il 02/01/2018, 23:28
03 Agosto 2016
Prima di imboccare la pista che ci porterà fuori dal parco passiamo alla vicina pozza dove incontriamo alcuni gnu, orici, gazzelle e facoceri, al rientro sono arrivati anche gli addetti al camp e riusciamo a pagare per il pernotto.
La pista verso Divundu si rivela quasi tutta di sabbia molto alta, si susseguiranno diversi insabbiamenti e gli avvistamenti diventeranno sempre più rari.
Lungo il tragitto ci fermiamo in un piccolo villaggio ad acquistare un po’ di legna.
Lungo la pista Roberto finisce in un tratto di sabbia molto scura, quasi cenere, dove si insabbia in modo serio.
Dopo diversi tentativi spalando e tirando con le strop, all’arrivo di quattro australiani che si prodigano in consigli, io e Monica andiamo nel vicino cantiere per vedere se qualche anima buona può darci una mano con i mezzi pesanti presenti in cantiere. Purtroppo il caterpillar è fuori uso, ci dicono però che dovrebbe arrivare un camion, approfittiamo quindi dell’ospitalità del capo cantiere che ci trattiene ed intrattiene chiaccherando diverso tempo offrendoci anche un caffè, il più bollente mai bevuto prima; veniamo talmente “rapiti” dalle attenzioni di Andrè che capiamo quanto siano rari i contatti con altri “umani” di queste persone in questo cantiere in mezzo a questa infinita distesa di nulla.
Nel frattempo Roberto, Elda e gli australiani sono riusciti a tirare fuori il mezzo, Andrè ci accompagna quindi alle auto dove ci tiene una lezione teorica di guida e poi ci saluta molto calorosamente.
Proseguiamo sulla pista fino ad arrivare sull’asfalto dove rigonfiamo le gomme e ripartiamo.
Giunti a Divundu facciamo riparare le varie gomme forate, facciamo la spesa ed un piccolo aperitivo, raggiungiamo quindi il camping delle Popa Falls dove facciamo una breve passeggiata.
Ci concediamo un’ottima cena al ristorante del campo.
"Felice chi, come Ulisse, ha fatto un bel viaggio."
Joachim Du Bellay