquillo arrivo a Brescia puntuale alle 9.10. Mi dirigo verso il banco informazioni turistiche, sito subito fuori il piazzale della stazione, in cui mi indicano un giornalaio, a pochi passi di fronte al banco informazioni, dove poter acquistare il biglietto dell’autobus per l’aeroporto di Bergamo. Anche la partenza dell’autobus avviene in perfetto orario alle 10.00. Dopo circa 50 min arrivo in aeroporto, dopo aver fumato una sigaretta, mi dirigo a fare la fila per il checkin che apre alle 12.00. Resto in piedi per quasi due ore, ma sono fortunata perché una delle prime e quindi ottengo un posto nelle prime file dell’aeromobile, sfortunatamente non riescono a farmi la carta d’imbarco per l’altro volo, un boeing sgangherato della Pegasus. Partenza da Orio al Serio alle 14.00, dopo circa due ore e ½ di volo, arrivo a Istanbul. Mi sono dimenticata di menzionare la mia sosta in farmacia per acquistare un antibiotico ad ampio spettro, una delle tante cose che non ero riuscita a fare a casa per mancanza di tempo. Mi aspettano tre ore prima del mio volo per Almaty. Le passo cercando immediatamente la zona fumatori, una terrazza all’altezza del gate 202°A, e a girovagare in solitudine per l’aerostazione. Compro un paio di bottiglie di coca perché in aereo devi pagare anche l’aria che respiri (in pratica la Ryanair turca), e un porta chiavi per Arianna perché quello che aveva preso a Istanbul un paio di anni fa lo ha rotto. Passo il tempo leggendo il libro che mi ha regalato la Monica, reportage di un viaggio nell’inverno siberiano, che praticamente finisco di leggere, e iniziando a comporre questo diario di viaggio. piove, la pioggia mi perseguita, e il tempo sembra non voler passare mai, il guaio è che mi aspettano altre cinque ore di volo fino ad Almaty. Non vedo l’ora di poter riabbracciare Ezio dopo tanti giorni.



24° giorno domenica 03 agosto 2014
Km 373570
Mentre Ezio, Ivana e Maurizio si piazzano nel parcheggio antistante l’aeroporto io, ad Istanbul, prendo il mio secondo volo. Da adesso in poi, per maggior comodità, mi riferirò all’ora vigente in Kazakistan, quindi parto circa a mezzanotte (ore 21.00 a Istanbul), con circa ½ ora di ritardo, a causa di un violento temporale che si abbatte sulla città. Sono in piedi da parecchie ore, ma di riuscire a dormire in aereo non se ne parla. Il volo è un incubo di lentezza, il pilota per risparmiare carburante non ha mai superato i 900 km/h, leggo ma gli occhi mi bruciano dalla stanchezza. L’unica fortuna è che il posto accanto a me è vuoto e quindi riesco almeno a distendere le gambe. Atterriamo ad Almaty alle 5.00, comincia ad albeggiare e ci sono 15°C. Sfortunatamente dieci minuti prima di noi è atterrato un volo proveniente da Kiev, di conseguenza c’è una fila impressionante di persone che spingono per arrivare prima possibile al controllo passaporti. Ci impiego un’ora e ½ per riuscire a farlo. Mi fanno compilare una carta per l’ufficio immigrazione, in Kazakistan sei ti fermi più di cinque giorni sei costretto a farti registrare da quest’ufficio pena una multa salatissima. E finalmente posso riabbracciare mio marito, il quale mi aspetta subito dopo i controlli doganali che io supero agevolmente per via che non ho con me nessun bagaglio. Di dormire non se ne parla, abbiamo troppe cose da raccontarci, quindi ci mettiamo stesi in auto a chiacchierare e a coccolarci fino alle 8.00 quando anche Ivana e Maurizio si svegliano. Colazione e via verso il parco naturale di Ile Alatan, che dista circa 10 km dal centro cittadino. Entriamo ( e iniziamo la nostra escursione in macchina, che ci porta fino ad un’altitudine di 2.500mt. Finalmente c’è il sole, ma l’aria è comunque freschina. Non riusciamo ad arrivare fino in cima al ghiacciaio in macchina, lo si può fare solo a piedi, e quindi decidiamo di fare una sosta pranzo/pisolo in una della tante piazzole naturali viste durante questa escursione. Al sole si sta bene e tra risate e racconti del viaggio è ora di preparare il pranzo. Ci pensa Ezio che in questi giorni è diventato “bravissimamente autonomo”in cucina. La stanchezza prende il sopravvento e quindi ci facciamo un bel pisolo di due ore. Ci risvegliamo risanati e pronti a gustarci uno spettacolo di falconeria, presso il centro di falconeria Sunkar, che si svolge ogni giorno all’ingresso del parco. Prima però ci facciamo un giro per ammirare da vicino falchi Saker, aquile reali nere e avvoltoi, tutti protagonisti del carosello che inizia alle ore 17.00. Il falconiere, parla solo russo e un po’ di inglese, comunque riusciamo a capire quasi tutto della spiegazione e delle differenze di caccia di questi magnifici uccelli. Il tutto dura circa un’ora e, visto che il paesaggio è splendido, decidiamo di restare a dormire all’interno del parco stanotte. Ci troviamo una grande piazzola dove sistemiamo le auto e dove facciamo il piacevole incontro di alcune signore, provenienti da una sperduta regione russa al confine con la Cina, che ci invitano a ballare con loro un ballo tipico. La conversazione è parecchio difficoltosa, non parlano che russo, comunque è piacevole trascorrere quest’oretta in loro compagnia. In più, prima di andarsene, ci regalano del riso freddo con la zucca e dei dolcetti squisiti fatti in casa da loro. Veramente gentili. È già ora di cena, ma prima ci facciamo un mojto con vodka salatini e formaggio come aperitivo; un degno aperitivo. Che c’è di meglio nella vita? Finiamo di lavare i piatti e sistemarci per la notte, la tisana calda la beviamo seduti comodamente all’interno della cellula per ripararci dal freddo. Oltre la tisana ci facciamo anche un bicchierino di vodka kazaka. Questo, ancora non lo so, ma diventerà un must in questo viaggio. sono le 22.30 e sinceramente Ezio ed io siamo parecchio stanchi e decidiamo di andare a dormire. Fa decisamente freddo quindi scaldina, plaid e giubbotti, così bardati andiamo a dormire.

25° giorno lunedì 04 agosto 2014
Km 373672
Mi alzo alle 5.45 dopo aver trascorso una notte agitata, il freddo intenso e il dolore alla caviglia non mi hanno aiutato a dormire tranquillamente. Mi preparo un quantitativo di tè sufficiente a far passare quest’ora e ½ prima che gli altri si sveglino. Mi rilasso scrivendo il diario, sorseggiando il tè e assaporando il silenzio e il paesaggio che mi circonda. Alle 8.15, dopo il rito della sistemazione delle auto, ci dirigiamo ad Almaty all’ufficio immigrazione, che è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 tranne il martedì e la domenica. Il traffico è intenso sulla circonvallazione e alle 9.10 arriviamo alla stazione di polizia. Compilando un modulo con fotocopia del passaporto e passaporto, ci dicono di attendere 10 min, che si trasformano in ½ ora, prima che il permesso sia vidimato. Insieme a me ed Ezio, ci sono tre ragazzi ateniesi che fanno un giro in Kazakistan Uzbekistan e altri Stan, usando i mezzi pubblici, con loro ci intratteniamo in attesa del documento. Uno di loro assomiglia molto ad un dio greco e fortunatamente parla anche un po’ di italiano essendo stato parecchie volte nel nostro paese, l’attesa è stata piuttosto piacevole per me! Alle 10.00 riprendiamo le jeep per dirigerci verso l’hotel Zyetisu dove, all’interno, si trova l’ufficio per il rilascio dei permessi per l’ingresso del parco Kapshagay. Il ragazzo, che parla esclusivamente kazako, oggi sembra aver voglia di lavorare, cosa che nei giorni scorsi aveva perso, e di buona lena incomincia a descriverci il parco naturale e le regole che vigono al suo interno. Quando si incomincia a parlare di “guide” si interrompe per fare una telefonata e ci chiede di attendere 10 min che sarebbe arrivato qualcuno, che parla inglese, a spiegarci meglio il tutto. Io credevo fosse così, invece arriva un tipo che per la modica cifra di 100 dollari al giorno ci farebbe da guida. 100 dollari!!! In pratica ci chiede per 4 giorni il valore di 8 stipendi mensili medi kazaki. Ovviamente rifiutiamo e, pagati i 4 giorni che abbiamo valutato essere più che sufficienti per visitare decentemente questo parco, ci dirigiamo verso il supermercato .Ci fermiamo circa un ora all’interno del market ponderando accuratamente quali birre o vodka scegliere. Praticamente spendiamo 5.367 thenghe di cu solo 1/3 è stato speso per l’acquisto di cibo. Immediatamente fuori il supermercato ci sono delle bancarelle che offrono cibo da asporto, sicuramente poco salutare, ma decisamente invitante. Mentre gli uomini optano per un kebab, noi donne scegliamo di mangiare pollo con verdure, decisamente più salutare del kebab, ma piccantissimo. Alle 13.30 prendiamo direzione del parco fermandoci, prima di uscire dalla città, a fare gasolio. Decidiamo di fermarci per la notte lungo il lago che costeggia il parco anche se è ancora presto, perché abbiamo deciso di accendere il fuoco stasera. Infatti, poco prima di raggiungere la location per la notte, facciamo una sosta per procurarci la legna. Vista l’orario decente approfitto per fare un po’ di bucato. Il fuochista Ezio, come al solito, dà il meglio di sé in quanto a preparazione fuoco e ci procura delle bronze fantastiche su cui appoggiamo gli spiedi, trovati nel parco di Ile Alatan il giorno precedente, stracolmi di carne di manzo e pollo acquistata ad Almaty. Cena fantastica, carne buonissima, cottura perfetta e compagnia ancora migliore. Concludiamo la serata accanto al fuoco bevendo vodka gelata e cioccolato fondente. WOW!!!!! A letto passata mezzanotte.

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26° giorno martedì 05 agosto 2014
Km 373819
Il freddo è stato meno pungente della scorsa notte e questo ci ha consentito di poter dormire più a lungo e decisamente meglio. Mi alzo alle 6.30, mi lavo alla meno peggio, la caviglia è ancora un bel problema, sperando che il dolore oggi mi possa consentire di camminare, e l’emorragia, arrivata al dodicesimo giorno, non accenna a diminuire. Dopo colazione ci avviamo verso il parco Kapshagay dove contiamo di rimanere nei prossimi quattro giorni. Verso le 9.30 siamo davanti ai cancelli del parco presso il villaggio di Shengel. Una gentile signora, che ovviamente parla solo kazako, dopo una serie di telefonate ci invita a proseguire. Dai suoi gesti capiamo che ad un certo punto ci sarà un altro cancello, presso cui dovremmo fare qualche cosa, che al momento non capiamo cosa sia, ma che sicuramente capiremo nel momento in cui ce lo troveremo di fronte. Dopo circa 1 ora e ½ di pista sassosa prendiamo il sentiero che ci porterà verso il sito di Tanlytas. Ad un certo punto il sentiero non ci consente più di proseguire in macchina e quindi, abbandonati i fuoristrada, continuiamo a piedi. Il panorama tra le montagne nere è fantastico, fa caldo ma il vento mitica parecchio il fastidio. Riusciamo a fatica, e solo per merito di Ezio, ad individuare i punti nelle rocce dove sono i dipinti rupestri di Terekty. Interessanti ma, ad essere sincera, dopo aver visto quelli in Libia, ne resto un po’ delusa. La camminata ci porta via circa un paio d’ore. Raggiunte le auto proseguiamo verso le Burial Mounds di Besshatyn. Effettivamente, prima i raggiungerle, ci troviamo davanti ad una specie di posto di guardia con un omino che ci dice che lui è la guida e che per proseguire è necessaria la sua presenza. Ci mettiamo un po’ a fargli capire che nelle nostre auto non c’è posto per un'altra persona, e lui, a malincuore e dopo essersi appuntato su un foglietto di carta i nostri numeri di targa e la nostra ora d’ingresso, ci apre la sbarra. La strada sassosa è piena di ondulee e di polvere e questo non ci consente di andare particolarmente veloci. Finalmente arriviamo presso il sito funerario, una specie di Stoneange kazaka. Il panorama è spettacolare come pure le steli. Mentre gli altri proseguono a piedi, io preferisco farlo in auto per non aggravare ulteriormente le condizioni già disastrose della mia caviglia. I venti minuti più belli di tutto il viaggio. Sono sola, faccio fuoristrada con un mezzo fantastico e ascolto Springsteen a “palla”. WOW!!! Doppio WOW!!! Vorrei rimanere ancora qui, per godermi il più a lungo possibile questo meraviglioso stato di grazia, ma il tempo è tiranno e quindi, raggiunti gli altri, proseguiamo verso il punto da cui siamo entrati. Facciamo una deviazione per inoltrarci nuovamente nelle montagne allo scopo i poter vedere qualche animale. Siamo fortunati perché sul nostro cammino incontriamo una mandria di Kulan, asini selvatici di un bel colore chiaro, e due aquile magnifiche. Alle 19.00, rispettando il regolamento del parco (apertura ore 9.00 uscita ore 19.00), usciamo dai cancelli e, vista l’ora, decidiamo di fare campo immediatamente dopo averli attraversati. Preparo io la cena a base di pasta col sugo di olive e, prima, il solito aperitivo con pina colada e patatine. Dopo cena ci divertiamo un po’ a ritoccare le foto fatte in questi giorni con foto shop, divertentissimo. A letto alle 23.00, dopo una belle e sana lavata di piedi.

