L’ISOLA DI NORTH UIST
Martedì 20 Giugno
Questa notte si è alzato un forte vento e la nostra tenda ha cominciato a gemere e sbattere. Ci siamo dovuti alzare alle quattro per smontarla prima che se ne volasse via. Stamattina fulmini e tempesta. Abbiamo fatto il giro dell’isola sotto un tempo infame, senza neanche poter uscire dalla macchina. Sempre sotto la tempesta abbiamo superato il causeway che porta a North Uist. Abbiamo fatto una sosta in fondo ad un braccio di mare che immaginiamo doveva essere spettacolare. Ma abbiamo temuto che la Land si ribaltasse per le sferzate di vento che le si abbattevano contro. Non se ne capisce la regione, ma l’isola di North Uist è trafficatissima, tanto che stanno allargando la strada verso Lochmaddy. Ad un lato della strada abbiamo visto una traccia ed abbiamo provato a seguirla: il percorso è risultato bellissimo, prima lungo una spiaggia e poi su un panoramico promontorio erboso con viste meravigliose.
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Mercoledì 21 Giugno
Giorno del solstizio d’estate, che la radio locale ha ampiamente celebrato. Abbiamo campeggiato tra le dune, ma un vento rabbioso ha fatto ballare la Land per tutta la notte. North Uist è l’isola ideale per noi fuoristradisti. Finalmente abbiamo trovato pochi recinti e molte possibilità di percorsi in “libera” tra le dune erbose. A mezzogiorno siamo stati graziati da un bel sole, mentre facevamo pranzo con vista a mare.
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Poi un rapido percorso all’interno dell’isola ci ha portati a Berneray, dove Carlo è andato a rifugiarsi quand’era depresso per i suoi guai con Diana.
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Bighelloniamo un po’ in attesa del traghetto, che si è rivelato un vero thriller. Innanzitutto il comandante era un temerario: è partito a tutta forza con il portellone ancora aperto e all’arrivo lo ha spalancato quando ancora eravamo lontani dal molo. Ma soprattutto il percorso del traghetto è da incubo: si è trattato di un’ora e mezza di slalom pericoloso tra gli scogli affioranti. Per tutto il tempo della traversata siamo rimasti con gli occhi incollati alla prua, per vedere se la nave riusciva a virare in tempo o se andava a sbattere su qualche isolotto. Una volta sbarcati siamo andati a piazzarci su un promontorio, in vista di una bella spiaggia. Ma il tempo è ritornato ad essere terribile.
LE ISOLE DI HARRIS E LEWIS
Giovedì 22 Giugno
Anche oggi vento e tempesta, inframmezzati da qualche ora di limpido sole. Percorriamo la costa Ovest dell’isola di Harris, ammirando le spiagge che qui hanno un colore giallo brillante. In un pub vediamo un quadretto con un paesaggio del luogo dai colori assurdi. Pensiamo sia l’opera di un pittore naif. Invece, avvicinandoci, scopriamo che si tratta di una fotografia. I colori di Harris possono essere incredibili.
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Seguiamo ora la Golden Road, che è una strada di una bellezza o di una bruttezza, secondo i gusti, straordinaria. Si tratta di uno strettissimo nastro d’asfalto che serpeggia tra massi caotici affacciati su una costa alta e tormentata. Minuscoli paesini stanno abbarbicati sulle rocce, senza un centimetro di terra intorno. Lo strano è che lungo questa costa le casette sono veramente tante. L’unica spiegazione ad un insediamento umano in questo luogo così inospitale sta nella storia: nei secoli scorsi i dominatori inglesi presero possesso delle terre fertili della Scozia e scacciarono senza pietà gli scozzesi che vi abitavano, i quali furono costretti a vivere, anzi a morire, su questa arida pietraia. I sopravvissuti si sono adattati alla situazione ed attualmente, a giudicare dalle case, la popolazione non sembra in stato di indigenza.
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Arriviamo a Tarbert e percorriamo la strada per Huinish: strettissima, tutta curve e pendenze. Da paura. Ma ammiriamo il modo in cui è mantenuto il piccolo nastro d’asfalto, impeccabile, senza una buca o una crepa. Tredici miglia tra monti e baie rocciose per giungere a una manciata di case: questo è Huinish. Ma c’è una bella spiaggia di sabbia, anzi si tratta di un istmo che si affaccia sul mare anche dalla parte opposta. E un bel posto per campeggiare, in compagnia degli animali.
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Venerdì 23 Giugno
Ci siamo svegliati con il solito tempo nuvoloso, ma in assenza di vento. E’ una novità positiva. Ripercorriamo la stradina di Huinish che regala bei panorami e ci immettiamo sulla statale che porta a Stornoway: è a due corsìe e c’è un sacco di traffico, anche camionistico. Perciò infiliamo una pista che si snoda in un’ampia valle solitaria. Seguiamo le tracce per ben 20 km e arriviamo ad una bella casa e dopo altri 5 km a un’altra casa affacciata sul mare. Fine del percorso. Tutta quella natura usata da due sole abitazioni !! Sulla via del ritorno incrociamo un fuoristrada guidato da un signore tutto elegante. Immaginiamo sia il padrone della tenuta, che è andato a prendere il giornale: 50 km tra andata e ritorno.
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Ritornando sulla strada ci imbattiamo in un surreale campo da tennis nel bel mezzo del nulla
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Nel pomeriggio arriviamo a Stornoway, la capitale dell’arcipelago, bruttina e incasinata, piena di ragazzotti che escono per andare ad ubriacarsi al pub. Anche il campeggio è pessimo.
RITORNO IN SCOZIA
Sabato 24 Giugno
Sveglia all’alba per la traversata di 3,5 ore da Stornoway a Ullapool. Appena sbarcati ci attende la classica doccia scozzese: uno scroscio violento d’acqua che dura 5 minuti, seguito da un limpido sole. Scendiamo a Sud in direzione di Inverness, percorrendo valli boscosissime. Le ginestre in fiore coprono interi fianchi delle montagne: uno spettacolo!
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La Scozia ci sembra tiepida come la Riviera, adesso che abbiamo provato il clima tempestoso delle Ebridi.
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