Eccomi qui a raccontarvi un altro capitolo delle nostre esperienze di viaggio, purtroppo per vo i… Scherzavo! Questa volta anziché avventurarci da soli e senza guida nella Nostra Africa, abbiamo scelto un esperto, guida che ci accompagnasse per mano nella nostra prima esperienza Sahariana, questo “Virgilio” è Cattone, che con Latitudini, da diversi anni accompagna turisti nel Sahara.
Cosi dopo esserci consultati fra noi abbiamo scelto di passare le vacanze di Natale in Algeria; dapprima doveva essere l’esplorazione della parte più sabbiosa dell’Algeria, ma poi il Governo algerino ha deciso di chiudere quella zona, così la meta è diventata il Tadrart, estremo sud dell’Algeria, in pratica a detta di molti la parte più bella del deserto algerino. In effetti non possiamo che dargli ragione. Ma veniamo al diario di viaggio.
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Sabato 20 dicembre 2008Alla mattina alle 4:00 mi sveglio per montare tutto l’andabaran (portapacchi, tenda, binda etc.) su EOS, il nostro Land, in quanto ai nostri condomini non sta bene vedere un bellissimo Land Rover Defender parcheggiato in cortile, non si sa perché (per me è pura invidia!!). Però mi tocca la levataccia. Alle 9:00 siamo pronti per la partenza destinazione prima tappa il Porto di Genova. Arriviamo con tranquillità così abbiamo il tempo per andare a comprare le ultime cose al centro commerciale. Nel pomeriggio verso le 17:00 la nave molla gli ormeggi, finalmente si parte per Tunisi, dove arriveremo dopo circa 20/22 ore. Conosciamo gli altri equipaggi che condivideranno questo viaggio in Algeria, siamo in 15 macchine più Rodrigo (l’Unimog dell‘assistenza). Sono quasi tutti Toyota tranne tre Land Rover (due 110 e la mia 90) e due “super Ford”. Siamo una bella squadra.
Domenica 21 dicembre 2008Nel tardo pomeriggio arriviamo a Tunisi. Disbrigo delle pratiche doganali, pieno di gasolio e si parte per Kairouan dove ci aspetta il bellissimo hotel Casbah, un 5 stelle notevole. Infatti è allocato nel ex fortino della guarnigione turca. Alla sera dopo cena si va per “tappeti“, ma nessuno compra nulla se non il “Dutur”.
Lunedì 22 dicembre 2008
Alla mattina noi partiamo presto, per via della nostra “lenta andatura”, pratica dopo Rodrigo e prima dei “Toy“. Non per fare polemica, ma non dimentichiamoci che in Africa sono arrivati prima i cammelli, poi le Land Rover e solamente dopo molto, molto tempo i Toyota, quindi noi ce la prendiamo tranquilla. Il gruppo si riunisce prima di attraversare il confine algerino. Le pratiche doganali chiedono circa 3 ore, durante le quali scambiamo qualche chiacchiera con i militari al confine, sono brava gente curiosi di capire come mai gli stranieri vogliono passare il Natale nel Deserto. Disbrigato tutto ci dirigiamo verso l’ostello, posto a qualche centinaio di metri dopo il confine, qui passeremo la nostra prima notte in Algeria. Durante la cena avvengono le selezioni per la recita natalizia. Bana viene scelto con S. Giuseppe.
Martedì 23 dicembre 2008Oggi e i prossimi giorni saranno “lunghi” con tapponi di trasferimento piuttosto lunghi; infatti dobbiamo spostarci velocemente verso sud per raggiungere il più velocemente possibile il Deserto. Oggi siamo stati “promossi” quindi partiamo assieme al gruppo alle 7:30, cercheremo di dimostrare che anche un vecchio 300 TDi (14 anni) riesce a raggiungere i fine tappa assieme agli altri. Ovviamente non teniamo le medie elevate dei Toy però ci difendiamo bene per tenere alta la bandiera della Land. Land Rover Uber Alles, scherzi a parte il gruppo è un bel gruppo affiatato e tutti sono pronti ad aiutare chi ha dei problemi o a dare saggi consigli. La giornata potrebbe essere considerata come noiosa per gli esperti sahariani, ma per noi (gente normale) i panorami sono stupendi e già ci sembra di essere nel Deserto. La sensazione di immensità che si ha attraversando luoghi meravigliosi come questi non si può scrivere. Alla sera facciamo il campo presso un posto di blocco della polizia; si monta il tendone dove riusciamo a mangiare, tutti assieme, l’ottima pastasciutta preparata da Alex. Il tendone risulta essere molto utile per ripararci dal freddo vento che soffia tutte le sere.
