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Pirenei 2019

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 21/11/2019, 12:32

Mi sono iscritto a questo forum nel lontano 2013, dopo poco ho preso un bellissimo Defender 110 che oggi non ho più, l’intezione era quella di viaggiare ma poi non ci sono mai riuscito, ho scritto pochissimo ma ho sempre letto tanto, soprattutto i resoconti di viaggio.

Ora ho un Pajero e finalmente quest’anno ho trovato il tempo di cominciare a fare qualche viaggio “in 4X4”,
volevo ringraziarvi per tutto quello che ho imparato leggendovi, un ringraziamento speciale a “Crivelli” visto che ho seguito gran parte delle tracce che pubblicò tempo fa.

Siamo partiti da soli, io, Claudia ed il Pajero, esperienza 0 o quasi, prenotato il traghetto a/r ed un albergo per la prima notte, catene perché temevo la neve (ma per fortuna non si è vista), comprato una tenda per emergenza e via, pochi giorni ma una bellissima esperienza, ora stiamo già pensando ad un Marocco in primavera, tracce e consigli sono graditissimi, possibilmente poco asfalto, ma nulla d’impegnativo.

Ecco il diario di viaggio scritto da Claudia:

30 OTTOBRE 2019
Partiti, imbarcati ieri sera nel porto di Civitavecchia, su un ‘palazzo’ di 11 piani che si definisce traghetto. Le luci blu del ponte si vedevano dall’autostrada e nonostante di turisti ce ne fossero pochi in fila, l’impressione per tutti era quella della vacanza. E in un certo senso anche per i numerosi camionisti è un po’ una vacanza: niente telefono, niente mogli, niente strade solo un circolo galleggiante dove chiacchere, caffè e sigarette scandiscono il tempo.
Abbiamo dormito in una cabina interna sul ponte numero 8, tranquilla e abbastanza silenziosa; ad interrompere il sonno la sveglia dell’altoparlante che annunciava l’arrivo a Porto Torres, saranno state le 5 e mezza. Qualche rumore piu profondo e siamo ripartiti. Colazione con una mela e passeggiata sul ponte, spettinati da un bel vento caldo, una sbirciatina al satellite che ci indica che siamo nel mezzo al niente, tra la Sardegna e le Baleari. Il cielo è di un azzurro intenso e il mare per niente mosso.
Una voce femminile annuncia in tre lingue che l’arrivo è previsto per le ore 19, siamo in ritardo di quasi un’ora: Barcellona si fa desiderare. Il ritardo era prevedibile, la partenza è stata prolungata dal gran numero di camion, bilici, bisarche che fino alle 22,45 hanno continuato ad imbarcarsi. Questo colosso di nave ha continuato ad inghiottire merci e veicoli incurante del peso e della distanza.
ORE 12.00 Sul ponte numero 11 si cuociono hamburger alla piastra ed i tavolini si popolano di un gran numero di persone. Un’umanità varia e colorata: italiani, spagnoli e addirittura greci formano capannelli di fronte a bottiglie di birre o caffè, urlano, ridono, scherzano. In qualche angolo turisti tedeschi si godono il sole ingurgitando cappuccini e sfogliando libri ingialliti. Vicino a noi due signori paffuti italiani si sono apparecchiati il loro tavolino: tovaglia, tagliere, pane, formaggio, salumi ed una bottiglietta di plastica da mezzo litro riempita di vino. Scattano foto, si fanno selfie con il cellulare e continuano ad affettare il salame con grande invidia di Carlo che distoglie l’attenzione giocando con un cane simpatico che ha l’aria di essersi già stufato del viaggio ma l’amore per il proprio padrone è più forte della noia.
E’ la fine di ottobre e siamo nel mezzo al mare, sembra estate per i colori ed il cielo così terso. Aspettiamo di vedere le Baleari sulla sinistra ma per ora solo orizzonte piatto. Cellulare spento, niente connessione, lontani da tutti, vicini a noi stessi.
ORE 16.30 Niente Baleari all’orizzonte, solo una nave porta container muove la linea dell’orizzonte. Aperitivo sul ponte aspettando il tramonto e soprattutto l’arrivo. A pagina 78 del mio nuovo libro, Marco Vichi scrive: “ parcheggiò sull’aia e scese dal maggiolino fermandosi a respirare l’aria buona della notte. Abitare in una casa isolata in mezzo alla campagna era un po’ come navigare in mare aperto, circondati di silenzio e solitudine.” Siamo NOI!
ORE 19.45 Abbiamo toccato terra! Sbarcati in terra spagnola e infilati nel traffico di Barcellona all’ora di punta. Temperatura 20° e la città che si scorge dal finestrino è quella che ricordavo: moderna, luminosa, eccentrica. Acceso il navigatore per cercare il punto di partenza dell’avventura e soprattutto l’albergo, l’unico prenotato. Confidiamo negli orari spagnoli per la cena perche con il traffico l’arrivo è previsto alle 21.42
ORE 22.02 Arrivati all’albergo in un paesino di 900 anime (Guardiola de Bergueda) in mezzo alle montagne. Fa freddo, il ristorante è chiuso, in giro nemmeno un’anima ma la signora che ci ha accolto è stata calorosissima e si è pure offerta di prepararci la cena!