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27° giorno mercoledì 06 agosto 2014
Km 373948
Mi alzo alle 6.00 dopo aver trascorso la notte con una temperatura ideale. Solito rito sistemazione auto, colazione ecc.., e alle 8.00 partenza in direzione Altynemed, dov’è situato l’altro ingresso del parco Kapshagay. Durante i circa 90 km che ci separano dall’entrata, piste per circa 30km, passo il tempo scrivendo questo diario e “sfoltendo” il pelo dalle mie gambe. Durante il percorso su strade asfaltate, molti i cantieri durante il tragitto, riscontriamo delle difficoltà nel trovare l’ingresso del parco. Il problema principale è il fatto che i locali non parlano che la loro lingua madre e molti di loro hanno difficoltà nel leggere una cartina stradale e in più non sanno dell’esistenza di questo parco. Boh!!! Verso le 12.30 ci fermiamo per una sosta pranzo, secondo i nostri calcoli siamo ad un’ottantina di km dalla meta odierna. La noia sembra farla da padrona oggi, e finalmente raggiungiamo Altymened dove, trovato l’ufficio per far registrare il nostro arrivo, ci fermiamo. Qui incontriamo una guida che parla bene l’inglese e che ci dice che abbiamo bisogno di averne una anche noi per riuscire ad entrare nel parco, con la motivazione che le strade sono “pericolose” e sembra ci siano anche parecchi animali selvatici. Ci fa vedere i tre itinerari previsti all’interno di Kapshagay e, quello che noi abbiamo fatto ieri e da soli, è il più difficile e “pericoloso”. Quando le diciamo che quel tratto lo abbiamo già fatto e anche da soli, resta ammutolita. Mi sa che qui non hanno la più pallida idea di fuoristrada “pericoloso” oppure ci vogliono prendere in giro. In più noi non abbiamo posto per un altro passeggero all’interno delle auto e qui le guide dei parchi non sono provvisti di mezzi propri per poterci accompagnare. Infatti, la guida che parla inglese, non è un ranger del parco ma una che di mestiere fa questo e che chiede un’enormità ai turisti sprovveduti che giungono da questa parti. Dopo una lunga discussione decidiamo di fermarci qui oggi, sono già le 15.30, presso una guesthouse situata ad circa 14 km dal paese, considerato anche che ci danno il permesso di raggiungere la “duna parlante” da soli e che l’ingresso per andarci è posto esattamente di fronte a questa guesthouse. Il responsabile dell’ufficio ci accompagna fino a quest’albergo e ci saluta dicendoci che dopodomani, cioè prima di fare l’altro percorso per raggiungere i monti Aktai, dobbiamo ripassare presso i loro uffici. Controlliamo le stanze e i bagni, che sinceramente lasciano molto a desiderare, e, nonostante questo, decidiamo di fermarci. Primo non abbiamo alternative, secondo abbiamo la necessità di farci una doccia. Dopo esserci lavati, acqua tiepida, getto quasi inesistente e scarsa igiene, ritorniamo alle auto e passiamo il tempo a fare il bucato e a preparare la cena. La condizioni poco allettanti delle camere fanno si che Ivana e Maurizio decidano di dormire in macchina, mentre Ezio ed io, per evitare di aprire la tenda, ci trasferiamo nei “magnifici” appartamenti.
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Messaggioil 17/09/2014, 22:31

28° giorno giovedì 07 agosto 2014
Km 374155
Notte agitata, mosche, muggiti, belati e nitriti ci tengono compagnia. Mi alzo verso le 5.00 perché devo andare in bagno, la puzza è forte e questo mi fa desistere da fare altro che pipì. Ritorno su in camera, che nel frattempo si è riempita ulteriormente di mosche, e provo a riaddormentarmi. Impossibile!! quindi verso le 7.00 prendo le mie cose e torno in macchina decidendo di lavarmi in mezzo al deserto piuttosto che in quei “cessi”. Alle 8.00, raggiunta anche da Ezio, facciamo colazione, sistemiamo l'auto e facciamo il carico d'acqua. Siamo pronti per partire quando veniamo raggiunti dalle guide del giorno prima che ci dicono che, hanno parlato col responsabile dell'ufficio, che ci impone di seguirli oggi, verso i monti Aktai, e che possiamo andare a vedere la “duna parlante” domani da soli. Alle 9.30 ci troviamo accodati a due jeep di turisti russi, con le due guide al volante, più i nostri due mezzi. Corrono come i pazzi, le loro jeep sgangherate e leggere glielo consentono, cerchiamo di stargli dietro, ma il defender di Maurizio è troppo pesante per reggere il ritmo. Comunque si rivelano molto pazienti e attenti, ad ogni bivio sulla pista ci aspettano per indicarci la giusta direzione, anche perché le indicazioni delle piste che abbiamo nel navigatore sono totalmente diverse. Raggiungiamo i monti Aktai verso le 11.30, e davanti ai nostri occhi ci appare un panorama magnifico. Le molteplici foto fatte sicuramente non riusciranno a rendere giustizia dei colori delle rocce e delle loro sfumature, esse passano da un rosso intenso, al giallo limone fino a raggiungere un bianco abbacinante. Facciamo una sosta di circa un'ora presso un canyon, che facciamo a piedi, godendoci lo spettacolo maestoso ma soffrendo un po' il caldo. Ritornati alle auto, una macchina con la guida decide di ritornare ad Alymened, mentre l'altra jeep con due coppie di russi e Costantin alla guida, decide di proseguire. Ovviamente noi ci accodiamo alla seconda. Costantin ci dice che il tratto che stiamo per percorrere è una pista che conosce solo lui, e che non dobbiamo dire assolutamente ai responsabili del parco che l'abbiamo fatta. Nessun problema in merito a questo. Caspita che pista!!! la percorriamo quasi tutta all'interno di un canyon spettacolare, non è troppo impegnativa e questo consente anche a me, che sono al volante, di godermi il panorama e il gioco di colori delle rocce. Dopo circa un'ora Costantin fa fermare le auto e ci dice che se vogliamo scattare delle belle foto dobbiamo “scarpinare” per almeno un'ora. La mia caviglia è ancora dolorante dopo la camminata precedente, Maurizio e Ivana non se la sentono per via del caldo, e quindi Ezio, armato di acqua, video e foto camera parte per l'escursione da solo. Ritorna parecchio provato dalla camminata e sudato per colpa del caldo, ma decisamente felice e soddisfatto dalla “scarpinata”. E dalle foto che ci fa vedere non possiamo dargli torto, infatti i nostri due compagni di viaggio si sono pentiti amaramente di non averla fatta. Sono circa le 16.30 e , dopo aver ringraziato di cuore Costantin per questa esperienza e dopo avergli regalato una bottiglia di “chiaretto”, ritorniamo sui nostri passi. Considerato l'ora e il vento, che adesso spira decisamente forte, decidiamo di fermarci per fare campo presso il punto della prima sosta. Anche perché lì avevamo visto una capanna con all'interno un tavolo e delle panche, che sarebbe l'ideale sia per cucinare che per mangiare senza che il vento ci infastidisca troppo. Fa ancora caldo e, considerato che noi eravamo l'ultimo equipaggio e abbiamo “mangiato” parecchia polvere, Ezio ed io decidiamo di farci una doccia per toglierci di dosso sia la polvere che il sudore accumulati. Non serve neanche l'accappatoio, basta restare per meno di un minuto sotto il sole e ,voilà, perfettamente asciutti. Allestiamo la cucina e la tavola all'interno della capanna, e ,mentre aspettiamo che l'acqua bolle, ci guardiamo i filmati e le foto fatte durante questa magnifica giornata, la migliore fino ad oggi sia come panorama che come piste. Dopo esserci ingurgitati pasta col sugo di cinghiale, peperoni grigliati, prosciutto di cervo e per me una super insalata, Ezio e Maurizio accendono in falò, mentre Ivana ed io facciamo i piatti. Davanti ad un bel fuoco scoppiettante e ai nostri bicchierini pieni di vodka, ci facciamo quattro chiacchiere. Verso le 22.30, stanchi ma decisamente soddisfatti, andiamo a dormire.

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Messaggioil 17/09/2014, 22:41

29° giorno venerdì 08 agosto 2014
km 374254
Mi alzo verso le 6.00 e mi godo in solitudine il momento di calma, di silenzio e di uno spettacolare panorama. Come al solito si parte verso le 8.00, torniamo indietro sulla stessa pista del giorno prima, fino alla guesthouse in cui abbiamo dormito due giorni fa. Infatti è presso di essa la sbarra che porta alla “duna parlante”. Dopo un altro posto di controllo, posto a circa 25 km dal primo, troviamo le “tre steli” tanto cercate il giorno prima. Poco distante, circa altri 10 km, lasciamo le auto per cominciare la scalata alla duna alta 150 mt. È circa mezzogiorno e il caldo di certo non agevola l'impresa, ma imperterriti proseguiamo nella salita. Sono la prima del gruppo e, anche se qualche volta mi devo fermare per riprendere fiato e far riposare la mia caviglia, riesco a raggiungere l'agognata meta per prima, anche se Ezio è immediatamente dietro di me. Nell'attesa di venire raggiunti anche dagli altri due, facciamo un paio di selfy apprezzando enormemente il panorama mentre la duna “canta”. È uno strano fenomeno, sembra che al mondo ci siano solo altri dieci posti in cui si può sentire questo strano suono. Più che un canto sembra il rumore di un aereo che decolla o di un enorme sciame di calabroni. Il suono non è costante, si sente solo quando la sabbia viene mossa dal vento. Considero anche insolito trovare una duna di sabbia così alta circondata da steppa e da montagne rocciose. Decidiamo di ridiscendere e, se la salita è stata faticosa, la discesa si rivela peggiore perchè la mia caviglia è maggiormente sollecitata, di conseguenza, questa volta, sono l'ultima a raggiungere le auto. Siamo provati, sudati e pieni di sabbia, quindi mangiamo un boccone al volo, facciamo una doccia veloce giusto per toglierci il grosso della sabbia, ci riposiamo un oretta e, verso le 15.30, ripartiamo in direzione Almaty. La strada è la medesima del giorno prima, ed è noiosa sia per il traffico sia per la paura di essere fermati da una pattuglia di polizia. Come si fa a mettere un limite di velocità costante tra i 50 e i 70 km/h in una superstrada? Secondo me è un metodo sicuro per rimpinguare le tasche dei poliziotti. Verso le 19.00 decidiamo di fare campo. Siamo nei pressi del lago in cui abbiamo fatto sosta qualche giorno fa. Troviamo una strada che ci porta verso le sue sponde e.....ci ferma la polizia. Fortunatamente non stavamo correndo e, dopo un controllo documenti in cui non riescono a trovare nessuna infrazione, ci lasciano andare. Ci dirigiamo verso il lago dove troviamo una spiaggia, che se non fosse in pessime condizioni, c'è immondizia dappertutto, sarebbe anche carina. Inizio a preparare la cena mentre gli altri si occupano di sistemare le auto e di apparecchiare la tavola. Il tramonto ha dei bellissimi colori e ce lo gustiamo insieme ad una pasta col pesto. Dopo aver lavato i piatti, raggiungo gli altri, seduti intorno alla tavola, per io solito piacevolissimo rito della cioccolata con vodka. Questa, mi sono dimenticata di dirlo in precedenza, le abbiamo acquistate presso uno spaccio cittadino ad Altymened. Spaccio poco fornito di cibo ma fornitissimo di vodka. A letto verso le 22.00, Ezio ed io restiamo ancora un po' svegli in tenda a guardare la luna facendoci un po' di “coccole”.

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30° giorno sabato 09 agosto 2014
km 374555
Non abbiamo trascorso una notte tranquilla, prima la musica assordante che ci ha tenuto compagnia per qualche ore, poi, verso le 4 del mattino, un gruppo di ragazzi ubriachi invade la spiaggia urlando e ridendo. Poco riposati ci accingiamo a ritornare sui nostri passi verso il confine uzbeco, direzione Shymkent. Lungo il noiosissimo percorso, costellato di cantieri a cielo aperto e di pattuglie di polizia, per cui la nostra andatura per parecchi chilometri non può superare i 50 km/h, e dove ci fermiamo per fare gasolio, arriviamo nei pressi di Almaty. Ci fermiamo, prima ad acquistare della frutta e della verdura in un baracchino lungo la strada, poi in un mega supermarket dove compriamo di tutto, dalla birra al pane alla cioccolata alle patatine e chi più ne ha più ne metta. Ezio acquista anche un'ascia per spaccare la legna. Dopo aver caricato la mole di viveri in macchina riprendiamo l'asfalto. Un incubo!!! il traffico è pazzesco, code chilometriche fanno si che si viaggi come le lumache, il caldo e lo smog allucinanti. Impieghiamo due ore per attraversare la città, e meno male che abbiamo preso la tangenziale esterna, non oso immaginare cosa sarebbe successo se avessimo deciso di attraversare Almaty passando dal centro. In più perdiamo anche tempo perché veniamo fermati da una pattuglia che, dopo aver minuziosamente controllato i nostri documenti, ci fa anche un controllo dei gas di scarico del Boss. Ezio ha avuto momenti di panico durante questa operazione perché effettivamente il nostro fuoristrada “fuma” parecchio. Comunque nessun problema. Vorrei vedere!!!! abbiamo visto girare auto e camion che andavano a ciarpame. Stanchi e sudati decidiamo di non fare sosta pranzo, sono già le 14.00, ma di proseguire fino a Merke, dove siamo sicuri di trovare un parcheggio e una doccia decente presso un albergo in cui hanno sostato Ezio Ivana e Maurizio prima del mio arrivo. Ed infatti, dopo strade noiose, polvere e panorama piatto, raggiungiamo la nostra meta odierna, sono le 19.00. Non avendo voglia di cucinare si decide di andare a mangiare presso un ristorante che dista poche centinaia di metri dal parcheggio dell’albergo. La nostra cameriera, come d'altronde anche i gestori del locale, non parla che kazaco, e ordinare il pasto si rivela piuttosto difficoltoso. Ma la ragazzina è sgaia e, armata di cellulare con google traslation, ci traduce il nome dei piatti e il loro contenuto. Ordiniamo degli spiedini di carne con patatine fritte, decisamente buoni e abbondanti, con dell’ottima birra di accompagnamento. Subito dopo cena si va a dormire.




