***le foto vedo di recuperarle appena ho un attimo****
Take nothing but memories, leave nothing but footprints
28/05
Si arriva a Malpensa con largo anticipo, onde evitare il traffico milanese del lunedi pomeriggio sulla "ovest". Il volo è previsto per le 21.45 con arrivo a Mascate la mattina successiva alle 6.00 ora Omanita.
Le ore di attesa passano relativamente veloci, tra una scorsa al Corriere, un cruciverba in breve abbiamo già effettuato il check-in e ci spiaggiamo nella zona imbarchi osservando quali saranno i nostri compagni di volo.
Con piacere notiamo che non solo a bordo saremo gli unici 2 italiani, non solo gli unici 2 europei ma addirittura gli unici 2 occidentali che useranno le ali Airbus motorizzate RR della compagnia di bandiera omanita: il resto della ciurma è composto da indiani, pakistani, afgani...insomma tutta gente proveniente dal middle-far east.
29/05
Dopo un "impasticcamento" preventivo riusciamo a dormire per circa metà delle 6 ore effettive di volo e, dalla puntualità dello sbarco, pensiamo in un primo momento di avere a che fare con degli svizzeri piuttosco che con arabi.
Alle 6.00 spaccate la pancia della fortezza volante di apre e vomita una truppaglia di insonnoliti passeggeri: il sole è sorto da mezzoretta e, appena mettiamo il muso fuori dalle lamiere Airbus per dirigerci verso il pulmino che ci accompagnerà in zona Arrivals, veniamo investiti da un vento torrido, simile a quello prodotto da un enorme Phon.
Il cielo è velato dalla cappa di calore, ma non ce ne curiamo più di tanto: prima vacciamo i visti e cambiamo valuta, poi penseremo al cielo e al meteo.
Con un pò di sorpresa notiamo subito che saremo gli unici 2 che si fermeranno a Muscat: tutti gli altri passeggeri sono infatti diretti chissà dove e per loro il Sultanato sarà uno scalo più o meno noioso.
"Meglio" pensiamo.
Cambiamo svariati 50 € con la valuta locale e in 5 minuti abbiamo i passaporti timbrati con il visto valido 30 giorni.
Tra me e me penso: "fin qui tutto troppo facile, quando scatta il casino?"
Non curandomene e lasciando correre gli eventi ritiriamo i bagagli e l'auto, una Land Cruiser 4.0, dotata di un rassicurante gancione di traino al posteriore ( non si sa mai) che subito viene battezzata la "Balena" per le ragguardevoli dimensioni simili a quelle del cetaceo Moby Dik.
Lasciamo l'aeroporto e partiamo verso Mutrah, una delle zone "vecchie" di Muscat, dove dovremmo trovare alloggio.
Il traffico è ordinato ma veloce: sulle superstrade che attaversano Muscat si viaggia sempre oltre i 100-110 km/h.
Ho qualche problema di orientamento a causa della doppia segnaletica arabo-inglese e alla scarsa lucidità data dalla notte in aereo ma in breve arriviamo a destinazione e troviamo dignitosa sistemazione a Mutrah Hotel.
Ci buttiamo a letto alle 10.00 e usciamo poi alle 13.00 in una Muscat semideserta: il termometro segna +43° e siamo troppo stanchi per girare, cosi dopo una occhiata al palazzo del Sultano e dopo aver chiesto al soldato di guardia se effettivamente il sig. Quaboos abitasse li, facciamo ritorno alle brande in attesa del calar del sole.
Verso le 18.00 ritorniamo sulla Corniche: il souk è aperto, la gente è in strada, ci guarda, ci saluta e ci da il benvenuto...iniziamo a rilassarci e a prendere confidenza con gli usi locali: dalle 13.00 alle 17.00 si fa la siesta.
Vaghiamo per Mutrah cazzeggiando tra il souk, il porto e le viuzze attigue ed in un attimo è già buio e soprattutto ora di cena: ci infiliamo in un "restaurant" a caso e il malefico arabo, alla richiesta di un semplice kebabbino, per tutta risposta ci imbandisce la tavola di ogni ben di Allah.
