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La nostra Africa, 1^ tappa (07 nov. - 20 dic. 2015)

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 03/02/2016, 22:41

]XXI giorno venerdì 27/11/2015
Km 402352

Mi sveglio alle 2.00 per fare pipì, la tisana calda di ieri sera produce i suoi effetti, risalgo in tenda infreddolita e da quel momento non riesco più a dormire. Alle 7.30 partiamo per raggiungere la falesia di Rachid. Il percorso è agevole, sabbia dura mista ad erba, il panorama è sempre carico di sorprese, infatti oltre ad acacie ed erba si incontrano anche dune di sabbia rossa e rocce nere. Arriviamo alla falesia e con nostro rammarico scopriamo che, poche decine di metri più in la, stanno asfaltando la pista.

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Ovvio che per i mauritani sia una grande comodità ed un avanzamento verso la civiltà, ma a noi piange il cuore, un posto così bello depauperato in questo modo. Proseguiamo verso il ouadi di Rachid e per precauzione sgonfiamo i pneumatici a 1,6. Lo percorriamo tutto ad alta velocità, la sabbia ci consente di farlo, ed è un vero piacere guidare su questo magnifico fiume in secca. Ci fermiamo spesso per far foto e per giocare un po col Boss. La pacchia è finita, infatti, raggiunta Rachid, dove ci fermiamo per il solito controllo di polizia e dove curiamo un signore con una brutta ferita su una gamba, prendiamo l’asfalto fino a raggiungere Tidjikja. E' quasi mezzogiorno che entriamo nella cittadina e subito un controllo di polizia che ci fa perdere ½ ora, trascrivono accuratamente i nostri dati e parlano a lungo con Adrani. Sinceramente non capiamo quale sia il problema. Nell'attesa fotografo un “negozio” della Mercedes vicino ad uno della Toyota.

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Finalmente ci lasciano andare e subito cerchiamo una banca, che però troviamo chiusa, il venerdì chiude a mezzogiorno, e quindi siamo costretti a cambiare al mercato nero (1€ =360 ou) che però qui è meno vantaggioso rispetto a Chinguetti. Subito dopo andiamo a vedere il campeggio che, rispetto a quello di Nouadibou, è un albergo a 5 stelle. I bagni sono praticabili anche se la doccia non ha acqua calda.

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Il gestore ci spara 8.000 ou per macchina, una follia solo per fare una doccia, contratto un po’ e scende a 4.000 per macchina. Sempre tanto per gli standard ma non abbiamo alternative e accettiamo. Salutiamo Adrani e Shinan, sono stati carini ma sinceramente devono ancora imparare per cimentarsi in guide, o almeno secondo i nostri canoni, ma ci si deve accontentare no? Ritorniamo in centro e lasciamo le auto presso la stazione di polizia, non si sa mai, e ci facciamo una passeggiata in centro città. Anche qui povertà e sporcizia la fanno da padrone ma la gentilezza delle persone stempera notevolmente il tutto. Tutti ci salutano e ci parlano felici di avere dei turisti in giro per la loro città.

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Approfittiamo anche per comprare alcuni generi di prima necessità, cosa che fino ad ora non abbiamo avuto la possibilità di fare, e che qui invece si trovano. Pomodori decenti, carote, cappucci, banane e mandarini, e anche il carico d’acqua potabile che in Mauritania è la cosa più cara. Trovo anche le sigarette che qui costano anche meno rispetto a Chinguetti (500 ou a pacchetto). Torniamo in campeggio per farci finalmente una doccia come si deve, sono 8 giorni che abbiamo gli stesi vestiti addosso, facciamo letteralmente schifo. Docciati, bucato steso, Ezio ed io ritorniamo in città per farci saldare nuovamente il supporto del paraurti che si era dissaldato. Avevamo appuntamento alle 16.00 ma qui siamo in Africa e i tempi non sono gli stessi che in Europa. Prima ci si saluta, poi si valuta il problema, poi si parla con il manipolo di persone che ci si è radunata intorno, poi si rivaluta il problema e poi, finalmente, si agisce. Per il lavoro di 5 minuti ci mettiamo oltre un ora ( costo 3.000 ou).

