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Sioma Ngwezi e Sinjembella, Zambia

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 07/11/2021, 17:44

In attesa di cominciare la stagione invernale mi son messo a riordinare idee, appunti e, stante la totale impossibilità di tornare in Africa a portare in giro amici, ricordi di viaggio.
Ho così iniziato a scrivere del viaggio fatto 3 estati fa, programmato con il mio gruppo storico di amici incontrati man mano in vari viaggi fatti tra Tanzania, Namibia, Botswana, dove abbiamo avuto la fortuna di fare uno di quegli incontri che avvengono solo quando ci si abbandona totalmente alla route.
Tutto comincia proponendo propongo loro una “on the road australe” dove, partendo da Jo’burg si arrivi in Zambia a visitare sia il Kafue sia, soprattutto, la perla nascosta Sioma Ngwezi National Park, terzo parco per estensione del Paese con praticamente zero informazioni che lo riguardino.
Organizziamo il tutto, ci ritroviamo in aeroporto a Johannesburg e partiamo in direzione nord con un hzj79 ed un hilux entrambi ben equipaggiati con serbatoi h20, taniche gasolio, frigoriferi, gavoni, tende da tetto doppia ruota di scorta ecc; prima tappa il Khama Rhino, poi notte a Lekhubu Island quindi attraversiamo tutto il sistema di Pan che caratterizza quell’area geografica del Botswana fino allo Nxai Pan N.P.
Due notti e riprendiamo la strada fino a Kasane, crociera sul Chobe e, dopo questi primi 6 giorni, entriamo in Zambia passando da Kazungula; i lavori per il nuovo ponte che ora collega Botswana e Zambia erano ancora in corso pertanto ferry nel più puro stile africano.
Ovviamente veniamo grassati per bene dai doganieri all’ingresso in Zambia, siamo turisti e loro sanno che non “possiamo” perder tempo. Una firma secondo loro mancante nei documenti del rental car si risolve con un “tu ti sposti un pò e metti la firma, io, doganiere, mi giro dall’altra parte, torni qui e facciamo finta di niente pagando un tot”.
Dopo 3 h siamo finalmente in Zambia, il giorno precedente si era deciso di fare il giro in senso orario per cui prima Sioma Ngwezi e poi Kafue; pertanto, puntiamo a ovest in direzione Sesheke sulla M10, attraversiamo il fiume Zambezi all’altezza di Katima Mulillo e troviamo un “camp” sperduto sulle rive del fiume.
Il mattino sveglia come sempre all’alba e partiamo, dopo pochi km lasciamo la M10 e imbocchiamo a sinistra la RD 324 dove subito finisce l’asfalto e inizia il viaggio nella capsula del tempo. Dopo pochi km spariscono completamente tutte le tracce di penumatici, ogni tanto c’è qualche traccia a lato della pista che evidentemente porta a qualche gruppo di capanne ma la nostra direzione è corretta, controlliamo sia con la mappa tracks4africa sia con Maps.me che indica esattamente dove siamo, dobbiamo seguire la pista principale e infatti pieghiamo verso Nord fino ad arrivare ad uno spiazzo da dove partono tracce praticamente in ogni direzione. Per chi volesse curiosare su Google maps è il punto dove la traccia piega bruscamente dalla direzione Nord alla direzione Sud-Ovest.
Siamo al confine del parco e ci aspettiamo, come in tutti i parchi, un gate, una postazione dei ranger, insomma qualcosa che indichi qualcosa! Niente di niente, solo boscaglia fitta. Decidiamo comunque di proseguire, anche se si sta facendo tardi siamo completamente autonomi e con scorte di gasolio in abbondanza quindi seguiamo la traccia sul telefono che ci posiziona esattamente sulla pista; puntiamo in direzione Limusho (o Lmusho) pensando che forse, essendo sulle rive del fiume Cuando al confine con l’Angola, troveremo in quel villaggio la postazione dei ranger.
Siamo completamente nel nulla, la traccia spesso sparisce letteralmente e in un paio di occasioni ci facciamo largo spostando a mano ramaglie e tronchi e sempre riappare una sorta di vaga e vecchissima peste da seguire. Se non fossimo corroborati dal satellite che ci dice che stiamo andando nella giusta direzione probabilmente torneremmo indietro ma proseguiamo fino all’apparizione di una mandria di bufali completamente mimetizzati nella boscaglia. Si spaventano più loro di noi e scappano in un attimo lasciandoci abbastanza storditi da questa fugace e inaspettata visione. Per il resto nonostante si stia attraversando il parco non si vedono altro che volatili. Pian piano procediamo, i km percorsi son meno di 100 ma intanto si è fatto mezzogiorno poi a un certo punto comincia a diradarsi la fitta boscaglia e dopo poco arriviamo al fiume. Incontriamo un gruppetto di donne che lavano i panni ma di comunicare con loro non c’è speranza. Ovviamente della postazione dei ranger non c’è traccia, possiamo solo proseguire risalendo il Cuando (info geografica, è il fiume che in Botswana prenderà il nome Chobe dando il nome all’omonimo parco) cercando di capire dov’è sto benedetto Sioma Ngwezi N.P.