Parlando solo arabo, non riesco a spiegargli che siamo solo in 2...amici e parenti li abbiamo lasciati nella Pianura Padana...ma non c'è verso: nei prossimi giorni capiremo a nostre spese che l'Oman è un posto pericoloso si...per il girovita.
Ingolfati da tanto cibo e tanta stanchezza ci tuffiamo nelle brande: già l'indomani saluteremo Muscat.
30/05
La Grand Mosque è aperta agli infedeli solo la mattina dalle 8.00 alle 11.00: non possiamo esimerci dal visitarla e con un pò di timore reverenziale entriamo.
Il foulard che copre il capo di Leda si scosta di 2 dita per il vento e in men che non si dica un solerte arabo glielo fa notare con somma educazione e cortesia.
Ammiriamo stupiti tanta magnificenza, i possenti colonnati, i lucidissimi marmi, il famoso tappeto 90x70 metri tessuto in unica trama da 600 tessitrici iraniane...è impossibile descrivere ne tantomento fotografare in modo verosimile tanta grandiosità...
Sul far del mezzogiorno puntiamo il muso della Balena in direzione Nizwa.
Prima di arrivare decidiamo però per una deviazione imbroccando la strada per Birkat al-Mawz dove, incuriositi, ci fermiamo dentro un'oasi.
Girovaghiamo per la piantagione col naso all'insù per vedere le palme ridondanti di datteri, i rami dei manghi ritorti dal peso dei frutti quando dal nulla sbuca un pacioso suddito di Quaboos.
Per rompere il ghiaccio gli chiediamo se siano più buoni i datteri verdi o quelli gialli, e lui, presoci a compassione o in simpatia, sua sponte ci fa da cicerone illustrandoci TUTTA la sua piantagione di datteri dell'uno e altro tipo, le piante di banane, di mango e canna da zucchero dopodichè sbotta: "Come in my home please" e s'incammina
...io "ok!"
...Leda "......" e gelandomi con lo sguardo "...e se ci rapisce?"
...io "ma va la...con quella faccia li..."
L'"oasista" saltella tra i canaletti dell'oasi come un folletto e noi goffi europei fatichiamo un poco a stargli dietro.
Arrivati a casa sua ci fa accomodare in "soggiorno" ( stanza con tappeto e...basta), accende un climatizzatore azionato da almeno lo stesso motore RR dell'Airbus e poi sparisce.
Una serie di punti interrogativi ci spuntano sulle capocce, quando, dopo qualche minuto sbucano 2 bambinetti ( i figli del tizio) di età presumibile tra i 3 e 5 anni.
Rimaniamo qualche minuto soli coi bimbi che purtroppo parlano solo arabo...
Poi arriva il tizio ( di cui purtroppo ho scordato il nome) con un enorme vassoio carico, nell'ordine.
-te
-caffè
-datteri essicati
-datteri fresci
-siero di capra
-trito di non so cosa
-mele
-arance
-manghi
-banane
-uva..."uva????" si uva!
Passiamo una buona ora con il gentile omanita sgranocchiando datteri, facendo foto ai bimbi e facendoli domande anche a "bruciapelo" sulla effettiva bontà del Sultano, sul sistema scolastico del regno, sulla sua prospettiva di vita e, una volta congedatici ( altrimenti ci avrebbe tenuto li anche a dormire) con un pò di schifo-mestizia pensiamo a com'è la politica nel nostro Paese.
Ma dopo i saluti, prima di "liberarci", lo spirito del terrorista arabo riemerge: senza verbo proferire i 2 bimbi infatti ci consegnano 2 ordigni consistenti in 2 sacchi di datteri secchi da almeno 7-8 kg l'uno....imbarazzati non sappiamo come cavolo ricambiare dato che sulla Balena abbiamo solo qualche scatoletta di tonno!
Arriviamo a Niwza a metà pomeriggio e troviamo agevolmente alloggio appena fuori città.