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Mercoledì 24 dicembre 2008Oggi è la vigilia di Natale, sveglia alle 6:00 e partenza alle 6:30 ci aspettano ancora tanti chilometri. Verso mezzogiorno arriviamo alle dune di In Amenas. Non possono descrivere con parole si può solo accontentarsi di dire che sono stupende. Mi ricordano quelle del deserto del Namib, anche se sono leggermente meno rosse. Faccio un breve corso di guida su sabbia tenuto da Cattone, sgonfio le gomme e via basta capire quando la ruota inizia ad insabbiarsi per fermarsi e ritentare, in questo modo non è necessario usare le piastre. Sgonfio ulteriormente le mie Dunlop Sand Grip (7.50x16) portandole a 0.6 e si comincia il divertimento su e giù per le dune. Devo dire che per noi è stato un po’ stressante anche perché le salite più ripide dovevamo affrontarle più volte, infatti non riuscivo a dosare il motore per arrivare in cima alla duna, per diverse volte sarebbero bastati 3-4metri in più e sarei riuscito a superare la duna. Come diceva Leonardo “sperienza maestra di vita”. Tutti ci hanno dato consigli utili su come superare le dune, ci hanno incoraggiato a superare le salite più ardue, insomma è stato un pomeriggio meraviglioso passato in compagnia di ottime persone. Alla sera facciamo campo in una zona sassosa vicino ad un posto di blocco della polizia. Si monta il tendone, nonostante il forte vento, anche perché senza sarebbe impossibile mangiare, in particolare la notte della vigilia. Dopo l’abbondante pasta asciutta di Alex, viene rappresentata la scenetta natalizia, ogni personaggio recita nel proprio dialetto. Finita la recita ci si scambiano gli auguri ed ognuno torna alla propria tenda a dormire. Se si riesce in quanto il vento è fortissimo; Rosanna non chiude occhio. Verso le 3 del mattino pensavamo che fosse volato via il secondo telo della nostra Oasis; però nonostante tutto ha resistito …
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Giovedì 25 dicembre 2008 Sveglia alle 7:00, colazione e subito dopo, l’alzabandiera con tanto di inno di Mameli ed il gruppo schierato sull’attenti, anche se non eravamo in divisa. Come Ufficiale, devo dire che la truppa non era allineata e coperta, ma tenendo conto delle scusanti si può dire che la cerimonia è stata più che accettabile. Personalmente mi è piaciuta molto. Alle 7:30 si parte puntuali verso Illizi dove arriviamo a mezza mattinata, durante la marcia si buca il pneumatico anteriore destro, ci fermiamo a sostituirlo, inizia oggi la gara con Luciano a chi buca più gomme. Arrivati a Illizi facciamo rifornimento di gasolio presso l’unico distributore, la fila ovviamente è lunga dato che non eravamo i soli, ne approfitto per scattare delle belle foto ai mitici Land Rover serie II e III che ancora svolgono il loro onorato servizio. Durante l’attesa andiamo a comprare il pane in paese; un pane con un profumo unico ed indimenticabile, buonissimo tant’e vero che la prima baguette viene divorata ancora prima di ritornare al distributore, Rosanna ed io ci guardiamo negli occhi e decidiamo di ritornare a comprarne ancora un po’. A malincuore lasciamo Illizi e l’ottima panetteria mettendoci in marcia in direzione di Djanet. Nel pomeriggio arriviamo in prossimità delle incisioni rupestri delle gazzelle dormienti, facciamo una deviazione per vederle. Sono fantastiche, perfettamente scolpite nella roccia assieme ad altre belle rappresentazioni di altri animali, giraffe, orici e buoi, in particolare è notevole quello che viene chiamato il bue ricciuto. In pratica il corpo del bue è ricoperto di spirali tanto che le spirali sembrano dei “ricci”. Si decide di accamparci poco lontano dalle incisioni rupestri, in pratica sul versante opposto della valle. Il posto è meraviglioso, si ha una sensazione di libertà e di spazio unici; Poco distante dal campo troviamo una bella tomba preislamica. Lasciamo la Land al campo e con mia moglie andiamo ad esplorare le colline rocciose attorno. Le rocce di origine lavica hanno delle forme fantastiche sembra che siano state apposta per stupire. Se fosse per noi ci saremmo fermati per un paio di giorni in questo posto per poterlo gustare con calma, però il Tadrart chiama
Cena sotto il tendone, come sempre l’ottima pastasciutta di Alessandro ci riscalda e ci fa sentire Italiani.
