La marcia proseguiva verso nord su sterrati e traccie, le giornate si erano un pò allungate rilasciando un ora in più di ottima luce.
Le temperature erano buone di giorno per andare inevitabilmente sottozero la notte, e spesso per la notte dovevo considerare l'altitudine del posto per non incorrere in temperature troppo rigide che avrebbero messo a dura prova la ripartenza la mattina con fenomeni di formazione di cristalli di paraffina nel gasolio o peggio con problemi dell'olio del motore e del cambio.
Meditai di cambiare l'olio motore passando da un semisintetico 10W a un sintetico 5w o anche 0W (avevo trovato un 0w 30W) ma non volevo sfidare i folletti nel mio 300 che mi avevano dato retta fino allora e mi avevano portato senza problemi meccanici ad arrivare sino a lì, da quel giorno in poi quando le temperature notturne previste potevano essere considerate più critiche, adottai il sistema dei camion Argentini che in sosta notturna avvolgono il motore in una coperta di lana sistemando poi anche dei cartoni sotto il cofano.
L'aria di giorno era secca, trasparente, il cielo spesso in assenza di nuvole e quando c'erano erano nuvole molto basse, che passavano rapidamente sulla testa lasciando a terra formazioni e figure d'ombra mutevoli .
Realizzai comunque, che ero io in alto e non le nuvole in basso, ma l'effetto fu stranissimo e comunque provai forte l'ebrezza dell'abbassamento della temperatura al passaggio delle nuvole.
Proseguendo in direzione nord, sopra i 2300 mt e fino ai 3200 mt trovai intere distese di cactus giganti tipici dell'ambiente arido del sudamerica chiamati "cardones" e si trovano spesso sui piatti tipici della cucina locale, la loro consistenza legnosa interna viene usata come legno per svariate situazioni come cornici, mensole ed anche piccole finestre o ricami di portoni essendo la sua struttura resistente e bucarellata.
Questo mi sembrò straordinario, per di più vicino alla strada, tanto da non poter essere immortalato.

Dopo una sosta di un paio di giorni a Cachi, sulla ruta 40 per risistemare un pò la Land Rover nelle ultime manutenzioni da viaggio, (bloccaggio delle serrature per polvere, cambio filtro nafta ed aria, controllo del livello di tutti gli oli, pulizia dell'abitacolo, eliminazione dei nuovi rumori e migliore stivaggio dei pesi) nonchè per passare una domenica in completo riposo studiando il percorso mi indirizzai verso lo sterrato che nel 1994 fu passaggio del Camel Trophy negli spostamenti veloci verso il Cile.
Dalle cartine mi accorsi che il passaggio più alto del passo era fissato a 4850 mt e forte dell'esperienza già vissuta in altitudine, mi apprestai a salire.

Non fu difficile questa parte del percorso, ma molto emozionante fu il pensare che 12 anni prima del mio passaggio, tutta la carovana dei Discovery ed i 110 di supporto, aveva scritto proprio lì l'ennesima pagina di storia in una manifestazione molto cara agli amanti della Land Rover; in completa solitudine, curva dopo curva, scenario dopo scenario, con una potenza del motore dimezzata ma sufficiente, arrivai senza accorgermi più di tanto al passo tanto atteso di Abra del Acay.

Ero quasi a quota 5000 mt e non avrei mai pensato di poter arrivare a tale altitudine.
Il Defender sbuffando come una locomotiva, si muoveva solo con le ridotte, teneva il minimo normalmente e non sembrava molto scosso per quello che gli veniva richiesto.
L'occasione fu talmente rara che non potei tenermi dal cercare di arrivare il più alto possibile, per poter cercare un'altro limite.
Uscii dal tracciato e con molta circospezione iniziai a valuatre dove e come avrei potuto arrampicarmi senza rischiare oltre il dovuto.
Lo spazio di manovra era molto ridotto, e continuamente cercavo di guardare dove mettevo le ruote, e come spesso accade quando si ha foga di salire, dovevo anche considerare la scesa anche se in retro.
Ancora una volta visto dall'alto sembravo un pazzo alla ricerca di non si sà che, perchè provavo e riporovavo varianti ma non c'era verso di arrivare a quota 5000 mt.
Il mio record personale con il Defender rimase a quota 4966 mt.