31° giorno domenica 10 agosto 2014
Km 374991
Stamattina mi alzo tardi, sono le 7.30, la giornata di ieri è stata dura e sono stanca, nonostante ciò riesco comunque a preparare la colazione, a farmi un’altra doccia e a sistemare l’auto. Ore 8.20 partenza direzione Tashkent. Non c’è molto da segnalare in questo trasferimento odierno verso il confine uzbeko, a parte il fatto che per compiere i circa 400 km che ci separano da Tashkent, impieghiamo 12 ore. Colpa del traffico, dei cantieri lungo la strada e dei costanti controlli da parte della polizia. I limiti poi sono assurdi, nei tratti in cui la strada è sgombra non si possono superare i 50 km/h. Rischiamo anche una multa per non esserci fermati ad uno stop, che sinceramente nessuno di noi aveva visto. Il poliziotto di turno, senza troppi problemi ci chiede la solita mazzetta, però, appena Ezio gli dice un deciso no, passare. Lungo il percorso ci fermiamo per pranzare e, a circa 40 km da Tashkent anche a fare gasolio. Non riusciamo a metterli tutti nel serbatoio, e i 14 lt che avanzano, li mettiamo nella tanica di Maurizio. Con l’angoscia che in Uzbekistan non c’è gasolio, a circa 15 km dal confine facciamo un’ulteriore rabbocco di carburante. Arriviamo in confine e, amara sorpresa, è chiuso per i mezzi di trasporto, resta solo il passaggio pedonale. La Lonely scrive che il confine era aperto dal 2011. Beh!!! ennesima toppata clamorosa della guida. C’è molta confusione, ma alcune persone, ferme ad aspettare di passare, ci dicono che il confine per le auto è quello di Iallammah, il problema è che non riusciamo a capire dov’è. In ogni caso ritorniamo indietro e, lungo la strada, ci fermiamo a chiedere ad alcuni uzbeki, fermi accanto a delle auto, dove si trova questo confine. Capiamo che il confine è quello presso la cittadina di Chiraz. Dopo più di un ora di strada troviamo finalmente il posto di frontiera, sono le 20.30. decidiamo di passarlo, innanzitutto perché è un postaccio per poter campeggiare, ma soprattutto perché siamo solo noi a volerlo passare a quest’ora, i camionisti che ci circondano sono fermi e passeranno la notte i Kazakistan. Armati di pazienza entriamo, noi donne veniamo dirottate presso l’uscita pedonale e sbrighiamo le formalità in poco tempo, mentre gli uomini con le macchine perdono più tempo per via dei controlli sui documenti, libretto e assicurazione, in più devono fare anche i controlli doganali dell’interno dei mezzi. A noi sembra che controllino più per curiosità che altro, comunque alle 21.30 siamo tutti fuori. Adesso tocca agli uzbeki. Dopo un breve tratto, sulla terra di nessuno come la chiamo io, ci troviamo davanti ad un cancello chiuso con una guardia militare all’esterno che ci controlla i passaporti e ci spedisce a piedi all’interno di un ufficio. Solita divisione tra maschi e femmine. Entrambi però dobbiamo compilare dei moduli in duplice copia. Noi donne solo il fronte, mentre gli uomini anche il retro riportando i dati dei libretti delle auto. Come prima, noi ce la caviamo in breve tempo, mentre Ezio e Maurizio ci mettono di più. Anche qui controllo auto, ma molto più approfondito rispetto al precedente. Il militare addetto a controllare, dopo aver aperto i gavoni dietro, entra anche per controllare l’interno dell’abitacolo, aprendo praticamente tutti i cassetti che riesce a trovare. Mentre aspettiamo, Ivana ed io, approfittiamo per cambiare un po’ di soldi presso un gabbiotto sul quale, scritto con un pennarello, troviamo la parola “banca”. Do 300 euro e in cambio ricevo un’enormità di mazzette, mi sembra di essere ritornata in Iran ( 300 € = 949.080 quindi 1 € = 3163.60 som). Finalmente siamo in Uzbekistan, sono le 23.30. Dopo un breve tratto altro cancello, ma, siamo fortunati, è quello dell’assicurazione obbligatoria per i veicoli che vogliono circolare in Uzbekistan e che è ancora aperto nonostante l’ora. Paghiamo i 25.000 som richiesti dall’assicuratore con una validità fino al 20 agosto e usciamo finalmente dall’incubo del passaggio in terra uzbeka, ci sono volute tre ore e ½. Adesso abbiamo una differenza di fuso di tre ore rispetto all’Italia e quindi ore 22.30 ora locale. A poche chilometri dall’ingresso dell’autostrada per Samarcanda, ci fermiamo nelle vicinanze di un distributore per la notte. Siamo distrutti, sudati e ricoperti di morsi di zanzare. Facciamo campo ed Ezio si accontenta di mangiare qualcosa di freddo, di cucinare non se ne parla. Alle 23.30 si va a dormire.

32° giorno lunedì 11 agosto 2014
Km 375513
Mi alzo presto, considerando la giornata faticosa di ieri, e sono costretta a prendere l’antibiotico perché mi è venuta la cistite. Sembra che la sfiga in fatto di malesseri non voglia abbandonarmi. Gli altri continuano a dormire, mentre io passo il tempo scrivendo il diario e leggendo la guida della lonely aspettando che anche gli altri si alzino. La giornata della sfiga continua!!! Ezio, che si alza poco dopo di me, volendo caricare le mappe sul navigatore, si accorge che l’inveter non funziona. Smonta praticamente mezza auto per cambiare il relè. In più ci accorgiamo che il gancio del cancello porta ruote si è rotto, e quindi siamo costretti a legare la ruota di scorta con una cinghia a cricchetto. Va beh!! pazienza. Alle 9.00 partenza direzione Samarcanda. L’”autostrada” non è poi così male, anche se la nostra velocità non supera mai i 100 km/h, con tratti anche a 50 km/h. Ci fermiamo lungo i bordi della strada per il pranzo, nei pressi di quella che a noi sembra una casa abbandonata. Errore!!! Ci abita una famiglia con due bambini che, all’inizio ci sembrano coccoli e carini, ma che, a lungo andare, si dimostrano fastidiosi e invadenti. Toccano qualsiasi cosa e addirittura entrano senza permesso all’interno delle auto. Tutto questo ci fa desistere dallo stare a lungo qui e quindi, dopo circa ¾ d’ora, ci rimettiamo in marcia, mancano poco più di 100 km all’arrivo in città. In periferia ci fermiamo presso un “officina” che fabbrica cancelli in ferro per farci saldare il gancio di fermo del cancello porta ruota. L’operazione dura poco più di 10 min., c’è voluto più tempo per fare le foto e per i ringraziamenti, infatti non hanno voluto essere pagati per il lavoro. E finalmente entriamo nella mitica Samarcanda, che ci accoglie in tutto il suo splendore. Lungo il percorso verso l’albergo, consigliato da dei turisti australiani incontrati in Kazakistan, riusciamo ad intravedere alcuni dei magnifici siti da vedere in questa città. Mi sa che le parole splendide, bellissime, meravigliose verranno ripetute spessissimo nei prossimi giorni. Raggiungiamo in poco tempo l’albergo, che è posto a fianco del mausoleo Gur-e-Amir, che si chiama B&B Emir, e che dista solo 10 min. a piedi dal Registan. In più le stanze sono pulite, confortevoli e dotate di wifi gratis. Ci fiondiamo a farci una lunga, ma che dico, lunghissima doccia per cercare di toglierci di dosso la stanchezza, ma soprattutto la polvere e la sporcizia accumulata in questi ultimi tre giorni. Dopo un po’ di defaticamento, trascorso seduti sotto la pergola nella corte centrale dell’albergo, decidiamo di uscire per incominciare ad assaporare le bellezze di Samarcanda. Per non perdere tempo, siamo leggermente in ritardo rispetto al nostro rollino di marcia, si decide di andare presso il bazar “Siob” in taxi. Contrattiamo il prezzo a 6.000 som, il tassista abusivo ne voleva 8.000, e arriviamo al bazar verso le 19.00. Che delusione!!! È chiuso. Quindi, sempre in taxi e per lo stesso prezzo, ritorniamo presso il Registan per trovarci un posticino dove poter cenare. Lo troviamo immediatamente, ci accomodiamo in una terrazza scoperta e ordiniamo: Manty, una specie di ravioli cinesi al vapore con all’interno un ripieno di carne e cipolla, degli spiedini di carne alla griglia, insalata e birra. Sarà la fame ma, nonostante il ripieno dei Manty contenga parecchia cipolla, Ezio li mangia lo stesso e anche volentieri. Breve passeggiata fino in albergo e poi, davanti ad un bicchiere di vodka accompagnato da cioccolata, facciamo il punto della situazione e decidiamo il programma per domani, che sarà intenso per la nostra conclamata mancanza di tempo. “Wazzappo” con tutti fino oltre la mezzanotte.

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33° giorno martedì 12 agosto 2014
Mi sveglio verso le 6.30, la stanza è un forno perché Ezio ha voluto spegnere l’aria condizionata ieri sera. Dopo una rapida doccia, scendiamo a fare colazione, che consiste in porridge, che mangio solo io, due tipi di marmellate fatte in casa, pane, burro, uva e tè in abbondanza. Come da programma usciamo dall’albergo alle 8.30 e, presso la moschea di Gur-e-Amir, cerchiamo un taxi. Il tassista vuole 15.000 som per fare lo stesso tragitto di ieri sera, e non ne vuole sapere di scendere di prezzo. Quindi ci dirigiamo verso il Registan e, lungo il tragitto, ne troviamo uno che per il solito prezzo di 6.000 som, ci accompagna presso il bazar Siob. Arriviamo alla moschea di Bibi Khanym, moglie cinese di Tamerlano, che si è bella, ma rispetto alle cose che ci accingiamo a vedere, è la meno attraente. A seguire, a meno di un chilometro di distanza, entriamo nello Shah I Zinda, il viale dei mausolei di Tamerlano e della sua famiglia. Che spettacolo!!! A parole non si può descrivere la magnificenza del posto, in cui, è scritto all’ingresso, si deve entrare spiritualmente liberi e purificati e in cui vigono parecchie regole e divieti, il più curiosi è che non ci si può baciare!! Ci vuole del tempo per visitarlo, e noi lo vogliamo vedere con una certa calma, giusto per essere sicuri di riuscire a vedere tutti i più piccoli dettagli dei decori delle mattonelle blu che circondano, sia l’interno che l’esterno, di ogni mausoleo. Risalendo verso il bazar Siob, Ezio si ferma a vedere la moschea di Hazrat Hize, la più antica e più bella di tutta Samarcanda. Verso le 12.30 ritorniamo presso Bibi Khanym, dov’è situato l’ingresso del bazar Siob. Rapido giro per dare un’occhiata, ma sinceramente è una delusione, solo paccottiglia per turisti e neanche troppo attraente. L’unica cosa che acquisto sono i famosi noccioli di albicocca tostati sotto la cenere e salati, una vera delizia. Considerato il prezzo, molto basso, ne prendo 1kg, spero solo di riuscire a resistere alla tentazione di mangiarli tutti, visto che vorrei riuscire a portarli in Italia per farli assaggiare. All’interno del bazar troviamo un “locale” che serve solo kebab e gli uomini decidono di provare l’ebbrezza dello street food locale. Noi donne invece scegliamo solo di bere una quantità di liquido sufficiente a placare l’immane sete, il caldo è intenso tocchiamo i 40°. Mal ce ne colga!!! Il kebab è il migliore mai mangiato fino ad ora in tutti i posti dove siamo andati nei nostri viaggi. Verso le 14.00 ripigliamo il solito taxi abusivo e andiamo a visitare il Registan. Il luogo è meraviglioso, è il simbolo di Samarcanda, ma anche dopo averlo visitato in maniera minuziosa, preferisco Shah-i- Zinda. Comunque è veramente un luogo fantastico. Le tre Medresse, Ulughbek, Sher Dor e Tilla- Kari, sono state ristrutturate molto bene dopo le “scorribande” di Gengis Khan, dopo vari terremoti e dopo i bombardamenti russi. All’interno di ogni medressa, nelle stanze una volta usate dagli studenti, ci sono innumerevoli negozi, alcuni dei quali non espongono la solita paccottiglia per turisti. Ed infatti qui acquisto delle belle ciotole in ceramica dipinte a mano e un ornamento per capelli-portafortuna risalente al XIX sec.. Prima di visitare la terza medressa, ci rilassiamo seduti su una panchina e veniamo gentilmente “circondati” da alcuni studenti provenienti da Tashkent. Alcuni di loro, specialmente Camilla, parlano correttamente inglese. È piacevole stare in loro compagnia, ma il tempo è tiranno e, dopo averli salutati e aver visitato l’ultima medressa, ci dirigiamo a piedi verso la moschea di Gur-E- Amir. Fortunatamente dista poche decine di metri dal nostro B&B perché io non riesco quasi più a camminare a causa del dolore alla caviglia. Infatti va a visitarla solo Ezio. Dopo una lunga doccia in attesa che Ezio ritorni in camera, mi rilasso stesa a letto. Tutti docciati e rilassati, più tardi, ci gustiamo un sano e meritato aperitivo a base di prosecco e patatine. E qui abbiamo l’amara sorpresa di accorgerci che le nostre auto hanno subito “l’attacco” di alcuni ragazzotti locali. Non hanno fatto danni irreparabili, hanno praticamente staccato tutti gli adesivi, ma non è questo il punto. Quello che ci fa arrabbiare è il fatto che i genitori, che erano li a bighellonare, non hanno fatto niente affinchè i ragazzi smettessero il saccheggio e i titolari dell’albergo, presenti anche loro, non si sono presi la briga di controllare che alle vetture non succedesse niente. Ezio si inalbera parecchio con i gestori del B&B che, “candidamente”, ci dicono che se così non ci sta bene possiamo sempre parcheggiare da un’altra parte. Ma che carini!!!! In ogni caso, anche se le stanze non sono male, la pubblicità che faremo di questo albergo, al nostro rientro, non sarà certo positiva. Andiamo a cena fuori, sempre presso il Registan, in un locale diverso da quello di ieri sera. Mangiamo il solito spiedino di carne con insalata, ma sinceramente non è granchè, anzi!!. A letto verso le 23.00 dopo un bicchierino di grappa per digerire la parca cena.