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Venerdì 26 dicembre 2008Anche oggi la sveglia è alle 7:00, si ripiega la tenda e dopo una frettolosa colazione si parte. Il luogo del campo è meraviglioso le colline rocciose che ci invitano a rimanere è molto difficile partire, ma la voglia di conoscere altri luoghi ha il soppravvento. Attraversiamo il plateau roccioso in prossimità dei Tassili. Ci dirigiamo verso Djanet, prima di arrivare facciamo una deviazione fuoripista raggiungendo fra le dune sabbiose l’incisione rupestre detta della “mucca piangente”. In effetti l’incisione illustra una testa di mucca che in prossimità dell’occhio ha una specie di lacrima. E’ bellissimo raggiungere questo luogo dopo aver attraversato una bella distesa di sabbia, sembra in effetti di aver raggiunto un luogo misterioso perso nelle sabbie algerine, invece siamo a qualche decina di chilometri da Djanet. Finito il divertimento della guida nella sabbia ed esserci riempiti gli occhi con le incisioni rupestri ci dirigiamo verso la cittadina di Djanet. Prima però facciamo sosta dal gommista a fare riparare il pneumatico che avevamo forato. Questa sera saremo al piccolo alberghetto in centro città, dove volendo si può dormire in un letto; noi scegliamo di dormire nella nostra tenda, ma sfrutteremo il ristorantino dell’albergo e la doccia. Finalmente facciamo una doccia calda dopo diversi giorni.
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Sabato 27 dicembre 2008Questa mattina si parte per l’esplorazione del Tadrat, ieri sera abbiamo fatto rifornimento riempiendo tutti e tre i serbatoi in modo da avere il massimo di autonomia. Eccoci dirigerci verso gli oued sabbiosi del Tadrat. I paesaggi sono stupendi, siamo tutti e due affascinati, la sabbia assume tutte le sfumature di colore possibile: ocra, giallo chiaro, giallo più scuro, rosa, rosa pallido; una meraviglia. Per non parlare delle forme che assumono le rocce sembrano quasi sculture di Moore, anche loro con sfumature di colore incredibili. Spesso guardando questi paesaggi ci vengono in mente quelli dell’Australia, solo che in Algeria la sensazione è diversa. Facciamo il campo in un posto veramente notevole, siamo vicini a delle formazioni di roccia che hanno la forma della testa di un cammello (non il dromedario ma il “camelus bactrianus“) che spunta con una parte collo e la test da una distesa di sabbia gialla. Lasciamo la macchina al campo ed andiamo ad esplorare le dune vicine. La salita è faticosa però il paesaggio è notevole e vale lo sforzo. Scendiamo al campo poco prima della cena, questa sera mangiamo per la prima volta senza il tendone, sotto le stelle. È bellissimo godersi le stellate africane mentre si mangia un’ottima pasta asciutta. Purtroppo alla sera è giunta una brutta notizia ad Andrea, il meccanico del gruppo, che ha dovuto lasciarci con urgenza per tornare in Italia alla mattina seguente.
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Domenica 28 dicembre 2008Sveglia come al solito una mezzoretta prima della sveglia ufficiale fatta da Cattone; in questo modo noi ci ritagliamo uno spazio tutto nostro per farci un giretto a piedi per i nostri conti nelle vicinanze del campo. Alle 8:15 si sale in macchia e si parte per continuare la nostra esplorazione del Tadrat. Passiamo tutta la giornata per le belle valli sabbiose con formazioni rocciose incredibili. Le pitture rupestri sono notevoli, paragonabili se non migliori di quelle dell’Acacus libico,così ci dicono anche perché noi non ci siamo mai stati nell’Acacus. Abbiamo visto una rappresentazione di una canoa con a bordo due uomini; cosa dire invece delle giraffe disegnate con una grazia incredibile, sembrano fatte ieri. Durante la sosta del pranzo ci fermiamo all’ombra di un arco naturale di roccia, sulla sabbia scopriamo delle impronte, la guida dice che sono di ghepardo, in effetti sono impronte di felino, più grosse di quelle di un gatto ma non come quelle di leone (che è estinto in Nord Africa da diversi decenni). Rischiando di ripeterci un possiamo dire altro che il posto è veramente notevole e che in effetti ci vorrebbero più giorni per esplorarlo in tranquillità, magari facendone anche alcuni pezzi a piedi. Durante la marcia con i pneumatici sgonfi la valvola molto sollecitata comincia a perdere, rigonfiamo un po’ ma alla sosta di mezzogiorno si sgonfia completamente, cosi dobbiamo cambiare la ruota ( siamo a quota 2 forature). La gara con Luciano continua per adesso siamo 2 pari.