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Nel frattempo, stufa di aspettare, mi faccio una passeggiata in paese ma, essendo venerdì, trovo tutto chiuso e compro solo un altro po’ di mandarini. Prima di rientrare in campeggio facciamo gasolio. Tra il riporre il bucato, ormai asciutto, imbastire la cena, pulire il Boss, aprire la tenda non abbiamo un attimo di pace. Oggi sono particolarmente provata, sarà la doccia o non so ma non vedo l’ora di andare a dormire. Il ragazzo che gestisce il campeggio, carinamente, ci prepara un tavolo sotto la tettoia così stasera mangeremo senza il fastidio del vento. Dopo cena io vado a letto mentre gli uomini decidono la pista da fare l'domani per raggiungere Kiffa, sperando che non sia troppo difficile.

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XXII giorno sabato 28/11/2015
Km 402452

Dopo 7 giorni di deserto non siamo più abituati ai rumori cittadini, men che meno al muezzin che ci da la sveglia alle 5.30. NO COMMENT!!! Finito il muezzin iniziano capre e asini a fare un coro che mi fa desistere dal rimanere in tenda. Paghiamo il campeggio, “le far du desert”, e assicuriamo al ragazzo che faremo pubblicità al campeggio una volta rientrati in Italia. Facciamo una ventina di km su asfalto, in un paesini troviamo un forno dove compriamo del pane appena sfornato, per poi prendere una pista in direzione Goudhia.

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La pista, a parte brevissimi e sporadici tratti difficili per superare sassi enormi, è ottima, si guida in tranquillità anche con gomme gonfie.

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Per pranzo ci fermiamo presso un gigantesco albero d’acacia per la sosta pranzo. Veniamo immediatamente raggiunti da un uomo, (qui sembrano tutti posti isolati ma appena ti fermi qualcuno ti trova), che ci chiede una pillola per il mal di testa. Non ho più pillole ma solo bustine quindi, anche se non ne ho voglia, sono costretta a mangiarmi un omogeneizzato per riuscire a sciogliere la bustina di aulin da portare alla moglie. Ci rimettiamo in marcia dopo ¾ d’ora, finalmente una pausa pranzo con i tempi giusti, sgonfiamo i pneumatici ma non servirebbe, infatti la pista è più disseminata di sassi che di sabbia, che comunque è dura.

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Arriviamo a Goudhia e, in mezzo al paese vediamo uno che ci fa cenno di fermarci ma, visto che ormai siamo abituati alla gente che ci fa cenni simili, proseguiamo. Fatte poche centinaia di metri, dallo specchietto retrovisore, Ezio si accorge che c’è un pick-up con targa governativa che ci insegue, immediatamente ci fermiamo e, sorpresa, è lo stesso uomo di prima. Ma come cavolo fai a capire se è un militare o no visto che quasi nessuno di loro porta la divisa? Comunque ci scusiamo dell’errore ma siamo costretti a seguirlo in caserma. Veramente chiamarla caserma è un po’ troppo, è un edificio fatiscente che puzza di sudore e cibo stantio. Dopo avere consegnato le fiches, il capo telefona al suo superiore, capisco che parla di noi perché gli descrive il nostro percorso. Il capo ci da non solo il permesso di andare ma ci lascia anche il suo numero di cellulare in caso di bisogno. Una volta di più i mauritani mi stupiscono per la loro gentilezza e simpatia. Pochi km dopo arriviamo alla falesia, scatto foto e poi via sempre su pista, sempre sassosa ma spettacolare.

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Verso le 16.00 raggiungiamo il passo di Nega, bellissimo, stupendo. Lo affrontiamo in discesa, ma alla fine della corsa, i ragazzi, come i bimbi min***a, vogliono farlo anche in salita. Così girano le ruote delle macchine e rifanno il percorso in salita. Non è particolarmente difficile da fare ed è anche molto divertente. Quasi sulla sommità troviamo uno spiazzo piano con una vista spettacolare e, nonostante sia ancora presto, decidiamo di fermarci.

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Neanche il tempo di fare campo che veniamo raggiunti da un signore che, dopo averci salutato, si siede nelle vicinanze delle auto a guardarci senza darci fastidio.

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Quando si accorge che Ezio sta facendo legna per il fuoco, gentilmente, gli offre il suo accendino. È troppo simpatico, non resisto e presa una baguette di pane e un pezzo di parmigiano, glieli offro. Contento se li mangia con grande soddisfazione. Dopo aver fatto le sue preghiere, non avendo acqua a disposizione le abluzioni li fa con la sabbia, ci saluta e ritorna da non so dove. E' ormai bui0 ed abbiamo già cenato.