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34° giorno mercoledì 13 agosto 2014
Km 375780
Mi alzo verso le 6.00 per fare una doccia e shampoo e per sistemare gli acquisti di ieri e la roba sporca in macchina. Dopo abbondante colazione lasciamo la magnifica Samarcanda in direzione Bukhara, sono e 9.00. Durante il tragitto incrociamo gli amici Mantovani di Claudio e Katia che stanno facendo il percorso al contrario, ci fermiamo per quattro chiacchiere, ma, soprattutto per scambiarci notizie sulle condizioni delle strade e sul rifornimento di gasolio. Dopo poco ci fermiamo per un rapido pranzo sotto ad uno spoglio albero ma abbiamo bisogno di un po’ d’ombra perchè il caldo è veramente insopportabile. Restiamo fermi per un’oretta e verso le 15.30 siamo finalmente a Bukhara. Ci fermiamo vicino all’hotel Asia, dove abbiamo intenzione di parcheggiare le auto,e io e Ivana ci incamminiamo sotto un sole cocente alla ricerca di un albergo. Riusciamo a fatica a trovare quello consigliato dagli australiani e , dopo averlo finalmente trovato, ci dicono che non hanno stanze libere. Deluse, sudate e accaldate come non mai, entriamo in un lussuoso albergo che si affaccia sulla famosa fontana di Lyabi Hauz, il Sultan hotel, proviamo a chiedere quanto costa una stanza ma, soprattutto, se ne hanno 2 a disposizione. Siamo fortunate non solo hanno 2 stanze ma ci offrono le suite al prezzo delle normali. Ovviamente ci fiondiamo sull’offerta anche perché le stanze sono magnifiche e pulite e il costo è ragionevole. Ritorniamo alle auto dove ci attendono i mariti, belli riposati, parcheggiamo le auto all’interno dell’hotel Asia, parcheggio che è indipendente dall’albergo, prendiamo l’occorrente per trascorrere le due notti in albergo e ci fiondiamo a farci una doccia. L’unico inconveniente e che in quest’area dell’hotel ci sono dei problemi con l’elettricità e dobbiamo aspettare parecchio prima che venga ripristinata. Freschi e riposati usciamo dalla camera per iniziare la nostra esplorazione di Bukhara che, a mio avviso, è molto più suggestiva di Samarcanda. I suoi palazzi color ocra sono splendidi e la sua atmosfera quasi magica. L’unico inconveniente è il caldo pauroso che non ci da la minima tregua ma, nonostante ciò, non ci impedisce di gustarci la passeggiata tra le sue caratteristiche vie illuminate dalla luce spettacolare di un tramonto perfetto. Troviamo solo una difficoltà nel trovare un ristorante per la cena che ci soddisfi. Ne troviamo uno che risulta uno dei migliori con un servizio ottimo, ma alla fine dei conti mangiamo sempre le solite cose, kebab e insalata. Anzi io non ceno neanche, il caldo e la scarsa voglia di continuare a ingurgitare le medesime cose, mi fanno desistere dal farlo. Stanchi e nuovamente sudati ritorniamo in stanza dove ci attende una meravigliosa temperatura, grazie all’aria condizionata, e la solita vodka con cioccolata fondente. A letto verso le 23.00.
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Messaggioil 17/09/2014, 22:56

35° giorno giovedì 14 agosto 2014

Mi sveglio rinfrancata da una buona notte di sonno ininterrotto e, visto che è presto ed Ezio sta ancora dormendo alla grande, decido di farmi una passeggiata in città. La luce è bellissima e in giro non c’è quasi nessuno. Ragazzi che spettacolo non credevo ma Bukhara è più bella di Samarcanda, il che è tutto dire, i suoi palazzi color fango i suoi angoli suggestivi le sue moschee e le sue madrasse mi conquistano. Mi godo il mio secondo momento più intenso della mia vacanza, almeno fino a qui. Durante il mio peregrinare tra le bellezze di questa città vengo raggiunta da Ivana, anche lei non ha resistito al fascino di una passeggiata al mattino presto. Alle 8.00 ritorniamo in albergo per svegliare i nostri consorti e per fare colazione. E che colazione!!! Finalmente una degna di questo nome, dolci, marmellate, pane, burro, yogurt…e chi più ne ha più ne metta. Con la pancia decisamente piene ci avviamo tutti alla scoperta di Bukhara, per alcuni alla riscoperta. Iniziamo dalla vasca, posta di fronte al nostro hotel, dove un tempo si svolgeva la stragrande maggioranza delle attività, per poi passare alla statua di Hoja il pazzo e a tutta una serie di medresse e di moschee, una più bella di un’altra, dove nella maggior parte all’interno ci sono tutta una serie di negozi per turisti dove i souvenir sono decisamente di qualità migliore rispetto a quelli di Samarcanda. E difatti in uno di questi ci fermiamo per comprare, io un copricapo tipico di Bukhara, mentre Ezio si innamora di un coltello antico e, dopo varie contrattazioni, il tipo chiedeva 330 euro, ce lo portiamo via per 50. Soddisfatti sia per gli acquisti che per le cose viste, decidiamo di tornare in albergo per un breve riposo e per mangiare. Verso le 17.00 tutti ritornano fuori alla scoperta delle poche cose che non eravamo riusciti a vedere durante la mattinata mentre il dolore alla caviglia mi costringe a dover rimanere a letto. Questo viaggio da questo punto di vista si sta trasformando in un incubo, spero vivamente che ciò finisca al più presto. Verso le 20.00 Ezio ritorna in albergo e, dopo una breve doccia, si va tutti al ristorante individuato da me e Ivana durante la nostra solitaria passeggiata mattutina. Bukhara non è certo famosa per il suo cibo o per i suoi locali e difatti ci accontentiamo della solita carne alla griglia con insalata di pomodori e patatine fritte. Nel tavolo vicino a noi c’è una famiglia del posto che sta festeggiando il primo compleanno della figlia e Ezio, con una faccia tosta come non mai, si fa dare una fetta di torta. Sinceramente non pensavo fosse così buona e quindi stasera grazie ad Ezio ma soprattutto alla gentilezza della signora uzbeca, ci mangiamo anche un ottimo dolce. Dopo una breve passeggiata, durante la quale riusciamo a trovare un collegamento wifi e quindi ad inviare alcuni messaggi, ci ritroviamo nuovamente in camera nostra per finire la giornata con un goccio di vodka. Dopo aver risciacquato i panni messi a bagno nel pomeriggio, andiamo a dormire, sono le 23.30.

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36° giorno venerdì 15 agosto 2014
Km 376040
Mi sveglio verso le 5.30 e dopo aver sistemato i vestiti e fatto una lunga doccia verso le 7.00 scendiamo a fare colazione, la facciamo così presto perché la nostra intenzione è quella di raggiungere Khiva stasera, il tragitto è di circa 450 km, che non sembra una grande distanza ma abbiamo imparato a nostre spese che le strade sono in pessime condizioni, anche quelle segnate in rosso e quindi la nostra velocità di crociera non supera mai i 90 kmh. Lasciamo Bukhara alle 8.00, siamo fortunati perché le strade non sono male, anzi per più di un centinaio di km l’autostrada è in condizioni perfette e ciò ci consente di avvicinarci rapidamente verso la nostra meta. A mezzogiorno ci fermiamo lungo il percorso per mangiare qualcosa, il vento è un po’ fastidioso perché solleva la sabbia, ma ciò rende il caldo più sopportabile. Ripreso l’asfalto proseguiamo sempre su strade in buone condizioni e nonostante il fatto che sbagliamo una deviazione che ci fa perdere una mezzora e la ricerca di gasolio, siamo costretti a fermarci in 5/6 diversi “distributori”e fortunatamente in uno di questi troviamo l’agognato diesel, riusciamo ad arrivare a Khiva verso le 17.00. Siamo fortunati perché all’ingresso della porta ovest troviamo un bel B&B al costo di 30 euro a notte. Non perdiamo tempo e dopo aver frettolosamente portato in camera lo stretto necessario per una notte, iniziamo l’esplorazione di Khiva. Città fortezza, meravigliosamente conservata. All’interno troviamo l’Ark, il Minareto Kalta Minor (davvero imponente), la moschea Juma, la madrassa di Mohamed Rakhim Khan e tanto altro. Il tutto lo visitiamo solo esternamente perché già tutto chiuso e, verso l’ora del tramonto, ci facciamo la classica camminata lungo le mura per ammirare i colori della città vecchia (l’ingresso per salire sulle mura è presso la porta occidentale), tra l’altro siamo solo noi quattro e ci gustiamo tutto in pace e tranquillità. Ridiscese, faticosamente, le scale ci troviamo un posticino dove mangiare qualcosa, lontano dai ristoranti del centro maggiormente frequentati, comunque sempre all’interno della città vecchia. Anche se ci vengono proposte i soliti piatti, li troviamo più gustosi che altrove. Concludiamo la serata con la solita vodka e cioccolata seduti su delle panche poste all’ingresso dell’albergo. Abbiamo anche la connessione internet anche se molto lenta ci consente di comunicare coi nostri cari. A letto ore 23.30.

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37° giorno sabato 16 agosto 2014
Km 376484
Stamattina mi alzo verso le 5.30 per farmi una passeggiata all’interno delle mura di Khiva quando ancora non è invasa dai turisti e i negozi si souvenir sono ancora chiusi. Khiva è molto bella, decisamente merita almeno un giorno per essere visitata ma, sinceramente preferisco Bukhara sia come atmosfera che come shopping. Rientro in camera per una doccia, per la colazione per poi tornare insieme agli altri all’interno delle mura per visitare le varie madrasse, mausolei e minareti che ieri siamo riusciti a vedere solo all’esterno . Sia l’Ark, dove all’interno c’è un trono d’argento, sia le varie moschee e musei non sono meglio di quelli visti a Bukhara. L’unica che differisce dal coro è la moschea Juma, che con le sue 218 colonne in legno è la più bella vista fin’ora. Verso le 12.30 ritorniamo nel ristorantino della sera precedente, ormai siamo clienti abituali. Ci servono i soliti spiedini di carne con insalata e melone. Durante il nostro pasto, la famiglia che gestisce il locale, accende un gran bel fuoco nella pentola versa una gran quantità di olio. Il solito Ezio, poi dice di me che sono più curiosa di una scimmia, va a vedere che cosa hanno intenzione di friggere. Praticamente è un tipo di pesce, assomiglia al persico, che viene tagliato in grossi tranci infarinato e fritto. Paghiamo e, prima di andarcene, il capo famiglia offre ad Ezio un bel trancio di pesce fritto che il marpione si gusta durante il tragitto verso l’albergo dove abbiamo parcheggiato le auto. Giusto il tempo di sistemarci e mandare qualche messaggio via watsapp e alle 14.00 siamo pronti per lasciare Khiva. Il tragitto verso Nuklus è abbastanza noioso con solo 2 momenti leggermente interessanti. Il primo è l’attraversamento di un “ponte” fatiscente, non si capisce perchè presidiato dalla polizia, e quando si accorgono che sto filmano mi intimano di non farlo. L’altro è la visita alle “torri del silenzio”, una specie di monolite di fango che sorge poche centinaia di metri dalla statale per Nuklus. La sosta ci fa perdere circa ½ or e verso le 17.30 riprendiamo l’asfalto. Superiamo Nuklus e , vista l’ora, cerchiamo un posto per campeggiare. Non è facile, ci sono varie case sparse e inoltre anche numerosi acquitrini e coltivazioni di cotone, ma siamo fortunati e riusciamo a trovare un bel “posticino” lungo la strada riparato da alcuni alberi che ci nascondono alla meno peggio dal passaggio delle altre auto. Ci sistemiamo vicino ad alcuni personaggi che stanno pescando in un canaletto nelle vicinanze e facciamo campo. Cena a base di pasta col pesto, con aperitivo incluso e finale con vodka fredda. A letto alle 22.30.

38° giorno domenica 17 agosto 2014
Km 376682
La temperatura stanotte ci ha consentito di dormire senza coperta, anche se la mattina fa un po’ freddo, a maniche corte soffro un po’. In ogni caso mi alzo verso le 6.30 per preparare la colazione per tutti e godermi una ½ ora di relax prima che gli altri si sveglino. Si parte leggermente in ritardo rispetto ai giorni scorsi, sono le 9.00. Lungo la strada in direzione Mojnac, strade in buone condizioni, troviamo un cimitero molto grande e molto particolare in cui ci fermiamo per fare delle foto. Ritornano leggermente indietro sui nostri passi, andiamo in paese per fare rifornimento di acqua frutta e verdura. Mentre io resto a guardia delle vetture, gli altri vanno alla ricerca di ciò che ci serve in un vasto mercato all’aperto stracolmo di gente. Ritornano dopo circa un ora con gli acquisti, li carichiamo in macchina e via verso le navi di Mojnac. Vediamo le prime due verso le 12.30, sono molto arrugginite ma molto suggestive da vedere, sono una delle cose più strane in cui mi sono imbattuta in questi ultimi anni. Sotto la loro ombra sostiamo per il pranzo. Durante il pasto commentiamo la tragedia del lago Aral. Cinquant’anni fa qui c’erano le sue sponde, adesso la prima acqua la trovi a 200 km da qui. Tutto questo perché la governance sovietica decise che l’Uzbekistan doveva essere tutto coltivato a cotone, il quale necessita di una gran quantità d’acqua per crescere e, nel momento che si accorsero di questo, anziché ammettere l’errore si incaponirono e continuarono a prosciugare il lago senza considerare il danno enorme che questo poteva causare alla fauna e alla flora di una così vasta area. Il prosciugamento progressivo del lago ha causato la perdita di più di 300 specie di piante, di 40 tipi di uccelli e di altri animali selvatici scomparsi definitivamente da questo territorio. Solo vedendolo con i propri occhi si può capire l’esatta tragedia di Mojnac e di altri centri urbani come questo, una volta ricchi di flora e fauna e adesso un immenso deserto abbandonato. Ho visto altre devastazioni prodotte dalla cupidigia e stupidità dell’essere umano, ma questa è veramente impressionante. Le nostre considerazioni ci fanno un po’ perdere la cognizione del tempo e questo comporta che perdiamo quasi un ora per cercare di far uscire dalla sabbia il boss. Sabbia che nel frattempo si è riscaldata e quindi rende il terreno molto meno praticabile di quando siamo arrivati, siamo costretti a sgonfiare le gomme per riuscire a superare l’ostacolo. Poco distante da qui ci sono altre navi, questa però sono state trasportate fin qui per i turisti dal Kazakistan, ma noi le fotografiamo lo stesso perché anch’esse sono molto suggestive. Presi anche da un colpo di calore improvviso ci facciamo un videoselfy cantando a squarciagola “finchè la barca va…..” molto divertente, le mie cucciole sarebbero orgogliose di noi, sembriamo proprio degli adolescenti cretini. Verso le 16.30 stanchi, impolverati ma molto soddisfatti prendiamo la pista che ci porterà verso il confine kazaco, abbiamo circa 250 km di niente da percorrere. La pista non è troppo malvagia anche se molto polverosa, ricorda il fesh-fesh sahariano per alcuni versi. Verso le 19.00, dopo aver superato una postazione dove si estrae il metano, ci fermiamo a fare campo. Siamo invasi dalla sabbia polverosa, il forte vento non ci consente di farci una doccia e quindi cerchiamo di toglierci di dosso questa “cipria” lavandoci alla meno peggio. Intanto che Ivana prepara la tanto agognata carbonara, io ne approfitto per sistemare la cambusa e i vestiti in modo che non prendano troppa polvere. Dopo cena e la vodka ci fiondiamo in tenda non solo perché stanchi ma ,soprattutto, perché fa decisamente freddo. Il deserto non dà tregua, durante il giorno tanto caldo la sera decisamente freddo. Mi sa che ho dei problemi perché io adoro tutto questo.

