il 11/01/2006, 5:03
Partenza 27 novembre rientro 31 dicembre 2005.
Quasi 8500 Km percorsi in Argentina da Buenos Aires sino ad Ushuaia sulla storica Ruta 40 passando sotto la Cordigliera delle Ande su 1900 Km di sterrato e poi ritorno per la Ruta 3.
Secondo mezzo di assistenza del Raid terra del fuoco organizzato da Lucab con il suo 110 e 25 vespe italiane, argentine e brasiliane.
La prima esperienza è stata lo sdoganamento di importazione temporanea dei mezzi al porto che sono stati imbarcati a Milano il 31 Ottobre.
In due giorni di giri burocratici siamo riusciti a sdoganare i mezzi con un aiuto locale, i mezzi dopo 26 giorni di viaggio nell’oceano non presentavano segni e godevano di ottima salute.
Al primo colpo, come tradizione LR, partivano e dopo vari controlli guadagnavano l’uscita dalla sbarra doganale toccando il suolo argentino in una città caotica ed enorme.
La temperatura sfiorava i 35 gradi al sole ed il primo impatto è stato quello di trovare una piazzola per effettuare tutti i controlli di rito.
Dal 1 dicembre ufficialmente partiva il raid ambizioso ma entusiasmante che ci avrebbe portato a ricoprire molti Km fino ad arrivare ad Ushuaia.
Scappare dalla caoticità della metropoli Argentina che con tutte le zone suburbane conta 12 milioni di abitanti è stata un esigenza prime che una salvezza.
I primi giorni si guidava con attenzione circospetta cercando di capire come ruota la vita intorno ad una strada che spesso è tutta la novità che può portare un paesaggio che non offre nulla che non una immensa piana sconfinata.
Le regole di guida in argentina sono spesso relegate alla prepotenza e noncuranza deg’altri, e più ci allontanavamo dalla città e più diminuivano drasticamente i veicoli e le strade, mentre aumentavano i mezzi pesanti come truck o camion seguiti da grosse corriere che trasportavano gente nei luoghi.
Si può tranquillamente dichiarare che esistono due mondi, uno dentro Buenos aires pieno di pericoli sulla strada ed uno parallelo della tranquillità e solitudine fuori dai centri abitati.
Le dimensioni enormi della terra non paragonabili a nazioni europee ci hanno messo a dura prova nella guida in tutte le condizioni metereologiche.
Se piove, piove copiosamente e gli sterrati diventano campi di battaglia per le LR ma quasi impossibili per le vespe; se tira vento, tira per giorni e giorni con raffiche che sdraiano tranquillamente un motociclista e obbligano chi guida un 110 carico ad effettuare costantemente delle manovre correttive di traiettoria per mantenere lla fluidità sulla carreggiata.
Il sole della estate argentina è implacabile e passando attraverso le immense distese della pampa, piatta e desolata, fà intendere che l’arte di arrangiarsi e della logistica organizzata si è rivelata molte volte determinante.
La pampa non è in questo periodo verde e lussureggiante, ma apre enormi spazi predesertici degni di paesaggi nord sahariani, immersi nel pieno silenzio e nella quasi totalità di assistenza.
I mezzi pesanti che attraversano l’Argentina in largo ed in lungo, in assenza di ferrovie e con pochissime strade da percorrere, sono i veri padroni dello scenario.
Le strade in argentina sono molto poche e spesso la decisione di una piottosto che un’altra si rivelava decisione che impegnava per centinaia di km.
I doppi serbatoi sulle LR non ci mettevano ansia di rifornimento, mentre per le vespe che seguivano c’erano tappe obbligate di rifornimento ogni cento km circa, la maggior parte delle volte tramite taniche che esse stesse portavano o che i LR compreso un carrello, trasportavano regolarmente.
