Come sempre dopo un viaggio mi sento un po’ più ricco, non certo in termini economici.
In occasione di questo viaggio ho attraversato e visitato vari paesi, alcuni li avrei evitati volentieri perché già visti in precedenza, in altri avrei voluto restarci più tempo.
Ma andiamo con ordine: per la prima volta sono partito con un po’ di timore a causa di vari segni premonitori. Anna 15 giorni prima della partenza si è rotta un dito del piede ma con i sapienti interventi di Marco “Caoos” ed un buon plantare la cosa è rientrata; poi c’è stato l’annullamento della Dakar per le minacce terroristiche ed infine “il colpo della strega” 4 giorni prima della partenza che mi costringe a letto, 3 iniezioni al dì e massaggi mattina e sera. La partenza fissata per il 19 gennaio viene rimandata di due giorni. Dopo vari consulti sempre con Marco, decido di partire ugualmente continuando a fare le iniezioni strada facendo e se la cosa non fosse rientrata sarei ritornato prima di attraversare lo stretto di Gibilterra.
Nonostante la schiena a pezzi attraversiamo la Francia e la Spagna in due giorni, il giorno successivo siamo in Marocco: prima sosta nella bellissima Essaouira e poi giù verso la Mauritania attraverso il deserto spagnolo, primi campi sotto le stelle ed il profumo dell’africa nel naso.
Sosta a Nouakchott in un albergo gestito da una francese, niente di straordinario ma con un ottimo ristorante. Durante la notte, nonostante il parcheggio fosse sorvegliato, tentano di rubarmi le piastre da sabbia, tentativo fallito in quanto tutto ciò che c’era sulla bagagliera era fissato con un cavo d’acciaio di 4 mm.
Da ora in poi inizia il vero viaggio: per non attraversare la zona a rischio fra Nouakchott e Nema decidiamo di costeggiare il fiume Senegal più a sud, percorso bellissimo ma impegnativo: 6 giorni di piste con passaggi da 1° e 2° ridotta. Attraversiamo villaggi dove non avevano mai visto turisti, zone del tutto disabitate ed entriamo in Mali senza fare dogana semplicemente perchè non c’era. Al primo villaggi in Mali facciamo timbrare i passaporti ma non possiamo espletare le formalità doganali per le macchine perché non c’erano i moduli.
Visitiamo la zona a sud/ovest del Mali per poi entrare in Burkina Faso a Faramana. Alla frontiera del Mali, come previsto, oltre ai passaporti vogliono i documenti delle macchine che non abbiamo, spieghiamo l’accaduto ma il doganiere all’inizio non ci crede poi dopo circa un’ora si convince e ci lascia passare. Successivamente al comando di polizia chiediamo le formalità per avere il visto di entrata al ritorno in quanto l’Ambasciata di Roma non rilascia il doppio visto. Ci assicurano che tutte le frontiere del Mali possono rilasciare il visto sul passaporto.
Anche in Burkina visitiamo la parte sud/ovest del paese per poi entrare in Ghana.
Alla frontiera di Hamale abbiamo il problema più grosso di tutto il viaggio: occorre il Carnet de Passage. Il doganiere, gentile ma ligio alle regole ci dice che non possiamo entrare. Contattiamo il suo superiore e gli spieghiamo che all’Ambasciata di Roma ci avevano assicurato che si poteva entrare in Ghana con un permesso provvisorio, inoltre il mancato passaggio nel loro “bel paese” avrebbe compromesso il nostro viaggio. Alla fine dopo circa tre ore decide di lasciarci passare per non compromettere l’intero nostro viaggio. Partiamo ma dopo pochi chilometri veniamo fermati ad un posto di blocco ed ovviamente ci richiedono il Carnet, ricomincia la tiritera, il capo pattuglia telefona in dogana, dove per fortuna confermano la nostra storia ma ci obbligano ad andare al comando di Wa per il rilascio del permesso provvisorio. Ovviamente queste cose capitano sempre di sabato e sino a lunedì non si fa nulla. Poco male, ne approfittiamo per cambiare l’olio motore e filtri alle macchine e visitare i dintorni della cittadina con una puntatine al parco degli ippopotami, 10 in tutto, che però stanno sempre in acqua, navighiamo con una piroga il Black Volta per cercare altra fauna ma le uniche bestie siamo noi, il nostro cane e le zanzare. Lunedì mattina alle 10 andiamo al comando per il permesso provvisorio ma non possono farlo per mancanza della corrente elettrica. Ci chiedono di tornare nel pomeriggio, la corrente elettrica ancora non c’è e già temiamo un’ulteriore sosta forzata. Invece, contrariamente alle nostre supposizioni, avevano compilato i documenti a mano, ci chiedono però di passare al comando generale di Accra per ulteriori timbri e documenti: diamo la nostra assicurazione e dopo lunghi ringraziamenti e strette di mano finalmente alle 5 del pomeriggio si riparte.
Puntiamo verso il “Mole National Park” anche qui altra sorpresa: nel parco non possono entrare animali domestici anche se perfettamente in regola con le vaccinazioni e a nulla serve la nostra assicurazione che avremmo lasciato il cane in albergo. Lucio prosegue per prenotare le stanze perché l’albergo è piccolo, noi torniamo nell’ultimo paese prima dell’ingresso al parco per trovare una sistemazione alternativa. Troviamo una specie di campeggio con bungalow molto spartano ed il proprietario, al quale spieghiamo la storia del cane, si rende disponibile a tenercelo assicurandoci anche la massima attenzione. Decidiamo con un po’ di perplessità di lasciare Devil nel bulgalow e raggiungiamo Lucio in albergo. Nel pomeriggio visitiamo una parte del parco, anche a piedi, con la guida. Poi verso le 17 andiamo a trovare Devil che sta bene. Dopo cena torno di nuovo al campeggio per un ultimo controllo.
