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Turchia centro occidentale (agosto 2014)

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 24/09/2014, 14:14

Salve a tutti!
Lo avevo promesso a qualcuno e perciò, stavolta, del nostro viaggio estivo pubblico un resoconto, anche per sdebitarmi un minimo con questa sezione del Forum, che tante idee, ispirazioni e suggerimenti mi ha dato ;) . Rileggendo il tutto mi accorgo di come sia forse troppo lungo per la pazienza media del moderno lettore, ma tant’è: ho rimesso insieme i numerosi appunti presi al momento principalmente per me e Francesca, che di questa piccola “impresa” (..almeno per noi…) vogliamo conservare il più possibile. Agli addetti ai lavori che guarderanno le foto allegate vanno anticipatamente le mie più sentite condoglianze: la macchina era una piccola digitale e, specialmente, chi le ha scattate non vale assolutamente nulla come fotografo :oops: ! Quindi, preparatevi a fili del telefono, cartelli stradali e luci tremende..siete avvertiti! :lol:
Prima di entrare nel vivo, fornisco alcuni dati che forse potranno fare comodo a chi legge:
- il giro è stato compiuto seguendo, in linea di massima, questo road book: http://vibraction.pagesperso-orange.fr/ ... k%2025.htm
- i giorni impiegati sono stati, tutto compreso, 24
- il totale dei km percorsi, da cancello di casa a cancello di casa, 6808
- la media giornaliera è quindi risultata di 283,66 km al giorno
- il mio mezzo è un defender 90 td4 del 2012 con motore 2.2, attrezzato solo con un soppalco in legno imbullonato al posto dei sedili posteriori ed un portapacchi che copre metà tetto, sul quale ho fissato una tanica di gasolio da 20 lt ed una cassa stagna contenete vari attrezzi, alcuni ricambi e tutti i fluidi di scorta. Le gomme sono le Michelin Cross Latitude 7.50 di primo equipaggiamento.

Buona lettura


Giovedì 7 agosto 2014 (giorno 1)
Che partenza strana! Tutti i viaggi a lungo raggio che io e Francesca abbiamo compiuto negli ultimi tre anni sono sempre partiti dalla nostra casa e nel cuore della notte. Oggi, invece, mi alzo da solo e, per di più, il sole è già alto! Eh sì, perché questa volta il rischio di non partire o di dover posticipare la partenza, cambiando in corsa i biglietti della nave, è stato davvero alto, dato che martedì pomeriggio la Francy mi chiama da lavoro dicendomi che accusa un forte dolore di stomaco, che poco prima era addirittura svenuta e che, quindi, sarebbe andata a casa dei genitori, distante solo 1 km, per mettersi a letto e chiamare il dottore. La causa risulterà essere un virus che pare giri da giorni in zona Prato e che costringe il malcapitato ad un forte e continuo…affratellamento con il bagno! Risultato? Faccio io la sua valigia in base alle indicazioni che mi dà la sera quando scendo a trovarla o per telefono, ma il fatto è che “quel golfino giallo che abbiamo comprato ad Hammamet” o “il pantalone verde che si è preso sui Pirenei” sono, per me, ricordi assai sbiaditi nel tempo, senza contare che, forse per la prima volta con reale consapevolezza, mi rendo conto che nel suo armadio ci sono 200 maglioncini gialli e 300 pantaloni verdi!!!! Va bene, mi arrangio alla meglio, conscio che sbaglierà tutto o quasi, e stamani mi presento da per “ritirare” la mia metà dalla suocera, che ovviamente mi affoga in un mare di “istruzioni e precauzioni di uso e manutenzione” da adottare per lenire il mal di pancia dell’amata figlia: alla fine, constateremo che venir via di casa sarà stato più difficile che varcare il confine turco! Dobbiamo poi fare un’ulteriore sosta presso l’attività commerciale di Francesca per prendere alcune cosette utili per il viaggio che avrebbe dovuto portare a casa nei giorni precedenti. Mentre siamo dentro, alcuni dipendenti buontemponi ci inondano i sedili del def di mascherine 3M, chiara allusione a ciò che, secondo loro, dovrò sopportare durante il viaggio per l’indisposizione di Francy, che chiaramente è partita malconcia. Ci facciamo tutti gran risate, ma ridendo e scherzando alcune mascherine le intasco, dato che a breve dovrò far lavori di verniciatura sull’88  Riusciamo infine a partire con notevole ritardo sulla tabella di marcia, che comunque avevo redatto in modo più che “cautelare”, considerata la velocità che tengo in autostrada con “Camioncino”. Arriviamo quindi ad Ancona solo mezz’ora prima dell’imbarco, avendo anche sbagliato, causa lavori, l’uscita autostradale e non avendo capito che il biglietto on line andava cambiato al porto con un vero ticket…ma, allora a cosa serve il primo? Boh, in ogni caso la nave arriva con un’ora di ritardo e quindi…nessun problema! Saliti sul traghetto, occupiamo un tavolino e due poltroncine antistanti il vero e proprio bar, con l’intento, dopo cena, di dormirci. Chiuso il bar alle 1 di notte, e visto che sulla poltrona proprio non prendo sonno, nonostante la camomilla, abbandono ogni remora e, sistemata la coperta, mi butto sulla moquette per dormire disteso, seguito a breve da Francesca e da una coppia di ragazzi svizzeri che, seduti accanto a noi, sembravano voler mantenere un certo “contegno aristocratico” sonnecchiando sulle poltrone, come del resto era anche nostro intendimento! Prima di addormentarmi incrocio lo sguardo dello svizzero, che mi sorride: probabilmente col mio gesto ho sbloccato la situazione di émpasse nella quale anche lui era caduto con la sua compagna! Tappi nelle orecchie e…buona notte!!!

Venerdì 8 agosto 2014 (giorno 2)
Sbarchiamo a Igoumenitza verso le 10.30, ora locale, e poco dopo smarriamo le indicazioni del r. b. Sapendo, comunque, che la prima tappa di trasferimento termina a Ioannina, ed è tutta su strada, cerchiamo i cartelli relativi, fortunatamente presenti anche in alfabeto latino. Veniamo però subito attirati dalle indicazioni dell’autostrada, che seguiamo, nonostante ricordassi che il r.b. mandasse costantemente in direzione opposta. Pensando che il r.b. non potesse certo essere aggiornato in tempo reale (..mi par di ricordare che fosse del 2011), continuiamo sulla direttrice, sino a che non ci imbattiamo nel casello autostradale…..chiuso ancora per lavori! Torniamo quindi indietro in controsenso, sperando che qualche altro turista non venga attirato dalle “sirene” dei cartelli autostradali. Va tutto ok!, ma il mio “lato oscuro”, mettendo insieme tutti i piccoli e grandi contrattempi degli ultimi giorni, addensa sul viaggio foschi presagi, cacciandomi in mente immagini di defender ribaltati o con le gomme a terra, di orde di turchi scortesi e chi più ne ha più ne metta: mannaggia alla mia mente guastafeste e, temo io, porta iella!
In ogni caso, ritroviamo la E90 per Ioannina, indicata dal r.b., e procediamo spediti su una strada che si rivelerà davvero simpatica e, in taluni tratti di montagna, anche suggestiva. Facciamo il nostro primo “sfarettamento” con un bel 110 nero che scende, ma sarà un fatto raro, purtroppo. Nel prosieguo del viaggio, infatti, incontreremo non più di una decina di def, detratti quelli utilizzati da alcune agenzie turche per fare dei giri turistici in montagna! Che peccato!
Come già deciso, facciamo ora la deviazione per Dodoni, che invece il r.b. contemplava al ritorno. L’area archeologica in questione comprende un bel anfiteatro romano, purtroppo al momento deturpato da lavori di restauro, e numerosi templi greci, tra i quali spicca quella che i cartelli indicano come la “casa di Zeus”: se è così, il dio degli dei si è dimostrato encomiabilmente modesto!:-) Il complesso vale comunque la deviazione, ma il caldo è davvero notevole e dopo una 40ina di minuti decidiamo che i 2 euro a testa del biglietto sono stati ampiamente ripagati e ripartiamo in direzione delle Meteore, termine della tappa di oggi. La strada che ci attende è lunga, semi deserta e decisamente tortuosa, ma a me piace: alla fine, anche se c’è asfalto, con il def tutto fa avventura, purchè si viaggi nel mezzo della Natura! Pranzato lungo strada, verso le 17 consumiamo il nostro personale rito del caffè pomeridiano nei pressi del passo di Katara, che ci appare davvero carino, sebbene le poche strutture presenti siano in stato di abbandono.
Arriviamo alle Meteore sotto un forte temporale e decidiamo perciò, pur recandoci al camping suggerito dal r.b. a Kastraki, di non prendere la piazzola ma un bungalow. Purtroppo di quelli non ne hanno, ma la simpatica proprietaria ci offre, a 20 euro, una piccola stanza: nulla di che, ma, considerato il tempo, accettiamo di buon grado. Dato che il temporale continua, ceniamo alla taverna del campeggio, che offre piatti tipici (il souvlaki in primis). Stanchi, andiamo a letto verso le dieci, ma la notte che mi aspetta non sarà per nulla tranquilla Verso le 3, infatti, mi sveglio sudato per la febbre ed in preda a lancinanti conati di vomito, che mi porteranno al bagno (…fortunatamente in camera: propizio fu il temporale!) per circa una decina di volte durante la notte, che chiaramente passa per entrambi in bianco: chiaro che Francesca, l’untrice, mi ha appestato!!!! Fortunatamente, il “mio” virus si dimostra assai più signorile del suo, ed agisce solo ai “piani alti”, evitandomi sedute estenuanti sul wc. Non è una grande consolazione ma è qualcosa! Chiaro che il mio “lato oscuro” sta già pregustando la gioia della bomba atomica che – mi promette – di certo si abbatterà sul confine greco-turco al nostro passaggio!
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Verteidiger
 
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Messaggioil 24/09/2014, 14:22

