il 15/07/2014, 14:45
Gentili amici del Forum,
volevo mettevi a parte di un breve giro in Abruzzo che ho fatto nel 2012 durante la settimana di ferragosto. Vi premetto che sono un neofita del fuoristrada, dato che è soltanto da marzo che, grazie anche ad una serie fortunata di circostanze, sono riuscito ad acquistare un Defender 90 nuovo (il “camioncino” come lo chiama affettuosamente la mia signora, Francesca), che da tempo agognavo. Questo breve resoconto vuole anche essere un ringraziamento agli “amici” – perché tale mi hanno considerato, pur non essendoci mai incontrato di persona - del Clublanders Abruzzo, alla cui cortesia debbo alcune “dritte” che mi hanno aiutato non poco a trasformare l’iniziale programma, senz’altro più stradale, in un giro assai più divertente, che ci ha consentito sia di vedere posti nuovi, non preventivati, sia di raggiungere mete più turistiche ma da una prospettiva senz’altro più…”defenderistica”!:-)
Il giro nasce da due presupposti. Da un lato, infatti, volevamo rimanere sulla scia (..stavo per dire “filosofia”..ma è forse troppo pretenzioso…) che abbiamo inaugurato da circa due anni, ossia quella di distanziarci dalle mete turistiche classiche - ed affollate - per dedicarci alla scoperta della “piccola Italia” (…e si spera, con il tempo, della “piccola Europa”…): trend, quest’ultimo, che l’acquisto del Def. ha senz’altro definitivamente consolidato! Dall’altro, c’era la voglia di fare un poco di o.r. “in proprio”, dato che al tempo l’unica esperienza di qualche giorno che avevamo fatto era quella – peraltro molto divertente – di un giro in Corsica con un tour operator del settore. In tal senso, lo stimolo definitivo ad andare in Abruzzo è giunto dalla lettura, proprio sul numero di agosto di una nota rivista 4x4, di un bel road book, che prometteva di portarci ad alcune delle mete già adocchiate (S. Stefano di Sessanio, Roccacalascio, Gransasso) in o.r.
1° giorno
Dopo un viaggio intrapreso nel primo mattino, arriviamo al lago di Campotosto. Il luogo ci fa una certa impressione non soltanto per la grandezza insperata del lago, ma anche per la presenza davvero massiccia ed inaspettata di camper ed accampamenti di tende a bordo-lago. Decidiamo quindi, al momento, di visitare il vicino ed omonimo paese, dove ci procuriamo del cibo e dove, specialmente, osserviamo molte abitazioni “cerchiate” come botti da rinforzi di ferro: segni del terremoto che non ci aspettavamo di trovare così distanti da L’aquila e che ci hanno fatto comprendere quanto il sisma debba essere stato forte (…figurarsi che un amico abruzzese ci aveva sconsigliato di passare da L’aquila proprio perché – ci diceva – mette tristezza…). Finito il breve giro, decidiamo testardamente di mangiare sul lago, ma è solo dopo un lungo giro sulla circumlagunare che riusciamo a trovare un posticino all’ombra…tra due camper. Non molto soddisfatti della scarsa privacy, ci inoltriamo verso il lago sullo sterrato, sino a quando, dopo circa 200 mt, troviamo una bella radura, dove finalmente mangiamo…e schiacciamo anche un mini-pisolino.