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Lunedì 29 dicembre 2008Anche oggi passiamo la giornata ad esplorare il Tadrat, ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo e stupefacente,almeno agli occhi di due profani come noi. Scoprire delle macine del neolitico abbandonate sul declivio di una duna è una sensazione unica, come quella di trovare migliaia di frammenti di vasi della stessa epoca abbandonati sullo stesso punto dove era stato fatto un accampamento migliaia di anni fa. E’ incredibile e allo stesso tempo emozionante, sembra quasi tutto finto, organizzato dall‘ente turistico algerino. Nel pomeriggio arriviamo a toccare un pezzo di Storia del Sahara, percorriamo infatti una porzione della “Palise di Berliet” ed arriviamo a circa 30 km dal Niger, forse anche meno, le guide ci sconsigliano di avvicinarci di più al confine, essendo chiuso. La distesa di sabbia grigia perfettamente piatta è incredibile, si ha sensazione di spazio infinito e di piccolezza dell’uomo nei confronti della Natura. Una sensazione simile la avevamo provata in Mongolia, ti sembra essere l’unico essere umano sulla terra. Qui non lo possiamo dire lo stesso in quanto siamo un gruppo di 15 auto, circa 30 persone, mentre in Mongolia eravamo solo noi e le guide; però ci accontentiamo. Alla sera facciamo il campo fra le dune, dune questa volta di colore giallo chiaro, sembrano quasi grigie. Dopo cena ci godiamo le luci delle stelle che brillano indisturbate nel cielo. Qui non ci sono le luci delle città che “inquinano” la notte impendo la vista di una delle meraviglia della Natura: le Stelle. Orione ci guarda tutte le sere e ci fa sentire parte di un Sistema perfetto e molto più grande di noi, piccoli esseri umani.
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Martedì 30 dicembre 2008Prima della sveglia ufficiale,come tutte le altre mattine, ci arrampichiamo su una bassa duna e ci godiamo il richiamo della sveglia al campo. Dopo la colazione continuiamo a gironzolare per il Tadrart. Sembrerò ripetitivo nelle descrizioni ma le montagne rocciose sono quelle che mi colpiscono di più e attraggono la mia attenzione per le forme e i colori. Sono altrettanto stupefacenti quando la sabbia si appoggia a loro e lentamente le ricopre, lasciandone fuori magari solo un pezzettino. Non lasceremo mai questo posto, ci è rimasto nel cuore. Rosanna continua scattare foto a destra e a sinistra. Peccato che essendo in un gruppo non possiamo fermarci dove e quanto vogliamo noi. Questa è in effetti una sofferenza pesante per noi che siamo abituati a viaggiare da soli. In effetti vediamo dalla Land dei oued che ci piacerebbe esplorare, magari anche a piedi, ma non si può. Il gruppo corre e non permette soste prolungate, peccato. Durante la traversata stalloniamo la ruota posteriore destra, sosta per la sostituzione utilizzando la binda che sprofonda inesorabile nella sabbia; mi devo ricordare di fare una base in legno abbastanza ampia. E con questa fanno tre gomme “andate” ora però non ho più ruote di scorta, speriamo di non averne bisogno prima di arrivare a Djanet !! Alla sera andiamo a bere un tè Tuareg assieme alla guida e a Fabrizio di Sahara mon Amour.
Mercoledì 31 dicembre 2008Oggi è l’ultimo giorno nel Tadrart, ci viene già la malinconia a pensare che domani ci sveglieremo senza le dune di sabbia e le montagne rocciose. Dopo la colazione partiamo verso Djanet attraversando una serie di dunette corte tipo Tunisia. Arriviamo a Djanet verso mezzogiorno, prima cosa facciamo visita al nostro amico gommista dove facciamo riparare le due gomme forate. Meriteremmo una tessera fedeltà però non insistiamo … Facciamo capo allo stesso piccolo alberghetto dell’andata; riusciamo anche a fare una doccia veloce ed assaporiamo un pollo con patate in un ristorantino lungo la strada principale. Subito dopo mangiato partiamo per i Tassili dove passeremo la fine dell’anno. I Tassili sono per noi un’altra scoperta un posto meraviglioso che non ha nulla da invidiare al Tadrart, anche con il tempo nuvoloso. Con il sole il panorama dovrebbe lasciare senza fiato. Le valli sabbiose inglobate nei picchi rocciosi dalle forme più strane sono bellissime. Purtroppo rimaniamo affascinati anche dai Tassili e non solo dal Tadrart, deve essere una malattia contagiosa …. Parlando con Fabrizio scopriamo che ci sono dei trekking da fare a piedi nei Tassili che portano a scoprire le pitture rupestri più belle. Ci ripromettiamo di fare questo trekking prossimamente. Speriamo molto presto. Ci addentriamo nei Tassili e facciamo campo in prossimità di un bel arco naturale in roccia. Passiamo il veglione gustando l’ottimo cuscus algerino, preparato dalle nostre guide. La stellata è superba, anche se la notte e abbastanza fredda. Stappiamo lo spumante importato clandestinamente in Algeria da noi stessi.