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39° giorno lunedì 18 agosto 2014
Km 376944
Mi alzo all’alba per godermi lo spettacolo e non vengo delusa. Il sorgere del sole in totale solitudine e silenzio mi ripaga in pieno del disagio del vento e del freddo. Dopo aver preparato la colazione per tutti e aver scritto il diario, mi godo il momento. Partenza ore 8.15. circa una ventina di chilometri su pista e riprendiamo l’asfalto, che solo in alcuni punti non ci consente di correre a 90 kmh. Non c’è molto da segnalare fino al confine tra Uzbekistan e Kazakistan solo vento e molta moltissima polvere. Si arriva in confine alle 12.30 e purtroppo è chiuso, forse per la pausa pranzo, e, se fosse possibile, e lo è, è ancora più polveroso della pista che abbiamo percorso per raggiungerlo. Sono costretta a rimanere in macchina coi finestrini chiusi per evitare di impolverarmi maggiormente, sempre se ciò fosse possibile e credetemi lo è. Dopo un ora fermi all’ingresso del confine e, giusto quando ci si stava preparando qualcosa da mangiare, ci dicono che il confine è aperto. E inizia la tiritera del controllo passaporti e dogana. Noi passeggeri, come all’andata, dobbiamo passare a piedi e ci sbrighiamo in meno di ½ ora, grazie anche alla poliziotta che ci ha fatto passare davanti ad una lunga fila di persone. Comunque non è servito a molto considerando che i nostri “autisti” ci impiegano 2 ore per far passare i loro fuoristrada. Controlli accuratissimi con anche il cane anti droga che ha passeggiato comodamente all’interno di tutta la macchina, molto probabilmente era più pulito di noi e del “boss”, magari si è anche sporcato!!!! E finalmente dopo 2 ore passiamo in Kazakistan. Qui riusciamo a sbrigare tutte le formalità in un ora esatta. Ore 16.30 siamo rientrati in Kazakistan, affamati, assetati, stanchi e decisamente luridi. Pensavamo di avere superato la parte più difficile della giornata e invece la tragedia è in agguato. Praticamente mentre eravamo fermi per i controlli doganali ci accorgiamo che il boss perde olio del differenziale, e parecchio anche. Quindi a pochi chilometri dal confine ci fermiamo per un controllo più accurato del danno. Il puntone fissato al ponte si è praticamente dissaldato staccandosi quasi completamente. Ezio prova a rimediare con del nastro adesivo e una cinghia a cricchetto, escamotage che speriamo ci consenta di arrivare al primo paese per trovare un meccanico che possa saldare il pezzo incriminato. Rapida doccia e via sull’ennesima strada polverosissima. Dopo circa 20 km vediamo un paesino piuttosto grosso. Consiglio Ezio di fermarci qui per chiedere se c’è la possibilità di aggiustare il pezzo qui anziché fare altri 60 km per raggiungere la città più grande, fermiamo uno del posto e a gesti gli facciamo capire che abbiamo un problema e che abbiamo bisogno di un meccanico che abbia un saldatore. Lui, molto gentilmente, telefona a quello che poi scopriamo essere il “boss” del luogo. Ringraziato l'uomo, seguiamo col “boss” il “boss”, che ci porta in un’autofficina nelle vicinanze. Appena arrivati, visto il danno e contrattato il prezzo, i due meccanici si danno immediatamente da fare. Ivana e Maurizio si allontanano per approfittare per farsi una doccia, mentre io ed Ezio rimaniamo in “officina” e assistiamo al lavoro dei due meccanici. Lavoro che viene svolto in condizioni oscene, alla faccia di tutte le protezioni anche le più elementari,e con attrezzature obsolete. In questo momento il mio pensiero va a Patrik, nostro amico e meccanico, al quale abbiamo promesso vodka a volontà. Col cavolo!!!!! se mai gliela porterò saprò io come dargliela (scherzo naturalmente). Dopo circa 2 ore e ½ , sono le 20.30, il lavoro è ultimato, gran sorrisi alla vista dei soldi che vengono distribuiti dal boss ai due meccanici, la parte più consistente se la intasca lui. Va beh! cosa ci vogliamo fare il mondo va così, a chi lavora il poco a chi guarda e non fa una mazza il molto. Considerata l’ora decidiamo di fare campo nelle immediate vicinanze del paese. Scelta malaugurata perché la sera, dopocena, veniamo raggiunti da due “tipetti” locali con una lada scassata al seguito, carichi di vodka e di voglia di berla tutta in nostra compagnia. Dopo un bel po’ cerchiamo di fargli capire che vogliamo andare a dormire e riusciamo nel nostro intento solo dopo avergli regalato dei coltellini multiuso che spacciamo per made in italy ma che sono made in china. A letto verso le 23.30 ed io ed Ezio ci prendiamo altri 5 minuti per gustarci la vista di un cielo magnificamente costellato da una miriade di stelle stesi comodamente nella nostra tenda. La “via lattea” con la “mia” Vega mi augura la buonanotte.
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Messaggioil 17/09/2014, 23:01

40° giorno martedì 19 agosto 2014
Km 377206
Mi alzo come al solito sempre per prima, l’alba sempre bella, il vento sempre costante come il freddo, il lavoro di messa in ordine del boss uguale ad ogni mattina. Il fatto di aver parcheggiato nelle immediate vicinanze di un paese fa si che verso le 6.30 arrivi un ragazzo, su una moto, a curiosare. Cerco di non dargli corda in modo che capisca che voglio stare sola, ma niente da fare. Spegne il suo scassatissimo scooter e si piazza a guardarmi, ovviamente continuano a sputare per terra e quindi, se possibile, ciò mi infastidisce ancora di più. Fortunatamente sono le 7.00 e la sveglia per tutti mi toglie momentaneamente dall’imbarazzo di essere sola col ragazzo invadente. Via su piste polverosissime, sono le 8.20. non è che ci sia molto da segnalare oggi, le piste sono ben tracciate e molto facili da percorrere. Il panorama è sempre identicamente uguale per chilometri. Molto piatto, molto polveroso e fa molto molto caldo. Non si raggiungono le alte temperature dell’Iran o del Marocco, siamo sui 48° e, al sole magari qualche grado in più. Il vento fortunatamente è costante e ci permette, oltre che di navigare a vista tra le due jeep, anche di rendere più sopportabile il caldo. Ci abbandona anche il cb, troppi scossoni in questi giorni. L’unica cosa da segnalare è l’incontro casuale nel pomeriggio con una famiglia di pastori nomadi, che possiede una vasta mandria composta da cammelli, pecore, capre e cavalli. Ovviamente ci fermiamo per fare qualche foto e poche “chiacchiere”, loro parlano solo il loro idioma. Abbandonata la compagnia dei pastori, che tra l’altro ci invitano a bere qualcosa che non siamo riusciti a capire bene cosa fosse con loro, verso sera ci troviamo in mezzo ad un canyon, a circa 20 km dall’ingresso del parco di Ustjurk, e decidiamo di fare campo. Prima di tutto cerchiamo di togliere almeno in parte l’enorme strato di polvere che si è accumulata nel boss, cosa assolutamente non facile visto che anche l’inverter ci ha abbandonato e quindi niente corrente e niente compressore, e poi anche da noi stessi. Non usiamo il sapone ma solo acqua per cercare di risparmiarne il più possibile, nell’eventualità che quella da bere non sia sufficiente per i prossimi giorni. Oggi ne abbiamo consumato circa 8 litri, tutti debitamente sudati quasi all’istante, sinceramente ne avremmo bevuti volentieri molto di più, ma siamo in spendig revieu……. Siamo stanchi, anche se leggermente rinfrancati dalla “doccia”, e quindi non prepariamo grandi cose per cena, ma l’immancabile vodka ci tiene compagnia insieme ad un cielo a dir poco stupefacente. A letto alle 23.00.

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41° giorno mercoledì 20 agosto 2014
Km 377428
Mi sveglio con la luce di un alba perfetta, assenza di vento, temperatura ottimale. Riesco finalmente ad andare i “bagno” come Dio comanda e preparo la colazione per tutti. Partenza ore 8.15. come tutti i deserti del mondo anche il Mangistau non fa eccezione, nel senso che è spietato e bellissimo al tempo stesso. Se stamattina avevo apprezzato l’assenza di vento, adesso, e sono passate poche ore, la sua assenza pesa parecchio, perché almeno ieri riusciva sia a stemperare il caldo sia ad asciugarci il sudore. Oggi senza vento il caldo è veramente insopportabile. Ma questo disagio e l’immancabile polvere scompaiono alla vista dei canyon, con le sue sfumature di colori e la sua imponenza. La maggior parte del viaggio la facciamo su piste al di sopra dei canyon, tipo su un altopiano, ma quando si ridiscende o quando si riesce ad arrivare ai piedi della “scogliera”, la scena cambia completamente e ti toglie il fiato. Dalle foto viste a casa dei satelliti si credeva che il Mangistau fosse un luogo degno di nota ma, in tutta onestà, è ancora meglio di quanto ci si aspettasse. L’unico intoppo della giornata è quando, dopo la pausa pranzo, si decide di ridiscendere verso quello che sembra un enorme lago salato ma, purtroppo, una volta giunti in basso e fatto qualche centinaio di metri, ci accorgiamo che non abbiamo segnato nessuna pista. Di conseguenza, per evitare di cercar rogne, sconoscendo le condizioni del terreno (Iran Docet) decidiamo di ritornare sui nostri passi. Ma tutto questo ci costa la bellezza di un paio d’ore e siamo sempre più in ritardo sulla nostra tabella di marcia. Ma quello che mi preoccupa maggiormente è la scarsità d’acqua. Durante il tragitto verso il punto dove abbiamo deciso di fare campo, Ezio ed io escogitiamo vari modi per supplire a questa scarsità per far si di trascorrere gli altri 2 giorni che ci servono per uscire dal deserto e raggiungere Aktau senza nel frattempo morire di sete. Dal bollire l’acqua del serbatoio, ma questo comporterebbe il non poter più cucinare ne lavarsi, ad aggiungere acqua al vino, e questa è una mossa che ad Ezio sconfinfera parecchio a me un po’ meno, a cercare di bere il meno possibile, cosa che a nessuno dei due piace particolarmente visto che già la stiamo razionando e basta a malapena ad alleviare la sete costante. Comunque tra soste per le foto e piccole soste per cercare di rigenerarsi leggermente passandoci un asciugamano bagnato e posto in frigorifero sul corpo (idea geniale di Ezio), arriviamo finalmente in un punto panoramico per la sosta notte. Ed è in questo luogo perfetto che ti accorgi dell’esistenza di Dio, solo lui può creare un luogo del genere. Abbacinati dalla sua bellezza, vengo distratta momentaneamente dalla preparazione della cena, ma solo momentaneamente visto che riesco a portare tutto a tavola in tempo per gustarci un tramonto come pochi visti fin’ora nei tanti luoghi visitati in questi anni. Per festeggiare il momento perfetto si stappa anche una bottiglia di prosecco. Niente e nessuno potrà mai cancellare il ricordo di questi istanti in compagnia dell’uomo che amo e tra amici. Mi auguro che nei momenti bui che mi attendono al mio rientro, lavorativamente parlando, il mio pensiero possa correre a questi istanti per cercare di alleviare la sicura sofferenza che proverò. Basta coi brutti pensieri!!!! Ezio ed io riusciamo ulteriormente a strappare altri momenti insuperabilmente fantastici restando svegli ancora un bel po’ “coccolandoci” a dovere. Ad un certo punto la stanchezza prende il sopravvento, abbiamo superato abbondantemente la mezzanotte, e ci addormentiamo una nelle braccia dell’altro.

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42° giorno giovedì 21 agosto 204
Km 377608
Durante la notte si alza un vento fortissimo e questo costringe Ezio a dover uscire dalla tenda per andare a mettere in sicurezza tavolo, sedie e copertura air camping. Rientra in tenda infreddolito. Anch’io non trascorro una buona nottata, ma l’alba meravigliosa che mi attende al mattino allevia decisamente il disagio patito. L’ho già detto, il deserto è fantastico ma non dà tregua, il passaggio dal freddo pungente della notte al caldo torrido del giorno non rientra tra le sue caratteristiche migliori. Ma ripeto, la sua magnificenza stempera tutti i possibili disagi del mondo. Partiamo verso le 8.30 dopo aver sistemato tutto e io dopo aver sotterrato la mia canottiera preferita che mi aveva accompagnato e si era resa utile durante gli ultimi viaggi intrapresi, ma ho dovuto farlo purtroppo era tutta strappata e decisamente irrecuperabile. Continuiamo a viaggiare facendo di fatto il periplo della parte del Mangistau dove ci sono questi magnifici canyon e ci godiamo ancora per tutto il giorno i suoi magnifici cambi di colori, le sue piste sabbiose ma semplici da percorrere, i suoi impagabili silenzi e la compagnia migliore del mondo, solo la presenza delle mie ragazze potrebbe migliorare il tutto. Continuiamo così fino al tardo pomeriggio quando finalmente raggiungiamo il sito di Beket-ata, un famoso veggente originario del Mangistau, che fece costruire 4 moschee in Kazakhistan ma, questa che ci accingiamo a visitare, è la più conosciuta e caratteristica di tutte. Non è solo la più caratteristica ma anche la più disagevole da visitare perché posta all’interno del canyon e per raggiungerla bisogna affrontare un lunga camminata e fare una quantità industriale di gradini. Il problema non è scendere lungo le pendici ma risalirle, il tutto lo affrontiamo senza neanche un goccio d’acqua da bere. Inoltre, arrivati alla meta, la delusione è cocente visto che è visitabile solo una stanza delle 4 che compongono il sito la quale è veramente misera e puzzolente di animali morti. Non resisto più di 30 secondi al suo interno e quindi, armata di feroce forza di volontà, mi incammino lungo l’erta salita seguita da Ezio che cerca di incoraggiarmi ad ogni passo o gradino. Non posso permettermi il lusso di fermarmi a riposare perché credo che se lo facessi non riuscirei più a riprendere il cammino. Il dolore alla caviglia e al ginocchio è molto forte, ma quello che mi fa soffrire maggiormente è la mancanza d’acqua. Siamo ambedue ricoperti da un velo di sudore, che però si asciuga velocemente dopo che il nostro organismo smette di produrlo causa assenza d liquidi al suo interno. E da qui ha inizio ulteriore sofferenza alla gola e alle labbra che si screpolano durante la salita. Non abbiamo la forza per parlare, né quella di aspettare Ivana e Maurizio che sono rimasti indietro perché ogni tanto fanno una sosta o di fare altro se non quella di mettere un piede davanti all’altro per arrivare in cima. Cosa che finalmente avviene e ci fiondiamo a bere l’ultima bottiglia d’acqua che ci è rimasta. Leggermente rigenerati dai 2 litri d’acqua ingurgitati e, vista l’ora, sono le 19.00, nelle immediate vicinanze di Beket-ata facciamo campo. La solita “doccia” rigorosamente senza sapone riesce solo a toglierci di dosso lo strato di polvere e cristalli di sale di questa lunga giornata, non riesce certamente a farci sentire “puliti”. Io e Ivana non abbiamo la forza di mangiare altro che un brodo caldo, adesso la temperatura si è abbassata notevolmente, mentre ai nostri baldi “giovani”preparo una pasta col pesto. Durante il pasto bollo un paio di litri d’acqua del serbatoio per poterla bere domani e Ivana mi dà una delle sue preziose bottiglie per stasera, anche loro sono agli sgoccioli quanto a scorta liquidi. Stasera il fine pasto lo concludiamo con l’ultimo goccio di vodka rimasta e con del cocco fresco che Ezio ha acquistato in Russia una trentina di giorni fa ma che è ancora ottimo da mangiare. Siamo tutti provati e ci ritiriamo nei nostri alloggi alle 22.00.

