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Italiani rapiti in Egitto

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Messaggioil 30/09/2008, 0:07

beh certo...però attenzione a non giustificare certi comportamenti. Sono convinto che il 99% di questa gente non rapisce a scopo dimostrativo, umanitario o politico, ma solo perchè sono dei BANDITI. Comunque...blitz delle forze speciali italiane e tedesche...6 rapitori uccisi...non è che ci siano andati proprio leggeri...
ci sono più probabilità che un asino voli che un taleban-landroverista possa accettare i cambiamenti.

L'età delle pietre non è finita per mancanza di pietre...
fanfango
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Messaggioil 30/09/2008, 19:49

EGITTO: FRATTINI, NE' BLITZ NE' RISCATTO, ERANO PREDONI ANSA - ROMA - Non c'é stato bisogno di nessun blitz e del pagamento di alcun riscatto per la liberazione degli ostaggi italiani rapiti il 19 settembre scorso in Egitto e rilasciati ieri. Lo ha confermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, intervenendo oggi alla trasmissione di Raiuno 'Unomattina'. Il titolare della Farnesina ha quindi spiegato - confermando il racconto degli ostaggi italiani questa notte appena arrivati all'aeroporto di Torino - che i sequestratori "erano predoni, non rapitori ideologici e a un certo punto si sono sentiti accerchiati, perduti", dato il dispiegamento delle forze di intelligence, e hanno rilasciato i turisti. Frattini ha quindi voluto sottolineare "la grande collaborazione internazionale tra le intelligence italiana, tedesca, sudanese ed egiziana che ha permesso di seguire i rapitori nei loro spostamenti e di individuarli". Insomma, ha concluso il capo della diplomazia italiana, non c'é stata necessità di fare alcuna "azione violenta" perché a un certo momento sono stati gli stessi sequestratori a capire che "era finita". GLI OSTAGGI LIBERI A CASA: "NON CI SPERAVAMO PIU'" di Alessandro Galavotti CASELLE (TORINO) - Dieci giorni in mezzo al deserto, con temperature fino a 60 gradi, ostaggi di un gruppo di predoni armati fino ai denti. E' stata grande la paura dei cinque piemontesi rapiti in Egitto e liberati dopo dieci giorni di prigionia. ''Ad un certo punto pensavamo fosse finita'', hanno detto stanotte all'arrivo all'aeroporto di Caselle Torinese. Esausti, con i segni della fatica sul volto, ma anche con la serenita' d'animo di chi sa di avere scampato il pericolo. ''E' stata dura, davvero dura'', sono state le prime parole di Giovanna Quaglia, 52 anni, appena scesa dal C27J 'Spartan' dell'Aeronautica Italiana che l'ha riportata a casa insieme agli altri quattro compagni d'avventura. L'aereo e' atterrato all'1:45 in punto, dopo sei ore di viaggio dal Cairo, davanti ai parenti degli ex ostaggi visibilmente emozionati. ''Mi batte forte il cuore, non vedo l'ora di abbracciarla'', diceva pochi minuti prima dell'atterraggio Raffaella Negri, la cognata di Giovanna Quaglia. Ad accoglierli c'erano anche il comandante della Regione Carabinieri Piemonte e Valle d'Aosta, generale Vincenzo Giuliani, che ha portato loro il saluto del ministro della Difesa Ignazio La Russa, e il console generale d'Egitto a Milano, signora, Sharin Maher. Lorella Paganelli e Michele Barrera, la piu' giovane e il piu' anziano dei rapiti, preferiscono evitare la folla dei giornalisti e corrono subito ad abbracciare i loro cari. Giovanna Quaglia, Mirella De Giuli e Walter Barotto, invece, accettano di presentarsi davanti agli obiettivi di telecamere e fotografi. ''Abbiamo avuto paura'', sono le parole con cui Giovanna Quaglia rompe per prima il silenzio. ''Siamo stati trattati sempre bene - si affretta a precisare - ma sono state numerose le volte in cui ci siamo chiesti se ce l'avremmo fatta a