il 01/11/2015, 23:39
Come richiesto da Giba mi accingo a scrivere qualche parola sul bellissimo viaggio fatto in allegra compagnia per scattare qualche foto in Etiopia. Come in tutti i viaggi ci sono stati momenti bui come quando all'arrivo ad Addis ci siamo sentiti dire che la macchina prenotata con largo anticipo non c'era e momenti fantastici passati intorno ad un tavolino a cazzeggiare davanti ad un piatto di improbabili spaghetti al sugo. Ma andiamo con ordine.
Incontro i miei compagni di viaggio direttamente sull'aereo a Fiumicino, l'unico terrone sono io e subito Daniele si presenta versandomi addosso un te bollente con il risultato di ustionarmi una chiappa e farmi proferire espressioni non proprio carine nei confronti di " questi c..zo di leghisti che vengono a rompere i coj..i a Roma". Però poi il viaggio prosegue tranquillamente fino ad Addis. Recuperati i bagagli raggiungiamo tranquillamente l'albergo nella cui hall riesco a farmi, questa volta in maniera del tutto autonoma , una bella doccia con una limonata preventivamente agitata da qualche burlone. Passato lo sconforto causato dalla notizia della non disponibilità dell'auto, ( cosa risolta fortunatamente in brevissimo tempo dal titolare dell'agenzia ) andiamo in un fornitissimo supermercato per integrare le scorte alimentari portate dall'Italia. Poi cena allo " Juventus club "e a letto per recuperare la notte trascorsa in aereo. La mattina successiva si carica la macchina e si affronta il caotico traffico in uscita da Addis. L'auto è molto comoda e non potrebbe essere altrimenti, è un Toyota 200. La strada per Jimma è abbastanza monotona e trascorriamo il tempo parlando di fotografia con Giba che comincia a darci le prime indicazioni per riuscire fare delle foto accettabili. L'autista è molto bravo, ha un solo difetto: percorre tutte ma dico tutte le curve contromano. Giba è leggermente preoccupato e dopo un po' fa fermare la macchina e mi cede il posto a fianco del guidatore (occhio non vede, core non duole). Io abituato alla guida leggermente indisciplinata di Roma ed essendo molto fatalista non faccio molto caso a come vengono prese le curve e perciò la conversazione prosegue tranquilla per tutta la prima tappa.
La mattina successiva appena lasciata Jimma finisce l'asfalto e cominciamo a viaggiare sulla terra rossa anzi nel fango rosso perché, malgrado le rassicurazioni di altri viaggiatori ( Le piogge sono finite e fa un caldo terribile) piove e non fa neanche caldo. La pista scorre fra le prime foreste con infiniti saliscendi, non facciamo altro che salire a 2500 m. e ridiscendere a 1800 m. Incontriamo i primi babbuini ed in lontananza intravediamo le scimmie di Colombo bianche e nere. Le macchine fotografiche si arroventano ma i risultati e i nostri entusiasmi vengono tutti stroncati sul nascere dal Maestro che inizia a pontificare: e su, e giù, e i fili, e i pali, insomma ...due palle...Proseguiamo cosi fino a Mizan Teferi.
Trascorsa la notte a Mizan Teferi la mattina di buon ora ci dirigiamo verso il villaggio di Tulgit. Durante la notte è continuato a piovere e la pista è diventata un mare di fango rosso. Attraversiamo, continuando il saliscendi del giorno precedente, sterminate piantagioni di tè e di caffè. Dopo una rapida sosta a Dima in una specie di ostello rialzato da terra per riuscire a mangiare senza essere immersi nel fango, raggiungiamo nel primo pomeriggio la nostra prima meta: il villaggio di Tulgit, dove c'è un posto di polizia presso il quale ci accampiamo. Approfittando di una breve interruzione della pioggia montiamo le tende e mettiamo ad asciugare i materassini al sole che è provvidenzialmente apparso in uno squarcio fra le nubi gonfie di pioggia. Facciamo appena in tempo a cenare che ricomincia a piovere. Tutti di corsa nelle tende ad ascoltare il rumore della tempesta che si sta abbattendo sulle nostre tende che fortunatamente si dimostreranno all'altezza della situazione. La pioggia ci farà compagnia per tutta la notte ma al mattino come per incanto cesserà, perciò rapido caffè e iniziamo a visitare il villaggio accompagnati dalla "Local Guide ". Giba non viene e ci aspetta presso le tende. Il giro si rivela essere una delusione, visitiamo poche baracche insignificanti infangandoci fino alle ginocchia per fare poche ed inutili foto.
Nel frattempo Giba aveva cominciato a fotografare comodamente seduto su di uno sgabello scegliendosi i soggetti. E questa è stata la prima lezione!
Nel pomeriggio abbiamo seguito il metodo Giba e grazie ai suoi consigli ed approfittando delle interruzioni della pioggia siamo riusciti a fare degli scatti decenti.
Nei prossimi giorni il seguito, nel frattempo qualcuno, tanto per non far nomi "Daniele", potrebbe inviare qualche foto.
Grazie