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Messaggioil 17/09/2014, 23:08

43° giorno venerdì 22 agosto 2014
Km 377777
Nottata infernale di caldo, per la prima volta anche di notte è insopportabile. Sveglio Ezio per aprire tutta la tenda, lui riesce a riaddormentarsi quasi subito, mentre io faccio fatica a farlo. In più ho anche sete, ma non abbiamo più acqua, e i 2litri che ho fatto bollire ieri sera ci servono per oggi. È vero che raggiungeremo la civiltà verso tarda mattinata, il problema è che non sappiamo se in questo paese troveremo un posto dove comprare il prezioso liquido. Solita solfa della risistemazione del boss e della colazione e poi via direzione Aktau che dista circa 275 km. Sono le 8.15. Pista sassosa ma ancora piena di sorprese con scorci meravigliosi che debitamente vanno fotografati. E finalmente asfalto, tra l’altro sembra fatto recentemente e quindi si riesce a viaggiare ai 90 km/h , che è il limite consentito. Arriviamo in un grosso centro di estrazione petrolifera, mai visto tante trivelle e macchina da estrazione in vita mia e, cosa più importante, troviamo un negozietto dove comprare frutta verdura e, soprattutto, ACQUA. Proseguiamo verso Aktau, e a circa 20 km dalla città, facciamo sosta pranzo. Arriviamo in città verso le 15.00 ed inizia l’odissea di trovare l’ufficio immigrazione. Il vero problema è il fattore lingua, qui nessuno parla inglese francese o tedesco e noi col russo abbiamo seri problemi. Comunque dopo un ora di giri a vuoto, riusciamo a trovare la stazione di polizia e, sfiga, l’ufficio preposto sembra chiuso. Per regole kazake abbiamo solo 5 giorni per registrarci e questo è appunto il quinto giorno del nostro ingresso in Kazakistan quindi dobbiamo riuscire per forza a farci timbrare i passaporti. Ezio con la solita faccia tosta entra e con un escamotage riesce a consegnare i passaporti. Dopo ½ di attesa abbiamo i timbri sul passaporto e possiamo andare in cerca di una banca. La troviamo subito, il problema è che per cambiare gli euro in nostro possesso siamo costretti ad aspettare un ora. Adesso tocca al supermercato, che troviamo nelle vicinanze della banca, ma che è parecchio deludente in fatto di cibo o altro. In ogni caso compriamo ancora acqua, ovviamente vodka, e iniziamo a fare la mia scorta di sigarette. Ne acquisto 5 stecche, solo perché non ne hanno altre, tra gli sguardi basiti delle cassiere. Sinceramente credo siamo i primi a comprarne così tante in un colpo solo, ma d'altronde ad 1€ pacchetto ho intenzione di comprarne ancora parecchie. E adesso comincia l’ennesima odissea, quella di trovare un albergo, dopo 6 giorni senza farsi una doccia decente ce lo meritiamo tutti. Proviamo con quelli consigliati dalla guida che ovviamente fanno schifo o addirittura non esistono neanche. Poi, stufi di seguire la lonely, ci arrangiamo da soli. Il problema è che questa è una zona di villeggiatura, anche se sinceramente fa un po’ schifo, e quindi gli alberghi del centro sono tutti pieni. A circa 5 km dal centro cittadino riusciamo a trovarne uno carino, con stanze grandi, bagni pulitissimi e, cosa più importante, con parcheggio custodito per le nostre jeep. Saliamo in camera e, indovinate che facciamo? Ovviamente una lunga lunghissima strameritata doccia. Dire che siamo luridi è un eufemismo. In più io approfitto per fare un po’ di bucato e per pulizia scarpe e borsoni che sono in uno stato più pietoso di noi, il che è tutto dire. Verso le 20.30 chiamiamo un taxi dall’albergo, che ci porta in centro. Qui la scelta dei ristoranti è molto vasta, e sinceramente uno vale l’altro, quindi entriamo nel primo che ci aggrada e, come al solito, il menù è scritto solo in kazako e senza foto dei piatti che possano agevolare la nostra scelta. Ezio con la sua “mimica perfetta”ordina per tutti, pesce fritto con patatine per gli uomini, spiedini di carne con insalata per le donne. Dopo una lunga attesa, che ammazziamo guardando le siorette del luogo ballare una sorta di disco music de no altri, ci gustiamo un pasto decente . Si sono fatte le 23.00 e siamo stanchi, quindi facciamo richiamare, dalle guardie del servizio di sicurezza del locale in cui abbiamo mangiato, il tassista di prima, tale Igor, che per i soliti 400 teng ci riporta in albergo. Trascorro le altre 2 ore a risciacquare i panni, a stenderli, a pulire ogni cosa che trovo in giro e a wazzappare con mia sorella. All’una e ½ crollo totale

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44° giorno sabato 23 agosto 2014
Km 378052
Dormito bene anche se poco, mi alzo alle 6.30 e approfitto per farmi un’altra doccia, anche perché questo mi sa che sarà il nostro ultimo albergo che ci concederemo in questa vacanza. Dopo una “scarsa”colazione, alle 8.30 lasciamo l’hotel e andiamo in cerca di un bancomat e di un benzinaio e, alle 9.30, prendiamo asfalto direzione Beyneu che dista circa 400 km. Dimenticavo di dire che ad ogni sosta, sia fatta ieri che oggi, ci costa litri di sudore, c’è un’umidità spaventosa e un caldo pazzesco. Il “ prendiamo l’asfalto” detto poco fa è uno scherzo, nel senso che di asfalto ce ne ben poco, quello che abbonda sono buche profonde. E dire che la mappa le segna come strada gialla, l’equivalente di una nostra statale. Per farla breve siamo riusciti a percorrere circa 90 km in tre ore!!!! Mi sa che è un record!!! Prendiamo un’altra arteria asfaltata, ma è una pia illusione, infatti dopo aver fatto una sessantina di km, esserci fermati in un paesino per comprare pane e sigarette e aver pranzato, ha inizio l’inferno. Un inferno fatto di strade con asfalto disintegrato e buche che non ti consentono di andare più veloce di 40 kmh, traffico di camion, ma sopra ogni altra cosa, polvere tanta polvere. Ci sono stati dei momenti in cui ci siamo dovuti fermare perché le nuvole di sabbia e polvere sollevati dal passaggio dei camion non ci permettevano di proseguire, nel frattempo, pregando che alle nostre spalle non sopraggiungesse nessuno pena un investimento sicuro se non di peggio. La doccia e la sensazione di pulizia provate stamattina vanificate in pochi minuti! My na gioia, come direbbe Arianna. Sta di fatto che a Beyeneu non riusciamo ad arrivare, ci fermiamo a far campo in mezzo al nulla poco distante dalla strada. A conti fatti meno di 400 km in 12 ore!!!!! Preparo l’aperitivo, prosecco con patatine e pistacchi, e la cena, pasta con sugo di cozze. Dopo aver fatto i piatti ci rilassiamo fino alle 22.30, poi, sopraffatti dalla stanchezza, crolliamo addormentati augurandoci che le condizioni delle strade kazake migliorino, peggiorare sembra impossibile. Siamo ancora lontani dal confine russo (circa 850 km).

45° giorno domenica 24 agosto 2014
Km 378407
Sono costretta ad alzarmi stanotte per fare pipì, il brodo caldo bevuto ieri sera produce i suoi effetti collaterali, il freddo è pungente ma riesco comunque a riaddormentarmi quasi subito per svegliarmi ed alzarmi definitivamente alle 6.00. Preparo la colazione e attendo che tutti gli altri si sveglino. Partenza ore8.30. E l’incubo ricomincia, sembra non voler finire mai. Riusciamo a fare 30 km in un ora, poi asfalto decente, ma i tratti sono brevi. Arriviamo a Beyeneu alle 10.00 e ci fermiamo a fare gasolio ,per comprare olio per il differenziale e pane vodka e acqua. E finalmente l’incubo ha la sua fine, le strade sono perfettamente asfaltate e questo ci consente finalmente di macinare chilometri come si deve. Solita sosta pranzo arrivo ad Atyrau alle 17.30. All’ingresso della città ci fermiamo per fare gasolio. Poi, sia per spendere gli ultimi thenghe sia per fare scorta di sigarette e vodka, ci inoltriamo in centro città dove troviamo finalmente un supermercato come si deve. Non ci interessa altro che vodka e quindi, senza indugio, col nostro carrello ci dirigiamo direttamente verso il reparto alcolici. Perdiamo tempo solo perché la scelta è talmente vasta che ci mette in difficoltà. Fatto il carico, 6 bottiglie noi 8 Ivana e Maurizio, andiamo alle casse dove sconvolgiamo ulteriormente la cassiera, già basita alla vista di tanto alcool, chiedendo 3 stecche di sigarette. Ovviamente tre non ce le hanno intere, ovviamente non tutte Marlboro light e ovviamente non tutte nella stessa cassa. Quindi incomincio ad indicare Marlboro rosse, camel light e altro per riuscire a raggiungere il numero 30, riesco a far fare incetta anche all’addetto alla sicurezza del supermercato. Così facendo creiamo una fila considerevole dietro di noi, ma non mi importa, finalmente ho raggiunto il numero di stecche che avevo in mente. Paghiamo, mettiamo tutto in macchina alla meno peggio e usciamo dalla città per cercare immediatamente un posto dove fare campo stasera, sia perché sono già le 18.45 sia perché abbiamo bisogno di farci una doccia visto che siamo ricoperti di polvere e sudore. Troviamo il posto con una certa difficoltà, qui il terreno è veramente molto piatto e siamo costretti ad allontanarci un bel po’ dalla strada per evitare di farci vedere. Prima di farci la doccia risistemiamo tutto il boss in modo da nascondere le 10 stecche di sigarette e le 9 bottiglie di vodka. Tra fare questo e la doccia ci costa il fatto che stasera si ceni alle 21.00, fortunatamente prepara tutto Ivana, io sinceramente non ho la forza per fare altro che mangiare e andare a dormire, cosa che avviene alle 22.30.

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Messaggioil 17/09/2014, 23:21

46° giorno lunedì 25 agosto 2014
Km 378903
Nottata tranquilla trascorsa cullata tra il russare di Ezio e il rumore dei vari treni passati ad intervalli regolari, siamo nelle vicinanze dell’unica ferrovia kazaka. Mi alzo alle 6.15 e attendo che lo facciano anche gli altri gustandomi una sigaretta. Partenza ore 8.20, il noioso e faticoso viaggio di rientro è cominciato!!!! Niente da segnalare fino a circa 50 km dal confine dove ci fermiamo a fare l’ultimo rabbocco di carburante in terra kazaka, a parte le condizioni disastrose del manto stradale. Ieri non mi spiegavo come mai ci fossero parecchie lapidi lungo l’asfalto, oggi mi sono data una risposta. Praticamente ogni qualvolta incroci un’altro mezzo rischi di fare un frontale a causa del fatto che cerchi di evitare le buche, non oso immaginare fare questo percorso con la pioggia. Se fosse possibile, e lo è, le condizioni del manto stradale peggiorano e riusciamo a fare gli ultimi 50 km fino in frontiera in un’ora. Arrivo in frontiera kazaka all'una e immediatamente bisogna scendere in prossimità della prima sbarra e chiedere al soldato di guardia di darti un bigliettino di carta sul quale appunta il numero di targa ed il numero delle persone a bordo. E adesso inizia la tiritera!!! Ma siamo fortunati e in meno di ½ ora riusciamo a passare tutti i controlli. Arrivo primo posto di controllo russo ore 12.25 (abbiamo guadagnato un’ora) dove ci consegnano dei moduli da compilare e dei tagli andini rossi. Credevamo di dover prendere una chiatta per attraversare il fiume, invece adesso ci hanno costruito un ponte. Dopo qualche chilometro arriviamo in frontiera e anche qui siamo fortunati perché superiamo sia il controllo passaporti che quello doganale in poco tempo, ci sono delle convenzioni tra Russia e Kazakistan che agevolano il passaggio. E siamo in Russia ore 12.50, praticamente non abbiamo perso neanche un minuto!!! Proseguiamo verso Astrakan in maniera tranquilla e, dopo una pausa pranzo consumata in cellula con un caldo asfissiante, proseguiamo in direzione Volgograd su strada rossa. Niente da segnalare durante tutto il percorso, la solita noia, il solito caldo, il solito piattume paesaggistico. Verso le 18.30 iniziamo la ricerca di un tir parking ma, sfortunatamente, non lo troviamo. È quasi buio sembra che si stia avvicinano un temporale, quindi, i guidatori sopraffatti dalla stanchezza, decidono di fare campo libero. Usciamo dalla statale e prendiamo una pista che ci conduce nelle immediate vicinanze del fiume Volga. Ci fermiamo e veniamo immediatamente assaliti dalle zanzare, cerchiamo di non curarcene e inizio a preparare la cena. Ma, sempre a causa delle condizioni atmosferiche, siamo costretti a finire di far cuocere la pasta e a consumare la cena in cellula. Intanto che gli altri mangiano io ne approfitto per lavare pentole e piatti e per sistemare l’auto prima che si scateni il temporale. Fortunatamente la direzione del vento impedisce che ciò accada e noi ci gustiamo vodka e cioccolato fuori in santa pace, le zanzare sono sparite. A letto alle 22.30.