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31 OTTOBRE 2019
La cena è stata meravigliosa se pur improvvisata: un’insalata tipica spagnola che fa già piatto completo e due enormi bruschette con ‘lomo’ e formaggio fuso, un bicchiere di vino, acqua e a letto, ‘vero’ questa volta!
La sveglia alle 7 di questa mattina non ha pesato dopo un sonno riposante. Doccia, colazione e pronti per cercare la traccia di inizio del percorso.
ORE 22.00 Difficile raccontare la giornata di oggi, dopo una bottiglia di vino tinto dei Pirenei, ma ci proviamo. Sfidando un cielo poco promettente siamo partiti dopo un’abbondante colazione a base di succo di arancia e pane e marmellata. L’inizio della traccia distava pochi metri dall’albergo e già poco dopo abbiamo incontrato mucche libere per strada. Qualche goccia di pioggia non ci ha impedito di salire fino a quota 1900 e di godere di un paesaggio surreale di una bellezza sconcertante. L’autunno ha acceso di colori il paesaggio, e gli alberi sembravano pennellate colorati su una tela impressionista. Il bianco della pietra, il verde spento dei pascoli e l’acceso arancio e giallo delle foglie ha reso la prima parte del percorso un viaggio indimenticabile. La traccia seguiva un percorso facile di alta montagna, abbiamo incrociato auto di fungaioli e qualche turista rapito dalla bellezza dei Pirenei.
Dopo un breve percorso su asfalto, circondato da alberi mozzafiato e aree attrezzate per la sosta abbiamo preso a salire verso il massiccio del Cadì. Abbiamo rallentato la nostra andatura, incontrando per strada un gruppo di cavalli, sembravano Mèrens ; un gruppo numeroso di questi quadrupedi ben torniti per niente intenzionati a lasciar libera la carreggiata. Un giro intorno alla rocca di Gosol e di nuovo in alto verso Josa del Cadì. Boschi incantati, vegetazione rigogliosa e pietre aguzze ci hanno accompagnato fino alla prima méta della giornata: la cittadina di Organya.
Il paesaggio e la vegetazione sono stati sempre diversi e gli scorci che si aprivano tra gli alberi di una bellezza unica. Carreggiate pulite, ben tenute e larghe hanno reso tutto piu piacevole. Siamo arrivati ad Organya alle 13.45 consapevoli che la sosta sarebbe stata breve, una semplice sosta per un caffè. In realtà è stato più piacevole del previsto, una piazzetta accogliente nel centro cittadino dove una chiesa in pietra chiara rendeva maestosa la piazza che sovrastava. Due ‘montaditos’ con salumi locali ed un caffè ‘cortado’ hanno siglato l’ottima sosta. Ad accompagnare il nostro tragitto i nastri gialli simbolo della lotta degli indipendentisti catalani per rivendicare la liberazione dei politici incarcerati. Strano trovare nei paesi più sperduti, sui profili delle montagne, appesi ad alberi e case segnali politici che sembrano stonare con la pace e la tranquillità di questi luoghi, dove il tempo sembra avere un altro ritmo e tutto sembra essere così lontano dalla frenesia politica.
Dopo Organya abbiamo intrapreso il percorso per arrivare verso La Puebla di Roda, insicuri se saremmo riusciti a raggiungere anche questa meta abbiamo comunque prenotato un albergo e iniziato ad inerpicarsi verso Santa Fe. Dopo un paio di tornanti ripidi stretti fra rocce antiche dal colore ambrato, è iniziato a piovere! Prima poche gocce poi un’acqua più intensa, che però non ha affievolito la bellezza della strada che si muoveva sinuosa lungo i crinali ripidi.
Dopo Tremp abbiamo costeggiato una base militare fino al limite del bosco, alle nostre spalle un panorama magnifico con vette ripide, campi coltivati e vigne ormai accese dall’autunno. All’altezza delle nuvole abbiamo rincorso il sole che spuntava dietro l’arcobaleno e determinati ad arrivare alla meta di oggi abbiamo vissuto ogni attimo di luce che ancora ci concedeva. Con il cielo arrossito dal sole, in uno spazio con rara vegetazione ma pitturato da tinte decise, abbiamo attraversato la punta piu alta di Companimi.
Rovine, tramonto , rocce una cornice perfetta per concludere una giornata di viaggio. Pochi i visi incontrati, molti i musi simpatici: pecore, mucche, cavalli, una lepre, un cerbiatto, due cani da gregge ed un pastore che di simpatico aveva solo il saluto, in un dialetto poco comprensibile.
Anche le aquile hanno accompagnato questa giornata, intorno al Pico di Roca Redone, volavano alte preannunciando il temporale.
Finalmente l’arrivo a La Puebla de Roda ha segnato un fine tappa ‘necessario’. Rifornimento di gasolio, abbondante cena innaffiata di vino tinto locale ed un letto tiepido dove riposare. Non si può dire quale sia stato lo scorcio, il momento o semplicemente la vista che ha reso memorabile questa giornata. Sicuramente non è stato uno, ma molteplici, e la luce, come nei migliori film, ha avuto un ruolo da protagonista. Uno spazio irreale, dalla bellezza sconfinata che il potente Pajero ha permesso di vivere come seduti in prima fila ad un’anteprima cinematografica.