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Ad un certo punto rimettiamo in ordine in fretta e furia perché ci accorgiamo che ci sono luci in lontananza che si stanno avvicinando da varie direzioni facendo un percorso strano (un po' a zig-zag, poi si fermano, poi riprendono a spostarsi). Non sappiamo chi sia quella gente, forse i soliti curiosi, ma giusto per stare tranquilli chiudiamo alla meno peggio la tenda, riponiamo la scala all’interno del Boss e ci spostiamo. È notte, sono le 20.45, la luna non è ancora sorta e abbiamo quindi solo i nostri fari ad illuminare la pista che a volte scompare e bisogna avere un buon occhio per capire dove mettere le ruote. Qui c’è sabbia, e anche abbastanza molle, Claudio si insabbia ed Ezio si ferma per dargli una mano lasciandomi sola ad un centinaio di metri da loro. Se prima la sottoscritta non era minimamente preoccupata adesso lo è. Chiedo ad Ezio, una volta rientrato in macchina, di non proseguire oltre e di trovare uno spiazzo per fare campo. Fosse per lui continuerebbe tutta la notte, è la prima volta che guida su sabbia in notturna ed a quanto sembra gli piace nonostante le difficoltà nella guida e nell'orientamento aumentino di molto; per fermarlo bisognerebbe sparargli, ma, anche se a malincuore, mi accontenta e dopo circa ¾ d’ora ci fermiamo……boh! non so dove. Giusto il tempo di riaprire la tenda, accertarci che nessuno sia nelle nostre vicinanze che andiamo a letto.
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Messaggioil 04/02/2016, 0:02

...Voi 2 avete fatto e state facendo qualcosa di straordinario con determinazione, organizzazione, coraggio. E non siete neppure a meta'!
Poi ne state facendo un'altra di cosa grande: la state raccontando. E' bello, ma costa tempo e fatica. Ed e' pure offerta a un forum di LR... Grazie veramente... Per espiare i peccati pluridecennali che ho commesso con i pensieri, le parole e le omissioni (di soccorso) ai danni dei jap... :lol: , a 'sto punto, mi tocchera' iscrivermi a un forum di To@@ta ...temo... :lol:
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Messaggioil 04/02/2016, 0:05

E gia'...mannaggia a voi... :lol:
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Messaggioil 04/02/2016, 0:15

Gen non è mai troppo tardi per redimersi :mrgreen:
(scherzo naturalmente) grazie per i complimenti ;)
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Messaggioil 04/02/2016, 0:25

...sono entrato nel tunnel dei pentimento... :lol:
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Messaggioil 04/02/2016, 10:05

:lol:
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Messaggioil 04/02/2016, 10:11

Ti rendi conto che capita, Sergio? :?
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Messaggioil 04/02/2016, 12:43

e vabè cosa ci fai...non lo vedo un ( così grande) disonore :lol:

un grazie al grande Ezio e consorte per il bel racconto :D
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Messaggioil 04/02/2016, 13:17

Ezio se e quando deciderai di dar via il 95 avvisa Gen
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Messaggioil 04/02/2016, 14:09

mi un 80 quello di ezio, non un 95...mooooolto meglio!
eboati
 
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Messaggioil 04/02/2016, 14:23

Ci dovrebbe essere anche un 95
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Messaggioil 04/02/2016, 18:29

XXIII giorno domenica 29/11/2015
Km 402600

Mi sveglio stanotte, natura chiama, e scalza mi allontano dalla macchina. Non fatelo mai!!! Il terreno è disseminato di piccole “roselline” di spine minuscole ma fastidiosissime. Riesco al buio a togliere le più grosse, ma risalgo in tenda con ancora spine nei piedi. Ovviamente di riaddormentarmi non se ne parla. Alle 6.20 mi alzo e, mentre cerco di togliermi le spine dai piedi, assisto alla più bella alba da quando siamo partiti. È troppo bella e desidero che Ezio la guardi con me, quindi lo sveglio. Non si incazza, mi sa che è contento di averla vista.

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Sono quasi le otto e ci rimettiamo in viaggio, pista bellissima, sabbia non difficile, alberi di acacia, erba verde, rocce nere e sabbia rossa, fino ad oggi la giornata con la pista migliore.

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Arriviamo a Boundeit verso le 10.00, la guida della lonely dice che qui si può trovare verdura fresca, che le donne coltivano, e pane. Ci facciamo un giro per la cittadina ma di verdura fresca e pane neanche l’ombra.
Cerchiamo la gendarmeria per consegnare la fiches ma anche di loro neanche l’ombra. Un po’ delusi continuiamo la nostra avanzata verso Kiffa. Verso l'ora di pranzo ci fermiamo su una duna all’ombra di un’acacia, di fermarsi nella prateria non se ne parla visto che è invasa da cavallette ma soprattutto da quelle malefiche “roselline” di spine, per il pranzo. Un pranzo veloce poi un po’ di relax distesi sulla duna.