Arrivati al cospetto delle immense ed innevate Ande, il tempo cambiava abbassando le temperature esterne e modificando radicalmente il paesaggio. La Ruta 40 si presentava nella sua famosa bellezza scoprendo curva dopo curva paesaggi mozzafiato. Al tramonto si presentava regolarmente una esplosione di colori ed un cielo terzo e limpido, con luce sino a tardi ci permetteva di guidare nelle ore più belle immersi in un viaggio nel viaggio.
Il Raid frenava la sua tabella di marcia per due brutti incidenti per due sfortunati Italiani che finivano lì il loro raid con le loro vespe.
Le tabelle di marcia si facevano sempre più lunghe e il tempo, nonostante gli imprevisti, ci permetteva di guidare sempre più di sera in quanto il tramonto del sole ritardava sempre di più mano mano che macinavamo Km verso sud, spesso si guidava sino alle 10 di sera e sempre con la luce. La stanchezza iniziava a farsi sentire, ma quando si poteva, i campi organizzati in tutti i dettagli lasciavano ampio spazio alla socializzazione ed ai racconti della giornata.
I 1900 Km di sterrato sulla ruta 40 sono stati per chi portava le vespe epici.
Un gruppo di leoni capeggiato da Lucab danzava nelle fangaie spesso spingendo le vespe, a calcioni si evitava la caduta e per me ultimo della colonna sono stati momenti divertenti ma pieni di tensione.
I LR marciavano sul loro terreno naturale e non hanno avuto nesun problema, le vespe rotte venivano con tecniche di squadra, riparate giornalmente ai margini della carreggiata e quando il danno era superiore ad un’ora di riparazione, venivano immediatamente caricate sul carrello ed il raid proseguiva; la sera al campo sino a notte fonda il generatore dava luce per le riparazioni del caso. L’attraversamento del Cile è stato veloce e nelle varie dogane non c’è stato molto da spettare, pochi documenti e grandi sorrisi ci davano la carica per continuare senza troppi intoppi e più di una volta il paragone con le dogane sahariane non poteve neanche essere fatto, si procedeva spediti verso la fine del mondo.
I bassi costi ed il potere dell’euro in una Nazione disastrata dal default del 2002 ci permetteva spesso rincuoranti mangiate di carne argentina e notti profonde in hotel o casette in legno che venivano provvidenzialmente scovate lungo la strada.
Le fattorie locali, le estancias spesso erano private o senza nessuno all’interno, altre volte a distanze proibitive dalla strada principale che non poteva essere percorsa da uomini alle strenuo delle forze.
E così, giorno dopo giorno, piegati dal forte vento, bagnati dalle torrenziali piogge, o peggio stremati dal fango i raider proseguivano il loro cammino con il solo obiettivo di traguardare quell’Ushuaia scoperta da un missionario Italiano che sempre più spesso era il punto da controllare nelle cartine o nei GPS.
La sosta al Parco National des Glaciares con il ghiacciaio del Perito Moreno è stato effettuata in un giorno memorabile di tregua metereologica quasi fosse un premio ai valorosi del raid, la sua imponente magnificenza lasciava tutti di stucco in un silenzio profondo.
Attraversato il Cile e rientrati in Argentina i ricordi della della difficoltosa Ruta 40 e della sua popolazione di armadilli, struzzi, tarantole ed aquile, e della pampa e della sua popolazione di cavalli selvaggi, mucche e pecore, lasciava spzio a guanachi ed uccelli a noi sconosciuti; i laghi e le nostre compagne di viaggio le Ande, si radunavano verso una sola possibilità, quella di attraversare il passo Garibaldi per portarci nella zona verso Ushuaia.
All’arrivo nella città più a sud del mondo, meta incontrastata di un turismo sempre più di massa da quando è stato costruito l’aereoporto, un liberatorio urlo di gioa seguito da calorosi abbracci tra tutti decretava che l’obiettivo primario era stato raggiunto.
In argentina il fuoristrada è permesso ed il solo limite sono le recinzioni chiuse; molto spesso cartelli invitano coloro che avessero il desiderio di attraversare un cancello, di richiuderlo dopo il passaggio. Tutto qui.