Il giorno seguente, recuperato Devil, proseguiamo il viaggio.
Dal Ghana entriamo in Togo senza passare dal comando di polizia ad Accra per evitare ulteriori perdite di tempo e probabili complicanze.
Il Togo lo visitiamo in lungo ed il largo (è stretto) ma paesagisticamente non offre nulla di particolare a parte il piacere di conversare con i locali, di conoscere le loro aspettative e speranze che a noi sembrano lontane anni luce. Anche qui, come in tutti i paesi attraversati, i problemi sono comuni: il cibo, l’elettricità ma soprattutto la salute fisica veramente carente.
Dal Togo entriamo in Benin, nessun problema alle frontiere che attraversiamo in meno di mezz’ora. Anche qui vale quanto sopradescritto.
Dal Benin rientriamo in Berkina Faso senza alcun problema ed andiamo a visitare la parte Nord/Est ed in particolare il villaggio di Gorom-gorom con il suo pittoresco mercato.
Dal Burkina Faso rientriamo in Mali, o meglio vorremmo rientrare in Mali. In dogana senza il visto non ci lasciano passare e loro, contrariamente a quanto assicuratoci, non possono rilasciarlo. Telefoniamo al comando di polizia, telefoniamo all’Ambasciata a Roma, passiamo il pomeriggio al telefono con i vari comandi ma nulla da fare, dobbiamo tornare a Ouagadougou presso l’Ambasciata del Mali per i nuovi visti, dal confine alla capitale ci sono oltre 300 Km ed ovviamente e venerdì. Dopo aver dormito per strada arriviamo in città in tarda mattinata ed in mezzo ad un traffico caotico cerchiamo la sede dell’Ambasciata. Alla fine ci riusciamo dopo aver caricato in macchina un ragazzo che ci indica la strada.
Come previsto l’ambasciata è chiusa e sino a lunedì non si può più fare nulla. Decidiamo allora di trovare una sistemazione nelle vicinanze, stiamo per partire ed ecco che arriva la moglie dell’Ambasciatore che ci saluta con un largo sorriso. Scendiamo dalle macchine per un doveroso saluto, le spieghiamo l’accaduto, con tutta la storia dell’entrata e dell’uscita, lei capisce il nostro problema, prende il telefono e chiama l’addetto ai visti che ci vengono rilasciati dopo un’ora circa. Ripartiamo, felici come una pasqua, per la frontiera ed il mattino successivo sbattiamo sotto il naso del doganiere i nostri visti senza proferire alcuna parola. Siamo di nuovo in Mali!
Visitiamo la parte centrale del paese ed inoltre ci informiamo sulla possibilità di entrare in Algeria. La medesima richiesta viene fatta sia alle autorità locali che ad agenzie turistiche, tutti ci danno la medesima risposta e cioè attraversare la zona di confine tra il Mali/Algeria attualmente è molto pericoloso e calorosamente sconsigliato. Decidiamo allora di tentare il rientro attraverso il Senegal, non abbiamo né i visti né i documenti per le macchine ma avremmo tentato ugualmente.
Quindi comincia la nostra discesa verso il Senegal ma Lucio riceve una telefonata dall’Italia, sua madre è stata ricoverata in ospedale, breve consulto e lui decide per il rientro a tappe forzate dalla Mauritania attraversando la fatidica zona a rischio. Noi decidiamo di accompagnarlo sino a Nouakchott, da qui lui avrebbe proseguito da solo a noi saremmo risaliti con più calma. Facciamo scorte di carburante e viveri per non fermaci in zona, Lucio nel giro di pochi chilometri buca tre volte ed il tempo necessario per cambiare le gomme e ripararle ci costringe a passare la notte proprio nel punto più pericoloso. A questo punto decido di entrare nel deserto, fra le dune, scavalchiamo alcuni cordoni, attraversiamo zone pietrose ed alla fine facciamo un campo fra le dune, nascosti da tutto e da tutti, un campo bellissimo, il più bello di tutti! Il giorno successivo, stanchi morti siamo a Nouakchott, ci fermiamo per la notte in un alberghetto incredibilmente bello, probabilmente trattasi di una villa privata trasformata in pensione. Il mattino seguente Lucio di buon ora riparte, noi nel primo pomeriggio con tutta calma. Per spezzare la monotonia del rientro facciamo una puntatina al Bank d’Argouin dove ci divertiamo a fare un po’ di fuoripista, sconsigliata senza guida per chi non sa usare bene il GPS e Ozi: Ciònonostante non centriamo il paese di pescatori dove volevamo sbuccare per 7 Km.
Poi il monotono e tranquillo rientro in Italia.
Ecco un po’ di foto ed inoltre sul mio sito potrete trovare, fra un po’, il diario dettagliato di ogni singolo paese nonché tracce, waipoint ed ulteriori foto
PS Alcune foto le potete già vedere qui: http://picasaweb.google.com/encati47/Centrafrica