Ripartiamo quindi nel pomeriggio per Pietracamela, un arroccatissimo e tipicissimo paesino incastonato sotto una montagna che ci piace veramente tanto. Prendiamo quindi un caffè nel bar della piazza centrale, dove alcuni locali ci consigliano la visita anche della vicina Prati di Tivo. Prima di ripartire, però, facciamo non solo la classica . Almeno, però, dai fornitissimi negozietti del posto abbiamo comprato una guida dell'Abruzzo davvero ben fatta, dato che le stampe da internet si stavano pericolosamente spandendo per tutto il Def.!:-)passeggiata per il centro ma anche un breve sentiero CAI che circonda il paese dall’alto, e che ci regala scorci montani molto suggestivi. Ci trasferiamo quindi a Prati di Tivo, rinomata località sciistica...che però in estate non ci colpisce molto
Fatta sera, riusciamo con il portatile a trovare, a pelo, un albergo a Isola del Gran Sasso, proprio davanti al santuario di S. Gabriele (…dimenticavo, pur essendo nella settimana di ferragosto, siamo partiti “wild”, senza prenotare nulla…). Ceniamo lì e poi visitiamo Isola, che ci regala un piacevole incontro con un gruppo di motociclisti, fiorentini come noi, i quali, tra un lazzo e l’altro sull’inaffidabilità dei mezzi “made in England” (..ma io ed il centauro con la Triumph ci siamo difesi alla grande dagli assalti dei japs!:-)), ci hanno declamato le meraviglie di Campo imperatore…verso il quale si pensava infatti di andare il giorno dopo…
2° giorno
Prima di ripartire da Isola, visitiamo i santuari di S. Gabriele, patrono dell'Abruzzo. Quello “vecchio” ci impressiona per il bel restauro fatto, mentre in quello nuovo rimaniamo attratti…dal Presepe d’agosto! Io, poi, noto – con commenti sarcastici di Francy (..ma guarda questo che va a notare…) che nella visita al santuario il precedente Papa viaggia in un 90 bianco scoperto…e non nel solito G!:-).
Raggiungiamo quindi Castelli, dove Francy dilapida buona parte del budget nell’artigianato locale, sebbene debba ammettere che si trattava di bei pezzi, che oggi fanno buona mostra di sé in casa!:-). Proseguiamo quindi verso Campo imperatore lungo una strada che, seppure asfaltata, si dimostra davvero suggestiva e che, sino all’ultimo, non lascia immaginare ciò che vedremo a breve: all’improvviso, infatti, svoltata una curva in discesa si apre davanti a noi l’enorme e stupendo altipiano del Gransasso, che ci offre davvero uno spettacolo stupefacente! Solo questo vale il viaggio, secondo noi! Arriviamo quindi allo storico “albergo del Duce” a Campo imperatore, che visitiamo nella sua elegante architettura anni 30 e ci pappiamo un bel po’ dei tipici arrosticini: una delizia della vista e del palato!
Nel pomeriggio ripartiamo verso Pescomaggiore per percorrere la prima parte del r.b. della rivista. Dato che era la prima volta che utilizzavamo uno strumento del genere, e forse anche perché ci siamo affidati al solo contaKm del Def., risultato non precisissimo, all’inizio gli errori e le incertezze ci hanno rallentato non poco, anche perché il primissimo tratto del r.b. ci portava in uno sterrato davvero stretto tra poderi coltivati, così che ogni cento metri eravamo a porci le fatidiche domande: “dove si sta andando”; ma non è che si va a casa di qualcuno, per di qui?” mah, sarà anche la strada giusta, però….. In ogni caso, dato che siamo arrivati alla prima meta, S. Stefano di Sessanio, si presume che la strada fosse quella giusta!:-). Visitiamo il borgo davvero ben conservato nella sua natura medioevale, eccetto che per la torre, purtroppo crollata. Volendoci avvantaggiare per la