tornare a casa''. Soli in mezzo al deserto, con acqua e cibo razionati, senza sapere cosa passava nella mente dei loro rapitori. ''L'assalto e' stato traumatico - racconta ancora la Quaglia - ma abbiamo subito capito che erano predoni e che ci volevano rapire a scopo estorsivo. Erano una quarantina, forse anche di piu', e ci hanno spostati piu' di una volta. Durante il giorno ci nascondevano sotto le jeep, con un lenzuolo bianco addosso per resistere al grande caldo. L'acqua e il cibo erano quelli che ci dovevano servire per l'escursione. La nostra vera forza - continua - sono state le guide egiziane, che ci hanno sempre protetto, e la consapevolezza che il diritto internazionale esiste''. I momenti bui sono stati tanti, ''ma i piu' difficili - rivela la De Giuli, 70 anni - sono arrivati sabato e domenica, quando non arrivavano notizie e la trattativa sembrava ad un punto di stallo''. Del blitz di domenica non sanno nulla: ''Spari? Non li abbiamo sentiti - dice - pero' verso sera abbiamo capito che stava accadendo qualcosa, perche' ci hanno fatti salire tutti e diciannove, noi italiani piu' la ragazza romena e i tedeschi''. ''Mi hanno messo il Gps in mano - riprende la Quaglia - e ci hanno detto 'right to go'. Ci siamo affidati a Dio e abbiamo guidato nel deserto per cinque ore, forse sei, senza ruota di scorsa e con pochissima acqua. Non avevamo la possibilita' di sbagliare, perche' saremmo morti''. Poi, di colpo, tra le dune sono spuntate delle persone: ''Subito abbiamo avuto paura che fossero altri predoni - svela Walter Barotto, 68 anni - ma per fortuna erano militari egiziani e abbiamo capito che era davvero finita''. Il resto lo racconteranno ai magistrati che da Roma arriveranno a Torino per interrogarli gia' nelle prossime ore. Poi la loro vita tornera' piano piano alla normalita'. ''Cosa faro' per prima cosa? La spesa'', dice Barotto lasciandosi finalmente andare in un sorriso. Ma tra qualche mese lui e tutti gli altri potrebbero decidere di tornare a viaggiare. ''E' stato un evento cosi' eccezionale - conclude la Quaglia - che non influira' sulla nostra voglia di conoscere altri Paesi''. IL CAIRO - ''Senza il pagamento di alcun riscatto'', hanno comunicato sia il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, da Belgrado, sia quello del turismo egiziano, Zoheir Garana, che insieme all'ambasciatore d'Italia al Cairo, Claudio Pacifico, hanno accolto i turisti al rientro. Intorno alle 19:45 i cinque italiani sono ripartiti per Torino dall'aeroporto del Cairo a bordo di un aereo militare che impieghera' circa sette ore per raggiungere il capoluogo piemontese. All'arrivo al Cairo dal sud dell'Egitto, nel primo pomeriggio, le loro buone condizioni di salute sono state constatate da giornalisti quando sono scesi da un C130 militare egiziano, con il quale sono stati riportati al Cairo dal confine con Sudan e Libia, dove erano stati liberati, nonche' dall'ambasciatore Pacifico, e dal ministro del turismo egiziano, Zoheir Garana, pronti ad accoglierli davanti alla scaletta dell'aereo quando gli ex ostaggi sono scesi. I 19, mentre giornalisti, fotografi e operatori tv venivano tenuti a decine di metri di distanza senza poter rivolgere loro domande, hanno percorso a piedi un centinaio di metri sul tarmac per salire poi a bordo di due elicotteri militari con i quali sono stati portati all'ospedale militare di Maadi per controlli di routine. Un mistero fitto circonda tuttavia le circostanze reali del loro rilascio, o liberazione che sia. ''Non ci sara' da parte nostra alcuna dichiarazione sulla loro liberazione - ha detto il ministro del turismo, Garana - ne verranno probabilmente dagli enti della sicurezza''. Fonti diverse, militari e non, egiziane, in parte confermate da quelle italiane