il 09/11/2006, 10:32
oddio giorgio...
posso credere che non sia assolutamente facile andare tutte le mattine al lavoro ed avere in mente, perennemente, l'africa...soprattutto dopo un viaggio lungo, durante il quale ci si e' potuti assuefare a ritmi e schemi mentali completamente diversi.
dico cosi', perche' a me, che non so assolutamente come possa essere, il solo provare ad immaginarlo mi toglie la voglia di fare tutto il resto (studiare, nel mio caso!).
ma penso che ci si debba rendere conto che vivere "qui" come se fossimo "li" o vivere "qui" pensando a "quando si era li" e' una violenza troppo forte che perpetriamo contro noi stessi e, forse, contro quelli che ci stanno intorno (a cui rompiamo i Kiwi tutto il giorno con l'uggia che ci si porta dietro) e non e' neppure eticamente corretto...e' la differenza, il contrasto fra due modi di vivere che colpisce e fa ritenere uno molto migliore, pittoresco o umanamente gigante dell'altro...e cosi' ci si innamora. poi l'abituine fa nascere l'affezione ed infine la noia. e' vecchio, scontato, ma pur sempre vero: "non e' il cielo sopra di noi, ma l'animo dentro di noi a dover cambiare " (penso fosse seneca...de seectute, ma potrei essere smentito).
comunque, mi piace immaginare gente come almasy o monod o bagnold, che hanno lasciato la loro vita nel deserto, riuscire a mangiare nel ristorante di londra in cui si ritrovavano per la cena sociale del club zerzura senza dover necessariamente rimpiangere e rivangare le esperienze passate e la bella vita nel deserto...diciamo che mi sembra, il modo migliore per vivere "completamente"!
duilio
ps: questo perche' mi sarebbe dispiaciuto lasciare in bianco un sfogo cosi' istintivo...meritava una risposta, anche se e' difficile farsi capire in 5 righe!