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Nota bene: questa è la prima volta che ci fermiamo e nessuno si avvicina. Verso le 13.00 ci rimettiamo in moto e, a circa 30 km da Kiffa, troviamo l’asfalto. Dopo giorni e giorni di piste un po’ di asfalto, almeno per quanto mi riguarda, è il benvenuto, sono contenta di non ballonzolare come se fossi dentro una lavatrice e di stare attenta a non riempirmi di polvere più del necessario. Arriviamo a Kiffa, la terza città della Mauritania, sperando di trovare un auberge o un campeggio decenti, ma qui è peggio che da altre parti.

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Non ci pensiamo neanche a fermarci, facciamo solo gasolio, compriamo pane e acqua e poi usciamo da questo inferno. Comunque devo dire che anche se la città fa schifo, qui riesco a trovare generi alimentari, come la coca zero e la nutella, era dal Marocco che non riuscivo a trovarle, e del pane migliore di quello trovato fino ad ora, infatti ne compriamo una quantità industriale. Ci mettiamo un po’ a trovare la pista che avevamo programmato di fare dall’Italia, in parte perché la stanno asfaltando, ma pochi km dopo lasciamo l’asfalto e troviamo la pista. Il terreno è duro e disseminato di erba e di quelle fastidiose spine, quindi, viste le condizioni del terreno, rimettiamo i pneumatici a 2,5. È impossibile fare campo in mezzo alle spine e, anche se sono solo le 16.15, in lontananza vedo una piccola duna di sabbia libera da queste insidiose erbacce. Fare campo è più complicato del solito, la duna non è piatta, Gli uomini sono costretti a spalare parecchio per cercare di mettere i i mezzi in maniera che non pendano. Io me la prendo comoda, stasera Claudio cucina anche per Ezio, quindi pulizia del Boss, ricerca legna per il fuoco e poi dolce far niente. Approfitto anche per watsappare con Ari, ci inviamo messaggi vocali ed è un piacere sentire finalmente la sua voce e le novità di casa. Dopo cena, per la prima volta, ci accorgiamo che ci sono degli scorpioni in giro, e sono anche molto grossi.

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Non credevo di trovarne e la cosa mi preoccupa un po’, la mattina non ho mai controllato le scarpe prima di infilarmele se ci fosse qualche ospite inatteso, mi sa che da oggi in poi lo farò scrupolosamente. Accendiamo il fuoco, anche se non servirebbe visto che fa ancora caldo da stare in maniche corte, ma è piacevole guardare le fiamme, bere una grappa e guardare il cielo stellato. Alle 21.00 a nanna.
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Messaggioil 04/02/2016, 18:35

XXIV giorno lunedì 30/11/2015
Km 402771

Stanotte per il caldo sono costretta a dormire in canottiera ma mi faccio un’unica tirata fino alle 5.30 quando mi alzo. La mezza luna, le stelle e il canto dei grilli mi fanno compagnia fino all’alba, quando sveglio anche Ezio. Mettiamo in moto i mezzi alle 7.45, la pista è sempre uguale a quella di ieri. La nostra solitudine è interrotta solo dalla vista di qualche villaggio nei quali però non ci fermiamo ma riusciamo comunque a notare dei bambini che giocano (e si divertono) con quello che trovano e cioè una tanichetta di plastica tagliata, due legnetti, quattro pezzi di polistirolo, un pezzo di spago e voilà, ecco a voi un bellissimo camioncino.

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Sulla nostra strada troviamo anche una famiglia di pastori nomadi.

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Alle 10.30 facciamo il passo De Soufa, da dove ammiriamo uno splendido panorama. Salta all'occhio il colore rosso scuro della terra, sembra di guidare su un enorme campo da tennis. Ci fermiamo una decina di minuti giusto il tempo di fare qualche foto e per fare una breve passeggiata.