Sabato 9 agosto 2014 (giorno 3)
Mi alzo (o meglio, esco dal bagno) la mattina distrutto e con una notevole febbre, ma decidiamo ugualmente di lasciare il campeggio e fare una visita panoramica alle Meteore, che troneggiano superbe sulle nostre teste. Con grande sforzo guido i pochi km sino al parcheggio di uno dei monasteri, dove impongo alla Francy di abbandonarmi su di un muricciolo e godersi la visita almeno di quel complesso monastico. Torna dopo un tempo che non saprei quantificare con tante foto scattate e un paio di libercoli turistici, che vedremo e leggeremo insieme durante la vacanza. Nonostante il mio stato fisico, non posso non apprezzare la stupefacente bellezza dei monasteri abbarbicati su queste colonne di roccia: uno spettacolo misto di natura ed antropizzazione davvero notevole, che mi sento di suggerire a tutti!
In tarda mattinata riprendiamo il r.b. ma non posso che cedere il volante alla Francy, dato che le mie condizioni da zombie mi impongono di stare semi disteso e con un sacchetto di plastica prudentemente in mano!:-) Comunque non tutto il male viene per nuocere: lo stato di torpore, infatti, non mi fa probabilmente sentire proprio tutti i muggiti che la trasmissione del povero def emette quasi ogni volta la mia signora cambia marcia; in ogni caso, non avrei certo la forza di protestare!:-) Ci immettiamo, infine, in una lunga e noiosa superstrada che dovrebbe portarci a Kariani, fine della tappa. Dato che non ho avuto ulteriori “perdite” ma devo prendere una tachipirina, decidiamo di fare una sosta pranzo per mangiare uno spaghetto in bianco lungo strada. A Larissa, tra una lunga teoria di capannoni e concessionarie individuiamo una pineta recintata, che però presenta alcuni cancelli aperti. Vi entriamo ed appena fermi mi getto sulla coperta da pic-nik che abbiamo portato, mentre la Francy prepara il fornello. Sennonché, una camionetta militare sopraggiunge poco dopo ed il guidatore, che scende, ci fa rudemente cenno che dobbiamo andare via perché lui deve chiudere il cancello. Boh, l’area non mi pare di natura militare, dato che non abbiamo visto i caratteristici cartelli, in genere assai numerosi in luoghi del genere, o qualche sorta di garitta, ma tant’è: all’uomo armato non si può che ubbidire!:-) Buttiamo via l’acqua calda, raccogliamo le nostre cose e ce ne andiamo, non senza aver augurato in cuor nostro al militare di aver beccato in quei venti secondi di contatto umano il virus in versione “Francy’s style”! Va bene, adocchiamo poco dopo il parcheggio alberato di un supermercato, dove finalmente posso distendermi, mangiare qualcosa e, specialmente, riempirmi di pillole!
Riprendiamo la strada e a tratti un’autostrada ancora in costruzione, sino a quando, appisolato, vengo ridestato dal malefico “tin” della spia carburante. Cavolo, Francy, non potevi avvertirmi prima? Ma a quanto andavi per consumare così? Come forse molti sapranno, sulle autostrade/superstrade greche non ci sono distributori lungo via, e quindi per rifornirsi è necessario guadagnare un’uscita. Per l’appunto, prima di incrociarne una ci facciamo una 40ina di km in riserva, cosa che - lo ammetto - nei rari casi in cui mi è successo mi fa stare non poco in ansia, anche perché so che il diesel, se non spurgato, non riparte se lo lasci a secco! Alla fine riusciamo a uscire, e seguendo i cartelli per un distributore ci troviamo a pochi km da Stavros, turistica cittadina sul mare. Dato che sono circa le 17, ed io non sto di certo ancora bene, decidiamo di pernottare lì, ma è più facile a dirsi che a farsi! Pare, infatti, che il posto sia una sorta di “Viareggio” per greci e bulgari, e gli alberghi, data la stagione, sono pieni! In una pensione, però, la proprietaria, che parla inglese, si offre di portarci poco distante presso un signore che affitta delle camere. Finiamo quindi letteralmente a casa di un simpatico nonnino di nome Evangelistos, che ci affitta una stanza nell’appartamento sopra casa sua ad un prezzo stracciato, grazie anche ai buoni uffici della signora. Docciati, ci prepariamo una parca cenetta in terrazza, disturbati solo dall’arrivo di due ragazzi greci, che prendono possesso della stanza di fronte alla nostra con gran trambusto: dai vestiti che portano, e dagli sgargianti colori della loro Mini Cooper si intuisce che sono due “cuccadores” da spiaggia! In ogni caso, ceniamo e poi andiamo subito a letto: lo stomaco tiene il cibo, la febbre è scesa, ma sono davvero spompato!
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Messaggioil 24/09/2014, 14:32

Domenica 10 agosto 2014 (giorno 4)
Ci alziamo di buon’ora e subito la Francy mi dice che la notte è stata agitata, poiché, come forse era prevedibile, al rientro i ragazzotti di fronte hanno fatto un bel baccano, anche se io, grazie ai tappi, non ho sentito nulla. Per la colazione decidiamo di sfruttare il tavolo e i fornelli dell’appartamento e quindi, rifatti i borsoni, prendiamo il necessario per prepararla. Giunti però nel soggiorno, notiamo che uno dei due ragazzi, in boxer, dorme beatamente sul divano in compagnia di una moretta dagli abiti molto, ma molto discinti: appare evidente che la battuta di caccia dei due ragazzi è andata bene..buon per loro! Imbarazzati, torniamo indietro, raccogliamo le nostre cose e, con piede felpato, scendiamo giù, riproponendoci di farci un caffè sullo wing del def e poi ripartire. Non appena però Evangelistos ci vede trafficare, insiste perché si faccia colazione sul tavolo nel patio, ed anzi ci vuole offrire biscotti ed un dolce. Noi accettiamo e ricambiamo con il caffè, che si dimostra sempre un’ ottima merce di scambio! La conversazione con il nonnino, che può farsi solo a gesti (..non si illudano gli ex liceali classici: col greco antico non si compra neanche il pane!:)), è salvata dall’arrivo di due distinti signori greci, uno dei quali parla inglese, i quali, incuriositi dal def, si interessano subito al nostro viaggio. Apro quindi la cartina, sulla quale ho cercato di riportare le tappe del r.b., mostro loro il percorso. Tutto “very nice”, ci mancherebbe, ma ovviamente nulla a confronto degli stupendi, meravigliosi, imperdibili tesori dell’Ellade, sostengono loro! In due balletti la gag va in scena: io che insisto per la Turchia, che peraltro ho ancora da visitare, e loro che fanno simpaticamente ogni sforzo per dissuaderci e sponsorizzare invece la costa est della Grecia e la città di Xanthi, in effetti non lontana. In barba a tutti i programmi, passiamo un’oretta in allegra compagnia! Al momento degli inevitabili saluti, Evangelistos, che pare si sia divertito un mondo, ci impartisce una sorta di “benedizione” ortodossa con le mani e ci regala, direttamente dal suo giardino, una quantità industriale di dolcissima uva!
Fatta una rapida capatina sul mare, riempio di gasolio anche la tanica sul portapacchi (..niente più ansie da gasolio!) e ci dirigiamo verso il confine, facendo sosta per il pranzo in una pineta pubblica di Alessandropoli. Intorno alle 16 siamo in vista della frontiera, dove si verifica l’unica vera situazione spiacevole dell’intero viaggio. Premetto che la strada che arriva al posto di frontiera greco ha 3 corsie; per abitudine, in questi casi, io cerco di mantenermi in quella centrale e così ho fatto anche al momento, pur notando, per la verità, che molte (ma non certo tutte!) auto davanti a me passavano via via su quella di sinistra. Ebbene, a circa 2 km dalla frontiera il traffico si blocca e finalmente capisco che l’ordine di marcia è questo: auto a sx, camion al centro, autobus a dx. Fermo nella fila centrale, metto quindi la freccia a sx e, come per la verità anche molti altri sia davanti che dietro a me, attendo che qualche buon samaritano mi consenta di entrare nella giusta corsia. Sarà stata la sfortuna, sarà stato il pregiudizio che vuole tutti noi italiani “furbetti del quartierino”, sulla sx ci sono diverse macchine targate Germania che evidentemente appartengono ad un unico gruppo di turchi che tornano a casa, i quali scendono in un lampo dalle auto e cominciano a farmi gestacci ed in tedesco, che un poco capisco, mi “intimano” di tornare indietro e rimontare dal fondo la fila sx, che ormai è diventata kilometrica, aprendomi un varco tra le loro auto affinché io possa far manovra e appunto tornare indietro. Col mio tedesco approssimativo spiego loro che, non essendoci cartelli che in anticipo spiegassero l’ordine in file da assumere, non potevo certo sapere della cosa e, comunque, sebbene in parallelo, la fila al momento l’avevo fatta come e quanto loro! Ma sono irremovibili, specialmente un gruppetto di giovani donne, che si piazzano davanti al def urlando ed indicandomi ostinatamente il varco creato per la mia fuoriuscita! In breve mi trovo circondato da una quindicina di turco-tedeschi sbraitanti, ma col c…o che mi muovo! Chiudo la Francy nel def e esco per spiegarmi ulteriormente, anche perché purtroppo al momento il traffico è bloccato! Chiaramente non vogliono sentir ragioni ed anche con il mio essenziale tedesco comprendo che mi stanno offendendo di brutto. Vi confesso: uno sguardo al cassone del def, dove ho appesi la pala da sabbia ed una piccola accetta, l’ho gettato, ma alla fine risolvo naturalmente in modo meno bellicoso: dico alla Francy di uscire dal def e, a voce alta, di andare a piedi alla frontiera “zu Polizei informieren”, mentre io presidio il mezzo. Più che la polizia potè sicuramente il traffico, dato che non appena questo ricomincia a scorrere gli str…zi risalgono in macchina e procedono oltre, continuando però ad inveirci contro dai finestrini. Ovviamente, le 10-15 macchine dietro a loro, che hanno sicuramente capito tutto, non mi fanno passare, tenendo tra loro una distanza di pochi cm, ma io attendo paziente con la freccia inserita, cercando di procedere super pianissimo per non ritrovarmi di nuovo a fianco di queste m..de, sebbene mi attiri le clacsonate dei camion dietro! Alla fine, una vecchia bmw sempre targata “D” mi fa entrare. Messomi in fila, scendo dal def e vado dal crucco dietro per ringraziarlo, offrendogli un poco dell’uva di Evangelistos, e per spiegargli che non volevo di certo fare il furbo: senza cartelli che preavvertano prima, certe cose non si possono certo intuire a km di distanza! Dalla bmw scende un distinto signore di mezza età, che in ottimo inglese mi dice di non preoccuparmi, che sono scene che purtroppo ha già visto lì in altre occasioni e che è tipica di molti turchi emigrati in Germania la tendenza, forse per sentirsi meglio integrati, a divenire (o porsi?) “più realisti del re”! Lo ascolto un poco imbarazzato perché la moglie, anche lei nel frattempo scesa dall’auto, è all’evidenza turca, ma vedo che annuisce…da parte mia, non posso che concordare!:-)
La frontiera turca di Ipsala passa invece senza nessunissimo problema, ed anzi con gran gentilezza dei doganieri, che pare siano tutti venuti in gita turistica in Italia, a quanto dicono, così che prima delle 18 siamo ufficialmente e finalmente in TURCHIA!!!!!! La cesura con il paesaggio greco è notevole. Lì paesaggi brulli con alberelli alti un metro ed un puffo, strade “normali” e poca gente in giro; qui campi di grano, strada larghissima (ed in fase di allargamento…i cantieri stradali saranno una costante del viaggio, per fortuna con pochissimi disagi: gli spazi qui sono immensi!) e mezzi coloratissimi che percorrono le strade: ed è proprio quello che ci voleva! Credete alla cromoterapia? Io ho cominciato: in un batter d’occhio l’incazzatura passa e siamo felici come due bambini!
In tarda serata siamo a Tekirdag, sul mar di Marmara; ci infiliamo in centro ma non riusciamo a trovare un albergo adatto (…per me senza parcheggio custodito non c’è margine di trattativa!), ma uscendo dalla città ci imbattiamo nel Seker Camp resort. Ci avviciniamo titubanti al bianco muro di cinta, dato che la parola “resort” promette di tramortire il portafoglio, ma l’ora è quella che è e far bivacco sull’asfalto non ci alletta. Dalla guardiola esce un ragazzo in uniforme che ci viene incontro. Parla solo turco, così chiama al telefono una collega che mastica l’inglese, con la quale la Francy – che in quanto commerciante ha, nella coppia, la competenza esclusiva su tutte le trattative all’estero – mercanteggia il prezzo di 70 euro per tutti e due, compresa la colazione. In confronto a quanto spenderemo in seguito è molto, ma devo dire che il resort è stupendo e….inspiegabilmente vuoto! Ci danno una piccola casetta a 50 mt dal mare, arredata di fresco in legno con una porta-finestra dalla quale si ha una bellissima vista sul mare di Marmara, senza contare che nel bagno c’è un box doccia da favola: parola della venditrice di arredi!:-) Ci godiamo la serata cenando con le nostre provviste a lume di candela nel “giardino privato” della casina, stappando anche una delle poche e quindi preziose…confezioni tetrapak di Tavernello (): davvero “Welcome to Turkey”!