Il famoso forte di Nizwa non merità granchè: è TROPPO restaurato, mentre merita un bel giretto al souk, dove approderemo per sera.
Data la disponibilità di qualche ora di luce residua decidiamo infatti di fare un giro nella vicina Tanuf, dove c'è un'altra oasi e il caratteristico villaggio abbiandonato di Tanuf Vecchia, molto suggestivo con le luci del tramonto.
Dopo una merendina con un melone in 2 sbafato coi piedi in ammollo nei canali dell'oasi, mettiamo alla prova i nostri stomaci con 2 mastodontici Mutton Biryani...ma le porzioni son sempre cosi o ci vogliono far del male??
31/05
Alle 9.00 in punto siamo all'ingresso delle celeberrime Al-Hoota caves: sfiga vuole che saranno chiuse per un mese per un imprecisato motivo.
Mappa alla mano risaliamo quindi verso il villaggio di Misfah, caratteristico per i terrazzamenti coltivati.
Ci dirigiamo poi ad Al-Hamra, annoverata per la città vecchia in mattoni e fango secondo lo stile yemenita.
Arrivati ad Al-Hamra, non facciamo in tempo a spegnere il V6 della Balena che un gruppo di donne sbraitanti acclama il nostro arrivo e letteralmente ci trascinano sotto il loro gazebo.
Qui subiamo un'altra violenza a base di pere fritte, caffè e banane...questi arabi cominciano a diventare pericolosi.
Fortunatamente nel gruppo delle comari c'è una ragazza che spiaccica 2 parole di inglese per cui la nostra vendetta consiste nel tempestarla di domande sulla vita nel Sultanato e anche lei, come le persone incontrate in precedenza, ha grande ammirazione-venerazione per il vecchio Quaboos, che pare effettivamente essere un bravo e buon Sultano.
Al-Hamra ha il tetro fascino del paese fantasma...accentuato dal sole a picco delle 13.00 il luogo sembra il un limbo dello spazio-tempo, fermo cosi da chissà quanto e chissà per quanto tempo...da non perdere.
Peccato solo che la luce molto particolare non ci abbia permesso di scattare foto particolarmente pregevoli.
Nel pomeriggio si fa una puntata al vicino castello di Jabreen e poi, alle 15.00 scarse si fa il pieno ( 105 litri=24 €) e si punta il muso della Balena su Salalah, 1000 km più a sud.
Vogliamo arrivare ad Al-Hayma prima di sera e pernottare a metà strada.
Detto fatto: superato un paio check-point dei militari del Sultano al tramonto giungiamo a destinazione nella squintenata cittadina di Al-Hayma, punto di rifornimento e di ristoro per i camionisti e viaggiatori che affrontano la traversata desertica sulla tratta Muscat-Salalah.
L'alloggio al "Tourist Hotel" è diciamo "approssimativo" ma fa niente: complice il forte vento sarebbe infatti impensabile fare campo data l'assoluta assenza di ripari.
Doccia Cena Nanna
L'indomani si arriva a Salalah...Inshallah
01/06
La sveglia suona alle 3.30 e alle 4.00 in punto il V6 della Balena sta già girando sornione in direzione sud.
Altro check point dei militari quando fuori è ancora buio: si sfodera con nonchalance la patente internazionale, una serie di “Welcome, how are you” e via.
Arriviamo ai margini dell’ Empty Quarter all’alba…non possiamo esimerci di non lasciare la striscia di asfalto per addentrarci qualche km tra le dune e far colazione al sorgere del sole coi datteri relagateci giorni prima.
Lo spettacolo del deserto all’alba è maestosamente bello.
Riprendendo il cammino, scopriamo un paesaggio tutto sommato vario e meno noioso del previsto, tanto che le soste-foto si sprecano…maciniamo pertanto gli ultimi km di superstrada e arriviamo alla mitica Salalah verso le 11.00.
Qualche minuto per orientarsi e troviamo alloggio in un quartiere abbastanza periferico, dove faremo conoscenza con un tizio australiano in viaggio dal 2007 con la moglie su di un pick-up camperizzato…lo scopo del gioco è di arrivare a Londra, e dice che ne avrà per ( forse) un anno.