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Qui la prateria è immensa e disseminata di mucche e tori enormi e ben pasciuti, ancora piccoli insediamenti rompono la monotona del paesaggio. Ad un certo punto la pista si interrompe davanti ad una sbarra rudimentale di legno. Mentre cerchiamo di capire se possiamo aggirarla o alzare il pezzo di legno si avvicina un giovane in maglietta e pinocchietti. Altro non è che un poliziotto…ovvio no? Ancora non riesco a capire, penso che non lo capirò mai, come fare a riconoscerli. Consegnate le fiches, alzato il pezzo di legno ci rimettiamo in marcia fino a mezzogiorno quando, su un letto di un fiume in secca, ci fermiamo per pranzo con relativa sosta defaticante. Il luogo non è granchè, anzi il peggiore fino ad adesso, un immensa sassaia dove spira un forte vento. Ci rilassiamo alla meno peggio sui sassi, non stendiamo neanche il plaid, e presto ripartiamo verso Kaedi, direzione sud-ovest.

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Dopo parecchi km di piste sassose e polverose, a Mbout, troviamo l’asfalto, adesso bisogna decidere se continuare su piste o raggiungere Kaedi su asfalto guadagnando un giorno. Non c’è quasi discussione, io sono parecchio provata dalle scarse condizioni igieniche in cui verso, Ezio è stanchissimo dopo aver fatto da apripista in questi giorni sempre alla ricerca delle tracce su terreni poco invitanti, anche Claudio e Katia non sono messi meglio, quindi si prende l’asfalto fino a quella che è la quarta città della Mauritania. Confido molto per trovare un posto dove poter fare una doccia e rilassarci un po’, oggi il mio morale è a terra. Arriviamo alla periferia della città verso le 17.15 e qui un piccolo fuori programma. Un vecchio mercedes si è incasinato quando ha cercato di andare fuori asfalto su sabbia, vedendo che non ce la farà mai ad uscirne da solo da quella situazione neanche con l’aiuto di una decina di persone che cercano di aiutarlo, si decide di intervenire con il verricello. In pochi minuti il mercedes è fuori e, i sorrisi e i ringraziamenti sia del proprietario del mezzo sia del capannello di gente che si è raccolta per osservare la scena, sono entusiasti. Riavvolto il verricello chiediamo a due ragazzi in motorino se c’è un campeggio o un ouberge dove possiamo passare la notte. Gentilmente ci fanno strada verso un ouberge, sembra che di campeggi neanche l’ombra, che però è in pessime condizioni, neanche a pensarci a passare in quelle stanze la notte, ma chiedo al proprietario se possiamo almeno fare una doccia e restare nell’ingresso a campeggiare. È molto perplesso dalla nostra richiesta, fa spallucce e ci spara 40.000 oughia per 4 docce. Ma siamo pazzi!!! A coppia sono circa 30 € per fare una doccia fredda in un posto puzzolente? Non se ne parla e ce ne andiamo via. Il tizio non fa una piega, non tenta neanche di fermarci per contrattare il prezzo, allora mi chiedo: non è meglio guadagnare qualcosa piuttosto che nulla? Non è che in questo posto ci sia una fila di turisti o altro che occupano le stanze. Evidentemente non è che qui la voglia di lavorare sia molta, preferiscono non fare un azz.. tutto il giorno piuttosto di lavorare e guadagnare qualcosa. Una volta di più considero la Mauritania un paese non pronto per il turismo, né per crescere e migliorare, se non fosse per la simpatia e l’accoglienza della gente e per i suoi magnifici paesaggi, lo sconsiglierei a tutti. Proseguiamo sempre più demoralizzati, chiediamo a parecchie persone se c’è un camping in città ma nessuno capisce cosa vogliamo e ci rimandano in un altro albergo. Se è possibile è peggio dell’altro, il proprietario qui non fa neanche lo sforzo per capire cosa vogliamo e quindi andiamo via anche da questo malefico posto. A questo punto, anche se sporchi, decidiamo di fare campo libero. Un’impresa visto che nelle vicinanze della città sorgono parecchi villaggi. Con occhio esperto, lasciato l’asfalto, vedo delle piccole colline che ci ripareranno da occhi indiscreti. Le raggiungiamo, dopo aver percorso un fiume in secca sabbioso. E' pieno di escrementi di animali, è una sassaia ma per stanotte ci dobbiamo accontentare. L’unica gioia è che siamo completamente schermati da occhi indiscreti. Non apriamo neanche la tenda che mi metto subito a cucinare, stasera tocca a me preparare il pasto serale. Tra il vento, la stanchezza e i sassi faccio una fatica bestia a cucinare una semplice pasta col pesto. Mentre gli altri consumano il pasto io mi metto subito a fare i piatti, ho paura che se mi rilasso non riuscirò più ad alzarmi. Stasera niente fuoco, anche Ezio è distrutto, quindi rimessi via tavolo e sedie, si va in tenda. C’è parecchio caldo, il vento stempera un po’ il disagio, ma siamo costretti ad aprire anche le finestre laterali per avere un minimo di sollievo e riuscire ad addormentarci.
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Messaggioil 04/02/2016, 18:38