Lunedì 11 agosto 2014 (giorno 5)
Stamani l’alza e scappa è improponibile! La colazione è luculliana e le sdraio in vimini a bordo piscina, nonché la caletta sul mare di Marmara, troppo invitanti per non trascorrere una ulteriore oretta al cazzeggio! Ripartiamo infine verso Istanbul, prendendo l’autostrada…che non paghiamo, all’uscita, perché sul momento non si capisce come fare. Scendo anche per andare al casello ma non c’è nessuno…boh, proseguiamo...Verso le 14 siamo a Istambul, che ci accoglie con un traffico incredibile! Un clangore continuo di clacson, macchine che ti passano da tutte le parti, indicatori di direzione pressoché con le ragnatele su tutte le macchine, semafori ai quali, prima ancora che scatti il verde, preceduto dal giallo, sei sommerso da scampanellate: insomma, un casotto non da poco! Grazie al tom tom, comunque, arriviamo all’Armada hotel, unico albergo prenotato dall’Italia e scelto sia per la location strategica (siamo nel centralissimo quartiere di Sultanahmet), sia perchè…ha il parcheggio private coperto, dove il def potrà stare all’ombra ed al sicuro per i prossimi tre giorni! Ci diamo una rinfrescata e poi via a conoscere Istanbul, non prima del kebap di esordio in terra turca! Visitiamo subito la Moschea blu, dopo essersi tolti le scarpe e muniti di velo. Il complesso è senza dubbio bello, specie per la ricchissima piastrella tura (..parola dell’esperta!), ma la parte accessibile dai non preganti è tutto sommato limitata: insomma, bella ma non impressionante! Si va poi al piccolo bazar sottostante, dove la Francy si produce nel primo, vero shopping! E dato che le disgrazie non vengono mai da sole, mi “impone” subito dopo la visita del “Gran bazar”, al quale arriviamo (fortunatamente) in orario di quasi chiusura, il che, però, non le impedisce altri acquisti in zona Cesarini!:-) Tornati in albergo, ne usciamo poco dopo per cenare in un ristorantino a due passi, dove scopriamo il piatto che ci accompagnerà per tutto il viaggio: lo shish! Richiesto cosa fosse al cameriere, ci vediamo rispondere con spallucce e la ripetizione “shish”, come fosse ovvio!! Ok, si è poi scoperto che sono degli spiedini di pollo sapientemente speziati, davvero ottimi!!! Per tutto il resto della vacanza la Francy sarà amorevolmente ribattezzata “shishi”, tenera storpiatura di questo piatto!:-)


Martedì 12 agosto 2014 (giorno 6)
Fatta la grandiosa colazione sulla terrazza dell’hotel, alle 9.10 siamo davanti ad Hagia Sophia ma fa un gran caldo e c’è già una bella coda. Ci avvicina subito una guida che con 120 lire ci farebbe saltare la fila e ci spiegherebbe vita, morte e miracoli della cattedrale: fatti due conti, non ci penso neanche un secondo e lo ingaggio! Effettivamente la guida risulterà preziosa (in 10 minuti siamo dentro) e professionale, sebbene parli solo (un per la verità ottimo) inglese. Santa Sofia non delude le attese: è un complesso monumentale, con una storia interessantissima, anche simbolica, dato che, da quello che abbiamo appreso, per far cessare le liti tra cristiani e mussulmani Ataturk lo ha reso museo, a segno di laicità del nuovo stato turco. Esaurita in un’oretta e mezza la visita, congediamo la simpatica guida e usciamo per visitare il palazzo Topkapi, che però oggi è chiuso! Optiamo allora per la basilica-cisterna. Anche lì c’è una bella coda, che per fortuna scorre. La cisterna, con i suoi spazi e luci soffuse, è un luogo sicuramente suggestivo, senza contare che offre un angolo di paradisiaco refrigerio dal tremendo caldo turco!
Usciamo e sotto un sole cocente ci dirigiamo verso il ponte di Galata, passando per il coloratissimo bazar delle spezie. Fatto il pranzo in uno degli innumerevoli “kebabbari”, attraversiamo il ponte di Galata, caratteristico per i suoi ristorantini sottostanti il livello della strada. Al di là di questo inizia un quartiere dove, con sorpresa, scopriamo che si concentrano un milione di negozi di ferramenta!!!!! Per me un paradiso ma per la Francy un sentimento di noia mortale ed incredulità, dato che son certo che, nel suo intimoo, sperasse che vicino a questo “must do” (…secondo la sua fidata lonely planet) ci fossero negozi di ben altra natura!
Tornati in albergo, ne usciamo in serata per il famoso giro in traghetto sul Bosforo. Il tour è sicuramente piacevole, consentendo vedute su scorci della città davvero suggestivi (…rimarchevole il corno d’oro ed i quartieri ottocenteschi sullo stretto…) ma decisamente troppo lungo. Al ritorno, abbastanza stanchi, siamo facile preda del “buttadentro” del “Cistern bistrot”, un signore tarchiatello con una chiacchiera spaventosa ed un inglese da “Totò a Londra”: resistergli sarebbe un crimine! Peraltro, nel ristorante mangiamo benissimo, assaggiando il tipico Guvec (una sorta di stufato) ed il Sutlac, un pudding di riso davvero notevole!

Mercoledì 13 agosto 2014 (giorno 7)
Sveglia alle 7.15, colazione e poi pronti per la coda al palazzo Topkapi. Prendiamo biglietto ed audio-guida e facciamo la visita sia al palazzo che all’annesso harem, in mezzo ad un’orda di turisti, ed in specie crocieristi, i quali, arrivando in gruppi di 100 e più, saturano tutti gli spazi in due minuti! In ogni caso, la struttura è bella ma secondo noi sopravvalutata, anche perché la più parte delle sue stanze è completamente vuota. Usciti dal palazzo facciamo un pò di shopping sulle bancarelle vicine e pranziamo in un ristorantino all’aperto ma ben riparato dal sole. Nonostante non sia tardi, torniamo in hotel stremati dal caldo.
Nel tardo pomeriggio prendiamo un taxi – esperienza ovviamente incredibile per un occidentale, dato lo stile di guida turco! E noi in Toscana che ci lamentiamo degli aretini….dilettanti!!!- per visitare piazza Tachsim e percorrere la relativa e famosa lunga via, colma di negozi occidentali ma immersa in un suggestivo quartiere ottocentesco, che vanta anche un tram dell’epoca, dove la gente ancora si penzola per viaggiare! Domani ci aspetta il Mar Nero, e dato che, tra le mille cose che non ho messo nella valigia della Francy, ci sono i suoi costumi, mi devo sorbire l’ennesimo shopping: qui la colpa, però, è solo mia!:-). Scartabellando la Lonely, ho trovato anche io qualcosa che mi piacerebbe vedere qui in zona, ossia il mitico Pera Palace hotel, costruito dal fondatore della linea Orient express, che qui terminava la corsa, dove, tra l'altro, pare che la Christie abbia scritto “Assassinio sull’oriente express”: un patito di gialli come me non può lasciarsi sfuggire l’occasione. Purtroppo, come era da attendersi, la stanza che fu della Christie era occupata, e quindi non visitabile, ma la hall dell’albergo, in pieno stile belle époque, è davvero stupenda, almeno per chi, come me, ama lo stile un poco pomposo e neoclassico di quegli anni! Continuiamo quindi il giro del quartiere Tachsim per finire ai piedi della torre di Galata, che fotografiamo come d'obbligo, per poi cercare e trovare un simpatico ristorantino, dove ceniamo e facciamo due chiacchiere con i nostri vicini di tavola turchi, molto interessati tra l’altro…ai miei sigari toscanelli, che chiaramente, a fine serata, passano di mano
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Messaggioil 24/09/2014, 14:44

Giovedì 14 agosto 2014 (giorno 8)
Fatta la consueta ed abbondante colazione, lasciamo Istanbul per cominciare la parte fuoristradistica del r.b. La prima trance del percorso è assolutamente gradevole, perché ci porta sulle coste del Mar nero attraverso una bella e panoramica strada bianca tra i boschi, che tra l’altro, sul finire, passa vicino ad una incantevole caletta incastonata tra due scogliere che il r.b. consiglia giustamente di visitare. Sosta e piedini a mollo sono davvero un obbligo! Il r.b. continua poi per Agva su strada normale, lungo la quale facciamo una piccola spesa in un tipico mini market gestito da moglie e marito, che paiono simpaticamente sorpresi dal def e dalla nostra stessa presenza in quei luoghi. Il marito, in particolare, mi fa capire che è interessato a sapere dove siamo diretti, così che, più con la cartina che con le parole, gli spiego lo svolgersi del tour. Lui guarda la carta, annuisce, sorride, ma poi fa un gesto che temo abbia già segnato il prossimo viaggio che faremo: indica me, indica il def, rivolta la cartina e, sorridendo, punta il dito sul Nemrut dagi e sul monte Ararat!!!E cribbio!!!!! Comunico il presagio alla Francy, che giustamente mi fa notare che…prima c’è da finire questo di viaggio!!:-) Riprendiamo l’asfalto e, con qualche difficoltà, riusciamo comunque ad individuare lungo strada una deviazione nel bosco, in modo da pranzare in santa pace in una piccola ma ombrosa radura. Passiamo poi per Agva, piccolo ma affollato centro balneare sul Mar nero, il cui frenetico via vai di bagnanti, condito dalle note di musica house sparate a manetta un po’ dovunque, non ci ispira di certo la sosta. Poco dopo lasciamo la strada principale per imboccare stradine secondarie, percorrendo le quali il r.b. spiega di volerci far gustare “une Turquie rurale”. Il percorso però, devo ammetterlo, non è di gran soddisfazione, dato che consiste in stradine di campagna, quasi tutte asfaltate, che passano tra campi nei quali ferve peraltro il lavoro agricolo, con conseguente traffico di trattori e trebbiatrici, senza contare che in certi punti le indicazioni non risultano precise, anche seguendo le coordinate gps riportate ogni due-tre note. Decidiamo quindi, ad un certo punto, di interrompere il r.b. e proseguire facendo strada normale sino ad Izmit. Poco dopo la grande città, attingendo alle numerose indicazioni circa possibili “hébergement” fornite dallo stesso r.b. decidiamo di fermarci al Bungalow Hotel Cansu di Kartepe, una bella struttura non distante dall’autostrada per Ankara ma immersa nel verde, che scopriamo fornisce caratteristici bungalows triangolari davvero accoglienti e puliti. In un baleno ci facciamo la doccia ed allestiamo la cena, che consumiamo alla luce delle nostre torce nel tavolino che ogni bungalow ha in dotazione sul davanti: che si vuole di più dopo una giornata a zonzo? Finiamo la giornata progettando la tappa di domani, sperando di non dover far tagli, ma i tempi ci appaiono stretti!