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1 NOVEMBRE 2019
Sveglia presto, doccia calda e caffe cortado prima di partire. Siamo scesi sulla strada principale ed intrapreso una bella salita sterrata ma ben tenuta, circondata da edifici rurali in pietra davvero incantevoli. Entrati nel folto bosco ci siamo stupiti della manutenzione della strada in ottime condizioni e con cantieri di lavori in corso. Piccolo inconveniente ci ha fermato in un tornante allagato, dove un altro fuoristrada con tre uomini, presumo fungaioli visti i cesti che facevano capolino dai finestrini, erano in difficoltà nel guadare una ‘pozzanghera’ un po’ piu ampia e dall’uscita stretta. Alla fine loro sono usciti senza problemi e noi con il Pajero anche più grande, li abbiamo seguiti. Anzi Carlo li ha seguiti, io mi sono arrampicata su una costruzione di cemento per lo scolo dell’acqua e ho filmato la scena… piu comica che off road!
Abbiamo continuato a passo spedito ed incrociato di nuovo i tre uomini ed altre due auto in località ‘La Caballera’ una costruzione antica destinata ad accogliere cavalli, ma ormai abbandonata, poco piu avanti si scorgeva un complesso monastico anche questo lasciato in rovina.. La strada è diventata più sconnessa e accidentata, ci ha rallentato il cammino ma il mezzo è stato all’altezza della situazione e la guida attenta di Carlo ci ha velocemente portato fino all’asfalto.
Abbiamo incrociato anche un piccolo paesino arroccato: Salinas di Trilli, e mi ha colpito, appollaiato sul campanile della chiesa, uno strano ed enorme avvoltoio. Ho scattato una foto dal finestrino e con un auto che ci seguiva, stranamente, abbiamo continuato sulla traccia scendendo fino al lago in particolare nel complesso di Liguerre de Cinca. Si tratta di un complesso storico davvero suggestivo costruito sull’invaso di El Grado. A rendere il paesaggio ancora piu surreale, la mancanza di acqua del fiume; come ci ha spiegato il ragazzo del bar che ci ha servito il caffè, è piu di un anno che non piove nella zona, situazione davveo eccezionale e rara che ha condizionato il paesaggio.
Lasciato Liguerre abbiamo proseguito prima su un tratto di strada asfaltato dove ci hanno attraversato tranquillamente un bel gruppo di cinghiali, e poi ripreso lo sterrato entrando in bosco ricco di una vegetazione sempre varia. Siamo saliti fino ai 1000 metri di altitudine e dopo una foto alle vette più alte dei Pirenei innevati, siamo ripartiti verso Alquezar. Lungo il tragitto oltre a due escursionisti a cavallo abbiamo quasi per sbaglio incrociato un’area dedicata ai rapaci, i ‘Buitres’ gli avvoltoi dei Pirenei.
Il cielo era pieno di questi enormi e maestosi volatili e alcuni esemplari guardavano curiosi nella nostra direzione, mentre cercavo di immortalarli nell’obiettivo.
Di nuovo un cambio di paesaggio: terra rossa e pietre friabili per l’ultimo tratto sterrato prima di arrivare su asfalto a Codelungo e poi Alquezar.
Alquezar è stato una piacevole scoperta definito uno dei borgi più belli al mondo, ricorda molto Matera se non fosse per i colori, per i toni caldi delle pietre e delle rocce che la compongono e lo stile arabeggiante che la contraddistingue.
Un bagno di folla in un angolo, un paese arroccato con una vista splendida e un gran numero di ristoranti e bar. Noi abbiamo assaggiato la ‘dobladillo di Alquezar’ un dolce ripieno con i bordi piegati su stessi e farciti con mele e noci.
Dopo aver lasciato il ‘pueblo’ affollato e con qualche difficoltà nel trovare alloggio per la notte, ci siamo spinti fino ad Ainsa Sobrarbe, un incantevole borgo medievale, sorto sulla collina che sovrasta l’incrocio di due fiumi. Paese affollato, punto di partenza per praticare sport ed in particolare per gite in mountain bike. Il centro storico visitato senza luce e sotto una leggera pioggerellina, appariva un trionfo di pietre ed architetture romaniche perfettamente conservate. La pavimentazione in ciottoli di fiume creava un complesso tappeto decorativo che da solo vale la visita. Domani occorre tornare per godersi la magia e la bellezza di queste vecchie mura con la luce del giorno.