lollorock ha scritto:Ci dovrebbe essere anche un 95


Il 95 non riesco più ad usarlo, è in garage con l'assicurazione sospesa :(
Un pò mi dispiace ma la moglie non vuole venderlo, è troppo affezionata. Pensa che è tutto bello preparato anche quello. :cry:
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Messaggioil 04/02/2016, 19:12

allora regalalo ad una missione... sarebbe una degna fine! o meglio, l'inizio di una nuova avventura per lui....
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Messaggioil 04/02/2016, 19:50

rommel1 ha scritto:
lollorock ha scritto:Ci dovrebbe essere anche un 95


Il 95 non riesco più ad usarlo, è in garage con l'assicurazione sospesa :(
Un pò mi dispiace ma la moglie non vuole venderlo, è troppo affezionata. Pensa che è tutto bello preparato anche quello. :cry:

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Messaggioil 04/02/2016, 20:04

eboati ha scritto:allora regalalo ad una missione... sarebbe una degna fine! o meglio, l'inizio di una nuova avventura per lui....


Credo che non sarebbe semplice e con dei costi non indifferenti ad immatricolare un mezzo in Africa.
Poi ci sarebbe il problema anche di trovare qualcuno che la porti fino lì :mrgreen: :mrgreen:
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Messaggioil 04/02/2016, 20:15

Sono senza parole......................................... :3
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Messaggioil 05/02/2016, 20:30

XXV giorno martedì 01/12/2015
Km 403059

Il vento spira forte stanotte, un vento caldo e fastidioso. Mi alzo alle 5.30 per fare pipì, la voglia di ritornare in tenda a dormire è forte ma non me lo posso concedere ho troppe cose da fare prima di svegliare Ezio. In lontananza sento il muezzin che invita alla preghiera, prego anch’io. Prego che oggi sia una giornata migliore di ieri, prego di trovare dell’acqua per fare rifornimento e prego che questo senso di sporcizia e di depressione mi abbandoni. Spero che Allah sia in ascolto. Alle 8.00 ci muoviamo in direzione Boguè sempre su asfalto. Ci impieghiamo più di un ora e mezza per raggiungerla, un po’ perché le condizione del manto stradale non ci consente di superare gli 80 kmh, un po’ perchè continuamente ci fermano per consegnare le fiches e un po’ perché riusciamo a trovare un pozzo dove finalmente fare il carico d’acqua, eravamo quasi a secco. Boguè è una vivace cittadina, più che vivace direi caotica. Lasciamo le auto e a piedi ci dirigiamo al mercato che ferve d’attività. Anche qui non veniamo assaliti dai venditori e ci godiamo in santa pace la passeggiata.

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È tutto uno scattare di foto, alcune scene sono veramente carine e divertenti, compriamo anche della frutta e della verdura, troviamo addirittura le angurie, e del pane. Ritorniamo in auto e ci dirigiamo lungo il fiume Senegal, dove ci fermiamo per pranzo. Neanche a farlo a posta scegliamo il punto di passaggio del fiume tra la parte senegalese e quella mauritana, quindi è tutto un susseguirsi di sbarchi di merci di persone e, addirittura, di una mandria di capre (ma non ci dovrebbe essere la frontiera?).

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Verso le 13.30 riprendiamo la marcia, sempre su pista, costeggiando il fiume Senegal. A dire la verità non vedevo l’ora di fare questo percorso, mi immaginavo una vegetazione lussureggiante, sterminati campi coltivati ed invece è una desolazione. Niente natura lussureggiante, pochi campi coltivati, tanta desolazione e tanta tanta polvere. Verso le 16.00, in lontananza, vediamo una pozza d’acqua dove una donna si sta facendo un bagno. Non resisto, le mie condizioni igieniche sono al limite della sopportazione, chiedo ad Ezio se si può fermare per farmi fare un bagno. So che rischio di beccarmi qualche batterio strano ma la mia voglia di togliermi dai pori un po’ di polvere è maggiore rispetto al rischio. Neanche il tempo di spegnere il Boss che mi sono infilata il costume e sono dentro l’acqua. Acqua fangosa ma sempre acqua.
Nel frattempo tutti gli abitanti del villaggio, secondo me anche quelli dei villaggi vicini, si radunano intorno alla pozza per assistere allo spettacolo di quella turista pazza che si fa il bagno dentro una pozza insieme a due cavalli.