e tedesche, hanno fornito indicazioni poco precise sull'''operazione'' militare che sarebbe stata compiuta in territorio ciadiano, ma che N'Djamena ha smentito decisamente affermando che il Ciad non e' entrato minimamente nella vicenda. ''Noi abbiamo seguito tutto attraverso i media - ha affermato il ministro delle comunicazioni ciadiano, Mahamat Hissen - siamo sorpresi e ci chiediamo se non ci sia stato un 'tiro mancino' ordito contro di noi''. In ogni caso un agente della sicurezza egiziana ha parlato alla stampa di un attacco compiuto - in territorio ciadiano, forse nella localita' di Tabbat Shajara, ieri indicata da fonti sudanesi - da 30 elementi delle forze speciali egiziane; arrivati vicino al campo dove i rapitori tenevano ancora gli ostaggi a bordo di elicotteri, gli incursori hanno ingaggiato una sparatoria con una trentina di sequestratori uccidendone circa la meta', mentre gli altri fuggivano. Quindi hanno recuperato gli ostaggi portandoli nel sud dell'Egitto, dove a Sharq al Uwainat sono poi saliti sul C 130 che li ha riportati al Cairo. Altre fonti hanno aggiunto che erano pronti ad intervenire nell'operazione anche reparti speciali tedeschi e assaltatori del reparto Col Moschin, della Folgore. Il loro intervento - e' stato detto - non e' stato tuttavia necessario, dato il successo dei commando egiziani. Sulla ricostruzione sembrano esserci molti dubbi, anche perche' altre fonti, specie sudanesi, hanno fatto riferimento al fatto che gli ostaggi sarebbero rimasti liberi dopo una sparatoria avvenuta ieri con militari sudanesi e durante la quale erano stati uccisi sei sequestratori. Tra questi il capo del gruppo, un ciadiano di nome Bakhit e suo figlio, appartenenti ad uno dei movimenti ribelli di liberazione del Darfur. Senza la possibilita', per ora, di capire in modo conclusivo le ultime fasi del rapimento degli undici europei e degli otto egiziani, l'elemento ancora piu' dubbio e' se, nonostante le dichiarazioni ufficiali, sia stato effettivamente pagato per loro il riscatto oscillante tra due e 15 milioni di dollari di cui piu' fonti avevano parlato nei giorni scorsi. Scendendo dal C130 egiziano qualcuno degli ex ostaggi ha risposto ai saluti gridati dai fotografi per attirare la loro attenzione sventolando in aria fasci di fiori - tuberose bianche, rose e margherite gialle e rosse, bordura verde - che il ministro della difesa aveva fatto consegnare ai turisti appena scesi dal velivolo. Da fonte egiziana si e' appreso che gli italiani si sono detti molto grati alle guide che li avrebbero assistiti con cura durante tutte le fasi del sequestro. ''Gli egiziani sono un popolo meraviglioso - ha affermato uno di loro, sottolineando che non lo diceva solo per dovere di gratitudine all'ospitalita' ricevuta - le nostre guide ci hanno aiutato e hanno fatto del loro meglio per darci conforto in una situazione molto disagevole''. Un cordiale lampeggio di fari da Maki !!! LR DEF 110 SW "Jazzy white lady"
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Messaggioil 01/10/2008, 0:46

Grazie di aver riportato questi resoconti Maki. Oggi non avevo avuto tempo di andare a caccia di informazioni a riguardo, fornite in modo avaro. C'è da dire che si capisce davvero poco o niente, notizie contrastanti. Bene che gli ostaggi siano stati liberati, altro non si può dire... Carlo Defender 110 Td5 SW MY03
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Messaggioil 02/10/2008, 8:48

