Ecco il resoconto del recente viaggio in Turchia/Iran. Le poche ferie a disposizione hanno inciso notevolmente sul programma di viaggio, limitato alle località più importanti.
Il primo giorno, siamo partiti da Genova e ci siamo uniti al resto del gruppo a Cremona, poi abbiamo proseguito verso il confine tra Italia e Slovenia nei pressi di Trieste.
In Slovenia le strade cambiano rapidamente e diventano a tratti piuttosto ripide, molto bello il paesaggio circostante che ricorda un po' l'Austria. Tempo bello e temperature piacevoli per tutto il tragitto.
Nel pomeriggio raggiungiamo la Croazia, attraversiamo la frontiera in 1h e decidiamo di proseguire ancora un po' lungo l'autostrada completamente in piano. Bello il paesaggio circostante, c'è molto verde e si vedono foreste a perdita d'occhio. Nel tardo pomeriggio decidiamo di trovare una sistemazione per la notte. Abbiamo rallentato presso un paio di Hotel lungo l'autostrada ma non erano convincenti, trappa gente strana fuori, temevamo per i mezzi. Allora siamo usciti dall'autostrada e dopo alcuni chilometri di statale abbiamo raggiunto un paio di Hotel, però entrambi ci hanno avvisato che il parcheggio delle vetture di notte non era sicuro

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Decidiamo di allontanarci ulteriormente dall'autostrada e di raggiungere un Hotel situato in paesino distante 30km dove però veniamo nuovamente avvertiti che di notte c'era il rischio di furti nei veicoli. Presi di sprovvista da questa situazione, giriamo per qualche minuto senza meta, fin tanto che ci imbattiamo in un cartello che sembra indicare un agriturismo o qualcosa del genere. Seguiamo le indicazioni e dopo aver percorso una sterrata che attraversava un fitto bosco, sbuchiamo in una radura con una costruzione, era una locanda per cacciatori, però era chiusa! Fortunatamente la gentile proprietaria era in zona e ben contentai ci ha fatto accampare e preparato un ottima e divertente cena a dei prezzi quasi ridicoli.
L'indomani, dopo aver percorso una bella sterrata, abbiamo raggiunto l'autostrada e ripreso il percorso verso la Serbia.
Il passaggio della dogana tra Croazia e Serbia ha richiesto 4 ore di coda causa il voluminoso traffico dei turchi emigrati nei paesi nordici, Germania in particolare, che in estate fanno ritorno nel loro paese natio con una flotta di Audi, Bmw,
Mercedes, VW etc. tutte recenti, di classe media o maggiore. Proseguiamo attraversando la Serbia che nel tratto iniziale è identica alla Croazia, ossia un lungo rettilineo pianeggiante che saltuariamente attraversa fitte foreste. Attraversiamo la città di Belgrado, bella a vedersi in alcuni punti, ma costellata di orribili palazzoni "casermoni" grigi ed austeri, sicuramente un lascito del passato.
In serata raggiungiamo il confine con la Bulgaria, però temendo code alla frontiera, rimandiamo l'attraversamento alla giornata successiva. Pernottiamo in un campeggio popolato da pavoni e altri uccelli di grossa taglia. Nottata fresca e tranquilla.
Il mattino successivo, partenza e arrivo dopo pochi minuti presso la dogana bulgara. Ai varchi c'erano già parecchie macchine dei soliti turchi. Ce la siamo cavata con meno di 2h di coda. Riprendiamo il percorso sulla statale verso Sofia per poi imboccare l'autostrada che ci porterà al confine con la Turchia. Il primo tratto era in quota con temperature gradevoli, poi la strada degrada dolcemente e raggiunge la vasta pianura nel sud del paese piuttosto calda e apparentemente desolata. Dopo alcune ore raggiungiamo il confine dove ci fermiamo un oretta tra coda e pratiche.
La mappa dell'attraversamento dei paesi balcanici, ogni colore rappresenta un giorno:

Una volta in Turchia, imbocchiamo la comoda autostrada che in poche ore ci porta ad Istanbul. Primo contatto con il caotico traffico della megalopoli e attraversamento dell'imponente ponte sul Bosforo, pernotto sul versante asiatico della città. Cena a base di Kebab, il primo di una lunga serie

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La mappa dell'attraversamento della Turchia:

Il mattino dopo riprendiamo la marcia verso Ankara, l'autostrada è molto scorrevole e ben tenuta, ma con numerose salite talvolta lunghe e ripide che il Def affronta con disinvoltura nonostante fosse bello carico. In serata raggiungiamo Sivas che più o meno si trova poco oltre la metà del percorso tra Istanbul e il confine iraniano.
Link descrittivo della città di Sivas:
http://it.wikipedia.org/wiki/SivasCena a base di Kebab

