30/07
Giornata di riposo, Fra è in lenta ripresa, Lo che la sera prima per festeggiare la sua rapida quanto miracolosa guarigione era venuto a mangiare fuori con me e sconta l'azzardo con una ricaduta.
Conosciamo il lavorante del campeggio un certo Mohammed, Malese che lavora li per poter pagare uno scafista che dovrebbe portarlo in Italia cerchiamo in vano di metterlo in guardia.
Nota di cultura:
Effettivamente in Mauritania tutti si chiamano o Mohammed o Hammed, sostanziale differenza rispetto al Marocco dove esiste anche il nome Hassan.
31/07
Francesco si è pressochè ripreso e Lo è sulla buona via, altro giorno di riposo quindi.
Al campeggio è arrivato la sera prima un tizio originario del Sahara Occidentale con il quale Francesco può fraternizzare (il vero obbiettivo del suo viaggio).
Il tizio è un Saharawi indipendentista che da bambino è saltato su una mina mentre cacciava gazzelle, ne porta ancora i segni (onestamente anche mentali).
Comunque ci spiega che è convinto che entro un anno si farà il famoso referendum e alla nostra domanda :"Come fai a esserne sicuro? sono 15 anni che aspettate!" risponde convinto:
"Perchè lo vogliamo! E se Dio vuole..."
Vabbè....
La sera Fra invita tutti a cena nel ristorante "buono" della città e scopriamo così che il Saharawi è completamente pazzo, diciamo che ne combina un po' di tutti i colori e ci copre di imbarazzo cercando di convertirci all'Islam davanti al cameriere che attende l'ordinazione (ma lasciamo perdere). Francesco però, dopo aver fatto il signore, alla fine paga con la cassa comune. Ah Fra ridacce i soldi!
Dopo cena prepariamo la macchina per la partenza del mattino seguente, sistemando il carico, riempendo taniche e serbatoio di Gasolio e potabilizziamo l'acqua dell'acquedotto.
Il Saharwi pazzo non smette di assillarci e vuole partecipare a tutti i costi alla preparazione, a fatica riusciamo a fermarlo.
1/08
La mattina presto ci mettiamo quindi in cammino per la "pista della ferrovia", il percorso che potete osservare sulla cartina che parte da Noudhibou e arriva ad Atar passando per Choum.
Ripercorriamo così gli ultimi km di asfalto della penisola e presto inbocchiamo la pista.
E' un tratto non molto percorso dai locali che per andare ad Atar usano l'asfalto ma ci sono alcuni piccoli villaggi lungo il percorso, la navigazione non è certo un problema perchè è sufficiente tenera la ferrovia alla propria sinistra (almeno fino a choum dove termina) e in generale non ci si allontana molto.
L'ideale per prendere un po' di confidenza, si ha inoltre l'occasione di ammirare il secondo treno più lungo del mondo.
Per pranzo ci fermiamo sotto uno dei rarissi alberi.
30/07
Giornata di riposo, Fra è in lenta ripresa, Lo che la sera prima per festeggiare la sua rapida quanto miracolosa guarigione era venuto a mangiare fuori con me e sconta l'azzardo con una ricaduta.
Conosciamo il lavorante del campeggio un certo Mohammed, Malese che lavora li per poter pagare uno scafista che dovrebbe portarlo in Italia cerchiamo in vano di metterlo in guardia.
Nota di cultura:
Effettivamente in Mauritania tutti si chiamano o Mohammed o Hammed, sostanziale differenza rispetto al Marocco dove esiste anche il nome Hassan.
31/07
Francesco si è pressochè ripreso e Lo è sulla buona via, altro giorno di riposo quindi.
Al campeggio è arrivato la sera prima un tizio originario del Sahara Occidentale con il quale Francesco può fraternizzare (il vero obbiettivo del suo viaggio).