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47° giorno martedì 26 agosto 2014
Km 379469
Mi sveglio verso le 4.45 dal russare di Ezio ma soprattutto dal suono dei tuoni e dalla luce dei lampi. Sveglio immediatamente Ezio e, al buio e con un forte freddo, chiudiamo in fretta e furia la tenda. Visto che il temporale sembra volerci risparmiare anche oggi, ne approfittiamo per sistemare decentemente il boss, per caricare cartografie sul garmin e per controllare l’olio del differenziale che continua a preoccuparci da quando abbiamo fatto riparare il supporto del puntone sul ponte. Alle 6.30 siamo pronti per partire, ma naturalmente dobbiamo aspettare Maurizio e Ivana che si sono appena svegliati. Partenza ore 7.00 direzione Volgograd. La raggiungiamo alle 9.00 e andiamo subito in supermercato per fare ulteriore incetta di vodka e per acquistare anche salmone e caviale e anche qualcosa per i prossimi giorni per non doverci più fermare da nessun’altra parte. A proposito, dimenticavo di dire che piove, la prima pioggia dopo più di 40 giorni. Riprendiamo la nostra corsa verso casa direzione Ucraina. Speriamo di riuscire a passare la vecchia Stalingrado in breve tempo, e invece ci impieghiamo quasi 2 ore per farlo. Un po’ causa traffico intenso, niente a che fare con Istanbul ma non male neanche qua, un po’ perché la viabilità è un po’ modificata rispetto alle mappe in nostro possesso. La direttrice verso Mosca, la M6, non è in buone condizioni e in più la sfilza di camion da superare sembra non avere fine. Dopo la solita pausa pranzo, continuiamo a macinare più chilometri possibili e a superare più camion possibili. La noia si alterna ad attimi di puro panico nel momento che si superano gli altri, o che veniamo superati da loro, o da coloro che, superando le auto nella loro direzione, invadono costantemente la nostra corsia. L’unica nota positiva è che la temperatura si è notevolmente abbassata e quindi riusciamo a stare dentro l’abitacolo coi finestrini chiusi e senza fastidiosi rumori. Ci fermiamo dopo qualche ore perché, fermo lungo la direttrice opposta, c’è un camion con targa polacca e il camionista è all’interno intento a riposare. All’autista chiediamo informazioni sul percorso che ci conviene fare, ossia o dall’Ucraina o dalla Bielorussia. Lui ci dice che non è consigliabile passare dall’Ucraina per via dei “banditi” e, questa informazione, è in netto contrasto rispetto a quella avuta da un camionista ucraino trovato in un distributore qualche giorno fa. Insomma quando verso le 19.30 ci fermiamo per fare campo non abbiamo ancora preso una decisione. L’unica decisione che prendiamo è quella di non dormire più in tenda ma in macchina per due principali motivi. Il primo la “sicurezza”, se dormiamo in macchina possiamo partire velocissimamente anche senza aver bisogno di risistemare l’interno dell’auto, la seconda è il freddo, che già da ieri si fa è fatto decisamente più intenso. Siamo passati da 48° a 10° in un giorno. Mentre Ivana ci prepara la cena, io ed Ezio smontiamo e rimontiamo il Boss, un lavoraccio che facciamo in un’ora quasi al buio e con un freddo bestia. Niente doccia neanche oggi e quindi, consumata la cena all’interno della cellula, ce ne andiamo direttamente a letto, senza vodka o aperitivo. La partenza la fissiamo per le 7.00 del mattino, abbiamo necessità di recuperare più tempo possibile considerato che siamo già parecchio indietro rispetto al nostro rollino di marcia.

48° giorno mercoledì 27 agosto 2014
Km 380031
Stranamente nottata tranquilla, credevo che il freddo non ci avesse consentito di dormire decentemente, a parte il fatto che mi sono dovuta alzare verso le 2.00 per fare pipi. Stasera niente coca per cena che a me sortisce effetto diuretico. Mi alzo definitivamente alle 5.30 e, cercando di non svegliare Ezio, svolgo i miei compiti mattutini. L’unico inconveniente di dormire in jeep è quello di non poter fare quasi nulla finchè Ezio non si alza. Passo la ½ ora che mi separa dal dare la sveglia a tutti scrivendo questo diario scomodamente seduta sul sedile passeggero. Partenza ore 7.20. Non c’è molto da segnalare a parte il fatto che riusciamo ad incrociare un camionista ucraino che ci dice che la situazione verso il nord del paese è tranquilla. Quindi decisione presa si passa dall’Ucraina!! Il freddo è pungente piove e spira un forte vento. Ma quello che mi infastidisce maggiormente è che all’ora di pranzo, per colpa della voglia di pane di Ezio, mi tocca mangiare quello che ho soprannominato il “pasto del camionista”. Mi spiego: Ezio era preoccupato del fatto che a pranzo non ci fosse pane a sua disposizione, e, durante la sosta in cui abbiamo chiesto informazioni al camionista fermo in una specie di ristorante, chiede 2 pagnotte di pane. Il problema nasce dal fatto che non sa come si dice pane in russo e la cameriera capisce che desidera 2 porzioni del pasto comunemente ingurgitato dai camionisti di passaggio. Sinceramente ad Ezio gli era venuto un forte dubbio nel momento che alla cassa gli hanno chiesto bel 10 € per 2 “pagnotte”, ma la sua ingordigia non gli permette di tirarsi indietro. Morale della favola paga 500 rubli per una quantità industriale di cipolla con pezzi di pollo e qualche pezzo di pane. Beh!almeno il pane c’era!!!! La puzza di cipolla invade immediatamente l’abitacolo, dà noia anche a me che di solito non ho di questi problemi col bulbo tanto odiato da Ezio. Fortunatamente manca poco all’ora di pranzo, durante il quale abbiamo intenzione di disfarci del fardello. Tutti consumano il pasto comodamente seduti al calduccio in cellula, mentre la sottoscritta è costretta a farlo al freddo e al gelo seduta scomodamente in macchina, per evitare che anche nella cellula si diffonda il fetore. Il vero problema comunque si fa strada circa ½ dopo la consumazione del “pasto del camionista”quando inizio faticosamente a digerire il lauto pasto. Bevo quantità industriali di coca light e acqua gassata, che sicuramente allevia le mie difficoltà digestive, ma che sortisce anche l’effetto di farmi ruttare come un camionista. Quando, dopo circa un paio d’ore, ci fermiamo a fare gasolio, Ezio si innonda del puzzolente liquido, così adesso oltre al puzzo di cipolla stantio, oltre ai miei rutti alla cipolla mista a carne si aggiunge anche il fastidioso olezzo di gasolio. Nonostante il freddo pungente viaggiamo coi finestrini aperti. MY 1 GIOIA!!! Come direbbe qualcuno. A circa 10 km dal confine facciamo l’ultimo rabbocco di carburante ( in Russia il gasolio costa circa 66 cent) e alle ore 18.05 siamo a Gorodisje, dove non troviamo fortunatamente code di auto in attesa di attraversare il confine, ma, in compenso, troviamo una poliziotta che ci mette un sacco di tempo solo per inserire i dati dei nostri passaporti sul suo computer. Poco male, alle 19.05 riusciamo ad uscire dalla Russia e arriviamo al primo controllo ucraino. L’atmosfera cambia di colpo, ogni soldato, e ce ne sono parecchi e tutti armati sino ai denti, e ogni addetto non accennano mai un sorriso, anzi gli sguardi ed i gesti sono molto perentori. Passiamo abbastanza agevolmente i controllo passaporti, i casini li abbiamo al controllo doganale. Con modi bruschi, per usare un eufemismo, controllano praticamente tutto l’interno del Boss, facendoci un sacco di storie per le 4 bottiglie di vodka che non siamo riusciti a nascondere, fortunatamente la quantità più considerevole è ben nascosta in mezzo ai vestiti puliti e alla roba sporca, e, per la prima volta in vita nostra, ci fanno aprire anche l’air camping. Di grazia che su non abbiamo nascosto niente, abbiamo solo vestiti puliti che abbiamo messo su per far posto alle stecche di sigarette. Alla cellula di Ivana e Maurizio non va certo meglio, anzi viene messa letteralmente sotto sopra e, hanno seri problemi a far passare le bottiglie di prosecco ancora in loro possesso. Infatti sembra che non si possono esportare più di quattro bottiglie di alcolici a testa. Dopo discussioni, cercando di spiegargli a gesti che le bottiglie si sono otto ma considerato che siamo quattro persone alla fine sono solo due a testa e quindi perfettamente in linea col regolamento, ci fanno altri controlli. A differenza di tutti gli addetti di tutti i confini che abbiamo superato in cui ci chiedevano di aprire cassetti o scomparti e in cui non hanno mai messo neanche un dito all’interno dei vari scomparti, questi “buoni” soldati fanno e toccano tutto senza mai chiedere il permesso. Credo più per sfinimento, per il fatto che noi non riusciamo a capire cosa ci chiedono e loro non riescono a spiegarsi al meglio, i “buoni” soldati ci lasciano passare. Consegniamo il foglietto, datoci al primo posto di blocco, all’ultimo sbarramento che incontriamo e alle 19.50 siamo in Ucraina. WELLCOME!!!!! A pochi metri dal confine ci fermiamo per consentire ad Ivana di sistemare alla meno peggio le loro cose all’interno dei gavoni e nel frattempo Ezio chiede ad un camionista turco, fermo ad aspettare il suo turno per poter passare in Russia, se in zona ci sono tir parking. Lui a gesti e in turco ci dice che a circa 10 km dal confine ce nè uno. Ci fiondiamo, ma riusciamo a trovare solo un motel fatiscente. Fermato un altro camionista ci dice che a 100 km ce né uno. 100 km!!! Va beh! piuttosto che fare campo libero in questo posto dimenticato da Dio, decidiamo di farci questi 100 km per poi dormire almeno in tranquillità, abbiamo ancora tra le orecchie la parola detta dal camionista polacco “banditi”. Ma stavolta la fortuna è dalla nostra parte, perche circa 10 km dopo c’è un tir parking. Mi sa che Ezio e Maurizio anziché 10 hanno capito 100….la stanchezza può giocare brutti scherzi. Ovviamente ci fermiamo e, sempre a gesti, diciamo al gestore che vogliamo passare la notte qua ma che abbiamo solo euro. Lui, gentilmente, ci dice che si informerà su quanto chiedere in euro ma che intanto potevamo parcheggiare e farci una doccia. Non ce lo facciamo ripetere due volte e, afferrati i vestiti di ricambio e gli accappatoi, corriamo verso le docce, Usain Bolt avrebbe fatto fatica a starci dietro!! A differenza del tir parking sporchissimo, troviamo docce e bagni pulitissimi e questo ci consente di farci una delle docce migliori di tutta la nostra vacanza. Dopo essermi asciugata i capelli, messo a bollire l’acqua per la pasta e aspettando che sia pronta, stappiamo una bottiglia di prosecco alla faccia del “buon”soldato ucraino. Abbiamo anche, dopo parecchi giorni, connessione internet e ne approfittiamo per aggiornare i nostri cari sulla situazione. Dopo cena, anche se stanchi, ci scambiamo le foto e i video fatti in questi giorni e stremati, ma decisamente più puliti, andiamo a letto a mezzanotte passata.

49° giorno giovedì 28 agosto 2014
Km 380570
Mi sveglio di notte per fare pipi e mi prende un colpo. Ci sono due pastori tedeschi che mi girano intorno con aria molto poco socievole, evidentemente il custode li ha mollati subito dopo che siamo andati a dormire. Cerco di stare calma, cosa non semplice, e di “comunicare” con loro, anche perché sono costretta a pisciare in mezzo ai nostri automezzi mentre loro continuano ad aggirarsi con fare minaccioso. Sono stati i tre minuti più lunghi di tutta la mia vita. Ci svegliamo tutti alle 6.00, dimenticavo di dire che al nostro ingresso in Ucraina abbiamo guadagnato un ora. Non riusciamo ad utilizzare i bagni del tir parking, ieri sera la doccia l’abbiamo fatta nel motel adiacente, anche Ezio si rifiuta di entrarvi, il che la dice lunga sulle condizioni igieniche in cui versano, e quindi in velocità facciamo colazione e espletiamo i nostri “doveri” mattutini subito dopo aver preso la statale in direzione Kiev, che dista circa 300 km. Le strade sono in condizioni perfette, almeno quelle che noi percorriamo, alla faccia del camionista polacco che ci aveva detto che in Ucraina non c’erano strade degne di questo nome. Fortunatamente non lo abbiamo preso in considerazione anche perché, per evitare di allungare ulteriormente i giorni del viaggio, volevamo evitare di fare il giro dalla Bielorussia. Sinceramente, sia dalle notizie giornalistiche sia da alcuni commenti sentiti per strada, pensavamo che la situazione fosse più grave. Invece, tempo a parte purtroppo piove, l’Ucraina si sta rivelando piuttosto ben tenuta e tranquilla. Mi auguro che questo status resti invariato. Arriviamo a Kiev verso le 12.30 e ci mettiamo circa un ora per attraversarla, anche se bisogna considerare i circa 20 min. per fare il bancomat. Nell’immediata periferia della città, città neanche troppo caotica posta sulle rive del fiume Dnepr e sicuramente meritevole di essere visitata, ci fermiamo per sosta pranzo presso un distributore di benzina. Causa pioggia siamo costretti a mangiare in cellula. Stiamo tutti rimpiangendo le birre gelate e i pasti consumati al caldo sole del deserto. E via nuovamente a macinare più chilometri possibili. Le strade sono in ottime condizioni e, in tratti anche lunghi, li troviamo anche a due corsie e questo facilità parecchio il sorpasso degli innumerevoli camion che incontriamo. Verso tardo pomeriggio, uno spiacevole episodio. In uno dei molteplici posti di controllo sulla circolazione stradale, tutti dotati di tele laser, Maurizio viene fermato per eccesso di velocità. Sinceramente nessuno di noi aveva notato il cartello col limite di 50 kmh, scopriremo in seguito che, sia l’autostrada che le statali ad una corsia quando attraversano i paesi i limiti da 90 kmh passano automaticamente ai 50 km/h. Contestata la multa, Maurizio se la cava con 250 grivnie, circa 13 €, di “mazzetta”. Sinceramente non è tanto la cifra irrisoria pagata, di certo 13 euro non spostano la vita, ma è il metodo usato che “urta”. Nel frattempo che eravamo fermi a contrattare il “pizzo”sono passate parecchie macchine che di certo non rispettavano il limite di velocità imposto in quel tratto. Ancora infastiditi dall’episodio, continuiamo a macinare chilometri, vogliamo abbandonare questo posto il più in fretta possibile. Verso sera inizia la spasmodica ricerca di un tir parking, non ce la sentiamo di fare campo libero neanche stasera visto la situazione del paese. Lo troviamo a circa 150 km dal confine polacco, se possibile ancora più brutto e squallido di quello di ieri sera, ma non ci importa, siamo al sicuro. Paghiamo 20 grivnie a macchina, un po’ più di un euro, e Ivana prepara la cena in cellula, il freddo non mi consente di cucinare all’esterno. Io stasera abbandono la compagnia subito dopo aver bevuto una tazza di brodo caldo, dall’Italia le notizie non sono buone, lavorativamente parlando, e io non riesco a risolvere niente da questo stramaledetto posto, che spero sia stato solo momentaneamente dimenticato da Dio, e questo mi infastidisce parecchio. Odio essere impotente, di conseguenza, considerato il mio umore nero, non sono certo di compagnia, preferisco continuare a rodermi all’interno del Boss. Abbiamo anche connessione internet quindi “wazzappo” con mia sorella in attesa che Ezio arrivi a dormire. Cosa che non avviene troppo tempo dopo, è veramente stanco dopo le 12 ore passate alla guida.

