Ecco alcune note di un viaggio alle Isole Ebridi effettuato nel giugno 2006
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LE ISOLE DI ISLAY E JURA
Mercoledì 14 giugno
Un’altra giornata splendida. Percorriamo le sponde del Loch Fyne, in un’apoteosi di fiori color lilla.
01 Primavera fiorita nelle Highlands.jpg
La zona è stata molto rimboschita e le colline, una volta così caratteristicamente spoglie, sono ora completamente ricoperte di pini grassi e verdissimi. Traghettiamo sotto un sole sfavillante. Sbarchiamo a Port Askaid, che non è altro se non un molo con un grazioso alberghetto. Cominciamo l’esplorazione dell’isola di Islay percorrendo tutte le stradine della sua parte occidentale. Raggiungiamo il mare alla Machair Bay. Sulla spiaggia ci sono stormi di beccacce di mare, oltre ai soliti gabbiani. Lungo la strada vediamo moltissimi selvatici e ogni tipo di volatile.
L’isola è verdissima e in questo periodo persino le torbiere sono in fiore. Il mare è blu e la temperatura supera i 20 gradi. La gente del luogo è fuori, sulle sdraio, ad abbronzarsi.
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Percorriamo tutto il Loch Indaal e per fortuna troviamo l’unica fattoria dell’isola che ospita campeggiatori. Pernottiamo su un prato verde che affaccia su un’enorme spiaggia di sabbia bianca.
Giovedì 15 Giugno
La notte sul mare è stata fredda e umida. Ci dirigiamo verso la capitale dell’isola: Bowmore, che è poco più di un mucchietto di case ed una ridicola chiesa rotonda. Ma il locale ufficio turistico lavora come un matto e abbiamo dovuto fare la coda per avere informazioni. Andiamo nel negozio di whisky e immediatamente ridimensioniamo le nostre intenzioni di acquisto. Visti i prezzi, ci limitiamo all’acquisto di un paio di bottiglie di whisky ottimo, da portare a casa, e di uno … scadente, da bere subito. Il piano della giornata è la visita dell’isola di Jura. Sappiamo che è abitata da 188 umani e 55.000 cervi, il che fa ben sperare nella bellezza del luogo.
04 I cervi a Jura sono 55.000. Gli uomini 188.jpg
Infatti Jura non delude: è verdissima e dominata da tre bei cocuzzoli montuosi. La strada segue la costa, con scorci di panorami incantevoli.
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Percorriamo la strada a carreggiata unica lentamente, ammirando la fauna numerosissima. Oltre ai cervi, si vedono volatili di ogni tipo, per non parlare dei fagiani, frequenti come galline in un pollaio. Passiamo minuscole fattorie e più ci inoltriamo verso Nord più l’isola diventa bella. Avevamo già pregustato di arrivare in cima e pernottare lì, ma un cartello ci vieta di proseguire. Incontriamo il padrone del luogo, che sta riportando indietro, con la sua Land, un gruppetto di escursionisti. Il suo lavoro è proprio quello di organizzare trekking nella parte Nord dell’isola. Ovvio che non voglia vedere turisti, o peggio, fuoristradisti, sulla sua terra. Tuttavia è gentile e ci lascerebbe pernottare nei dintorni. Ma l'incanto è spezzato e decidiamo di ritornare su Islay.
Venerdì 16 Giugno
Ha piovuto stanotte e stamattina ci svegliamo, tardi, sotto una pioggerella che ci seguirà per tutto il giorno. Visitiamo ciò che non abbiamo ancora visto dell’isola: il promontorio a Sud di Islay e la parte Est di Port Ellen. Il primo non ci dà particolari spunti, mentre nella seconda parte vediamo una bella costa boscosa con scorci di mare costellato di scogli. In quest’area si concentra la maggior parte delle distillerie di whisky, per cui quest’isola è famosa: Laphroaig, Lagavulin, Ardbeg, per citarne solo alcune.
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A mezzogiorno infiliamo la stradina interna che ci riconduce a Nord, a Port Askaig.Traghettiamo in mezzo alla nebbia per tornare sulla terraferma e ci mettiamo alla ricerca di un campeggio in direzione di Oban. Percorriamo molte miglia lungo un fiordo, su una strada panoramica con vegetazione lussureggiante, e alla fine troviamo un campeggio bruttino, però in prossimità di un paesino pittoresco.
LE ISOLE DI BARRA E VATERSAY
Sabato 17 Giugno
Piove a dirotto. La tettoia in tela cerata che abbiamo montato provvisoriamente sopra il portellone posteriore sembra reggere, ma appena apriamo la porta, si sfonda, rovesciando dentro la macchina tutta l’acqua accumulata.