notte, e considerata anche la bellezza del luogo, ci informiamo presso l’”albergo diffuso”, davvero bello, che però si rivela inarrivabile per le nostre tasche. Come suggerito dal r.b., ripartiamo quindi per la visita a Rocca Calascio. Dobbiamo dire che il tramonto del sole su quei ruderi in posizione così caratteristica ci ha regalato una bellissima sensazione di libertà, che ancora oggi di tanto in tanto rievochiamo: non ci sono parole, davvero, posto emozionante! L’ora ci costringe a tornare a S. Stefano di Sessanio, dove all’ultimo tuffo, e su suggerimento di un gentilissimo passante, approdiamo al b&b di una anziana signora, che, pur avendo esaurito le camere “ufficiali”, ci propone quella del nipote, al momento assente…insomma, un b&b delle origini! La mattina, poi, facciamo colazione nel salotto, colmo di foto di figli, nipoti, marito ed antenati che la nonnina ci spiega ad una ad una…una scena davvero tenera e comica allo stesso tempo, visto che l’incedere fortemente dialettale ci ha fatto perdere, diciamo, qualche passaggio della family story!:-)
3° giorno
Da S. Stefano riprendiamo la parte II del r.b., che promette di portarci al rifugio Monte Cristo superiore sul Gran Sasso. Stavolta prendiamo subito bene la carrareccia, che ci immette in una valle riccamente coltivata per poi risalire su una vecchia catramata, in alcune parti impegnativa, che ci riporta ad anello a S. stefano…proprio davanti al “nostro” b&b…risate a non finire!:-). Proseguiamo il giro ma, purtroppo, a sole poche note dalla fine smarriamo la via, perché non troviamo le promesse “strisce sull’erba”, segnate peraltro con coordinate GPS (…non vi dico la rabbia quando, a casa, ho “scoperto” che il tom tom consente di impostare il percorso con tali coordinate…pagato il fio all’inesperienza!). Dopo un discreto gironzolare, interrompiamo il giro e proseguiamo per le previste grotte di Stiffe, sicuramente più piccole di quelle di Frasassi ma con un caratteristico fiume che vi scorre dentro e che regala scenari senz’altro diversi da queste ultime: senz’altro da vedere! Visitate le grotte, vaghiamo letteralmente “nel nulla” fino alle 15 in cerca di qualcosa da mangiare. Finalmente troviamo un bar-ristorante sulla strada verso Rocca Pia, nostra ulteriore meta, dove la simpaticissima coppia di gestori ci parla delle vicissitudini di quella zona, il Parco/non parco Sirente-Velino, e ci ringrazia più volte di esserci fermati lì (…una cura del cliente che purtroppo dalle nostre parti, forse troppo abituate al turismo di massa, si è ormai irrimediabilmente persa…).
Arriviamo quindi a Rocca Pia, luogo di partenza dell’itinerario suggeritomi dal Clublanders, dove, dopo diversi tentativi, riusciamo a trovare posto in un b&b abbastanza centrale. La proprietaria, un po’ freddina, ci dà però un’indicazione di un ristorante (questo lo vogliamo citare: Il vecchio Ristoro), che si rivelerà perfetto per accoglienza, qualità e bontà dei prodotti, nonché per la squisita cortesia del giovane proprietario. Prima però di andare a cena decidiamo di fare una ricognizione preventiva della località Madonna del Casale, dalla quale dovrebbe partire il giro dell’indomani. Arrivati sul posto, scorgiamo l’incantevole omonima chiesina, che raggiungiamo col Def dopo una ripida salita. Anche il tal caso, sarà stato il tramonto, l’assoluto silenzio rotto solo dal vento, ma il posto c’è parso davvero incantevole, sebbene la chiesetta, peraltro davvero graziosa, fosse chiusa. Torniamo quindi a Rocca Pia, che visitiamo nel piccolo ma suggestivo centro storico dopo cena.