Il tizio è un Saharawi indipendentista che da bambino è saltato su una mina mentre cacciava gazzelle, ne porta ancora i segni (onestamente anche mentali).
Comunque ci spiega che è convinto che entro un anno si farà il famoso referendum e alla nostra domanda :"Come fai a esserne sicuro? sono 15 anni che aspettate!" risponde convinto:
"Perchè lo vogliamo! E se Dio vuole..."
Vabbè....
La sera Fra invita tutti a cena nel ristorante "buono" della città e scopriamo così che il Saharawi è completamente pazzo, diciamo che ne combina un po' di tutti i colori e ci copre di imbarazzo cercando di convertirci all'Islam davanti al cameriere che attende l'ordinazione (ma lasciamo perdere). Francesco però, dopo aver fatto il signore, alla fine paga con la cassa comune. Ah Fra ridacce i soldi!
Dopo cena prepariamo la macchina per la partenza del mattino seguente, sistemando il carico, riempendo taniche e serbatoio di Gasolio e potabilizziamo l'acqua dell'acquedotto.
Il Saharwi pazzo non smette di assillarci e vuole partecipare a tutti i costi alla preparazione, a fatica riusciamo a fermarlo.
1/08
La mattina presto ci mettiamo quindi in cammino per la "pista della ferrovia", il percorso che potete osservare sulla cartina che parte da Noudhibou e arriva ad Atar passando per Choum.
Ripercorriamo così gli ultimi km di asfalto della penisola e presto inbocchiamo la pista.
E' un tratto non molto percorso dai locali che per andare ad Atar usano l'asfalto ma ci sono alcuni piccoli villaggi lungo il percorso, la navigazione non è certo un problema perchè è sufficiente tenera la ferrovia alla propria sinistra (almeno fino a choum dove termina) e in generale non ci si allontana molto.
L'ideale per prendere un po' di confidenza, si ha inoltre l'occasione di ammirare il secondo treno più lungo del mondo.
Per pranzo ci fermiamo sotto uno dei rarissi alberi.
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Misteriosamente da nulla come se si fosse teletrasportato appare un pastore a piedi che si siede affianco a noi!
Non potete immaginare lo stupore e l'incredulità, non vi è NULLA fin dove lo sguardo può arrivare!
Gli forniamo acqua e qualche scatoletta.
Lui non parla il Francese e forse manco la sua lingua, alla fine riusciamo però a capire che stà facendo pascolare dei dromedari (!?) ma quali ci chediamo noi?
Ci fa capire che se ascolti con attenzione nel vento puoi sentire un rumore che lui dice essere proprio dei dromedari! Che lo sia o meno non lo so, ma la storia è vera anche se sembra un mussa da film.
Il tipo ad un certo punto decide di andarsene dalle sue bestie e si mette in cammino verso il nulla.
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Cominciano tratti di dune molto basse e lunghe dove si passa tranquillamente in 2a lunga senza dover mettere il 4x4. E' comunque utile abbassare un po' la pressione per avanzare con maggiore facilità e non sforzare l'esuberante motore.
Incontriamo a pomeriggio inoltrato due td5 francesi mega attrezzati che sono fermi per problemi meccanici. Cerco di farmi spiegare e alla fine si capisce che ad uno dei due ogni tanto saltano le ridotte, stanno quindi tornando indietro a Nouadhibou per interpellare un meccanico. Sono inoltre in paranoia perchè hanno visto una goccina sotto il riduttore e pensano di essere senza olio
Naturalmente a fronte di mezzi mega preparati non hanno una chiave e non sanno dove stia il tappo del riduttore per verificare.
Anche se so che non centra niente per tranquillizzarli prendo le mie chiavi e mi sdraio sotto il 110 che ha solo una microscopica goccia! Gli dico che per me non perde e se si vuole tranquillizzare di dare un occhiata sotto l'88
Loro però insistono e gli mostro che l'olio c'è ed è a filo del tappo di riempimento. Gli dico inoltre che ho sentito che qualche volta il riduttore può saltare e che mi sembra una follia tornare in città per cercare il meccanico (tanto più che ho conosciuto il tipo in questione), ma niente da fare, vabbe...