Una bella strada tra “boschi e valli in fior” ci porta a Oban, come al solito incasinata di turisti. Bighelloniamo sul molo scoprendo un baracchino che vende frutti di mare e salmone, freschissimi e deliziosi. Un gabbiano opportunista ci si mette accanto aspettando che gli lanciamo qualche boccone. Poi, da ladro vigliacco, fulmineamente caccia il becco nel nostro sacchetto e ci ruba un intero cartoccio di cozze.
Ci imbarchiamo su un traghetto di serie B abbastanza vuoto. Quando sbarchiamo l'isola ci appare subito molto bella, nonostante il cielo tempestoso. Per la notte ci sistemiamo sulla spiaggia dell’aeroporto, dove ci sono già altri camper.
Domenica 18 Giugno
Oggi giriamo tutta l’isola di Barra e andiamo pure all’isoletta di Vatersay. Il tempo è brutto. pioggia leggera e nuvole basse. Peccato per le fotografie, che non potranno rendere al meglio la bellezza del luogo. Sia Barra che Vatersay, infatti, hanno spiagge DA URLO: sabbia bianca e finissima, forme a mezzaluna e mare cristallino. Sono senza dubbio le più belle spiagge d’Europa. Ma il tempo grigio non dà risalto al panorama.
12 Una candida spiaggia a mezzaluna di Vatersay.jpg
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A Vatersay facciamo una passeggiata su dune di sabbia coperte di fiori, che conducono a due spiagge a mezzaluna, grandi e deserte, che stanno spalla a spalla ai lati di un istmo. Ci sono turisti con la media dei 90 anni, accompagnati da un autista della stessa età, che scarpinano felici tra le dune. La gente del luogo è estremamente gentile, e cerca di attaccare bottone non appena li si saluta. Anche gli automobilisti locali sono espansivi: alzano la mano ad ogni “passing place”, cioè praticamente ogni volta che vedi una macchina. Il nostro polso comincia a dolere, perché ci sentiamo in dovere di rispondere allo stesso modo.
LE ISOLE DI ERIKSAY, SOUTH UIST E BENBECULA
Lunedì 19 Giugno
Stamattina ripassiamo davanti all’aeroporto che ha come pista un’enorme spiaggia di sabbia compatta e bianca.
16 La pista d'atterraggio dell'aeroporto di Barra.jpg
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Prendiamo il traghetto che ci porta a South Uist, sbarcando all’isoletta di Eriksay, il cui solo interesse è rappresentato dalla storia del “whisky galore”. Trattasi del naufragio di una nave che trasportava whisky. Gli isolani fecero man bassa di tutto il carico e lo nascosero in ogni anfratto. Nonostante le perquisizioni dei gendarmi venuti dal continente, parte del bottino si salvò e ancora oggi di tanto in tanto salta fuori qualche bottiglia di buon whisky invecchiato.
Seguiamo una stradina lungo la linea di costa, intagliata tra le dune sabbiose, ora coperte di tenera erbetta. Su un piccolo promontorio c’è un’unica, solitaria panchina, con “vista sull’Oceano”.
Attraversiamo un causeway per arrivare all’isola di South Uist. Ci sarebbero spettacolari lunghissime spiagge, ma vengono usate per le esercitazioni militari. Notiamo che a South Uist le case sono brutte e disordinate. L’aspetto generale è povero e depresso, molto diverso dalle altre isole. Qui vediamo terre coltivate, invece dei soliti pascoli per pecore. Evidentemente sulle isole scozzesi i contadini se la passano peggio dei pastori. Stiamo per mettere una croce su South Uist quando una strada che va alla costa est ci fa ricredere. All’improvviso è come se fossimo nelle Highlands: spettacolari monti spogli e torbiere.
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Tutta l’area è una riserva ornitologica importante ed infatti vediamo un sacco di birdwatchers armati di binocolo, un po’ ridicoli per la verità. Il meglio arriva alla fine della strada, che con un paio di tornanti precipita a mare: ci troviamo in una baia rocciosa, costellata di insenature, promontori ed isolotti. E’ uscito un bel sole che sottolinea la bellezza del luogo.
18 A South Uist la strada termina all'improviso su questa baia.jpg
Passiamo un altro causeway che ci porta all’isoletta di Benbecula.
21 Attraversamento lontre al causeway di Benbecula.jpg
Altro cambiamento di stile di vita: qui c’è traffico, commerci, e si vedono persino delle persone giovani… Qui c’è l’unico campeggio ufficiale di tutto l’arcipelago. E’ uno spiazzo erboso piuttosto bruttino.
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