venerdì 15 agosto 2014 (giorno 9)
Dopo una bella dormita ci svegliamo e sistemati i bagagli alle 9.00 siamo pronti per la colazione. Il problema, che avremo anche altrove, è che le strutture turche la mattina…non sono certo mattiniere, e quando arriviamo nel giardino con i tavoli della colazione, i camerieri stanno ancora allestendo. Dopo qualche incertezza iniziale cominciano tuttavia a portarci una quantità ragguardevole di piattini con formaggi di vari tipi, olive, pomodori, pane,marmellate, uova al tegamino, omelette, patatine fritte, ed altre innumerevoli cose! Che dire? Il tempo ad allestire non è passato invano! Sazi, ricominciamo il nostro giro. Il timore, però, che il r.b. ricominci con la menata della Turchia rurale ci induce ad andare diretti a Eskisehir, che in realtà avremmo dovuto raggiungere ieri, con l’intendimento di rimanere fedeli alla traccia nelle tappe seguenti.
Arrivati all’ora di pranzo ad Eskisehir, tentiamo di visitare il centro storico ottomano ma visto che neanche grazie al tom tom lo troviamo, perdendoci in mille strettissime stradine, decidiamo di pranzare fugacemente in un parco dotato di fontanella e, ripreso il r.b., proseguiamo in direzione della “valle frigia”. Il percorso, stavolta, non tradisce le aspettative. La pista, davvero bella e variegata, ci conduce, tra pietraie, folti boschi e campi di grano, sino al lago Emre Golu, contornato da alcune spettacolari rovine e tombe frigie. Il tramonto sul lago, tra le rovine, è poi qualcosa di infinitamente romantico. Ci troviamo però ad una delle situazioni più “discusse” del viaggio. In origine, infatti, ed anche sulla scorta della piacevole esperienza pirenaica dell’anno scorso, il tour era stato pensato per 2-3 equipaggi, che purtroppo poi, per varie ragioni, si sono sfilati. Rimasti con il cerino in mano, io e Francy abbiamo a lungo pensato se, da soli, sarebbe stato opportuno partire ugualmente seguendo il r.b. Due, infatti, gli interrogativi principali che ci eravamo posti: se il fuoristrada dovesse farsi impegnativo, che succederebbe se si avesse bisogno di aiuto? Inoltre: avremmo avuto il “coraggio”, in due, di fare campo libero, oppure avremmo dovuto snaturare il viaggio e appoggiarsi solo a strutture ricettive? Beh, di fronte al secondo interrogativo eravamo proprio adesso…e la risposta è stata: ma chi se ne frega di essere soli, da questa meraviglia non veniamo certo via per trovare un albergo!!! Pochissimi km dopo il lago, infatti, abbiamo trovato a margine della pista una specie di piccola radura tra le rocce, non visibile dalla pista stessa, dove in breve abbiamo montato il campo. Con il sole calante, abbiamo quindi cenato sul nostro tavolino e siamo andati a nanna seguendo davvero il ritmo della natura! La notte, sebbene ventosa, è stata assolutamente tranquilla, ed anzi “coccolata” dal rumore in lontananza dei trattori, che evidentemente lavorano nei campi sino a tarda ora.
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Messaggioil 24/09/2014, 15:02

:3
Saluti
Rob
cocco91
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Messaggioil 24/09/2014, 15:16

Sabato 16 agosto 2014 (giorno 10)
La vera sorpresa l’abbiamo avuta la mattina presto, al risveglio, dato che la piena luce del sole ci ha mostrato che avevamo fatto campo molto vicino all’ingresso, un poco nascosto, di alcune tombe frigie scavate nella roccia e ben visibili, adesso! :o Sul momento ci siamo sentiti un tantino dei profanatori, ma poi ci siamo detti che, in fin dei conti, non avevamo danneggiato nulla o lasciato roba a zonzo. Facciamo quindi colazione e, stretto un dado del portapacchi che stava svitandosi, e rimessa la roba, riprendiamo il r.b.
Visitiamo quindi altre tombe frigie per poi, nel paesino di Doget, soffermarci davanti al locale caravanserraglio. Non appena ci avviciniamo, incuriositi, all’edificio, un simpatico signore si offre di aprircelo e di spiegarci, in un inglese essenziale, la sua storia ed il suo attuale utilizzo, che comprende anche quello di hotel principalmente per stranieri. Finito il giro offriamo all'improvvisata guida locale, che fa educatamente lo gnorri, 20 lire, di fronte alle quali lui si rallegra e ci offre il te. Insiste poi nel farsi alcune foto con noi, che vorrebbe gli spedissimo in seguito all’indirizzo che premurosamente ci porta sino al def parcheggiato. Comprati acqua e pane, ripartiamo su asfalto in direzione dell’antica città di Midas. Il complesso è piccolo ma bello e consiste in una facciata gialla totalmente piatta scolpita su di un lato della montagna, con al centro una porta murata (la tomba vera e propria di re Mida), ed un enorme roccione adagiato sulla sua sx che pare un groviera, tanto è stato scavato dall’uomo per ricavare abitazioni e luoghi di culto. Inoltre, sopra la tomba di re Mida, tramite un impervio sentiero nella roccia si giunge ad una specie di altare liturgico, dal quale si gode una vista davvero strepitosa delle vallate e dei campi di grano circostanti! Il complesso vale davvero la visita, considerato che è anche gratuito :D !
Il r.b. prevede a questo punto un lungo percorso su pista che dovrebbe portarci a Sille, un antico villaggio greco vicino a Konya. Già in fase di preparazione del viaggio, però, per questioni di tempo avevamo deciso di fare un “taglio” al percorso off road in corrispondenza del villaggio di Kemerkaia, dal quale era infatti possibile prendere la stessa strada asfaltata alla quale, più oltre, il r.b. si sarebbe comunque ricongiunto per portarci a destinazione. Passata Konya, anonima città dai viali di accesso però amplissimi, arriviamo a Sille verso le 18 e ci rechiamo prontamente al punto di bivacco indicato con coordinate gps dal r.b., ripromettendoci di visitare il villaggio, che rimane un poco più sotto, la mattina seguente. Il luogo indicato consiste in una grande e recintata area pic nic vicino ad un lago, dove molti locali sono già intenti a fare grandi abbuffate di carne alla griglia. Iniziamo timidamente a sistemarci, cominciando dal tavolino, ma non vedendo tende aperte mi allarmo un poco e chiedo ad una delle varie pattuglie di vigilantes che ogni tanto vediamo passare. L’esito è in equivoco: “no camp” :cry: ! Delusi, andiamo a cercare un hotel a Sille e ci imbattiamo del tutto casualmente nel Konak hotel, che ci offre una camera caldissima (le finestre danno tutte sulla graziosissima strada centrale del paese, evidentemente però sempre al sole…) ma davvero molto tipica, sia per struttura che per arredamento. Usciamo quindi a cena al ristorante convenzionato con l'albergo, che ci tratta davvero bene, anche sopportando allegramente il fatto che ormai lo “shish” è divenuto, per noi, “shishi”, la qual cosa rende davvero ilari i camerieri: non oso pensare cosa possa significare in turco la storpiatura, ma deve suonare bene alle loro orecchie! :lol: Finito di cenare, decidiamo di anticipare la visita all’antico centro, completamente in pietra, al suo tipico ponticino ed alla vera e propria città scavata nella roccia, che si staglia di fronte all’abitato attuale..e che diamo per visitata tramite lo zoom della telecamera e della macchina fotografica 8-) .
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Messaggioil 24/09/2014, 15:28

Domenica 17 agosto 2014 (giorno 11)
Ci svegliamo di buon’ora ed approfitto della bella luce per gli ultimi scatti alla Sille rupestre. Dopo l’ottima ed abbondante colazione, fatta al ristorante in convenzione della sera prima, ci informiamo per la visita alla chiesa di S. Elena, seconda attrazione del luogo, ma l’orario di apertura ci appare incompatibile con la lunga tappa che ci aspetta oggi. Partiamo quindi in direzione della valle di Ihlara, senza trascurare, nel trasferimento su strada, la visita consigliata dal r.b. al caravanserraglio di Sultahani. La struttura è davvero imponente e ben conservata ma, purtroppo, quasi totalmente vuota all’interno, pur essendo considerata museo, come da biglietto :x . Scattiamo le foto di rito e dopo una quarantina di minuti siamo quindi di nuovo su strada.
Gustata una piccola ma graziosa chiesa rupestre, con annesso frantoio, sita a margine di una stradina laterale che conduce ad Ihlara, entriamo quindi nella valle omonima, parcheggiando proprio di fronte all’entrata. Data l’ora, ci concediamo un rapido pranzo a base di gelato: soldi davvero ben spesi, dato che alla vera e propria valle si giunge tramite una lunga scalinata in legno appoggiata al lato di una collina, che al ritorno ci fiaccherà non poco, complice anche un sole impietoso! :roll: La valle, solcata da un fiumiciattolo, è ricca di chiese rupestri a distanza variabile dai 500 mt ai 6 km dal punto di entrata. Lonely alla mano, e considerate anche – non lo nascondo – le distanze, selezioniamo alcune di esse, tra le quali l’imperdibile chiesa del serpente, che varranno in effetti la visita ;) !
Dopo essersi ripresi dalla faticosa ascesa sulla scalinata di cui dicevo, ripartiamo quindi alla volta di Deryncuyu, località famosa per l’enorme città sotterranea che nasconde. Pagato il biglietto, sprofondiamo letteralmente nell’abisso! La guida ufficiale, compresa nel ticket, ben presto ci affida ad un abusivo che millanta di parlare l’italiano. Al costo di 20 euro ci fa fare un bel giro della città del tutto...NON ufficiale! Vantandosi non poco che “qui no turisti”, ci sospinge infatti letteralmente in cubicoli che giudico adatti per nani a dieta, ma che hanno tuttavia l’indubbio pregio di essere al di fuori dei tunnel visitati dai normali turisti, le cui voci, ad un certo punto, si perdono nel nulla :? . Alla luce dei cellulari, vediamo una Deryncuyu ancor più nascosta di quella che già non è! Usciamo dalla visita fisicamente stremati, con la schiena dolorante (…per gran parte del percorso, anche quello ufficiale, si sta infatti piegati…) e totalmente impolverati, ma vuoi per la suggestione di aver visitato una città vera e propria, con chiese, stalle, depositi ecc., 8 piani sotto terra, vuoi per la guida, intraprendente e dall'italiano maccheronico e quindi buffissimo, siamo davvero contenti :lol: . Rifocillatisi un poco, ripartiamo per il luogo di conclusione della tappa odierna, ossia un campeggio nei pressi di Goreme. Il Kaya camping vanta una posizione davvero suggestiva, dato che letteralmente si affaccia, dall’alto, sulle valli più tipiche della Cappadocia, che scopriremo domani. Montata la tenda su una piazzola che tange il muro confinario del campeggio, e quindi con una vista superba, ci gustiamo il tramonto e, dopo una cena delle nostre, si va a nanna per le dieci.
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Messaggioil 24/09/2014, 15:53