Attraversiamo diversi gruppi di capanne sempre ubicati sulle sponde del fiume, la vista è assolutamente arcaica davvero ci sentiamo in un altro mondo, nessun’altra auto niente di niente, solo capanne, papiri sulle rive, alberi, qualche campo di mais e addirittura un “campo da calcio”.
Giungiamo infine a un gruppo più consistente di capanne e riusciamo a “parlare” con un gruppo di uomini seduti sotto un mango; siamo a Limusho, chiediamo info sul parco e capiamo che per loro è una cosa astratta, probabilmente sanno a malapena cos’è lo Zambia, non c’è alcun segno che indichi una qualche presenza governativa.
Capita la situazione e ben consci che tornare indietro significa infilarsi di nuovo in quella infame boscaglia decidiamo di proseguire sulla pista lungo il fiume che è decisamente più agevole e provare ad avvicinarci il più possibile al distretto di Shang’ombo, dormire in zona e poi prendere la pista che da quel villaggio punta ad est fino a incontrare l’asfalto della M10 per poi riattraversare lo Zambezi e spostarci nel Kafue N.P.
Dunque procediamo, affascinati comunque dalla zona nella quale siamo finiti e ovviamente buchiamo.
Si cambia la ruota e intanto si sgranocchia qualcosa ormai è pomeriggio inoltrato, passiamo altri “villaggetti” e ad un bivio imbocco per sbaglio una deviazione che dopo poche centinaia di metri finisce nel nulla; riusciamo a girarci, torniamo indietro e al bivio passato pochi minuti prima trovo un……BIANCO! Un uomo bianco fermo lì che ci aspetta sorridendo!
Descrivere le sensazioni provate è letteralmente impossibile. Con accento sudafricano mi chiede se ci siamo persi e cominciamo a ridere. Scendiamo tutti dalle auto, ci presentiamo si chiama Neville e ci spiega che era in un meeting con gli anziani del villaggetto appena oltre gli alberi e che tutti vedendoci passare han detto “bianchi e persi”.
E’ un missionario laico che vive laggiù con la moglie, ci chiede di pazientare un attimo per finire il meeting e che poi avremmo parlato.
Noi siamo tutti e 8 con un sorriso ebete stampato in volto: e chi se lo aspettava questo incontro sulle rive di un fiume al confine tra Zambia e Angola?
Torna da noi e ci racconta brevemente che vive lì da 3 anni e che siamo il primo gruppo di turisti che vede.
CI chiede dove avremmo passato la notte noi gli diciamo che dato che eravamo spersi avremmo cercato un posto sulle rive del fiume al che ci propone di andare lì vicino nel villaggio di Sinjembella a parlare con il capo per avere l’autorizzazione a sistemarci in un posto che lui conosce in riva al fiume. E qui inizia il viaggio nel viaggio nel viaggio….il capo, che ha un’età indefinita tra 90 e 100 anni, è malato però ci riceve uno dei figli. Deturpato in viso e senza un occhio, Neville ci racconta che è famoso ed è anche finito sul giornale: mentre faceva legna in zona è stato attaccato da un leopardo che lo ha sfigurato ma che ha avuto comunque la peggio essendo stato ucciso con la scure del nostro coraggioso nuovo amico. (tornato nella civiltà ho poi trovato l’articolo che lo riguarda https://www.zambiawatchdog.com/leopard- ... alf-blind/)
Neville gli spiega di noi e riceviamo il permesso di accamparci nel posto di cui ci aveva parlato. Saliamo in auto inseriamo il 4x4 e dopo un paio di km di sabbia arriviamo ad una incantevole ansa del fiume, scendiamo dalle auto e subito emerge dall’acqua la sagoma di un ippopotamo che sbuffa, ci saluta col suo verso e si immerge. Neville si ferma ancora un pò con noi e ci racconta di come sia pericoloso vivere lì, oltre al già conosciuto figlio del capo ci parla di come settimanalmente qualcuno incontri pitoni o black mamba e di una ragazza che poche settimane prima è stata presa da un coccodrillo e mai più ritrovata.
Nel campo da calcio che abbiamo visto poche ore prima un giorno si dovevano ritrovare due “ squadre” dei rispettivi villaggi ma sdraiati beatamente nella sabbia del campo c’era una coppia di leoni, ci racconta di come molti spariscano per settimane nel bush dedicandosi all’unica attività possibile ossia il bracconaggio e di come alcuni non facciano più ritorno in quanto la moneta con cui vengono pagati alla consegna delle zanne sia un “bullet in the middle of the forehead”.