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2 NOVEMBRE 2019
Come promesso prima di ripartire siamo tornati nel centro medievale di Ainsa, per qualche scatto e la colazione. In realtà era tutto chiuso e ci siamo accontentati di un caffe cortado alla ‘barra’ di un bar un po’ nascosto e frequentato da locali che conversavano o leggevano il giornale mangiando pane arrostito, con aglio e prosciutto cotto.
Il tempo non è stato splendido ma noi abbiamo confidato nel sole, che riuscisse a farsi strada attraverso le nuvole.
Siamo usciti dal paese con la pioggia, e salendo in quota abbiamo oltrepassato la coltre di nebbia e nuvole. Il paesaggio era davvero incantato: una vegetazione da alta montagna di muschi e pochi alberelli toccati dall’autunno. La traccia era su asfalto, ma sotto la pioggia, forse il percorso piu adatto. Oltrepassato il ‘Puerto di Sonabio’ abbiamo visto il diradarsi delle nuvole ed abbiamo deciso di fare sosta a Noceto, un piccolo paesino incastrato fra i monti, con un fiumiciattolo di montagna, un ponte in pietra per arrivare a delle casette diroccate. Crocevia di sentieri e fulcro del paese era il piccolo bar, ristorante, alimentari e noleggio bici, dove oltre ad un caffè Carlo ha assaggiato una golosa frittella al cioccolato. Risalita la montagna sempre su asfalto abbiamo fatto diversi km costeggiando il rio guarda, fino ad arrivare ad una località chiamata ‘Triste’, lì attraversando la ferrovia abbiamo iniziato il primo percorso fuoristrada della giornata.
Incredibilmente affascinante la strada, che tagliava attraverso due spuntoni di roccia, e ci ha condotto fino alla vetta della montagna Los Mallos, incrociando cacciatori e motociclisti in sella a moto da cross ovviamente. Oltrepassato il versante nord, un panorama mozzafiato si è aperto di fronte a nostri occhi. Tanti i turisti che come noi si sono soffermati sul cosiddetto Picco delle Aquile per una foto alle stupende increspature di roccia che maestose si innalzavano dalla vallata fino a pizzicare il cielo. Una splendida torre diroccata con annessa chiesetta hanno fornito la tappa ideale per uno spuntino tra le rovine. Ancora un tratto di strada in mezzo ai boschi prima di arrivare al Castello di Loarre noto per le scene del film ’Le Crociate’. Dopo il castello siamo arrivati alla conclusione della tappa nella cittadina di Ayerbe, poche case intorno ad una piazza principale. Niente di speciale , un’aria rilassata, tanti bambini a giocare nella piazza, un negozio specializzato in funghi, due forni pasticceria e due macellerie e 3 ristoranti uno dei quali ci ha rifocillato con una cena pantagruelica al costo di due panini o poco più.
A pancia piena pianifichiamo il tour di domani.