Come per chi viaggia in solitaria, l'aver portato a termine una piccolissima impresa personale da energia e riempie la giornata di felicitazioni personali, che nascono e muoiono probabilmente nella giornata, ma rimangono sicuramente scolpite in chi ci ha provato e le ha vissute.
Mi avvicinavo sempre verso nord ormai al confine settentrionale Argentino, seguendo il percorso del CT 94 direzione San Antonio de los Cobres, un avamposto semplice e polveroso a 3750 mt sorto negl'anni 70 come dormitorio dei minatori impegnati nelle miniere della zona. E' sempre freddo lassù e qualche volta nevica anche, è un'avamposto militare ormai che le miniere sono chiuse, e sta provando a rilanciarsi nel turismo internazionale quale ultimo centro con gasolio e ospedale prima dei grandi altipiani.
Devo dire che ci sono tour organizzati che partono dalla città di Salta ed offrono diverse possibilità nella zona.

Il posto è in un'ampia zona di confine con il Cile, sono gli altipiani della Puna altipiani aridi e desertici, di colori forti ad elevate quote in assenza di vegeazione che arrivano sino al confine posto lungo la dorsale Andina.
Al di là delle ande in Cile c'è l'ampio deserto di Atacama, dal quale spuntano picchi vulcanici attivi e non, ma tutti di elevata altitudine.
In tutta l'area, geologicamente sconvolta da vari fenomeni, si possono sentire facilmente terremoti, si possono scovare laghi salati secchi chiamati "salar", rimanere incantati dalle lagune dai vari colori o passare vicino a bocche di gayser non d'acqua ma d'aria dai rumori assordanti.
Questa immensa e spettacolare zona è l'incrocio tra il confine Argentino, Cileno e Boliviano, poco battuta dal turismo perchè zona aspra, difficile, poco comoda e poco invitante, è un paradiso naturale difficile da eguagliare.

A San antonio de los Cobres, c'è l'ultimo rifornimento ufficiale di gasolio, un solo hotel di 12 stanze (sempre pieno anche come tappa di chi fa i passi) e qualche casa privata che viene locata, tanta polvere e povertà ma sempre dignità ed umiltà, costante qualificante di tutta la popolazione Andina.
La mia prima preoccupazione una volta arrivato fu quella di andare in gendarmeria e chiedere le condizioni del passo Socompa, passo utilizzato dal Camel Trophy per attraversare le Ande, passo di terza categoria, non utilizzato perchè molto distante sia in Argentina che Cile dai rifornimenti di gasolio, e dalla possibilità di pernottamento al chiuso, si segue un tracciato desertico e polveroso di tole ondulè, ma per un landroverista
come me che ha visto più volte i filmati del CT 94 era semplicemente meraviglioso.
Dovevo arrivarci e passare di lì per attraversare poi il deserto di Atacama e scendere in Cile.
Ma tutte le mie fantasie furono stroncate dal solito miliatre in grado di turno che dopo aver controllato tutti i documenti mi disse senza possibilità d'appello che il passo era chiuso e non si sapeva quando e se fosse stato riaperto.
Non sò perchè mi disse ciò, anche perchè poi venni a sapere che era aperto in quei giorni, forse perchè mi aveva visto da solo, forse perchè non voleva rogne di impegno di eventuale aiuto, o forse solo perchè non era informato; dovevo comunque cambiare i miei piani.
I giorni seguenti mi abbandonai alla ricerca del famoso viadotto che passa lì vicino, dove un tempo transitava il treno carico dalle estrazioni di vari metalli e che ha fatto la fortuna della zona per i trasferimenti di merci e uomini tra l'Argentina ed il Cile sino a Lima in Perù.
Il treno chiamato "Tren a las nubes" non è più in funzione da un paio di anni ma si vocifera la possibilità nonchè volontà di rimetterlo in sesto.
Questo è il viadotto della Polvorilla opera ingegneristica in mezzo al nulla, ed il suo treno per ora fermo.

