Riprendo il resoconto del viaggio...
Dopo aver percorso parte della valle dell'Aras, ci dirigiamo verso il castello di Babak, un eroe locale dei secoli passati. Prima però ci fermiamo per il pieno di gasolio. Non non abbiamo la tessera carburante che una volta inserita nel distributore, lo abilita e gli consente l'erogazione del carburante. Dobbiamo scroccare quella che ogni gestore ha a disposizione. In Iran tutti i veicoli sono a benzina eccetto i camion e veicoli commerciali o da lavoro. Non tutti i distributori hanno il gasolio. Riconoscere un distributore che eroga gasolio è facile perché c'è sempre qualche camion o bus fermo. Saltando la coda delle auto che vogliono la benzina, bisogna dirigersi verso la zona diesel e dire al gestore che vogliamo il gasolio oppure fargli vedere le scritte sul tappo in plastica, con quello capiscono subito.

Ecco il distributore:


Il gasolio iraniano è molto più puzzolente di quello "euro" disponibile in Turchia o in Europa. Mi sembra che sia classificato come high o very high sulfur, cosa che accorcia un po' la vita dell'olio motore ma per il resto non crea problemi infatti il Duratorq del Puma ha funzionato impeccabilmente anche con questo tipo di carburante. A livello prestazionale non ho notato differenze. I primi pieni li ho fatti utilizzando l'imbutone filtrante, poi vedendo che non c'erano mai problemi di sedimenti o acqua, non l'ho più usato. Il costo del carburante è quasi irreale. 80 litri a circa 5/6 euro. Alcuni gestori si fanno pagare quanto riportato sulla pompa, altri moltiplicano l'importo per 2 e si fanno pagare la gentilezza di imprestarci la tessera. Riguardo la presenza dei distributori, in linea di massima calcolate un distributore di gasolio ogni 100km circa, questo vale sulle autostrade e strade normalmente trafficate.
Ritornando al percorso verso Babak... Strade sempre più ripide, alcune volte si superano i 2000 metri, cielo terso e temperature fresche ci accompagnano per tutto il viaggio. Qualcosa non quadra con la cartografia, non riusciamo a trovare la strada per il castello. Ci fermiamo a chiedere in una piccola caserma. In pochi secondi partono un pick-up e una moto per un totale di 6 militari che ci fanno strada e conducono all'imbocco della sterrata per il castello. La strada sale ulteriormente e dopo aver attraversato due vasti accampamenti di nomadi dediti alla pastorizia, raggiungiamo il punto dove bisogna parcheggiare e proseguire a piedi per un paio di km. Passeggiata piacevole anche per sgranchirsi un po' visti i lunghi periodi trascorsi a bordo del Def.
Nuovi incontri e chiacchiere con persone incuriosite di sapere chi eravamo, addirittura mi hanno dato un biglietto da visita con la preghiera di comunicargli via email se la vacanza era andata bene e se l'Iran era piaciuto o meno. Più che buono il livello di conoscenza dell'inglese. Il signore con cui ho parlato mi spiegava che all'estero ci sono parecchi iraniani con lo scopo di acquisire professionalità, lingue e conoscenza per poi adoperarle in patria una volta rientrati.
Finito il giro al castello, gentilmente rifiutiamo un invito a cena nell'accampamento nomade e riprendiamo la strada diretti a Tabriz che abbiamo raggiunto dopo un paio d'ore. Primo contatto con una grande città iraniana. Traffico caotico e disordinato ma non più di tanto. Tanta gente per strada anche se era pomeriggio grazie alle temperature che cominciavano ad essere caldine ma ancora gradevoli. Numerose mountain-bike e piste ciclabili, réclame e prodotti di ogni tipo, anche americani come ad esempio Apple, Coca Cola, Pepsi. Ma non doveva esserci l'embargo ? Forse è solo sul carburante, boh...
Giro della città alla ricerca di un albergo, tutti occupati, aghrrr!!! Tabriz è una città molto viva, spesso sede di mostre, meeting ed altre manifestazioni che attirano un sacco di gente. Ci sono molti hotel ma comunque si fa fatica a trovare posti liberi in strutture che offrano il parcheggio protetto per i veicoli.
Ci dirigiamo verso l'aeroporto, impossibile non notare l'imponente mole del sontuoso Pars Hotel.

Fortunatamente c'era posto. Una stanza normale e una mega suite da 6 stanze, 8 letti e 2 bagni, azz... chissà quanto costerà... 95 euro a notte, 50 euro scarsi a famiglia, va bene così anche perché altre soluzioni non ce n'erano.
Doccia, riposo e poi cena al ristorante all'ultimo piano. Indovinate cosa c'era per cena ? Un bel Kebab, o meglio una delle sue tante varianti. Per gli adulti il mangiare turco/persiano non è mai un problema perché è molto appetitoso, ma per i bambini è un dramma. Il Kebab o le altre pietanze locali non le mangiano neanche a scannarli in qualsiasi forma gli venga proposto. Mia figlia per tutto il viaggio ha mangiato solo il riso in bianco condito con il burro che danno insieme al Kebab. Tutto previsto per cui quando facevamo campo cerano sempre pietanze all'italiana, dolci inclusi, compatibili con i bambini.
Ritornando alla cena all'ultimo piano dell'hotel, mentre ero accomodato al tavolo, percepivo delle vibrazioni

, sapendo che l'Iran è abbastanza sismico pensavo che fossero delle piccole scosse di terremoto, mi sembravano un po' troppe, però boh, sarà così. Poi ad un certo punto vedo che un tavolo che prima era davanti a noi adesso si era spostato e dietro di me si era materializzato un banco con le insalate mentre prima c'erano dei fiori. Ero stanco, pensavo di aver le traveggole, ma che cavolo stava succedendo ? Non ci eravamo accorti che il ristorante era una rotating-tower, lentamente ruotava su se stesso... che figura da pirla!
Domani inizio con la descrizione e foto delle moschee e...bazar