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Mi sa che sta scena la racconteranno per molto molto tempo. Va beh! Che mi frega adesso mi sento molto molto meglio anche se non ho il tempo per prendere degli abiti puliti e sono costretta a rimettermi gli stessi che indosso da 5 giorni, i capelli si asciugano in pochi minuti e noi ripartiamo ma stavolta, dopo pochi km, prendiamo l’asfalto perché lungo il fiume non c’è la possibilità di guidare considerato che ci sono rudimentali, ma efficienti, sbarramenti a protezione dei campi coltivati che ce lo impediscono. Non facciamo molta strada, e dopo il solito controllo di polizia, abbandoniamo la strada e ci spostiamo verso l’interno dei campi. Ne troviamo uno non coltivato e spegniamo i motori. Anche qui veniamo raggiunti immediatamente dal proprietario del campo armato di machete. Dopo uno scambio di saluti e avere avuto il permesso di rimanere, iniziamo a fare il campo. Lui resta lì affascinato dai nostri preparativi, Ezio adocchia subito il machete, affilatissimo e con un bel manico in pelle di mucca, e non ci mette molto a proporre uno scambio con la sua ascia. Lo scambio avviene con la soddisfazione di entrambi. L’uomo, prima di andarsene, chiede se gli possiamo dare qualcosa da vestire e da mangiare. Non ci possiamo esimerci dal farlo e, mentre io tiro fuori dalla cambusa scatole di fagioli e tonno, Ezio si sfila la sua maglietta e gliela regala insieme alle cose da mangiare. L’uomo se ne va soddisfatto verso casa con un’ascia nuova una maglietta anti sudore della decathlon e la spesa, niente male solo per aver permesso a dei pazzi turisti di campeggiare nel suo campo. Ezio, costretto al cambio maglia, prima di cena si fa una piccola doccia e poi si scofana una bella porzione di pasta e fagioli e per me una bella insalata mista. Satolli, quasi puliti e stanchi andiamo a letto, ore 21.45.



XXVI giorno mercoledì 02/12/2015
Km 403290

Mi sveglio anche stanotte per fare pipì ma rientro in tenda, è piacevole stare in tenda ad ascoltare i grilli e, in lontananza, il muezzin che invita alla preghiera. Oggi dovremmo arrivare alla riserva di Dawling dove dovrebbero esserci dei campeggi ed un lodge gestito da francesi, sto sognando da settimane un posto decente dove potermi fare una doccia e rilassarmi. Alle 7.45 prendiamo la route Rosso-Boghè e, finalmente, vediamo campi coltivati a perdita d’occhio e attrezzature agricole di questo secolo. La strada è disseminata di piccoli villaggi e questo la rende estremamente pericolosa. Il pericolo deriva dal rischio di investire animali o bambini che ti attraversano la strada in ogni dove. Le scene che si vedono non sono sempre piacevoli. Non è piacevole invece vedere bambini semi nudi che giocano nella spazzatura, non è piacevole vedere donne cariche come muli camminare sul ciglio della strada e non è piacevole vedere gli uomini che si spaccano la schiena lavorando i campi. La vita, a volte, è proprio una merda!!!!

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Arriviamo a Rosso senza problemi, non ci fermiamo neanche, non ne vale la pena. Ci saremmo fermati solo se non avessimo già fatto gasolio e non avessimo comprato pane e generi di conforto lungo la strada, qui, per la cronaca, si trova di tutto. Continuiamo su pista fino ad arrivare a Dawlin, verso mezzogiorno, già lungo la strada incontriamo una miriade di uccelli e anche dei facoceri.