e notte in Hotel. Notte di riflessione personale perchè sono emersi dei dubbi sulla condotta di viaggio eccessivamente tirata e sulla cancellazione della sosta ad Istanbul al ritorno, meta per noi irrinunciabile visto che non ci siamo mai stati e a dir poco indispensabile per riposarsi e tirare un po' il fiato prima di affrontare l'attraversamento dei paesi balcanici per il rientro.
L'indomani ci risvegliamo sotto la pioggia, tuoni e fulmini, per fortuna che avevamo pernottato in hotel e non in tenda! Dopo essermi chiarito col resto del gruppo, riprendiamo il viaggio con l'idea di apportare qualche modifica alla lista delle tappe in Iran in modo da ricavare qualche giorno per la sosta ad Istanbul, temperatura molto fresca in particolare su un ripido passo ad oltre 2000 metri di quota. Qualità delle strade in progressivo decadimento, i tratti in quota erano costellati da buchi e profonde deformazioni del manto stradale. Per lunghi tratti l'asfalto sembrava vetrificato e ricoperto di pietrisco, nei tratti bagnati, la strada era scivolosa e non si riuscivano a percepire in tempo i buchi per cui in un paio d'occasioni il Def c'è finito dentro pesantemente, poco male perché ha incassato i colpi senza problemi.
Progressivo aumento dei posti di blocco e della presenza di militari che però non degnano d'attenzione noi turisti, evidentemente sono li per questioni interne. Nel pomeriggio raggiungiamo la zona ottimale per iniziare a scorgere il monte Ararat, il tempo non è un gran che ma fortunatamente ha smesso di piovere e le nuvole si sono diradate. Improvvisamente all'orizzonte irrompe l'imponente sagoma del monte, in quel momento ho coronato il sogno di raggiungere la zona del monte Ararat a bordo del mio Def! Però che distanza! Vi confesso che al solo pensiero dell'enorme quantità di strada percorsa un po' di ansia mi veniva, però poi ritornavo ad essere positivo perché il Def comunque funzionava alla perfezione, tutti i controlli di routine risultavano regolari. Un altra cosa che aiutava parecchio a non preoccuparsi di eventuali problemi al motore era l'elevata presenza di veicoli Ford, sia Transit che camion, con delle talvolta enormi officine dedicate e numerosi Transit-center
un po' ovunque.
Nel pomeriggio raggiungiamo Dogubeyazit, la porta d'ingresso dell'Iran!
Link descrittivo della città di Dogubeyazit:
http://it.wikipedia.org/wiki/Do%C4%9Fubeyaz%C4%B1tIl confine con l'Iran di Bazargan è a pochi chilometri. Pernottiamo in un campeggio sulle alture, con splendida vista notturna della cittadina. Notte insonne sia per i potenti temporali che si originano nella zona del monte Ararat, sia per i versi dei numerosi animali che popolavano il campeggio e che non hanno dato tregua. Alle 4.30 giù dalla tenda perché c'era aria di imminente burrasca, sbaracchiamo per evitare di bagnarci e decidiamo di muoverci verso il confine. Da quelle parti il sole sorge molto presto. Percorriamo la strada che da Dogubeyazit conduce al confine con una breve sosta per raccogliere delle pietre ricordo dalle pendici dell'Ararat. L'avvicinamento al confine avviene percorrendo un lunghissimo rettilineo.
Link descrittivo della città e confine di Bazargan:
http://en.wikipedia.org/wiki/Bazargan,_IranDa lontano iniziamo a vedere la zona della dogana, a parte un paio di furgoncini era deserta, ottimo! Entrati nella zona turca della dogana, veniamo gestiti e liquidati in pochi minuti, raggiungiamo un cancello scorrevole nero che segna la fine del territorio turco, subito dietro c'era il cancello verniciato con i colori della bandiera iraniana, scorrevole anche lui ma un po' scassato perché doveva essere aperto e chiuso accompagnandolo a mano perché il cavo d'acciaio non era in tensione e slittava sul tamburo del verricello.
Dopo qualche minuto i due cancelli si sono aperti e siamo stati autorizzati a spostarci nella zona iraniana della dogana, le donne facente parti della spedizione hanno indossato i loro foulard e abbiamo avuto contatto con il personale in divisa che si è dimostrato molto gentile e ha iniziato a verificare e registrare sul computer i dati dei passaporti, dei visti e dei documenti del veicolo. La loro conoscenza della lingua inglese era più che sufficiente per capirsi senza troppi problemi, questa è una
costante che ha caratterizzato tutto il viaggio. Il livello di comprendonio dell'inglese è discreto e anzi, non è difficile imbattersi in persone che l'inglese lo parlano/capiscono bene e che si prestano volentieri ad aiutare se l'eventuale interlocutore non lo conoscesse.
Ritornando all'attraversamento della frontiera iraniana, il personale in divisa più o meno si adoperava celermente per le varie pratiche ed ispezione molto superficiale del veicolo limitata alla sola apertura delle portiere con una rapida sbirciata dell'interno dell'abitacolo, però ad un certo punto è spuntato fuori un tizio in abiti civili seguito da altre persone che dava l'impressione di muoversi con molta disinvoltura negli ambienti della dogana. Era un cosidetto Mr. Fix-it o aggiusta-tutto, uno di quei personaggi che si offre di aiutarti a svolgere le varie pratiche in cambio di soldi. In realtà sembrava non ci fosse bisogno dei suoi "servizi" perché tutte le varie pratiche stavano andando a buon fine anche senza il suo aiuto, per cui ci siamo limitati a cambiare un po' di euro in valuta locale. Dopo qualche minuto d'attesa però è emerso il problema della
Diesel surcharge-tax. Siccome i nostri veicoli erano Diesel, avrebbero dovuto pagare una tassa di 500 euro per 3 veicoli. E' subito emerso che quel tizio aveva mano libera perchè era il paravento di qualche graduato che ovviamente non poteva esporsi pubblicamente. Al termine di un tira e molla di 10 minuti con le classiche minacce di chiamare l'ambasciata italiana, ci siamo accordati per 50 euro a veicolo. Cancello aperto, disinfestazione del fondo e dei lati del veicolo obbligatori dentro una specie di car-wash e poi via libera verso l'uscita della dogana. Rimaneva da fare l'assicurazione R/C per il veicolo. Il mio Def era l'unico che sulla carta verde aveva escluso l'Iran. In 20 minuti ho fatto l'assicurazione per un mese al costo di 16 euro.
Uscita definitiva dalla dogana e ingresso nel paese di Bazargan, primo contatto con i numerosi dossi rallentatori che ci sono nelle zone urbane. In Iran ce ne sono tantissimi, spesso male o del tutto non segnalati, alcuni sono belli alti, il Def incassa bene e non si fa nulla, però i bagagli all'interno volano!
Oltre ai dossi, primi colpi di clacson e saluti da parte di altri veicoli o pedoni, ovunque passassimo c'era sempre qualcuno che si girava ad osservarci, sembravamo degli UFO!
Al termine di un breve giretto di Bazargan, ci dirigiamo verso la valle dell'Aras. Dopo pochi chilometri è emerso che la cartografia GPS in uso non era proprio precisa. Alcune strade erano assenti o si trovavano in differente posizione, il sistema di guida turn-by-turn in alcuni casi faceva dei casini e suggeriva di percorrere delle strade strane o allungava il percorso. Nessun problema grave, però alle volte bisognava fermarsi o rallentare un pochino per fare il punto della situazione.
Il percorso della valle dell'Aras e il castello di Babak:


Si tratta di un percorso che segue l'imponente fiume Aras che segna il confine tra Iran, Azerbaijan e Armenia. Il lato sud del fiume è in Iran, quello nord è in Armenia e poi Azerbaijan. Si tratta di un confine molto sorvegliato, più che altro sul versante armeno e azero. Filo spinato e garitte ovunque. Sul lato iraniano, i controlli non mancano ma sono più blandi.
Un percorso molto bello in termini paseaggistici in una zona a tratti poco popolata. Temperatura molto piacevole. Facciamo campo nei pressi di un bellissimo lago vicino al confine azero, poco dopo è arrivato l'Hilux della gendarmeria per un controllo documenti anche se la reale intenzione dei militari era la curiosità di capire chi eravamo e da dove venivamo. Controllo molto gentile e cordiale, anzi, ci hanno indicato un residente della zona da contattare per qualisasi evenienza. Nel frattempo sono sopraggiunte altre persone ovviamente molto incuriosite dalla nostra presenza, volevamo in qualche modo invitarle ad una spaghettata ma erano troppe. Poco dopo abbiamo scoperto la grande passione degli iraniani, ossia quella di cenare e pernottare all'aperto, pratica molto diffusa un po' ovunque in tutto il paese. Non si tratta di campeggi veloci a base di panini e lattine, ma un accurato campo con tanto di tappeti, fornelli, pentolame, cibame vario e tende, sono molto organizzati e le aree attrezzate sono tantissime.
Qualche foto dell'attraversamento dei Balcani, della Turchia, della valle dell'Aras e del castello di Babak:
La locanda in Croazia che ci ha ospitato la prima notte:



Code alle frontiere:



I curiosi inquilini del campeggio Serbo che ci ha ospitato la seconda notte:

Traffico ad Istanbul:


La strada D200/D100 che da Ankara porta a Dogubayazit, nell'estremo est della Turchia, nei pressi del confine iraniano. Un strada in parte pianeggiante, ma con tratti caraterizzati da pendenze, anche forti e prolungate:





Dalle parti di Sivas, per alcuni chilometri il limite di velocità è di 82 km/h

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Avvicinandosi a Dogubayezit, finalmente appare il monte Ararat:

La cittadina di Dogubayezit vista dal campeggio "Murat", situato sulle alture adiacenti:

Poco sopra il campeggio, dal palazzo di Ishakpasa la vista è ancora più bella:






Finalmente si riesce a vedere abbastanza bene il monte Ararat!:



La bellissima valle dell'Aras:




Il bel lago dove abbiamo pernottato:


La strada per raggiungere il castello di Babak è estremamente ripida, in alcuni tratti si sale in seconda!


Il castello di Babak e le zone limitrofe:



Link descrittivo del castello di Babak:
http://en.wikipedia.org/wiki/Babak_FortAlcuni Dust Devils:


Domani continuo con il resoconto e le foto...