Il paesaggio ad Ushuaia è completamente differente dal resto delle zone da noi attraversate, laghi, fiumi, montagne e mare, sotto un freddo vento che spira , ti fanno capire che la fine del mondo è arrivata; la neve caduta per un giorno intero ha accompagnato il degno riposo di 28 uomini stremati.
La vera fine della strada e della terra calpestabile da un mezzo in effetti era 20 km più a sud /ovest ed esattamente a Lapataja dove un cartello ricordava a chi se ne fosse dimenticato che oltre li non c’era nulla.
A questo punto la maggior parte dei componenti il raid caricava i propri mezzi su un camion che tornava a Buenos Aires ed il 19 pomeriggio lasciava i ricordi e le emozioni prendendo un’ereo che li avrebbe ricondotti in italia.
I restanti 10 raider più le due Land rover tornavano invece su per la Ruta 3 per oltre 3500 km.
Il ritorno è stato massacrante per il quantitativo di km macinati in pochi giorni, dal 19 al 26 dicembre sono stati percorsi 3552 di gps con una media di oltre 500 km al giorno.
Si ripartiva verso Nord sulla Ruta 3 costiera e tutta asfaltata eccetto il passaggio obbligato in Cile che è di sterrato. E proprio in quello sterrato a 36 km dalla fine dello stesso dopo aver incontrato mezzi di tutti i tipi per diversi giorni, il passaggio di un grande camion lanciava una sassata sul parabrezza del 110 bucandolo.
Dopo 3 giorni di guida con parabrezza rotto e riparato alla buona con l’immancabile grey tape, a Puerto Maydrin, in occasione della sostituzione ( 80 euro compreso il montaggio) incontravo Jorge E. Contreras della Transvial Patagonia 4x4 con il quale si istaurava una bella amicizia prima ancora di conoscersi, Landroverista pure lui, dopo tanti racconti facevamo uno scambio di adesivi per coronare la filosofia e lo spirito Land Rover nel mondo.
Persona disponibilissima ci ha invitato alla seconda edizione della Carretera Austral Expedition Land Rover in cile che si tiene alla fine di febbraio inizi di marzo; chi vuole partecipare basta che lo contatti, lui ha il nostro marchio Africaland in bella mostra.
Sostituito il parabrezza con uno nuovo, mi accorgevo che nel rimontarlo mi avevano applicato una pellicola coprente di gradazione diciamo 50 % e con la quale mi sono trovato benissimo nella guida diurna, la sera e la notte è invece soggetta ad un allenamento visivo che solo dopo qualche giorno sono riuscito ad avere. In argentina è tutto permesso sulle autovetture e sui fuoristrada, ma proprio tutto; la polizia in argentina non c’è, solo all’inizio ed alla fine delle cittadine c’è un posto di blocco e semmai dovesse fermarti è solo per prendere traccia della targa e del passaporto, ma non chiede nulla se non un adesivo della bandiera Italiana o di qualche sponsor.
Gli argentini sono una popolazione umile ed orgogliosa, non belligerante e generosissima.
Hanno valori e tradizioni e sono orgogliosi di averle, si sentono e sono mezzi Italiani e spesso una stretta di mano o una chiacchiera si rileva proficua e di spessore.
Le Land Rover in argentina non sono comuni, ce ne sono poche se non nei paesi che lavorano con i turisti perché non dobbiamo dimenticarci dell’odio che hanno per gli Inglesi per questioni relative alla guerra del 1982 per le Isole Malvinas, sì perché per loro si chiamano Malvinas e non Falkland e non sono Inglesi ma Argentine.
Rientrati il 26 Dicembre nella Capital Federal, e dopo un giorno di riposo, si ricaricava il container il 28 per riposarsi il 29 ed il 30 dicembre ripartire per l’Italia.
Pino
Pino