Dalla sua flemma non traspare però troppa fretta di terminare il suo viaggio (
www.drivingoz2uk.com).
Salalah è un altro mondo rispetto al nord del Paese: il clima è prettamente subtropicale, caldo afosissimo per la vicinanza dello splendido Oceano Indiano, pochi parlano inglese, gli omaniti sono relativamente pochi rispetto all’immensa comunità indiana della città, tutti sono in trepida attesa dell’agognato Kharif, il monsone che porterà acqua sulle aride colline del Dhofar.
L’accoglienza e la cortesia della gente invece è la stessa del nord.
Vista la piacevolezza del posto decidiamo quindi di fare “base” a Salalah per 3 giorni anziché i 2 preventivati in quanto la zona merita qualche “gita di approfondimento”.
Verso sera si fa visita al museo dell’inceso ( dove reincontriamo ancora l’australiano e consorte), superlativa cena e in branda presto come di consuetudine.
02/06
Si parte con calma: direzione Sarfait, al confine con lo Yemen.
Tappa d’obbligo ai celeberrimi “soffioni” di Mughsail che l’oceano forma incanalandosi in caverne sotterranee più innumerevoli soste “comandate” dalla spettacolarità della strada costiera.
I check dell’esercito si susseguono: in barba al divieto di fotografare militari, dopo essere stato “checked” parcheggio la Balena 20 metri oltre il posto di blocco, estraggo la fina “Reise”, la stendo sul cofano e chiamo il soldatino-che accorre in mio aiuto- fingendo di non sapere più dove sono…Leda da dentro l’abitacolo provvede a “sparargli” con la Pentax…tiè.
Procedendo verso lo Yemen i posti di blocco si fanno però sempre più frequenti e approfonditi, i militi fanno domande e iniziano a farci perdere tempo e pazienza per cui a una 10ina di km dal confine, visto che l’ora era “quasi tarda” e in Oman fa buio presto, decidiamo per un dietro front con ritorno alla base.
Alla sera ci si perde nei vicoli di Salalah, brulicante di gente e dopo cena ci si arena sul prato della Moschea, ubriachi di cazzeggio.
03/06
Giornata abbastanza deludente: Dando ascolto alla Lonely Planet ci dirigiamo verso Mirbat, a est di Salalah.
Niente di che: i “pittoreschi villaggi di pescatori” sono delle discariche a cielo aperto…giriamo i tacchi decisamente incazzati per la mezza giornata persa.
La giornata viene “salvata” durante una sosta in una delle fonti ( Ayn) incontrate sulla via del ritorno alla base: le Ayn sono di norma circondate da un bel parco e questa non fa eccezione per cui ne approfittiamo per un po’ di riposo all’ombra.
Nel mentre però, veniamo “agganciati” da un beduino che dice di aver visto in TV che in Italia piove spesso: noi –malignamente- gli confermiamo il tutto rincarando la dose…”in Italia, caro mio, non piove spesso…piove SEMPRE…ma SEMPRE”….non abbiamo mai visto 2 occhi traboccare tanta incredulità e invidia per il meteo nostrano, in Oman anelano alla pioggia come gli europei anelano alle prime tiepide giornate primaverili.
Meritevole senz’altro è però la visita al sito archeologico della cittadella-porto di Taqah e l’antica cittadella di Al-Balid, cosi come la sosta merenda ai banchetti di frutta ai margini della città
La nostra tappa a Salalah sta per terminare, siamo al giro di boa e l’indomani si torna “insù”
04/06
Riforniamo la Balena di super e facciamo scorta di acqua per noi bipedi, si caricano i bagagli ma prima di lasciare la fantastica Salalah si fa tappa alle piantagioni di incenso appena a nord della città.
Il sito è di tutto rispetto: solo in quel lembo di “terra” incazzatamente arida vi sono coltivate oltre 5000 piante di incenso, altrettanto ruvide e incazzate come l’ambiente che le circonda e guardate praticamente a vista e pattugliate da solerti rangers.