Il buio scende rapidamente ai tropici, ci diamo appuntamento per la mattina seguente promettendogli un vero caffè fatto con la moka, lui entusiasta verrà con la moglie Sharon e così allestiamo il campo, chi accende il fuoco, chi tira fuori la bombola e cucina, io prendo la doccia portatile di decathlon gli metto due pietre dentro lego una fune e ben distante dalle rive lancio in acqua la sacca ritraendola piena. Faremo anche la doccia stasera! Poi scavo due buche per i bisogni di donne e uomini sempre a tiro di voce dal campo, ceniamo e passeremo la sera a dirci increduli della fortuna avuta; la notte sarà infine decisamente tranquilla solo il borbottio in lontananza degli ippopotami ci cullerà nelle nostre tende al sicuro a due metri da terra.
Quando arrivano Neville e Sharon la caffettiera è pronta e gradiranno moltissimo questa colazione diversa dalla loro routine abbiamo anche preparato un paio di sostanziose casse di cartone piene di cibo in scatola da lasciare al villaggio in segno di ringraziamento mentre un pezzo di parmigiano sottovuoto lo daremo a loro. Tornando indietro prima passiamo dal compound della loro missione veramente un gioiello di efficienza, hanno impianti FV, case prefabbricate modulari a pannelli, una vera oasi. L’han dovuta recintare perché una volta si son ritrovati dei licaoni nel giardino di casa. Nonostante il parco esista da anni, mi racconta Neville, in realtà è un’area free roaming di tutte le specie africane sopravvissute ad anni di bracconaggio dovuto da una parte alla guerra civile angolana e dall’altra al bracconaggio zambiano. Per cui possono passare mesi senza vedere un animale salvo poi ritrovarsi leoni, leopardi e licaoni in giardino senza preavviso…lui stesso ha pubblicato un video su facebook (hanno internet satellitare) mentre “estrae” da un cespuglio davanti al patio un pitone. Passiamo poi a visitare il villaggio regalando il cibo e un pallone, ci porta quindi a visitare il “centro medico” una casupola con il tetto sfondato senza alcun dottore nè infermiere. Quei pochissimi che sono stati assegnati dal governo se ne sono sempre andati dopo pochi giorni. Mi racconta di come a lui sia capitato di vegliare persone morenti sotto quel tetto sfondato con l’unico conforto della preghiera. Straziante. I miei compagni di viaggio han sempre e solo fatto Africa da turisti e per loro è stato un momento decisamente forte questo impatto con l’altra realtà.
Intanto si è fatto quasi mezzogiorno e si deve proseguire. Neville ci mostra sulla mappa una pista, la RD323, che da Sinjembella ci riporta sulla M10 attraversando le Ngwezi Pools e ci rassicura che è percorribile senza grosse difficoltà, questo ci evita dover proseguire verso Nord fino a Shang’ombo. Ci scambiamo i contatti e grati al fato di averci dato l’opportunità vivere un’esperienza così unica imbocchiamo la pista che in circa 5 ore ci riporterà alla civiltà all’altezza delle Sioma Falls sullo Zambezi.
IL tour proseguirà nel Kafue attraversandolo tutto E/W e poi N/S, da lì direzione Livingstone, rientro in Botswana dove passeremo altri giorni indimenticabili nella wild area composta da Chobe – Savuti – Okawango.
Giunti a Maun prenderemo la lunga strada asfaltata A14 che passando a sud dei Pan taglia il Botswana fino ad arrivare alla frontiera col Sudafrica giungendo a Jo’burg.
Tuttora mi scrivo tramite wap con Neville e Sharon, non ci sono ancora tornato ma una mia cara amica è andata due volte da loro a fare volontariato ed è tornata sempre più ricca di quando è partita, carica e grata di quel che abbiamo qui per il solo motivo del culo che abbiamo ad esser nati qui.
E niente, mi è venuto di narrare questa avventura anche se a 3 anni dalla sua realizzazione e mi è sembrato naturale condividerlo su Africa-land.
Chiunque abbia facebook può entrare in contatto con loro, Neville Sharon Siebert Zambia.
Dario.
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Messaggioil 08/11/2021, 14:04

Grande Dario :3
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Messaggioil 08/11/2021, 14:47

che bello, questo è viaggiare
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"chi prova il Td5 mai più il puma lo convince"
ghiaino
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Messaggioil 08/11/2021, 16:01

Grazie!!!
michele2
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Messaggioil 09/11/2021, 17:04

bel viaggio, grazie della condivisione ;)
"LAND ROVER TURNING OWNERS INTO MECHANICS SINCE 1948"
crys76
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Messaggioil 11/11/2021, 18:49

Grazie a voi di aver letto sto lenzuolo di parole :lol:
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Messaggioil 11/11/2021, 19:26

Grazie !! :D
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marcomazza
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