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3 NOVEMBRE 2019
Subito dopo il caffè siamo ripartiti sotto un cielo scuro e qualche goccia di pioggia, ma uno strappo di azzurro lasciava ben sperare. Siamo ritornati in direzione Loarre per poi girare a sinistra e percorrere dopo pochi km di strada asfaltata il primo tratto di sterrato. Abbiamo costeggiato la montagna da cui siamo scesi ieri, solo che abbiamo seguito il crinale dal basso. Sopra di noi la montagna bellissima baciata da un timido solicino. Rosse imponenti si ergevano sopra di noi come rughe della terra. Poco dopo siamo entrati nel bosco, sempre percorrendo strada sterrata e fangosa vista la pioggia della notte. Il percorso nel bosco è stato lungo ed impegnativo , prima in discesa, poi attraverso uno stretto ponticino abbiamo iniziato a risalire il crinale opposto. Sembrava più asciutto e iniziavamo a vedere la vetta quando si è presentato in mezzo alla strada un grosso albero, forse solo una punta di un enorme abete secco che con il vento forte della notte ha trascinato con se anche un povero corbezzolo con i frutti non ancora del tutto maturi. L’albero era troppo grande per essere spostato, abbiamo così iniziato a togliere i rami che potevamo staccare e poi con una cinghia e l’aiuto del povero Pajero abbiamo iniziato a spostarlo al margine della strada per poter creare un varco dove passare. Dopo una mezz’ora di lavoro ed un bel po’ di rami spostati e tanto fango su scarpe e pantaloni siamo andati oltre. Abbiamo continuato a salire fino ad incontrare un bel gruppo di avvoltoi dei Pirenei che hanno spiccato il volo sopra le nostre teste ed annunciato l’arrivo alla cima: un panorama meraviglioso e finalmente il sole. Arrivati all’asfalto dopo pochi metri siamo di nuovo rientrati nel bosco per attraversare ancora un lungo canalone e risalire l’altipiano in direzione Luna. Il tragitto è stato lungo e decisamente frastagliato, la pioggia e il fango non hanno aiutato ma di certo la traccia era quanto mai sconnessa, con rocce, scalini e numerose pozzanghere fangose che potevano diventare sabbie mobili con il peso dell’auto. Abbiamo avuto la fortuna di poter tagliare in un campo incolto prima di rimanere impantanati in dei grossi e profondi solchi di fango causati dalla pioggia. Il tempo per arrivare alla prima meta della giornata è stato più lungo del previsto con sali e scendi dalla macchina per controllare l’accessibilità del percorso. La cittadina di Luna a cui tanto desideravamo arrivare, vista la fatica nell’avanzare, è stata piuttosto deludente. Un paese fantasma con case fatiscenti e disabitate, solo la piazza della chiesa e del comune in perfetto ordine.
La strada intrapresa da Luna per arrivare alla tappa successiva, ovvero Farasdues, è stata piacevole e soleggiata. Abbiamo costeggiato il versante sud della montagna, con alberi e roccia alternati ad un paesaggio mozzafiato. Una breve sosta al sole per poi proseguire in un atmosfera lunare fatta di rocce, arbusti, campi coltivati. Abbiamo proseguito in questo saliscendi per diversi kilometri incontrando trattori e quad. Purtroppo anche un albero spezzato proprio in mezzo di strada rischiava di fermarci. Prendendo bene le misure siamo riusciti a passare sotto il pesante tronco , con qualche graffio sul portapacchi della macchina.
Ancora campi, ancora pietre e la bellezza intorno a noi fino a Faradues, anche questo paesino deserto, una sosta nell’unico locale aperto per un caffè e per vedere altri esseri viventi. Sempre attraverso i campi siamo arrivati a Biota e poi finalmente a Sadaba, dove alloggiamo.
Nonostante i numerosi monumenti che sovrastano questi piccoli agglomerati di case: castelli, chiese, torri, meravigliose strutture imponenti, ciò che li circonda è desolante e poco curato.
Abbiamo perlustrato la cittadina ma abbiamo avuto difficoltà a trovare un posto dove cenare. Un panino, con del delizioso prosciutto, alle 18.30 della sera è stata la migliore cena che potessimo trovare di domenica sera a pochi km da Sadaba.
Pronti per domani quando attraverseremo il deserto di Bardenas Reale e arriveremo a Saragozza.