La particolarità della zona sono i sentieri che si inerpicano, spesso accompagnati da una lingua d'acqua di color blu scuro, gelata initerrottamente di giorno e di notte, colorazione particolare per varie sostanze sciolte.
Lama in libertà o anche addomesticati dal Pueblo delle piccolissime comunità esistenti , accorpate come in un presepe ma dalla popolazione sorridente e semplicissima.
poi ci sono i "salar" ampi spaizzi di sale piatto come antichi laghi di nei quali confluivano acque delle ere precedenti ed ormai essiccati; essi che danno una reale visione di sale allo stato primordiale.
Sono anche transitabili e che raccolgono diversi lavoratori della zona proprio per l'estrazione, essiccamento ed impacchettazione del sale.
Sono stati diversi i salar visti o attraversati, sono molti di diverse dimensioni, o solo di sale confuso, o con formazioni esagonali provocate dall'ossigineo che dall'acqua risale dando una formazione a mattonella esagonale al sale in superficie.
la profondità del sale varia da 30/40 cm a qualche metro, vengono scavate delle vasche e raccolto il sale a monticelli chiamati "montones" dove il sale perde la sua umidità ed essicca e poi viene raccolto, compattato, ed impacchettato; le vasche aperte con l'acqua visibile vengono poi richiuse dalla formazione di nuovo sale, ed il ciclo ricomincia.

Modificai i miei piani, cercando più a nord un passo aperto, un passo attraverso le Ande che mi permettesse di attraversare il deserto di atacama ed arrivare in Cile come meta a san pedro di Atacama.
Il passo scelto fu il passo di Jama, incredibile strada asfaltata attraverso altipiani e lagune moozzafiato, attraverso il deserto in assoluto isolamento e con la possibilità di fare lunghissimi tratti in piste e sentieri abbandonando la striscia di asfalto.
E così mi studiai la possibilità di attraversare il confine sul più alto deserto del mondo, non proprio come il Sahara, in assenza di dune e sabbia senza cioè l'Erg, ma visto il posto e considerata l'altitudine, non meno affascinante.
I punti di riferimento furono le alte vette dei vulcani sparpagliati come senza senso, ma utilissimi per la navigazione.
Il passaggio fu proprio all'incontro dei tre confini tra l'Argentina a destra, il Cile a sinistra e la Bolivia in alto.

Il punto di riferimento fu il vulcano Licancabur, proprio al confine con la Bolivia e puntai dritto verso la sua maestosità, attraversando ampi spazi desertici orlati da incantevoli lagune di un blu quasi nero e conformazioni saline.
Fintanto che non avessi visto il vulcano alle mie spalle, non potevo dire di aver attraversato il deserto di Atacama e quindi di poter raggiungere San Pedro.

Le prossime fotografie non hanno bisogno di commenti, almeno per me.
Dalla mattina presto alla sera tardi dopo il tramonto ho attraversato il passo de Jama in sentieri e piste, in completo silenzio solo accompagnato dalla fedele musica del 300 Tdi che ancora una volta si comportò all'atezza della situazione.

Alla sera quando la vetta del Licancabur ormai stava alle mie spalle, volgendomi indietro in terra Cilena assaporai quella visione che dalla mattina speravo, ero passato in uno dei posti più incredibili che potessi immaginare.
Il paese di San Pedro di AtacamaLa di 5000 anime immerso nel deserto arido Cileno mi accolse, aveva acqua e svaghi e trovai inaspettatamente una meta di turismo d'avanguardia, nuovo e con gente da tutte le parti del mondo.
Ovviamente c'erano anche Italiani increduli al passaggio di un defender sporco con targa Italiana nelle viuzze strette ma caratteristiche del paesetto.
Una delle attrattive maggiori e facili della zona è la famosa Valle della Luna e le ultime tre fotografie sopra sono state scattate lì.

La quarta ed ultima parte sarà sulla Bolivia a bordo di un Toy, e poi il veloce rientro.
Pino