Lunedì 18 agosto 2014 (giorno 12)
Alle 5,30 del mattino, un gruppetto di camperisti italiani in partenza per un giro in mongolfiera, tipico di queste parti, ci sveglia con schiamazzi altrettanto tipici...ma del sud Italia :( ! Non tutto il male viene tuttavia per nuocere: alle prime luci dell'alba, infatti, ci gustiamo la partenza di un folto gruppo di coloratissime mongolfiere, che rende l’atmosfera davvero magica :D :D ! Fatta colazione, imbocchiamo il percorso trekking che ci condurrà, in circa 4 ore, a visitare la valle delle rose e la valle rossa. Difficile descrivere a parole la bellezza delle numerose chiese rupestri, dei passaggi tra le rocce a forma di “spumino” (i così detti “camini delle fate”) che rendono così tipica la regione della Cappadocia e dei tunnel nei quali il sentiero si getta, con passaggi che un vero trekker avrebbe definito “tecnici”! Stremati ma decisamente affascinati dal tour a piedi, ci dissetiamo in un improvvisato bar installato in un anfratto tra le rocce, dove, oltre alla classica e buonissima spremuta, gusto finalmente il mio primo caffè turco della vacanza 8-) . Tornati al campeggio, ci concediamo un rilassantissimo bagno nella piscina, per poi cucinare e mangiare nella kitchen del campeggio, dato che la nostra piazzola risulta al momento esposta al sole. Durante il pranzo facciamo il piano di battaglia per il giorno dopo, sciogliendo il punto interrogativo aperto in fase di preparazione: fare o no anche la tappa sui monti Tauri? Alla fine la spunto, conscio che il corrispettivo saranno almeno mille giorni di assolate spiagge :? !
Nel pomeriggio, visitiamo anzitutto il centro di Goreme, piccolo ma davvero tipicamente coloratissimo, e proseguiamo quindi per lo “open air museum”, ossia un insediamento di monaci bizantini interamente scavato nella roccia. Il complesso è a dir poco meraviglioso, ma gli affreschi integralmente conservati di due chiese sono un qualcosa di strabiliante, un tripudio di colori davvero unico, che sino ad ora non avevamo visto, dato che in quasi tutte le chiese rupestri visitate degli affreschi era rimasta solo sporadica traccia. Terminata la visita, torniamo in campeggio per la cena, ma un improvviso temporale ci costringe ad un altrettanto improvvisato aperitivo….nel defender! Decidiamo, quindi, di cenare in un ristorantino tipico di Goreme, non prima però, fatta una minima deviazione, di aver visto da vicino il castello di Uchisar, appollaiato su di un masso che domina l’omonima cittadina e la valle.
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Messaggioil 24/09/2014, 16:01

Martedì 19 agosto 2014 (giorno 13)
Complice anche la rumorosa partenza delle mongolfiere, alcune delle quali hanno la base a poche centinaia di metri dal campeggio, mi alzo attorno alle 6, ed approfitto del sonno della Francy per un rapido controllo dei liquidi del def, che risulta non aver né mangiato olio, né bevuto liquido refrigerante! Dopo la non piacevole esperienza tunisina, la “defappizzazione” del 2.2. non ha deluso le aspettative: il motore ronzerà regolare per tutti i quasi 7.000 km del giro, senza praticamente consumare nessun liquido se non il caro gasolio turco :mrgreen: . Alle 8 lasciamo il campeggio diretti verso Mustafapasa, che il r.b. segnala come tipicissimo paesino turco, che difatti attraversiamo lentissimamente. Proseguiamo quindi verso i monti Tauri per fare il percorso a r.b. Le montagne, i canyon e la natura tutta si dimostrano davvero stupendi, senza contare che non incrociamo, anche su asfalto, più di 5-6 veicoli in tutta la mattinata. Pranziamo quindi sotto una radura di abeti, lungo strada, e proseguiamo sul r.b. Il giro, tutto su una larghissima strada bianca, a volte quasi sabbiosa, che “morde” le montagne, è assolutamente gustoso e in un tratto anche adrenalinico: infatti, una svolta a destra posizionata (..ma solo ovviamente in apparenza) proprio dove il r.b. la indicava ci porta invece sull’orlo di una buca artificiale profonda almeno 2 mt: troppo anche per il def :shock: ! Me la cavo con una brusca frenata e con la conferma – come faccio notare alla Francy, che spesso mi rimprovera di guidare come un vecchio..il che peraltro è vero! – che la prudenza e la lentezza, specie in o.r., non sono mai troppe! Il giro poi prosegue spedito e suggestivo, almeno sino a quando non intercetta un enorme cantiere a fondo valle. In effetti, passati alcuni tunnel naturali nella roccia non illuminati e con molta acqua al suolo (fichissimo!!!), il r.b. avvisava di possibili cantieri, ma quello che ci troviamo davanti oggi è davvero enorme, dato che stanno costruendo una diga sul fiume che scorre sul fondo valle. Io son pronto a fare dietro-front, ma senza nulla chiedere i guardiani posti alla prima sbarra di ingresso ci fanno entrare, e quindi ci ritroviamo dentro, ovviamente con le indicazioni del r.b. che non tornano più :? . Tempo due secondi, perciò, ci perdiamo tra improbabili sterrati, macchine da cantiere e pulmini di operai tutti poco allegramente clacsonanti! La Francy è nel panico, maledice il r.b., il suo redattore, me, il defender e Maurice Wilks, ma io proseguo, avendo intravisto una seconda sbarra, presidiata da alcune persone, che presumo segni la fine del cantiere. Giunto allo sbarramento, indico ad uno di gentilissimi (ma stranamente armati) guardiani il nome di uno dei paesini che il r.b. novera alcune note dopo. Lui annuisce e mi fa passare, indicandomi di risalire la montagna davanti a noi. Più facile a dirsi che a farsi, dato che una volta cominciata l’ascesa incontriamo tre bivi di seguito. E ora? :?: Per fortuna, l’autista di un enorme Magirus si ferma e viene gentilmente a darci un’indicazione. Per un paio di incroci siamo coperti, ma poi ricominciano le incertezze: dove andare? I cartelli che troviamo sono ovviamente in turco, tranne alcuni che recano la traduzione in tedesco (forse a beneficio di qualche ditta in appalto): il linguaggio tecnico è tuttavia per me incomprensibile, ma la ricorrente dicitura “Baustelle” almeno mi conferma che sono indicazioni di cantiere. Decido quindi di imboccare sempre la strada senza tali cartelli. Dopo una interminabile mezz’ora ci ritroviamo su una ripida stradina di montagna, che tuttavia è larga a sufficienza e mostra la traccia di recenti passaggi di veicoli. La visione del canyon a valle è stupenda, così come il bosco di abeti in cui ci ritroviamo, ma purtroppo mi godo poco o nulla: la Francy, infatti, è lì lì per piangere, sostiene che ci siamo persi (…ed è vero…), che sta calando la sera (..ed anche questo è vero…), e che Salvatore Giuliano è di certo in agguato nei dintorni, trascurando che il tipo non è turco e non è più vivo ;). Quando poi ci imbattiamo in un tratto fangoso, sostiene pure che a momenti ci impantaneremo, implorandomi di “usare il cambio quello piccolo e mettere quel coso delle ruote” :-| . Per rassicurarla, metto teatralmente le ridotte, lì del tutto sproporzionate, ma sul blocco bleffo, confidando che non si ricordi della spia sul cruscotto, perché temo che la natura non troppo accidentata del terreno possa giocare brutti scherzi ai differenziali nelle numerose curve a gomito che incontriamo! In cuor mio mi rassicura il fatto di avere quasi il pieno di gasolio e che una strada comunque battuta com’è quella che stiamo percorrendo raramente esita nel nulla. Arrivati in cima al monte, iniziamo la discesa dal lato opposto senza trovare ulteriori indicazioni ancora per una mezzoretta, sino a che ci imbattiamo, ad un bivio, in un cartello scritto a mano che indica uno dei paesini considerati dal r.b. molte note dopo l’inizio del cantiere. In venti minuti siamo tornati alla civiltà, come ci ricorda l’avvistamento di un enorme distributore della Shell che la Francy non smette di applaudire, neanche fosse la stella di Betlemme! :lol: :D
Il fatto è che spesso questi “paesi”, indicati come tali sulla carta, nella realtà altro non sono che agglomerati di case, senza alcuna struttura ricettiva. Cartina alla mano, constatiamo che il primo nucleo urbano di una certa grandezza che secondo il r.b. vanta un hotel dista oltre 100 km, da fare su una strada diciamo “ex asfaltata”, che in genere sono peggio degli sterrati, come del resto ci dimostra il prosieguo. Il tom tom comunque ci dà l’arrivo per le 21,30 e quindi decidiamo di provarci, nonostante sia alla guida dalle sette di mattina. La media comunque bassa che siamo costretti a tenere ritarda sempre più l’ora di arrivo, quindi verso le 20 decidiamo di fare campo in una delle tante pinete lungo strada, nella quale mi inoltro per un centinaio di metri, giusto per non essere visibile a chiunque (pochi, per la verità) passi sull’asfalto 8-) . Rapido bagno d’acqua con la doccia da campo, cena a base di nudel ed a nanna poco dopo il calar del sole. Notte assolutamente tranquilla, con concerto gratuito di strani uccelli e dello scatenato muezin di una evidentemente vicina moschea.

Mercoledì 20 agosto 2014 (giorno 14)
Ci svegliamo nuovamente intorno alle 5, facciamo comodamente colazione e dopo aver rimesso insieme le nostre cose partiamo per Karaman affidandoci al tom tom. All’imbocco dell’ennesimo tratto autostradale, mi decido, vedendo una pattuglia della stradale in sosta, di chiedere come cavolo si paga il pedaggio. In breve, bisogna andare alla posta ed acquistare un tagliando da applicare sul parabrezza, mentre per il pregresso si hanno a disposizione 7 gg. Decidiamo quindi, nell’immediato, di far lievitare il nostro debito verso le autostrade turche, ripromettendoci poi di saldare tutto al primo ufficio postale che vedremo. :19 .
Verso le 12 arriviamo al punto di partenza della tappa odierna su pista prevista dal r.b. Dato che il posto altro non è che una specie di area di sosta all’ombra di bei pini, ne approfittiamo ed anticipiamo l’ora del pranzo.
Riprendiamo quindi la pista con l’intenzione però di uscirne un poco anticipatamente rispetto a quanto previsto dal r.b., e precisamente al paese di Cucurbag, in modo da prendere una strada vista sulla cartina che, partendo appunto da questa località, ci avrebbe dovuto condurre più velocemente sul mare, che la Francy agogna ormai spudoratamente. Il panorama offerto dalla pista, quasi tutta in quota, è bellissimo ed il giro prosegue bene finché, come deciso, non tagliamo affidandoci alla cartina e al tom tom, che promette, inizialmente, di aver ben presente la variante. Il “cervellone elettronico”, però, dopo averci fatto attraversare per una 30ina di km tratte piuttosto sconnesse e strette ci riporta….al punto di partenza :evil: , e ciò quando ormai comincia ad imbrunire: che dite? Panico? Stavolta sono io a mangiarmi le mani per aver mollato il r.b., ma tant’è, distendiamo la cartina sul cofano del def e cerchiamo di decidere il da farsi, che si riduce ad una alternativa: o fare campo lì, quindi in quota, dato che siamo comunque nel comprensorio dell’Ala Daglar, oppure tornare indietro per circa una cinquantina di km sino ad Ermenek, grossa città che abbiamo già attraversato. Mentre valutiamo il da farsi, spunta un nonnino che, parlando rigorosamente solo il turco (…anzi, ad orecchio mi pareva fosse qualcosa di simile ma non uguale…), ci fa tuttavia intendere che ci avrebbe ospitato a casa propria; nel mentre, sopraggiunge anche un ragazzo in motorino, che ci fa capire che nel paese di Goktepe, distante circa 10 km, c’è un albergo, al quale si offre di guidarci, incoraggiato anche dalle 20 lire che comunque insisto che prenda almeno per la benzina. Ormai è chiaro che siamo l’attrazione del villaggio, dato che alla comitiva si aggiunge una signora, con una bambina per mano, che, capita la situazione, torna in fretta a casa sua, poco distante, per uscirne poi con delle buonissime pannocchie arrostite, che mangiamo durante il vero e proprio “inseguimento” della nostra guida, che in motorino ci fa strada verso l’hotel. Qui giunti prendiamo possesso della stanza, tutto sommato decente e andiamo a cena in una “locantasi” sulla strada di fronte che offre un solo piatto: kebap di pollo comunque buonissimo!!!! Riflettiamo, la sera, su come questa piccola “avventura” ci sia servita a conoscere la generosità di questa gente: il nonnino, il ragazzo in motorino e la signora ci hanno quasi fatto commuovere! :16
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Messaggioil 24/09/2014, 16:15