Ci facciamo spiegare da uno di loro come avviene tutto il procedimento di estrazione: il tipo è ben disposto alla chiacchiera per cui, in conclusione, ci mettiamo in moto quando il sole è già allo zenith…
Siamo indecisi sul da farsi ma, giunti allo svincolo, giriamo per Thumrait: risaliremo quindi da Marmul-Shalim-Al Duqm.
Durante il tragitto ragioniamo sulla possibilità di fare campo sulla costa oceanica ma giunti in zona, anche stavolta veniamo assaliti da un maledetto vento che rende quasi impossibile stare in piedi!!.
Siamo nel mezzo del nulla tra Shalim e Al Duqm, ci guardiamo nelle biglie degli occhi e decidiamo che stasera DOBBIAMO arrivare a Al-Duqm perché:
1 la zona non merita granchè
2 il vento rende quasi impossibile una qualsivoglia escursione
3 tant’è….guadagnamo un giorno su al nord…non male tutto sommato
La situazione è un po tesa in quanto manca ancora tanta strada prima di arrivare ad Al-Duqm, e si sta facendo buio, e siamo in mezzo ad un monotono, desolato e sempre uguale tratto desertico che non finisce mai…e non sappiamo cosa troveremo una volta a destinazione…
Sfruttando gli ultimi minuti di luce diamo fondo al gas della Balena e il V6 ulula rabbioso a quasi 170 km/h…considerato che a quella velocità potrebbe consumare qualcosa come 3km/l, che ne ho 140 nei 2 serbatoi e che poco prima ho fatto il pieno, non DOVREMMO avere problemi di autonomia.
Il buio cala d’improvviso, la velocità di crocera, per ovvie ragioni pure…arriviamo finalmente ad Al-Duqm…qualche difficoltà nell’individuare l’unico albergo sia perchè il vento ancora forte alza un mare di polvere sia perché occorre individuare un tratto di similpista per poterci arrivare.
Chiedere indicazioni è quasi inutile…qui la gente pare parlare pressochè solo arabo ma a cenni e gesti riusciamo ad individuare la sistemazione.
Evvai…
05/06
Si dorme un sonno profondo stemperando la tensione della sgroppata del pomeriggio precedente, siamo finalmente rilassati e oggi ci tocca un ultimo sforzo per arrivare a Ibra, passando per Sinaw.
Oggi sarà l’ultimo “tappone” poi saremo finalmente “su al nord”.
Controllino acqua-olio, Leda prende le redini della Balena e il tachimetro sta fisso sui 110 km/h.
Il paesaggio inizia finalmente a cambiare, gli umori si distendono completamente e dopo un 4 ore circa si arriva finalmente a Sinaw.
La cittadina è desisamente poco avvezza al passaggio di occidentali, la gente scruta Leda, l’unica donna in giro “a quell’ora” ( 11.00 del mattino) e per di più non velata.
La zona è decisamente tradizionalista nei costumi, come del resto la zona di Nizwa: gli uomini, a seconda dell’età, hanno 2 atteggiamenti diversi nei confronti di Leda. I più anziani lanciano occhiate miste di composto sdegno come a dire “ che vergogna…”, i più giovani invece lasciano trasparire qualche ridolino sotto i baffi.
C’è da dire che in entrambi i casi la discrezione e l’educazione è sempre ai massimi livelli, nessuno mai si è permesso di fare qualche appunto verbale o altro: io mi accorgevo dei loro comportamenti in quanto mi ponevo da osservatore esterno…Leda non si è mai accorta di niente.
D’altro canto abbiamo sempre cercato di muoverci con discrezione nei modi e nell’abbigliamento: nonostante i 47°C all’ombra siamo sempre stati in pantaloni lunghi e camicia o maglietta tipo polo…se vuoi rispetto, porta rispetto.
Assistiamo alle ultime contrattazioni del mercato del bestiame e facciamo un po di scorta di frutta fresca e secca e in men che non si dica son già le 13.00…pensiamo che in Oman il tempo passa troppo velocemente, non è che hanno le ore da 40 minuti anziché 60?