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All’ingresso del parco, consegnata la fiches al poliziotto, incontriamo una guida del parco che ci dice che il campeggio gestito da francesi ha chiuso 2 anni fa, ma che possiamo andare nell’unico auberge del parco. Un po’ depressi, mi aspettavo un po’ di civiltà e pulizia, andiamo a vedere sto auberge. Solita delusione! Tutto lasciato deperire miseramente. Non avendo altre possibilità, a malincuore, siamo costretti a campeggiare quà. Prendiamo un bungalow in 4, giusto per farci una doccia e lavare un po’ di panni, non mi soffermo a descrivere le condizioni del “cesso”. Tutto il pomeriggio se ne va facendo il necessario per renderci più umani. Verso sera ritorna la guida per metterci d’accordo sull’orario della partenza di domattina per la visita del parco. Il problema sorge quando capisco che loro non hanno mezzi per accompagnarci e noi non abbiamo posto in macchina per la guida. Il tizio propone prima di farmi stare sdraiata dietro per tutta la giornata poi di smantellare l’allestimento del Boss affinchè io possa stare dietro più “comodamente”. Ma stiamo scherzando? Qui non hanno la più vaga idea di cosa significhi smantellare il mio Boss o di cosa significhi la parola turismo e tutto quello collegato ad esso. Ovviamente ci rifiutiamo di fare entrambe le cose e che cercheremo di arrangiarci da soli, infatti, altro problema, è che non hanno mappe del parco e noi non abbiamo scaricato le piste sul garmin. NO COMMENT!!!!

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All’ora di cena veniamo assaliti dalle zanzare, mangiamo velocemente, ma le malefiche continuano a nutrirsi delle nostre carni. Di stare fuori a chiacchierare non se ne parla, quindi tutti in tenda alle 20.30. dimenticavo, l’ingresso al parco costa 3.000 oughie a persona mentre campeggiare e l’uso del cesso 4.000 a macchina, praticamente un furto con destrezza! Comunque ci rilasciano la ricevuta…….
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Messaggioil 05/02/2016, 20:33

XXVII giorno giovedì 03/12/2015
Km 403458

Molto caldo stanotte ma, grazie alla zanzariera, niente malefiche bestiacce in tenda. Alle 6.00 mi alzo e l’attacco continua. Ma non sono stufe di mangiarmi? Salgo in macchina ma si sono infilate anche lì, disperata risalgo in tenda. Alle 8.00 siamo pronti per fare il giro del parco ma sbagliamo senso e ci avviciniamo al confine col Senegal. Una pattuglia di ranger ci ferma e ci indica la direzione giusta. Praticamente dobbiamo tornare indietro superare il posto di polizia fatto ieri e girare a sinistra. Facile no? All’ingresso del parco, sia la guida che il poliziotto conosciuti ieri ci fanno capire che non vogliono che andiamo da soli a vedere gli uccelli e fare campo sull’oceano. Dicono che sia per la nostra sicurezza ma credo che lo facciano perché vogliono guadagnarsi la giornata. Impieghiamo 20 minuti, chiusi nella loro tenda che puzza di sudore e cibo stantio, a convincerli che ce la possiamo cavare da soli e che ci prendiamo noi la responsabilità in caso dovesse succedere qualcosa. A forza ci danno il permesso di passare senza prima averci dato il loro numero di cellulare da usare in caso di bisogno. Finalmente liberi ci dirigiamo verso l’oceano. Gli uccelli non mancano: aironi, gru, aquile pescatrici, pellicani, fenicotteri, facoceri e una miriade di altri uccelli che non conosciamo.

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Anche la strada per raggiungere l’oceano non è molto facile da trovare senza mappe. Un po’ a culo un po’ chiedendo agli abitanti dei villaggi, quasi nessuno parla francese, arriviamo a vedere l’Atlantico. Che faticaccia!!! Ma ne vale la pena. Il posto è meraviglioso, ci facciamo subito una passeggiata sul bagnasciuga e poi, messi i costumi, cerchiamo di prendere un po’ di sole. Dico cerchiamo perchè il vento spira forte e ci impedisce di stare distesi. Quindi spostiamo le auto qualche duna più in là, verso l’interno e sotto dei magnifici alberi, in modo da non farci infastidire più di tanto dal vento.

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Anche oggi facciamo campo presto, sono le 16.00, ne approfitto per salire in tenda a defaticare. Un paio d’ore dopo risaliamo le dune verso il mare per goderci il tramonto. Ma ahimè il vento e l’umidità pazzesca ci impediscono di vedere il sole spegnersi sull’oceano. Ritorniamo alle macchine e inizio a preparare la cena, stasera risotto alla pescatore per Ezio insalata per me. Niente zanzare quindi, non solo ci godiamo la cena in santa pace, ma facciamo anche un bel falò. Questa è l’ultima sera in compagnia di Claudio e Katia infatti domattina loro punteranno verso nord mentre noi a sud. Anche se è piacevole stare accanto al fuoco, domattina bisogna alzarci prima del solito perché vogliamo essere al confine non più tardi delle 8.00, quindi a letto presto, ore 21.30.
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