Complimenti per il viaggio e grazie per aver citato quelle città della Grecia che ho visitato lo scorso anno (in RR 8-) ), mi sono tornati in mente quei giorni.. :D :D

https://www.flickr.com/photos/xenonmac/ ... 480390689/
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Messaggioil 24/09/2014, 16:20

un gradevolissimo racconto! grazie per la condivisione :D

non è possibile evitare quei watermarks nelle foto?
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sergio977
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Messaggioil 24/09/2014, 16:33

Giovedì 21 agosto 2014 (giorno 15)
Ci svegliamo intorno alle 6,30, lasciamo l’albergo e andiamo a fare una piccola spesa nel negozio davanti, compresi dei piccoli pensieri per la signora delle pannocchie della sera prima, unica dei tre alla quale possiamo risalire, dato che comunque dobbiamo ripassare da Cucurbag. Ci fermiamo quindi a casa della giovane mamma, che è fuori a preparare delle focacce di pane, alla quale diamo in ringraziamento i nostri piccoli doni; al che lei, dopo un bellissimo abbraccio, ci consegna due grandi focacce che aveva appena preparato: siamo comunque sempre a debito, non c’è verso :D ! Per non rischiare altri errori, e quindi perdite di tempo, seguiamo le indicazioni del r.b., non senza aver fatto a breve una sosta per la colazione a base di focaccia calda e nutella! La strada che il r.b. propone, e che ci condurrà sul mare a Mahmutlar, è davvero super panoramica anche quando, nell’ultimo tratto, passa su asfalto, e capiamo perfettamente il perché è sconsigliato farla di notte :? ! Raggiunta la costa, imbocchiamo la litoranea in direzione di Side, arrivo della tappa, ma una trentina di km prima ci fermiamo lungo strada in una piazzola antistante un ristorante, ormai dismesso, per il pranzo, che consumiamo su di un vecchio tavolino di legno munito di panche laterali. Mangiare, però, risulta complicato dall’arrivo di una persona, visibilmente non tutta in sé, che si siede accanto a noi e comincia un ininterrotto parlare a gesti, dato che sembra muto, che termina solo con l’arrivo di una coppia di turchi…ai quali fortunatamente rivolge poi le sue attenzioni :D !
Il colpo d’occhio di Side è affascinante per le tante rovine romane che si trovano già ai bordi della strada di accesso al vero e proprio centro storico. Per prima cosa visitiamo il teatro romano, davvero bello e ben conservato, l’agorà, le antiche latrine pubbliche e la superba porta di Vespasiano. Una breve passeggiata per il centro più moderno di Side, stracolmo di negozietti, ci porta sul mare e quindi la visione del piccolo porto, della spiaggia e dei templi di Apollo ed Atena, dei quali si vedono le superbe colonne, davvero magnifiche nel loro color bianco che contrasta con il blu del mare :shock: ! Continuiamo sul lungomare, che, nella parte nuova, è un susseguirsi ininterrotto di piccoli ristorantini e bar. Sono tuttavia stremato dal caldo atroce e quindi decidiamo di fare una beve sosta per reidratarci con spremuta, acqua e gelato, prima di ripartire in direzione di Aspendos. La località è famosa per il teatro romano, che la guida turistica afferma essere il meglio conservato in Europa. In effetti, la struttura è semplicemente splendida, e ci consuma le batteria della telecamera e della digitale, sebbene vada detto che la parte sommitale del proscenio, che conserva la quasi totalità dei marmi, è palesemente ricostruita; peccato solo che stessero allestendo la struttura per alcune opere teatrali in cartellone a fine agosto, che immagino guadagneranno non poco dalla suggestiva location! :shock:
Come concordato prima della partenza, abbandoniamo momentaneamente il r.b., che lascerebbe subito il mare puntando verso nord, per trascorrere alcuni giorni sulle spiagge dell’ovest, dato che la Francy vuole, in particolare, stravaccarsi sulla famosa e tanto osannata spiaggia di Fethiye, del resto ampiamente blasonata anche dal libretto turistico che accompagna il r.b. vero e proprio. Dovendo far da noi, adocchiamo sulla cartina la segnalazione di alcuni campeggi situati vicino a Beldibi, verso cui perciò ci dirigiamo. Superato un grosso ingorgo ad Antalya, nel tardo pomeriggio arriviamo in zona e, seguendo dei cartelloni stradali, arriviamo ad un primo campeggio, che tuttavia altro non è, in sostanza, che il giardino e il garage di una casa sul mare piuttosto fatiscente, così che decidiamo di andare oltre. Arriviamo al secondo campeggio, ben segnalato sulla strada da un enorme cartello, che sono oltre le otto. Ma anche se la luce è scarsa ci rendiamo subito conto che la pineta è proprio, sì, sul mare, ma le “strutture” paiono quelle di un accampamento nomade: reception “on the road”, bagni indecenti e doccia all’aria aperta (…che tuttavia farò ugualmente…) :? . Data l’ora e la stanchezza, decidiamo comunque di accamparci, anche perché, essendo gli unici clienti (…e ci credo… :lol: ), possiamo mettere la tenda praticamente a venti metri dal mare! Ceniamo e ce ne andiamo a letto, sebbene la temperatura davvero calda ci costringa a dormire a tenda aperta e con la testa praticamente fuori!
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Messaggioil 24/09/2014, 16:35

sergio977 ha scritto:un gradevolissimo racconto! grazie per la condivisione :D

non è possibile evitare quei watermarks nelle foto?


..Sergio, hai perfettamente ragione! il fatto è che è la prima volta che carico foto sul Forum e temo di aver fatto pastrocchi con questo AVS converter, che mi è stato consigliato: se hai suggerimenti da darmi son ben graditi, anche in MP...Allora, cautelarmente sospendo la pubblicazione e mi documento...
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Messaggioil 24/09/2014, 16:37

lollorock ha scritto:Complimenti per il viaggio e grazie per aver citato quelle città della Grecia che ho visitato lo scorso anno (in RR 8-) ), mi sono tornati in mente quei giorni.. :D :D

https://www.flickr.com/photos/xenonmac/ ... 480390689/
viewtopic.php?f=50&t=77781


....grazie a te che hai avuto la pazienza di leggere il mio lenzuolo :D Leggerò senz'altro il tuo resoconto, Lollo, che mi ero perso! :oops:
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Messaggioil 24/09/2014, 16:44

Verteidiger ha scritto:..Sergio, hai perfettamente ragione! il fatto è che è la prima volta che carico foto sul Forum e temo di aver fatto pastrocchi con questo AVS converter, che mi è stato consigliato: se hai suggerimenti da darmi son ben graditi, anche in MP...Allora, cautelarmente sospendo la pubblicazione e mi documento...


ti mando MP per non lordare il tuo bel tread

Lollorock è un fotografo di provata esperienza, saprà consigliarti senz'altro meglio dei 2 cent che ti posso dare io ;)
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Messaggioil 24/09/2014, 18:15

Venerdì 22 agosto 2014 (Giorno 16)
Dopo colazione si riparte lungo costa in direzione Fethiye, nonostante la ferma opposizione del tom tom, che insiste per farci ripassare da Antalya e ricalare al mare da nord. La scelta della strada da sud, invece, si rivela azzeccata, perché l’asfalto segue per un lungo tratto la linea di costa quasi a filo mare con continue curve e sali scendi davvero esaltanti :o . Poi, inevitabilmente, il percorso entra nell’entroterra e coincide con una noiosa superstrada, dalla quale usciamo per pranzare su di un ripido colle ma all’ombra di un bel pino: qui gli alberi a fuso alto sono una rarità!
Siamo diretti, nello specifico, a qualche km da Fethiye, ed in particolare alla località di Kabak, dove, secondo la guida della Francy ed alcuni diari di viaggio reperiti in rete, dovrebbero trovarsi dei bellissimi campeggi raggiungibili solo in 4x4. In effetti, la strada per salire sulla montagna a picco sul mare, che sovrasta il paesone turistico di Oludeniz, è davvero panoramica, e ci regala scorci incantevoli sul mare e sulla vicina laguna. Arrivati sul posto, però, ed imboccate diverse stradine sterrate, notiamo che alcuni di questi segnalati campeggi non si trovano, altri sono a mezza montagna, quindi lontano dalla costa :? , ed altri, quelli probabilmente più vicini al mare, non sono più accessibili col mezzo proprio, e non certo perché il def non possa fare qualche sentierino sabbioso in discesa! I locali, infatti, più volte ci intimano di lasciare il def nel parcheggio e farci portare armi e bagagli (...ed i nostri non son pochi...) ai campeggi in questione con degli sgangherati pulmini :cry: ! Sinceramente, ci è parso paradossale fare una cosa del genere, senza contare che le cose da portare per far campeggio sarebbero state davvero tante! Decidiamo perciò di desistere e scendere alla sottostante Oludeniz, dove, sempre secondo la guida, dovrebbe trovarsi un altrettanto mitico campeggio. Faticato non poco per trovarlo, prima di presentarci alla reception decidiamo, stavolta, di dare un occhio indiscreto in giro: in effetti, la struttura, sebbene coloratissima ed intrigante, ci pare un poco vecchiotta, ma, specialmente, non si affaccia sul mare bensì sulla laguna! Dato che questi due giorni saranno gli unici che faremo quest’anno al mare, concordiamo di non accontentarci di surrogati ;) !! Torniamo allora nel centro di Oludeniz, decisi stavolta a puntare verso un hotel, giusto per non aver altre delusioni e, specialmente, perdere altro prezioso tempo. Un poco a caso, approdiamo al Montebello hotel, dove ci danno una camera carina, che affaccia sulla piscina interna ed il simpatico lounge bar dell’albergo: siamo soddisfatti!
Andiamo quindi in spiaggia per fare un bagno e goderci gli ultimi raggi di sole della giornata, ma il mare turco non pare amarci. La costa e molto sassosa e l’acqua subito abbastanza profonda. Poi noi ci mettiamo del nostro, andandoci a posizionare – per la verità seguendo molti turchi – proprio nel punto di approdo dei barconi che fanno giri organizzati lungo costa: in pratica ci dobbiamo spostare più volte prima di poterci fare un bagno, con mare mosso, e goderci un fazzoletto di spiaggia :evil: . Va bene, l'esordio non è stato il massimo ma domani si spera in meglio, anche perché pensiamo di andare in uno stabilimento: ci saranno grane? Speriamo di no! Tornati in hotel, doccia e via alla ricerca di un ristorantino: la Francy vuol mangiare urgentemente pesce stasera!