Ci spostiamo quindi a Ibra, dove troviamo dignitoso alloggio all’Ibra Motel…che nessuno sa dovè perché tutti lo confondono con l’Ibra Hotel ( comunque è dietro il distributore della OmanOil).
Il gestore è un chiacchierone e, nonostante la voglia di andare a dormire ( nel rispetto dei costumi locali, ovviamente) ci intratteniamo per una buona oretta a parlare con lui…anche questo “venera” il suo caro Sultan Quaboos e, visto che mi sembra uno che sa come gira il mondo, ne approfitto per fargli qualche domanda sui rapporti del Sultanato con gli altri paesi del Golfo.
Al calar del sole andiamo alle celeberrime Wahiba Sands, distanti una 40ina di minuti, li ci addentriamo qualche km tra le sabbie color arancio rese magnifiche dalla luce del tramonto, lo spettacolo è indescrivibile: ci rimarrà un po’ di rammarico di non aver fatto un campo tra le dune ma ormai avevamo già pagato l’hotel…va bene cosi.
Questa volta per cena non ci facciamo fregare dagli omaggi culinari degli arabi e riusciamo a star leggeri: 1 pollo allo spiedo in 2.
06/06
Sur: è una bella cittadina, anche qui come finora nel resto del Sultanato siamo gli unici 2 occidentali, per di più turisti…e ciò è bene!!.
Finalmente le distanze si sono ridotte e maciniamo i 120 km che ci separano da Sur in men che non si dica, trovando subito alloggio nella “stamberga” del Sur Hotel.
Qui ci fermeremo 2 giorni per gite in zona.
Il pomeriggio stesso ci si sposta infatti a Ras Al Hadd: qui troviamo una spiaggia niente male ( per Leda, io ODIO il mare) e visto che la temperatura è sempre a cavallo dei 40°C un paio di tuffi non mancano.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Ras Al Jinz, luogo di cova delle tartarughe.
Facilmente troviamo il “Scientific Center” che gestisce il Parco e, baldanzosi, entriamo nell’avveniristica struttura per chiedere la possibilità di visita notturna alla spiaggia per vedere o le tartarughe depositare le uova oppure la schiusa delle stesse: la cortese receptionist ci liquida dicendo che la serata è già “full” a causa della presenza di una scolaresca…sfiga!
Alchè ci avviamo con gran mestizia verso l’adiacente museo…già che siamo qui diamo un’occhiata no? Ma prima di entrare al museo individuiamo quello che sembra essere il “capo” del Centro e riproviamo, con occhi languenti, a chiedere se ci possono essere 2 posticini per stasera per 2 poveri mentecatti, sudati, sporchi di salsedine e coi vestiti ancora umidi dai bagni in mare di poche ore prima.
“ ok, see you later here at 8.30 PM”…inutile dire che le 3 ore di attesa sono sembrate interminabili per la fibrillazione di poter vedere le tartarughe!
Lo spettacolo di mamma tartaruga che con gran fatica ricopre le sue uova e senza voltarsi prende il mare consapevole che non vedrà mai uno dei suoi piccoli è una cosa che stringerebbe il cuore anche al più cinico degli esseri…solo questo spettacolo vale tutto il viaggio.
07/06
La sveglia suona presto come ogni mattina ma noi, come ogni mattina, ce la prendiamo con molta calma cosi lasciamo Sur alle 9.00 passate in direzione nord: oggi vedremo la “Sink Hole” e il famoso Wadi Tiwi.
La prima riusciamo a trovarla dopo qualche difficoltà a causa dello stile un pò singolare della cartellonistica araba: il luogo è bellissimo, si tratta di una “dolina”, una specie di sorgiva di acqua di mare in un imbuto roccioso fondo circa una 20ina di metri.
Il Wadi Tiwi è altrettanto spettacolare.