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4 NOVEMBRE 2019
Ultima tappa: oggi il deserto! Dopo un caffè nel giardino interno dell’albergo, con una temperatura gradevole per essere a novembre, ci siamo diretti verso il deserto di Bardenas Real., un parco naturale dove è possibile muoversi solo su percorsi stabiliti e che costituisce un’area protetta davvero surreale e fuori dal tempo.
Con un meraviglioso cielo azzurro e qualche nuvola in lontananza siamo entrati nel parco e abbiamo iniziato il nostro giro. Rocce, montagne graffiate dal vento e dal tempo, sculture di pietra modellate dalla natura; davvero un luogo magico dove perdersi nella vastità. Da ogni punto di vista, guardandoci intorno il deserto assumeva facce diverse e sempre affascinati. Il rosso delle linee di argilla sulla roccia, la terra arida che disegna il suolo, la vegetazione essenziale e l’immensità delle vette che sembrano rigate con una forchetta: la bellezza della natura. Abbiamo girato nel parco per più di un’ora, procedendo a 30 Km orari, soffermandoci a fare foto o a contemplare il paesaggio. Pochissime le persone incrociate, tante pecore e qualche auto vicino alla base militare. Dopo il parco ci siamo diretti verso Saragozza attraverso Tudela. Prima di arrivare in albergo sosta al supermercato per acquistare prosciutti, chorizo e scorte per il viaggio di domani. L’arrivo a Saragozza è stato segnato dal dilemma del parcheggio: l’entrata segnava un massimo di 1.85 m ed il Pajero è 1.88 m; Carlo ha parlato con l’addetto al parcheggio, l’ufficio informazioni turistiche ed infine con un gentilissimo poliziotto. Alla fine siamo entrati senza problemi, speriamo di riuscire altrettanto facilmente domani.
L’albergo si trova proprio sulla piazza principale, dalla camera una vista incredibile sulla Cattedrale. Abbiamo subito fatto un giro del centro cittadino, con le sue chiese, piazzette ed angoli caratteristici. Tantissime botteghe, negozietti e taverne dove mangiare tapas e dolci tipici. Ci siamo spinti fino al Castello di Aljiaferia per visitare i meravigliosi cortili arabeggianti. Una lunga passeggiata fuori dal ‘casco’( il quartiere antico) e poi siamo tornati verso il centro alla ricerca di un locale che avevamo già adocchiato: ‘La Repubblicana’, un bar tapas dallo stile incredibile, con oggetti, targhe, immagini e foto di ogni tipo. Scappando da una pioggerella improvvisa ci siamo seduti a questo bar per una cena a base di 12 tapas, vino e birra. Un vassoio immenso di ciotolini e appetizer di ogni tipo, hanno reso la cena un viaggio nella varietà e creatività di questo posto magico.
Usciti non potevamo mancare la sosta in pasticceria, dove con un vassoio di 6 deliziosi pasticcini abbiamo addolcito l’ultima serata in terra spagnola di questa avventura.
Qualche scatto alla piazza Pilar, due foto alla cascata illuminata e poi in camera dove la luce della Cattedrale inonda la stanza.