50° giorno venerdì 29 agosto 2014
Km 381320
Anche stanotte mi tocca alzarmi per fare pipi, l’unica differenza rispetto a ieri è l’assenza dei pastori tedeschi, per il resto, il freddo e il disagio di doverla fare in mezzo ai tir, è il medesimo. Ore 6.30 tutti svegli per cercare di partire il prima possibile, cosa che avviene verso le 7.30. Pochi km dopo ci fermiamo a fare gasolio e, considerato che siamo a circa 70 km dal confine e che ci avanzano soldi dai conti fatti per il consumo del gasolio, ne approfitto per comprare ancora 2 stecche e ½ di sigarette e qualche bottiglia di coca light. Per la cronaca le sigarette qua costano meno di un euro, a saperlo prima avrei fatto incetta qua di stecche, spero solo che siano “fumabili”. A circa 10 km dal confine con la Polonia ci fermiamo per l’ultimo rabbocco di gasolio. Arrivo in confine ore 10.30, stavolta ci mettiamo solo un ora a passare i controlli e non per colpa dei “buoni” soldati, i controlli sono molto più approssimativi rispetto all’ingresso in Ucraina, ma a causa della lunga coda di vetture. Comunque ore 10.30, ora polacca, abbiamo guadagnato l’ultima ora rispetto al fuso italiano, siamo in comunità europea. Un vero sollievo. Passiamo anche i controlli passaporti e doganali polacchi e da adesso in poi saremo liberi di circolare senza più nessuna frontiera che ostacoli il nostro cammino verso casa. Altro respiro si sollievo! Prendiamo direzione Rzeszow-Cracow. Ci fermiamo in un’area di sosta perfettamente attrezzata e pulita, bagni compresi, per mangiare. La temperatura ci consente di farlo fuori nei tavoli già attrezzati. Finita la consumazione del pasto, continuiamo la nostra marcia di avvicinamento al suolo natio. Le autostrade si alternano a tratti di strade statali che, essendo parecchio trafficate, rallentano la nostra andatura. Ci capita di pagare solo due tratte di autostrada, ambedue poste presso Cracovia, per il resto è tutto gratuito fino al confine con la Repubblica Ceca, dove siamo costretti a pagare la vignetta con carta di credito, anche qui niente euro. Non avendo più problemi di trovare un tir parking, optiamo per guidare il più a lungo possibile e, di fare sosta notte, in uno dei tanti autogrill lungo l’autostrada. A circa 80 km da Brno, verso le 20.00, l’avanzare del buio e della stanchezza, ci fa desistere dal continuare e quindi ci fermiamo per l’ultima sosta notte di questo viaggio, almeno così si spera. Ivana prepara l’ultimo piatto di pasta per tutti, a parte me che opto di saltare la cena. Mangiamo in cellula e annaffiando il tutto con le ultime bottiglie di prosecco messe in frigo la mattina da Maurizio, sempre alla faccia del “buon”soldato. Siamo costretti ad utilizzare i bagni dell’area di servizio, non posso certo farla in mezzo al piazzale alla vista di tutti, che fortunatamente sono puliti. A nanna ore 22.30.

51° giorno sabato 30 agosto 2014
Km 381945
Nottata tranquilla, niente freddo ma molto umido. Ci alziamo ambedue alle 6.30 e sistemiamo tutto per l’ultima volta in questo viaggio. Da un lato non vedo l’ora di arrivare a casa, appropriarmi del mio bagno ma soprattutto per abbracciare lei mie meravigliose, splendide, fantastiche ragazze, dall’altro sono triste perché il viaggio sta finendo e così anche le ferie. La nostra voglia di “movimento” in giro per il mondo non è mai paga!!! Alle 7.20 affrontiamo gli ultimi 750 km circa di questo lungo percorso che ci ha permesso di assaporare momenti magici insieme a persone fantastiche come lo sono i nostri compagni di viaggio. Alle 9.00, al confine tra repubblica Ceca e Austria, compriamo la vignetta ,siamo a circa 70 km da Vienna. L’ultima sosta pranzo la facciamo presso un autogrill austriaco, dove tutti, a parte me, decidono di mangiare wurstel e crauti, ma si devono accontentare solo dei wurstel. Con i nostri compagni di viaggio ci salutiamo qui, loro si vogliono fermare per un riposino, mentre noi riprendiamo la via di casa cercando di non superare i 100 km/h per non consumare troppo gasolio. Neanche a farlo di proposito al primo autogrill italiano decidiamo di far l’ultima sosta per sgranchirci la gambe e per fumare una sigaretta, anche in questo viaggio non ho mai fumato all’interno del Boss, e chi ti incontriamo? Ivana e Maurizio intenti a gustarsi un gelato. Ah!il destino…. Comunque è una pausa breve, giusto il tempo per altri saluti, e poi via ognuno per la sua strada. I cartelli lungo l’autostrada ci consigliano di uscire a Udine nord per via dei 16 km di coda e noi, ovviamente, non rischiamo di imbottigliarci nel traffico negli ultimi chilometri che ci separano da casa e quindi usciamo dall’autostrada. Ore 17.30 finalmente casa, finalmente pulizie finalmente DOCCIA, letteralmente in quest’ordine. Infatti, subito dopo avere coccolato il Thor, che ci fa un mucchio di feste, ci mettiamo a scaricare il Boss e inizio a fare lavatrici a nastro e a sistemare tutto. La sera ci raggiungono le ragazze per fare due chiacchiere e per fare i primi commenti su quest’avventura durata per Ezio quasi due mesi per me “solo” 30 giorni. Dopo la chiacchierata con la mie ragazze, e in attesa che l’ennesima lavatrice possa essere stesa, ho pensato di continuare a scrivere le conclusioni di questo viaggio. Conclusioni assolutamente personali. Quello che posso dire è che non è stato sicuramente il “viaggio” della mia vita, nel senso che sia i posti visitati, sia le persone incontrate lungo i tanti chilometri, son mi sono o saranno rimasti nel cuore. Ovviamente con qualche eccezione. Il Mangistau, con i suoi colori le sue atmosfere i suoi silenzi, meriterebbe di essere attraversato nuovamente, anzi sono stati troppo pochi i quattro giorni che avevamo a disposizione per visitarlo. Come le tre città kazake, Samarcanda Bukhara Khiva. Per il resto non affronterei nuovamente tutti i disagi di questo lungo viaggio. Per quanto riguarda, invece, i nostri compagni di viaggio, affronterei in loro compagnia un altro viaggio. Si è visto in tante, innumerevoli situazioni, sia di disagio, sia durante alcuni spiacevoli “incidenti”, la loro pazienza, la loro sicurezza nell’affrontare i problemi, la loro esperienza, ma, soprattutto, la loro simpatia. Seriamente mi auguro che nei prossimi anni potremmo avere ancora l’onore di poter viaggiare in loro compagnia. Vi assicuro non è la solita sviolinata di fine viaggio, ma la pura e semplice verità. Se ciò non dovesse succedere, sono sicura che i loro prossimi compagni di avventura saranno molto fortunati, si troveranno accanto a persone use a questo tipo di viaggio e molto competenti. Per quanto riguarda Ezio, sono rimasta colpita dal fatto che, anche senza il mio supporto in cucina, se la sia cavata egregiamente. Era il suo unico limite, per tutto il resto sapevo già che, le difficoltà, i disagi, il saper risolvere tutti i problemi con la massima calma e competenza, non lo avrebbero certo ostacolato. Beh!! Che altro dire. Sono arrivata da poche ore in Italia è già non vedo l’ora di ripartire. In ogni caso sono felice di essere ritornata nel posto dove ci sono i miei affetti più cari e che io chiamo CASA!!! A letto verso le 2.00, sicuramente molto pulita, ma anche più triste, tra due giorni si torna a lavorare. Sigh!!!!

chilometri FINALI 382652



Ora un appunto anche da parte mia.
Un particolare ringraziamento ad Ivana che mi ha sfamato per un mese, senza di lei avrei patito sicuramente la fame. Chi non mi ha fatto morire di sete invece è stato Maurizio che con la sua cambusa stracolma di prosecco (ed altro) ha contribuito a far trascorrere delle splendide serate.
Per ultima ma non ultima Tiziana che con il suo arrivo mi ha sollevato il morale condividendo i magnifici luoghi che abbiamo visitato.
I chilometri percorsi risultano 16.545 ma in verità mi sono accorto, tramite il navigatore satellitare, che il contachilometri segna il 3 % in meno, quindi i km percorsi sono poco più di 17.000.

Questo diario di viaggio può risultare sicuramente di lunga lettura, ma per chi lo ha vissuto,vi assicuro, sarà un piacere ogni volta che si rileggerà. Le fotografie sono riportate come sono state scattate e cioè senza modifiche o aggiustamenti vari.

Ora un piccolo appunto per chi vorrà visitare qui stupendi Paesi.

moneta:
Repubblica Ceca: Corona Ceca (1 € = 27,1 KC)
Polonia: Zloty (1 €= 3,98 Zloty)
Lituania: Litas (1 €= 3,46 Litas)
Lettonia: Euro
Estonia: Euro
Russia: Rublo (1 € = 45,5 rubli)
Kazakistan: teng (1 euro= 241,05 teng)
Uzbekistan: Som (1 euro=3163 Som)
Ucraina: grivnie (1 euro=17 Grivnie)

gasolio:

Repubblica Ceca: 1,44 €/lt
Polonia: 1,35 €/lt
Lituania: 1,29 €/lt
Lettonia 1,294 €/lt
Estonia 1,279 €/lt
Russia: 0,73 €/lt
Kazakistan: 0,47 €/lt
Uzbekistan: è difficilissimo trovare gasolio, qui i mezzi sono alimentati quasi tutti a gas (compresi i mezzi pesanti). Se si trova qualcosa al mercato nero il costo si aggira sui 1,40 €/lt
Ucraina: 0,95 €/lt

autostrada:
Austria: 11 € + vignetta (8,50 €)
Rep. Ceca: vignetta (17 €)
Polonia: gratuita

sigarette a pacchetto (Malboro, Camel):
in Russia 1,91 €
in Kazakistan circa 1 €
in Ucraina poco meno di un euro

Tir Parking:
Russia 1 o 2 € + 2 o 3 € per bagni e doccia

fuso orario:
Lituania: 1 ora
Russia: 1 ora
Kazakistan (confine con la Russia): 1 ora
Kazakistan (verso il lago Aral): 1 ora
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Messaggioil 18/09/2014, 8:09

fichi ma che meraviglia!
complimenti per tutto! :D
As slow as possible, As fast as necessary
sergio977
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Messaggioil 18/09/2014, 9:20

Ciao, Rommel. Complimenti per il viaggione, eh :D Grazie molte per il testo. Ora me lo leggo bene.
Mi dici qualcosa sulla preparazione specifica (curata sino a poche ore prima della partenza) del Toy? Metti una foto, please.
Non ho capito come mai, giusto in mezzo al deserto, avevate poca acqua.
Per il carburante extra nessun doganiere v'ha fatto problemi, se ho letto bene. Giusto?
Molti complimenti alla tua signora: ottima cuoca, ottima navigatrice e ottima memorialista. :D
Complimenti pure al Toyota...
Mi pare che il prosecco sia stato un protagonista :D :lol:

Saluti! G
GEN
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Messaggioil 18/09/2014, 9:38

Azzz...
Tratorin
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Messaggioil 18/09/2014, 12:41

Complimenti per il viaggio e un grazie per il diario e le informazioni.
n.b. esprimo solo un'opinione... don't worry... be happy!
Crivelli
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Messaggioil 18/09/2014, 13:59

GEN ha scritto:Ciao, Rommel. Complimenti per il viaggione, eh :D Grazie molte per il testo. Ora me lo leggo bene.
Mi dici qualcosa sulla preparazione specifica (curata sino a poche ore prima della partenza) del Toy? Metti una foto, please.
Non ho capito come mai, giusto in mezzo al deserto, avevate poca acqua.
Per il carburante extra nessun doganiere v'ha fatto problemi, se ho letto bene. Giusto?
Molti complimenti alla tua signora: ottima cuoca, ottima navigatrice e ottima memorialista. :D
Complimenti pure al Toyota...
Mi pare che il prosecco sia stato un protagonista :D :lol:

Saluti! G



Bhe GEN solo perchè me lo chiedi, non vorrei essere bannato per aver postato foto di un Toy :mrgreen: :mrgreen:
Innanzi tutto il problema acqua: quando abbiamo fatto il carico ero da solo ed ho potuto portare solo sue confezioni da sei bottiglie (più quella che avevamo già nel mezzo). mi ero ripromesso comunque che successivamente ne avrei acquistata altra (cosa che poi non è successa causa mancanza di negozi). Comunque il buon Maurizio mi aveva offerto più di una volta dell'acqua ma, pensando che poteva servire anche a lui, non ho accettato. Comunque alla disperata era rimasta una buona scorta di vino :mrgreen:

Il Toyota l'ho acquistato la scorsa estate ma è rimasto fermo parecchi mesi in quanto l'ho smontato tutto (e dico tutto!!), riverniciato, montato snorkel, cancello porta ruota, serbatoio aux ecc... Poi ho incominciato con l'allestimento interno che si è protratto più del previsto. ora mi manca solo di installareil serbatoio dell'aria (due tubi sottoporta) ed alcune altre cose.

IMG_2096.JPG


ora posto alcune foto relative all'allestimento. Premetto che il serbatoio ausiliario del gasolio ha 200 lt di capienza e quello dell'acqua 100 lt.

SAM_2697.1.JPG


SAM_2713.JPG


SAM_2707.1.JPG


SAM_2714.JPG


SAM_2721.JPG


SAM_2701.1.JPG


SAM_2703.1.JPG


SAM_2704.1.JPG


SAM_2699.1.JPG


SAM_2700.1.JPG
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Messaggioil 18/09/2014, 14:07

SAM_2719.JPG


SAM_2717.JPG


SAM_2710.1.JPG


SAM_2698.1.JPG


Spero che queste foto possano essere di spunto per qualche modifica che vorrete apporre ai vostri amati Land :mrgreen: :mrgreen:
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Messaggioil 18/09/2014, 15:48

WOW!!!

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Messaggioil 18/09/2014, 15:56

Favoloso.

Un po' il giro che vorrei fare io, ma con andata da Turchia ed Iran.
A marzo ho fatto 3000 km in Iran (non con il mio mezzo), ed è un paese favoloso e sicuro al di la di quello che si sente in occidente.
Un po' di burocrazia per l'importazione temporanea dell'auto, ma non di più di tanti altri paesi.

Ancora complimenti, anche per il diario di viaggio ottimamente dettagliato.
Mau
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Messaggioil 18/09/2014, 16:40

Wow, Ezio. 8-) Che bello il commutatore del serbatoio-gasolio e la pompetta a zampate! ;) Mi piace molto anche la macchina (quella accanto, scherzo... :D :lol: )

Complimenti ancora. Va...Mi stampo anche il Toy e leggo e guardo... ;)

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