Arrivati sul posto lasciamo la Balena e proseguiamo a piedi per 2 motivi: -1 le strade che attraversano i villaggi sono parecchio strette e -2 non vogliamo disturbare i locali con inutili passaggi in auto.
Risaliamo il Wadi a piedi per un buon tratto scattando foto a palate…ne approfitto anche per sedermi in acqua scordandomi però che avevo addosso, nell’ordine: Passaporti, patente Internazionale, telefono, soldi…tutto poi steso ad asciugare.
Oggi il sole si fa sentire davvero per cui anche io cedo al richiamo di un tuffo nel mar arabico: troviamo dove spiaggiarci nel vicino villaggio di Fins.
Si tira sera in relax, prima di ritornare a Sur per la notte.
Dopo cena, sotto pressione della moglie sono costretto a farmi la barba…approfitto di un locale ”barber shop” gestito da un signore dello Sri-Lanka…non ho mai avuto una rasatura tanto perfetta.
08/06
Si ritorna nella capitale Muscat percorrendo la statale panoramica Sur-Qurayyat.
E’ venerdi e si vede: prima di arrivare a Muscat, nei 200 e passa km percorsi incontreremo qualcosa come 5 auto…
Si viaggia in tutta tranquillità, facendo pause foto, pause pipì e pause e basta…i tanti km percorsi iniziano a farsi sentire cosi decidiamo che questi ultimi 4 giorni saranno dedicati ad un cazzeggio di tipo “slow”: niente tabelle di marcia ( se mai prima ne avessimo), poca ( relativamente alle distanze omanite) strada, più chiacchiera possibile coi locali.
Giungiamo a Muscat a metà pomeriggio dopo aver fatto tappa a Qurayyat, e, non avendo troppa voglia di sbatterci per trovare un alloggio economico visto che di “stalle” ne abbiamo avuto abbastanza, ci imbattiamo nel Safeer hotel…un vero lusso: praticamente è come un normale/modesto 2 stelle trentino ma qui, in questo contesto ci pare di avere a disposizione la reggia di Versailles.
Più riposati di quando abbiamo girato Muscat il giorno del nostro arrivo, riprendiamo il nostro girovagare per la parte vecchia della città, stavolta non con occhi ingordi del novizio ma gustando le sfumature dei colori, degli umori e simpatie delle persone ecc..una goduria. Ormai siamo talmente ben ambientati nel luogo e con le persone che ci sentiamo un pò arabi anche noi.
Tra una chiacchiera e l’altra coi locali è già buio pesto ed è già ora di tornare all’ovile…ribadisco il sospetto che in Oman abbiano ore di 40 minuti anziché 60.
09/06
“Gita” in giornata. Si visita il forte di Nakhal e l’adiacente oasi con la sorgiva di acqua calda.
Il forte di Nakhal merita sicuramente una visita. Questa volta il restauro non è “all’omanita” ma ben fatto, cosi da rendere riconoscibili anche le tracce dell’impiantito originario e le parti di struttura dell’epoca.
Anche qui, ormai è la regola, ci perdiamo in chiacchiere col simpatico custode Adel che, rendendoci partecipi della magnifica reggenza di Al-Qaboos, fa sembrare la nostrana classe politica ancor più inetta…
Lo scambio di vedute e opinioni tra l’arabo e i 2 europei si fa estremamente interessante…Mr. Adel è una persona preparata e curiosa e noi ne approfittiamo…ma ne approfitta un po’ anche lui.
Ci rimettiamo in marcia a piedi per raggiungere l’oasi adiacente al forte, la sorgente di acqua calda dista solo un paio di km e il tragitto abbastanza ombreggiato rende “quasi” piacevole la passeggiata a 44°C del metà pomeriggio omanita.
Si cazzeggia alla sorgente fin verso sera assieme alle famiglie locali che vengono qui a prendere il “fresco”.
Al rientro si fa il giro passando per Rustaq e veloce tappa in una spiaggia nei pressi di Barka dove, marea permettendo, è possibile raggiungere a piedi gli isolotti posti poco al largo.
La sera si rientra a Muscat per il consueto “strucio” al Souk.