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5 NOVEMBRE
Ultimo giorno e verso casa.
Ci siamo svegliati con un bel sole che illuminava la Basilica accendendo le maioliche della cupola in maniera meravigliosa. Siamo scesi in cerca di un posticino dove fare colazione e dopo aver percorso tutto il centro storico siamo ritornati in un delizioso caffè dietro l’albergo. Un caffe ‘botanico’, dove poter scegliere tra diverse torte e sedersi a tavolino come se fossimo in una serra o in un giardino. Abbiamo concluso la visita della città entrando nella Cattedrale e poi nella Sala del Commercio per vedere l’incredibile soffitto decorato con guglie arabeggianti, un vero spettacolo.
Raccolte le valige ci siamo avventurati verso il parcheggio e senza alcuna difficoltà siamo usciti dal garage sotterraneo senza problemi per l’altezza.
Presa l’autostrada ci siamo diretti verso Barcellona, un paesaggio lunare intorno a noi ed un bel sole ci ha accompagnato per tutto il viaggio, tanto che abbiamo deciso di fare un salto al mare per il pranzo.
Ci siamo soffermati nella Costa Dorada le spiagge a sud di Barcellona, caratterizzate da lunghe strisce di sabbia fine e lunghe file di palme. Abbiamo trovato il paese di Sitges dove con sorpresa abbiamo passeggiato lungo la strada costiera e siamo saliti fino alla chiesa di stile arabeggiante, arroccata su un promontorio a picco sul mare.
Il tragitto verso Barcellona è stato come prevedibile più trafficato, e con qualche ora di tempo prima dell’imbarco al traghetto ci siamo diretti verso Montjuic, la collina panoramica sulla città che si trova proprio alle spalle del porto. Il tempo di qualche foto e poi un lungo giro nel traffico per arrivare agli imbarchi. Direi che il traffico di Barcellona alle 19 di sera ci ha fatto rimpiangere le strade sperdute ed il deserto di questi giorni. Arrivati alla nave abbiamo imbarcato la macchina e preso possesso della cabina. Alle 22.30 circa la nave si è mossa e le luci di Barcellona sono diventate sempre più piccole. Il mare piu agitato rispetto a quello dell’andata ci ha reso più dolce l’addormentarsi.

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6 novembre ’19
Il risveglio è stato sempre agitato, il mare è mosso ed il cielo grigio. Sono le 10.00 e si vede la Sardegna, tanti i passeggeri che scenderanno a Porto Torres, tappa intermedia del nostro viaggio per mare. Deve essere piovuto tutta la notte, il ponte è bagnato e il bar esterno è deserto. Colazione sul mare e si gioca con le foto scattate in questi giorni.
La magia del viaggio è che si torna sempre diversi, più ricchi, piu felici, più malinconici con un pezzetto di mondo in più ad abitare il nostro cuore.
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CarlettoLotus
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Messaggioil 21/11/2019, 12:58

Bel viaggio Carletto
grazie di averlo condiviso :3 :11
Non discutere mai con un idiota, ti trascina al suo livello e poi ti batte con l'esperienza
Andreacat
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Messaggioil 21/11/2019, 13:40

I Pirenei sono interessanti e facili da girare, forse in autunno come avete fatto voi più impegnativi per via del meteo.
Grazie per la citazione e per avere condiviso la vostra bella avventura.
n.b. esprimo solo un'opinione... don't worry... be happy!
Crivelli
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