Almeno ci offrono del buon Pastis, lo dico sempre: "Brave persone stì francesi!"
Li salutiamo e usciamo dalle pseudo dunette.
Incontriamo parecchi dromedari al pascolo o intorno ad un pozzo come in questo caso.
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Il tramonto è prossimo e all'inizio di un nuovo campo di ondulazioni sabbiose decidiamo di fare campo.
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Il cielo africano è magnifico, per darvene un idea guardate che foto riesce a fare Francesco con una normale digitale con zoom ottico 3x, purtroppo non posso pubblicarla tutta per la dimensione così ne ho ritagliato un pezzetto, peccato veramente perchè vederla in toto fa tutto un altro effetto.
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2/08
Ci svegliamo presto e ci mettiamo in marcia, siamo a circa 3/4 del cammino tra Nouadhibou e Choum.
Passiamo senza problemi altre serie di dune basse e lunghe che si alternano a campi di ciuffi.
Nella foto è ritratta la tradizionale pratica a cui si affidano tutti i viaggiatori delle sabbie, ci si inginocchia al cospetto dell'XS e si pratica il sacro rito dello sgonfiaggio
(Facciamo così contento Tratto che può ammirare in primo piano la targa FI

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Avanziamo sempre senza grossi problemi e senza dover scendere sotto la pressione di 1.5 atm.
Verso le 14 comincia un campo di dunette abbastanza ripide e non più alte di 3m tra cui vi sono piccoli e insidiosi catini.
Piombati nel primo sgonfiamo a 0.8atm, riesco a uscirne senza dover ricorrere alle piastre.
Poco dopo però non vi è scampo e arriva così il momento del collaudo delle piastre "Ciraniche" (10 kg l'una) costruite dal buon Lorenzo, funzioneranno? Ma certo vuoi che Cirani ci abbia detto una mussa!? E infatti così non è, sono pesanti quanto efficaci
Per due volte siamo costretti ad utilizzarle, infatti nei catini vi è un sottilissimo strato di sabbia riportata dal vento che rende impossibile distinguere il fech fech dalla sabbia normale.
Capita quindi che a distanza di 10 cm si sprofondi sino al polpaccio o si cammini tranquillamente!
Assumiamo così la seguente configurazione da battaglia: Io alla guida, Lo al mio fianco in stato vegetale e Fra che corre come un grillo tra dune e catini tastando il terreno e urlando indicazioni! Sotto il sole a piombo dopo due insabbiamenti e con 50 gradi! Ma come fa!? Ancora la scienza non è riuscita a spiegare come abbia fatto a non collassare per attacco cardiaco...
La tecnica di guida più redditizia sull'88 in questi casi è semplice ed essenziale: 2a ridotta a manetta e senza pietà.
Se si finisce in brevi tratti di fech fech si riesce a passare; ma è sulle dune che l'88 stupisce, si arrampica (anche grazie alle gomme) in aderenza come un gattone e il motore non si arrende sino alla soglia limite di 3 giri al minuto, spesso riesco a sdunare al pelo con una bella nube di gasoliaccio nero alle spalle (euro 5 naturalmente)
Per fortuna usciamo presto da questo tratto che affrontato alle due di pomeriggio ci ha provato discretamente, sdunata l'ultima fatica ci appare un immenso pianoro ed è sollievo per tutti.
Di questo episodio non abbiamo foto poichè eravamo impegnati già abbastanza, come potete immaginare. Nel corso della vacanza abbiamo però imparato a non dimenticare di documentare le situazioni difficili, quindi vi prometto che arriveranno anche foto un po' più spettacolari.
Cominciamo a navigare sul grande pianoro che è apparso davanti a noi
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