10/06
Altra “gita” in giornata. Siamo un po stanchi, la strada è stata parecchia, abbiamo fatto indigestione di cose belle ( e buone).
Oggi pattugliamo la zona costiera nei pressi di Al Seifah e Yity.
Qui c’è una magnifica laguna, iperprotetta dalle autorità con tanto di cartellonistica “minatoria”…”qui non ci saranno MAI insediamenti turistici, industriali o qualsiasi tipo di sfruttamento del territorio. Questo per la tutela della laguna, delle foreste di mangrovie ecc ecc” recita il tabellone
Peccato che pochi km più avanti sta nascendo un ecomostro chiamato “Resort” di dimensioni ciclopiche.
Con un po di mestizia pensiamo a cosa ne sarà degli abitanti del villaggio adiacente, una volta che la zona sarà infestata di grassi e sciabattanti turisti dollaromuniti.
Anche oggi la calura afosa ammazza, pertanto ci areniamo in una spiaggetta isolata e li tiriamo sera con bagni in mare a raffica.
11/06
E’ l’ultimo giorno “ufficiale” da omaniti: l’indomani sarà una sorta di limbo in attesa del volo di rientro, previsto per le 2.00 della mattina del 13/06.
Al mattino visitiamo il piccolo ma pregevole museo di Storia Naturale di Muscat, con annessa sala delle balene e delfini.
Sfogliando il guestbook notiamo quanti pochi siano gli europei di passaggio: qualche inglese, qualche tedesco…
Spinti poi da curiosità andiamo a ficcare il naso nella “zona vip” di Muscat, dove la ricettività turistica è di stampo occidentale: la spiaggetta con la postazione del bagnino, i giardinetti ben curati, il ristorante italiano “O sole mio”…non possiamo fare a meno di provare, dopo 15 giorni da simil-arabi, una certa repulsione per il tutto.
Al pomeriggio, dopo pausa merenda-melone nel bellissimo parco di Al-Qurm, ci portiamo nuovamente a Mutrah per l’acquisto dei souvenir di rito.
A sera ci muoviamo a Seeb, alla periferia della capitale, dove invece i turisti probabilmente neanche sanno cosa sono. Giriamo per l’animatissimo Souk ridondante di bellissima frutta perdendoci più volte, facciamo la nostra penultima cena dal “lurido” di turno e subiamo l’ennesimo attentato allo stomaco da un sedicente libanese che, avendo ordinato 2 succhi di mango PICCOLI, per tutta risposta ci piazza tra capo e collo una bestia di macedonia “for free”…e che fai non la mangi? Metti che poi s’offende…
12/06
E’ la giornata limbo: visto che non avremo più una doccia disponibile l’obiettivo è NON SUDARE.
Stiamo in hotel quanto più possibile, facendo il check-out alle 12.00 spaccate e per passare le ore peggiori della giornata ( 13.00/15.00) cazzeggiamo in un vicino centro commerciale.
Già avevamo repulsione per questi luoghi prima di partire…non occorre descrivere l’aumento di repulsione dato dalla situazione “forzata”.
Finalmente sono le 15.30, schizziamo via da quel luogo farcito di luci al neon, compriamo manghi da un omino con un carretto spinto a braccia e ci buttiamo in un parco proprio ai margini della corniche di Mutrah.
Dato che perderemo la notte in aereo ne approfittiamo per qualche mezz’oretta di sonno.
Alla riapertura del Souk ci riforniamo del souvenirs “dimenticati”, cerchiamo il lurido più lurido di tutti per la nostra “ultima cena” dopodichè, coi lucciconi agli occhi, ci muoviamo verso l’aeroporto.
La Balena, che fino a ieri viaggiava spedita a 120 km/h, oggi non va avanti, forse anche lei si è un po affezionata a noi e vuole ritardare il momento dell’addio.
Spegnamo il grosso, grasso V6, consegnamo le chiavi e senza voltarci ci tuffiamo nella bolgia di indiani/pakistani che affollano l’aeroporto…un po’ come fece "mamma" tartaruga…