4° giorno
L’indomani, prima di iniziare il giro o.r. decidiamo per un’incursione a Pescocostanzo, cittadella veramente godibile nel suo stile prevalentemente tardo-medievale, il cui selciato di marmo esalta i colori in modo davvero sorprendente. Torniamo quindi alla Madonna del Casale, dove prendiamo, senza possibilità di errore, l’unico sterrato in salita, che riflette davvero le promesse degli amici abruzzesi: il percorso infatti, tutto in quota, è facile (ad agosto) come da me richiesto ma davvero panoramico, tra pascoli e scorci mozzafiato…che ci esauriscono la memoria della macchina digitale!:-). Il giro ci avvicina al lago di Scanno, che ci vediamo suggestivamente avvicinare agli occhi piano piano dal basso, macchia azzurra sempre più grande ai piedi delle montagne…bello, non ci sono altri aggettivi! Prima però di soffermarci al lago, facciamo provviste a Scanno, che visitiamo con grande interesse: a posteriori, infatti, lo giudichiamo il borgo medioevale più tipico dell’intera vacanza. Da non perdere! Scendiamo quindi al lago, forse un poco turistico ma senz’altro grazioso, presso il quale, su uno spiazzo erboso all’ombra, pranziamo a base di salumi tipici (…mitica la “ventricina”!). Sempre seguendo le dritte del club abruzzesi, risaliamo verso “Frattura vecchia”, una gost town davvero affascinante (..il pensiero va a Craco, in basilicata, che visitammo l’anno scorso…). La strada dal paese nuovo a quello vecchio, seppure molto breve, ci proietta in un paesaggio “lunare” che ci affascina! Purtroppo, giunti sul posto, incappiamo in una torma di gente intenta a smaltire i postumi di una mega-grigliata e l’incanto promesso ne risente..il luogo in sé, comunque, vale la pena!
Andiamo quindi a Pescasseroli, dove troviamo posto in un alberghetto centrale..penso al Def. solo soletto nel distante parcheggio . La sera, mangiata una pizza, visitiamo l’intrigante centro storico e ci intratteniamo ad ascoltare dei ragazzi che suonano rock proprio nella piazzetta accanto al nostro albergo.
5° giorno
Ci trasferiamo di buon mattino a Pescina, dove ha inizio un giro o.r. che dovrebbe portarci a Cocullo. Il percorso, tratto da un r.b. un po’ vecchiotto, si dimostra un poco ostico a causa dei rami e di una nostra ingenuità, poiché non vediamo un visibilissimo ponticino di cemento, segnato sulla nota: ci ritroviamo quindi in una vera e propria “giungla” che cerchiamo di domare a mani nude (..niente seghetto…ma forse è meglio così), specialmente con gran sforzo di Francy, sino a quando ci convinciamo a tornare indietro…dove quasi beffardo ci attende, in bella vista, il nostro ponticino!:-( Il giro o.r. procede poi senza grandi intoppi, facendoci arrampicare sino a dei ripetitori che dominano un paesaggio montano davvero bello, quasi privo di vegetazione arborea…uno spettacolo!
Inizia quindi il trasferimento a Barrea, lungo il quale facciamo sosta al Passo Godi, dove mangiamo un ottimo panino alla salsiccia, che gustiamo sulle sdraio di un albergo..meritato relax dopo le fatiche da taglialegna! Arriviamo quindi a Barrea, che visitiamo brevemente, ammirando anche la vista sul sottostante lago. Del posto ci avevano detto un gran bene ed in effetti vale senz’altro la visita, anche se a nostro giudizio non eguaglia la suggestione di Scanno…ma è questione di gusti, s’intende!
Durante il percorso che ci porterà verso il mare, facciamo una deviazione verso Palmoli, alla ricerca delle origini della famiglia di Francesca. Sul posto veniamo “accalappiati” dal matto – ma divertentissimo – custode del locale museo della civiltà contadina, che veniamo simpaticamente “costretti” a visitare. Facciamo quindi un giretto per il paese, peraltro caratteristicamente arroccato su un rilievo, per ridiscendere il quale ci cimentiamo in una vertiginosa discesa con il Def.…che quasi quasi implorava le ridotte!
Per l’ora di cena, appena in tempo per beneficiare degli ultimi raggi di sole, arriviamo al previsto campeggio a Marina di Vasto, dove passiamo due tranquilli giorni al mare: amorevole “ricompensa” di uno spirito alpino come il mio alla sua dolce metà, che tanta pazienza e spirito di adattamento “boscaiolo” ha per l’ennesima volta dimostrato
PS: nel venire via dal mare, visitata brevemente Pescara (mi perdonino gli abruzzesi: non ci è piaciuta…il centro storico, seppure impreziosito dalla casa di D’Annunzio, è veramente piccolo…), non abbiamo resistito a tornare sul Gransasso per sgranarci un altro po’ di arrosticini!:-)