Sabato 23 agosto 2014 (giorno 17)
Sveglia attorno alle 7,30 (..e ci pare un lusso!) e colazione al fornitissimo ristorante convenzionato con l’albergo: roba in quantità e buona, a parte i succhi di frutta, al sapore di Nelsen piatti :o ! Ci dirigiamo quindi verso il sito archeologico di Telmessos, ignorando che non è un paese diverso da Fethiye, come pensavamo, ma solo una sua zona! Chiarito l’equivoco con un benzinaio, arriviamo e visitiamo il posto, davvero suggestivo. Si tratta, infatti, di alcune facciate di tempio in stile ionico, scolpite su di una montagna, che introducevano alle tombe dei notabili, tuttavia murate: davvero particolari, anche perché tutto intorno ci sono normali abitazioni! Visitiamo poi il vicino villaggio abbandonato di Kayakoy, che brilla per estensione, ma non per suggestione, almeno se confrontato con l’omologo sito di Craco, che abbiamo avuto la fortuna di visitare qualche anno fa in Basilicata 8-) ! Tornati quindi all’albergo, ci prendiamo un Kebap per pranzo e, noleggiati ombrellone e due lettini con comodo materassino, ci predisponiamo ad un rilassante e caldo pomeriggio sulla spiaggia!! Proviamo anche a fare il bagno, ma le onde sembrano piccole ma hanno una forza incredibile, tale che ci è difficile restare in piedi. Schiaffeggiati più volte e dopo qualche bevuta siamo quasi costretti ad uscire. E’ arrivato il momento di “total relax”, al punto da fare entrambi un sonnellino nonostante la tremenda musica disco che proviene da un baracchino: la spiaggia è senz’altro bella, ma molto, ma molto turistica! Va bene, alla Francy comunque piace e ciò è quanto mi basta: l’importante era per me onorare la promessa dei due giorni al mare!:-).
Verso le 7 torniamo in albergo e, docciati, usciamo per la cena, che consumiamo in un ottimo “ottoman restaurant”.
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Messaggioil 24/09/2014, 19:19

Domenica 24 agosto 2014 (giorno 18)
Alle 7 siamo già in piedi, e, sistemati i bagagli, fatta colazione ed una piccola spesa, partiamo verso Pamukkale, distante più di 200 km. Intorno alle 12.30 siamo già arrivati, così che, prima di iniziare la visita, ci togliamo il pensiero del pranzo in un ristorante proprio di fronte al parcheggio. Fatta la lunga fila sotto un sole cocente entriamo nel complesso termale ed archeologico. Dopo un centinaio di metri, appena inizia il travertino bianco, dobbiamo toglierci le scarpe perché dall’alto scende costantemente l’acqua che straborda dalle vasche, ed è piacevolissimo camminare con i piedi nell’acqua :mrgreen: ! Arrivati in cima alla collina, ci concediamo un breve riposo al bar prima della visita delle rovine romane di Hierapolis. L'area archeologica è veramente vasta e si fa fatica a decidere dove fare le foto e le riprese. Quello che tuttavia subito ci colpisce è il teatro, che conserva gradinate e facciata del palco in condizioni tali che consentono di apprezzarne la bellezza originaria.
Scendiamo quindi verso l’agorà ed i quartieri meridionali della antica città, ma poi, stremati dal caldo e dalla sete, ci dobbiamo fermare sotto gli alberi del bar per dissetarci abbondantemente. Nel ridiscendere, non possiamo fare a meno di fare il bagno e i fanghi in una delle tante e famose vasche di questa bellissima Pamukkale! :D :D
Terminata la visita puntiamo verso il Tepe camping ben segnalato dai cartelli e positivamente recensito da tripadvisor. L’area campeggio vera e propria è costituita da un prato, ben rasato, che sormonta un ristorante all’aperto dotato di piscina, attorno alla quale molti turchi stanno facendo barbecues: non è proprio il massimo, senza considerare che i bagni si riveleranno pessimi, le docce fredde e con poca acqua e che non vi è traccia di altri servizi comuni. Ma tant’è, ormai ci siamo ed in ogni caso, dopo due giorni di hotel la voglia di campeggio è tanta! Tuttavia, non bastasse, mentre allestiamo il campo arriva un pullman che scarica una cinquantina di universitari ragazzi turchi che pare, così ci dice un responsabile, stiano imparando a campeggiare! In effetti, li vediamo a breve cimentarsi in improbabili picchettaggi e tensionamenti di fili, ma alla fine si riveleranno molto discreti (specie la notte, per fortuna! ;) ), senza considerare che sono proprio le loro tende tutte intorno a noi.....a “fare campeggio”, dato che l’area è, all’evidenza, l’ex parcheggio del ristorante! In ogni caso noi ceniamo in pace, perché loro, da esperti campeggiatori, vanno in blocco a mangiare al ristorante! :mrgreen:

Lunedì 25 agosto 2014 (giorno 19)
Ci svegliamo alle 6.30 e dopo aver fatto colazione e sistemato le nostre cose alle 8 partiamo in direzione di Efeso. arriviamo sul posto per le 11 circa e, fatti i biglietti, assoldiamo una guida che dice di parlare italiano: Davide, un distinto signore di mezza età, ex professore di francese al liceo di Selcuk, amante dell’ombra, dato che, come noteremo, non perderà occasione di ricercarla durante tutta la visita..ma è comprensibile: qui il sole non perdona!
Il sito è bellissimo, verrebbe da fotografare e filmare tutto, tant’è che ben presto entrambe le batterie ci abbandonano! il nostro Davide riesce a farci immaginare come fosse la vita al tempo dei romani: le strade,i negozi, le gallerie, i bagni pubblici, la biblioteca di Celso, il teatro...insomma davvero tutto molto, ma molto suggestivo, ed il paragone con Pompei non è esagerato! :D. Unica nota sociologica che ci rattrista è il racconto di vita di Davide, che, dopo tanti anni di servizio a scuola, si trova costretto a continuare a lavorare come guida perché la pensione di insegnante non gli consente di vivere e mantenere una figlia all’università: uno spaccato umano della Turchia che ci fa un poco riflettere ed intristire :( !
Stremati ma entusiasti, proseguiamo il viaggio per Pergamo, l’altro grande sito archeologico che ci siamo prefissati di visitare. Vi arriviamo, dopo il pranzo on the road, attorno alle 17,30. Troviamo qui, su segnalazione del r.b., ripreso a Pamukkale, il “Caravan camping”. Al solito, la struttura non è un campeggio vero e proprio ma un giardino annesso ad un ristorante, dotato comunque di servizi autonomi e puliti, anche perché – cosa non inconsueta in questo viaggio – risultiamo essere all’inizio gli unici ospiti, raggiunti solo più tardi da una coppia di ragazzi spagnoli. Il prato dove piantiamo la tenda è tenuto benissimo, all’inglese, e la doccia è calda; inoltre, data la vasta scelta a nostra disposizione, decidiamo di appoggiare il campo ad un gazebo presente nel prato, completo di sedie e luce autonoma, il che risulterà molto comodo per i pasti. Fatto un aperitivo, la super doccia e la cena, via a nanna alle ormai solite ore 22.
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Messaggioil 24/09/2014, 19:38

Martedì 26 agosto 2014 (giorno 20)
Il solito muezin urlante alle 5,30 mi sveglia, così che, approfittando del sonno di Francy, decido di preparare la colazione e fare un ulteriore controllo dei livelli al def. Alle 6,30 suona comunque la sveglia 'ufficiale', ed alle 8, data anche una veloce lavata al def con la pompa del campeggio, si parte per visitare le principali attrazioni di Pergamo: la basilica rossa e l’acropoli. La prima struttura, davvero imponente, è in restauro e quindi non è fruibile a pieno, anche se l’essere nominata dall’Apocalisse come la sede, in quell’ora, del demonio compensa abbondantemente (..il fascino del male! :? ). Dell’immensa costruzione apprezziamo alcune sale, ma un poco meno il tentativo dei turchi di ricostruire in nuovissimo marmo bianco le parti perse :o : questioni di prospettive storiche, ben inteso! Intraprendiamo quindi con il def la ripida salita verso l’acropoli, che sorge in posizione molto elevata rispetto alla Pergamo moderna. Il sito risulta più raccolto rispetto a Efeso e forse meno conservato. Alcuni plastici, comunque, mostrano la fisionomia della città antica, che ci appare grandiosa. Davvero notevoli, in ogni caso, sono il tempio di Adriano ed il teatro, suggestivamente appoggiato alla collina su cui sorge la città: peccato che il tempio di Zeus, vera chicca del sito, come si desume dal plastico presente, se lo siano presi i tedeschi e portato a Berlino :roll: !
La visita si conclude in un paio di ore, dopodiché ripartiamo, seguendo il r.b, per Adatepe, un pittoresco villaggio greco qualche km più in alto del mare, vicino Edremit. Vi arriviamo per le 14, e quindi decidiamo anzitutto di pranzare in un boschetto poco sopra. Finito di mangiare, e constata la non grande dimensione e consistenza del villaggio, decidiamo di limitarci a scattare qualche foto dalla strada sterrata che lo sormonta da un lato. Ripartiamo quindi per Canakkale, non trascurando tuttavia, sulla strada, di visitare la mitica donna di facili costumi, o meglio le città di donna di facili costumi, dato che apprendiamo che gli scavi ne hanno riportate alla luce ben 9! Il sito e di medie dimensioni, ma tenuto davvero bene, con un bel percorso turistico e numerosi cartelli esplicativi: davvero istruttivo ed in qualche parte pure emozionante, visto che si è toccato con mano quanto studiato a scuola. Come non commuoversi alla vista della porta della città, dalla quale (forse) è entrata Elena? E che dire di quella parte di mura dalla quale i troiani videro (…o, meglio, intravidero, dato che ad occhio nudo non è facilissimo: ma diciamo che, forse, al tempo il mare era più vicino… :geek: ) sbarcare gli achei? La visita termina con l’immancabile foto sotto il posticcio cavallo di legno e l’ormai per noi irrinunciabile orange juice.
Ci dirigiamo quindi di verso Canakkale, metà conclusiva della tappa odierna. Il r.b. suggeriva un certo campeggio poco prima della città, in località Dardanos, che tuttavia non ci ha per nulla soddisfatto durante il giro di perlustrazione. Decidiamo quindi di proseguire, ed alla fine ci installiamo, sulla via per il porto, allo Hellespont hotel, una struttura abbastanza moderna, dotata di camere davvero spaziose e pulite. Consumiamo sul terrazzo ciò che avevamo comprato per fare aperitivo in camping, il tutto bagnato dalla mitica birra “ephes”, qui molto diffusa, che aveva suscitato la nostra curiosità: non è una bionda tedesca, ma si lascia bere! Prima della doccia, però, il “dramma” meccanico. Per non dover rifare gasolio turco, davvero caro, decido infatti, prima di cena, di scaricare nel serbatoio del def la tanica che ci portiamo sul tetto Nel fare il travaso, lo stramaledetto beccuccio in gomma del terminale della tanica si sfila e, giustamente, si infila preciso dentro il bocchettone di carico del gasolio :o :evil: ! Panico totale, perché forte è in me il timore che entri nel serbatoio ed otturi magari il terminale della pompa di travaso verso il motore. Dopo alcuni inutili tentativi con fil di ferro e mestolini vari, decido quindi di smontare con gli attrezzi fortunatamente portati il tubo di gomma che congiunge il serbatoio vero e proprio al bocchettone di carico. Dopo gran sforzo per svitare la fascetta e sfilare il tubo, il “corpo estraneo” viene finalmente recuperato all'interno del tubo, appena qualche cm prima dell’imbocco del serbatoio: il prossimo pieno lo avrebbe senza dubbio sospinto dentro! Pericolo fortunatamente evitato, ma al prezzo di un Gianfry sudato all’inverosimile e sporco di terra, gasolio e wd40! Il tutto sotto chiaramente gli occhi incuriositi del portiere, di alcuni clienti e di vari passanti, che si divertono non poco quando, estratto l’intruso dal tubo, lo getto con violenza a terra pestandolo vivacemente :twisted: ! Inutile dire che la Francy, dopo avermi inutilmente pregato di fare il lavoro nel lato più discreto del parcheggio (..ma col cavolo che volevo accendere il motore…) si vergogna come una ladra dello spettacolo involontariamente offerto….ma poi mi elegge a salvatore della patria! :D
Fatta quindi a maggior ragione la doccia di rito, usciamo per la cena. Scegliamo un ristorante, adocchiato dall’albergo, che offre tavoli anche su di un molo proteso verso il mare e chiaramente orientato al pesce, come conferma anche l'insegna. La prima particolarità è il menù: tutti i piatti riportati, infatti, sono catalogati nella traduzione inglese come “appetizer”, cioè antipasti; si mangia a stuzzichino, quindi? Chiedo al cameriere, che mi rassicura sul fatto che comunque il secondo piatto da noi ordinato deve intendersi come “principal”, insomma normale. Ma quando le portate arrivano, ovviamente le porzioni sono da gnomi, così che finiamo per mangiare mini frittura, mini insalatina, mini sardine, ecc. Ma la seconda - e principale - caratteristica del posto è che le traduzioni in inglese dei piatti non corrispondono affatto alla realtà :roll: . Chiediamo numi, ma nulla da fare: per loro “olive variety” è un piatto di verdure miste e le sardine sono acciughe! Mangiamo comunque tutto, anche perché in ogni caso la roba non è male...e poi, all’uscita, ci facciamo sonore risate, che è quello che, alla fine, più importa! :D
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Messaggioil 24/09/2014, 19:49