... a completamento del quadro della vicenda iniziano ad uscire versioni diverse ... da Il Giornale.it Il riscatto era pronto ma non è stato pagato di Fausto Biloslavo Un capo bastone dei ribelli del Darfur ucciso, la traccia lasciata dai telefoni satellitari usati dai rapitori e i nostri corpi speciali sul terreno pronti a intervenire. Sono questi i retroscena della liberazione degli ostaggi inghiottiti dal deserto. Con un riscatto che stava per essere pagato, ma alla fine non sarebbe stato versato un euro, come ha ribadito ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini. «I rapitori e gli ostaggi non sono mai usciti da un cerchio elettronico in cui li avevamo intercettati e individuati, nonostante i loro spostamenti. Tutti hanno dato una mano, gli egiziani, i sudanesi e anche i servizi libici» sostiene una fonte del Giornale nella nostra intelligence al Cairo. Le due telefonate giornaliere fra i negoziatori e i sequestratori servivano a mantenere «il cerchio» attorno alla banda di ribelli del Darfur, che aveva rapito gli 11 turisti e gli 8 accompagnatori egiziani. Nel frattempo dalla base di Livorno del 9° reggimento Col Moschin, i corpi speciali italiani, era partito una piccola avanguardia verso l’Egitto. Una decina di persone, con specialisti della marina, dei carabinieri e dell’aeronautica, che avevano un compito di ricognizione per un eventuale intervento armato. E soprattutto di coordinare un piano con gli alleati e gli egiziani. I distaccamenti veri e propri di corpi speciali italiani, sotto il comando del Col Moschin non sono mai partiti, ma erano in stato di allerta pronti ad intervenire. Assieme agli italiani sono arrivati nel deserto i commando tedeschi, compreso il famoso Gsg9 e gli incursori della marina. Alla fine non è stato necessario scatenare il blitz per liberare l’ostaggio, come ha confermato la presidenza del Consiglio. «La svolta è avvenuta domenica quando i sudanesi hanno intercettato la colonna con il capo dei rapitori uccidendolo assieme a cinque suoi uomini» racconta la fonte dei servizi. I sudanesi puntavano da tempo a far fuori Adam Bakhit, uno dei leader delle fazioni dei ribelli che combattono in Darfur. La regione occidentale del Sudan travolta da una sanguinosa guerra etnica. Bakhit è un membro della tribù Zaghawa, che ha legami di clan anche in Ciad con il regime del presidente Idriss Déby. Il capo bastone dei guerriglieri era un oppositore interno del leader del Movimento per la liberazione del Sudan, Minni Arkou Minnawi. Quest’ultimo aveva firmato una tregua con il governo di Khartoum, che sembra sia andata a rotoli pochi giorni prima del 19 settembre, quando sono stati rapiti i turisti. Bakhit si è alleato con l’altra grande formazione guerrigliera del Darfur, il Movimento per la giustizia ed eguaglianza. Una fazione appoggiata dal Ciad, che accusa il Sudan di fomentare a sua volta i ribelli ciadiani. In mezzo a questo vespaio sono finiti i turisti. «Ma i sudanesi nello scontro a fuoco con il capo dei rapitori hanno catturato vivi due elementi», spiega la nostra fonte. I due prigionieri sono serviti per la conferma che gli ostaggi erano vivi e per ottenere altre preziose informazioni. La morte del capo dei rapitori ha scompaginato le carte. Sembra che si stesse per pagare un riscatto o che in parte fosse già stato versato. Quando i collegamenti telefonici si sono interrotti il resto della banda, che fa la guardia agli ostaggi, è entrato in fibrillazione. A questo punto le versioni divergono. Secondo i sudanesi e i servizi italiani «gli ostaggi sono stati abbandonati in un’oasi» per timore di ulteriori rappresaglie. Gli egiziani sono andati semplicemente a prenderli a bordo di elicotteri. Dal Cairo, fonti del ministero della Difesa egiziano, parlano invece di una sanguinosa imboscata alla banda per liberare gli ostaggi. Forse, però, l’operazione è avvenuta dopo il rilascio dei sequestrati, come rappresaglia. www.faustobiloslavo.com Un cordiale lampeggio di fari da Maki !!! LR DEF 110 SW "Jazzy white lady"
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