Giovedì 01 gennaio 2009 Anche se ieri sera abbiamo fatto mezzanotte, ci siamo alzati prima della sveglia “ufficiale” e abbiamo fatto il nostro solito giretto nei dintorni del campo, consci che sarebbe stato l‘ultimo. La partenza è posticipata di un’ora rispetto il solito per via de bagordi di ieri sera. Purtroppo siamo tutti tristi in quanto oggi è effettivamente l’ultimo giornodi sabbia e di Deserto, si nota nel gruppo un certa malinconia. Con mestizia ci dirigiamo fuori dai Tassili verso la strada asfaltata, prima però di raggiungerla passiamo per alcune tombe preislamiche con delle forme stranissime. Fortunatamente non sono passati di qui quelli di “Voyager” altrimenti direbbero che potrebbero essere dei segnali lasciati dagli alieni, oppure le tracce di Atlantide.
Raggiunto l’asfalto, gonfiamo le gomme e partiamo silenziosi verso Nord. Sulla strada facciamo una deviazione per Irir dove andiamo a vedere una guelta molto bella, peccato che il tempo non è dei migliori. Alla sera arriviamo a Ilizi dove pernottiamo al campeggio appena fuori dalla città. Peccato che il panettiere è chiuso…
Venerdì 02 gennaio 2009 Sveglia alle 6:00 senza il nostro classico giretto ispettivo nei dintorni del campo, dato che siamo in città. Oggi è una pura tappa di trasferimento infatti dobbiamo raggiungere la frontiera quanto prima. Il buio ci sorprende in prossimità di un posto di blocco dei militari, facciamo una piccola deviazione per accamparci alla base di alcune dunette poco distanti. Ceniamo tutti assieme ed andiamo a dormire subito, siamo tutti stanchi.
Sabato 03 gennaio 2009 Continua il lungo trasferimento verso il confine con la Tunisia dove arriviamo poco dopo mezzogiorno. Questa volta le procedure doganali sono abbastanza veloci, se paragonate a quelle dell’andata. Alla dogana incrociamo un gruppo di 10 nuovi Toyota 200, usati da alcuni principi del Qatar che sono venuti a caccia col falcone in Algeria. Ci ha colpito notare che un paio di macchine erano dedicate solamente al trasporto dei falconi. Beati loro !! Superato il confine, noi ci stacciamo dal gruppo per portarci più avanti possibile in quanto vogliamo fare un giretto per il suk di Tunisi. Quindi, noi ci dirigiamo verso Kairouan mentre gli altri si fermano a Touzeur. E’ tutto il giorno che guidiamo riusciamo ad arrivare a Kairouan verso le 20:30, non male !! Siamo però stanchissimi, facciamo una cena veloce e poi a letto, in un letto vero.
Domenica 04 gennaio 2009 Partiamo alla mattina verso le 7:00 destinazione il suk di Tunisi. Arriviamo sotto una debole pioggerellina, siamo i primi al suk. Solamente adesso si stanno aprendo le bancarelle, riusciamo a goderci un ottimo tè alla menta con pinoli in un baretto che conosciamo vicino alla Moschea del venerdì; che relax. Ottimo. Visitiamo la Madrasa e la Moschea che non eravamo riusciti a vedere in un nostro precedente viaggio a Tunisi. Finito il nostro tour andiamo alla Goulette per imbarcarci, non senza aver prima gustato un ottimo piatto di pesce cucinato al momento lungo il mare. Finito di mangiare imbarchiamo EOS sulla Carthage. Ora si, la vacanza Algerina e proprio finita. Peccato. Già ci chiediamo quando potremo tornarci. Dimenticavo, la gara di forature è stata vinta da Luciano per 4 a 3, infatti lui ha forato anche durante il trasferimento verso il confine Tunisino
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