Alla grande! :D Complimentoni! Vado a leggerti con gusto e salutami il tuo secondo ufficiale (donna), interprete, etc... Una donna rara! :D

Nel fare il travaso, lo stramaledetto beccuccio in gomma del terminale della tanica si sfila e, giustamente, si infila preciso dentro il bocchettone di carico del gasolio :o :evil: ! Panico totale, perché forte è in me il timore che entri nel serbatoio ed otturi magari il terminale della pompa di travaso verso il motore. Dopo alcuni inutili tentativi con fil di ferro e mestolini vari, decido quindi di smontare con gli attrezzi fortunatamente portati il tubo di gomma che congiunge il serbatoio vero e proprio al bocchettone di carico. Dopo gran sforzo per svitare la fascetta e sfilare il tubo, il “corpo estraneo” viene finalmente recuperato all'interno del tubo, appena qualche cm prima dell’imbocco del serbatoio: il prossimo pieno lo avrebbe senza dubbio sospinto dentro! Pericolo fortunatamente evitato, ma al prezzo di un Gianfry sudato all’inverosimile e sporco di terra, gasolio e wd40! Il tutto sotto chiaramente gli occhi incuriositi del portiere, di alcuni clienti e di vari passanti, che si divertono non poco quando, estratto l’intruso dal tubo, lo getto con violenza a terra pestandolo vivacemente :twisted: ! Inutile dire che la Francy, dopo avermi inutilmente pregato di fare il lavoro nel lato più discreto del parcheggio (..ma col cavolo che volevo accendere il motore…) si vergogna come una ladra dello spettacolo involontariamente offerto….ma poi mi elegge a salvatore della patria! :D


:lol: :lol: Però, già che sudavo e davo spettacolo, io avrei usato la ruota come sgabello... Così, 1, 90 cm che sei, hai lavorato come con le ginocchia sui ceci! :lol: :lol:
Va'...tutto fa esperienza... ;)
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Messaggioil 25/09/2014, 10:09

Mercoledì 27 agosto 2014 (giorno 21)
Alle 7.15 sveglia ufficiale e alle 8 siamo pronti per la colazione in albergo. Alle 9.00, come da previsione, siamo già sul traghetto che ci porterà oltre lo stretto dei Dardanelli. Sbarcati, ci dirigiamo verso la frontiera di Ipsala, passando, come previsto anche dal r.b., per Gallipoli. Devo ammettere che il rientro non lo avevamo pianificato con molta cura, e quindi solo dopo molti km ci accorgiamo che le spiagge del famoso sbarco degli “anzacs”, durante la prima guerra mondiale, sono nella direzione opposta al nostro senso di marcia :oops: :cry: ! Il tempo è quello che è e quindi decidiamo di proseguire, non senza aver fatto una sosta al primo vero ipermercato turco, dove acquistiamo qualche regalino per parenti ed amici.
Alle 13 abbiamo già varcato la frontiera e nella zona duty free ci liberiamo delle ultime lire turche e concludiamo l’esperienza culinaria ottomana con un generoso piatto di tavuk (pollo) e riso! :D
Ormai in terra greca, e dopo le obbligatorie pause per il caffè ed il gasolio, ci dirigiamo senza indugio verso Porto Lagos, alla ricerca del camping “Natura”, distante circa 10 km dalla cittadina, raccomandato dal r.b. come fine tappa. Ivi giunti, finalmente respiriamo aria di vero campeggio! Ci scegliamo una piazzola all’ombra e, allestito il campo, ci fiondiamo al mare, che dista un centinaio di mt, per goderci gli ultimi ma romantici raggi di sole sulla spiaggetta privata. Fatta la doccia, ci prepariamo un rapido aperitivo, bagnato dalle ultime bottiglie di ephes, seguito da una abbondante “fusillata” al pesto. Poco dopo le dieci, come ormai d’abitudine, via a nanna!

Giovedì 28 agosto 2014 (giorno 22)
Fatta colazione attorno alle 7,30, approfittiamo, nel pagare, di fare una lunga conversazione con la loquace gestrice del campeggio, che – neanche a dirlo - ci dice peste e corna delle strutture turche (...sui campeggi è però difficile darle torto...) e dei turchi stessi, qualificando come pura pazzia l’aver dormito nei boschi: insomma, secondo lei saremmo dei gran fortunati ad essere tornati a casa vivi! Ci prende il “pragmatico sospetto”, come ama dire un mio caro amico, che l’atavica rivalità storica tra Turchia e Grecia, che peraltro l’irrisolta questione di Cipro rende sempre attuale, abbia un tanti nello preso il sopravvento: da parte nostra, infatti, dei turchi non possiamo dire che bene! ;) Riprendiamo comunque il r.b. per un giro in fuoristrada sui monti, a tratti anche divertentemente tecnico: quel che non si è fatto in Turchia, lo facciamo ora! Tornati alla civiltà, pranziamo in un gazebo comunale tra i paesini di Peristeria ed Agorà, per poi fare il lungo trasferimento stradale verso ovest. La metà di questa penultima tappa del r.b. è il paese di Agios Pantelemon, vicino ad Edessa, sul lago Keli, che possiamo ammirare sul far del tramonto dal balcone della stanza che abbiamo preso presso l’hotel Panorama, alla faccia del r.b. che prevedeva un bivacco in un’area attrezzata vicino ad un ristorante. La stanza è una piazza d'armi e l’impianto doccia è superlativo! Usciamo quindi per cena a caccia di un bel ristorantino di Agios, che troviamo sul lungo lago: piatti tipici, cameriera simpatica e parlante inglese, dolce extra menù fatto dalla mamma in occasione della nascita di un bambino...e prezzo competitivo. Così, si son fatte le fatidiche 22,30 e quindi tempo di nanna!

Venerdì 29 agosto 2014 (giorno 23)
Notte non troppo tranquilla, i ragazzi dell'albergo, con in testa quello che pare il proprietario, soprannominato da noi “pizzo blu”, e qualche loro amico devono aver fatto un festino ai bordi della piscina, con tanto di musica rock ad alto volume, stramazzi e tuffi in acqua sino alle 4.30, confidando nella pressoché assenza di clienti…a parte ovviamente noi :x ! Ci svegliamo quindi alle 8,00 e con molta calma alle 9 vaghiamo per l'albergo deserto in cerca della colazione, finché una compassionevole donna delle pulizie si propone di prepararcela: Tè, nescafé, pane, burro marmellata…ma niente yogurt...in Grecia!!
Sistemati i bagagli, alle 10 riprendiamo il r.b. in direzione delle gole di Vikos. Intorno alle 14 arriviamo a Konitza, dalla quale però, complice anche una certa confusione turistica, non riusciamo a trovare l’accesso alle promesse gole. Data l’ora ci fermiamo sotto un gazebo lungo strada e ci prepariamo il pranzo. Ripartiti, troviamo l'indicazione per l’antico ponte di Konitza, che dista solo 500 mt, e che ovviamente vediamo, ammirandone la caratteristica forma “a dorso di mulo”, tipica delle strutture simili costruite nel medioevo. Dopo pochissimi km arriviamo al ponte sulle gole di Vikos, molto simile al primo ma con una visuale ancora più tipica in quanto circondato da un parco naturale con dei bellissimi alberi e un’acqua trasparentissima :D .
Al porto di Igoumenitza le pratiche d'imbarco risultano sono lunghissime, ma, complice il solito ritardo della nave, che poi risulterà partire effettivamente alle 21,15, ci imbarchiamo comodamente e riusciamo ad accaparrarci l’ultimo divanetto nel salottino del bar, che pare, diversamente dall’andata, non chiuda di notte. Occupati i posti, ed attesa la partenza, andiamo al buffet, dove facciamo una vera e propria abbuffata. Tornati al divanetto, ci prendiamo due camomille, ma nonostante ciò ci addormentiamo con qualche difficoltà, considerato che i greci non hanno né spento le numerose tv, né abbassato un minimo le luci, come all’andata.

Sabato 30 agosto 2014 (Giorno 24)
Ci svegliamo attorno alle 6, ed è già un lusso, considerando che la sala pare animata da un pò! Fatta colazione al bar, inganniamo l’attesa dello sbarco, prevista per le 10 (...ma dubitiamo), aggiornando e limando il diario, facendo considerazioni sulla vacanza e parlando dei progetti di viaggio futuri. Gli impegni economici che ci attendono nel 2015 (casa nuova...e restauro dell'88 ;), ci impongono di tenere i piedi saldamente a terra, ma la mente non si può imbrigliare con vili questioni di portafoglio, e quindi vola già verso un progetto coltivato da tempo (il periplo del Regno Unito, con visita d’obbligo a Solihull, che alla Francy ho detto essere una nota località turistica! :lol: ) ed uno nuovo, che ha preso forma proprio durante questo tour: la Turchia asiatica, con i mitici Nemrut Dagi, monte Ararat, Armenia ed il monastero di Sumela, senza considerare la visita alla penisola di Bodrum, che, seppure in programma, non abbiamo fatto per una erronea valutazione dei tempi di rientro: questo c'è davvero rimasto sul gozzo, ma almeno ci suggerisce l’importante lezione di non prenotare il ritorno con troppo anticipo!
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Verteidiger
 
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