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Argentina Cile e Bolivia IV parte

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 10/12/2006, 20:55

A San Pedro di Atacama la vita scorre lenta e la popolazione locale in questa paese di 5000 anime si è industriata molto per il turismo. Ci sono diverse agenzie che offrono tour di tutti i tipi, ed i più gettonati sono quelli 4x4. Stabilii di rimanere lì un paio di giorni per poi affrontare la parte bassa della Bolivia sperando di arrivare al Salar de Uyuni, il più grande lago salato al mondo, ma la possibilità offerta dai vari tour rigorosamente Boliviani, non ha permesso lo sviluppo e l'interesse nel vendere cartine geografiche locali, guide, mappe con sentieri o piste e tutte le informazioni per poter entrare in Bolivia e poter procedere autonomamente con il proprio mezzo furono scarse e contrastanti. Quelle che avevo con me portate dall'Italia si rivelarono non troppo dettagliate e la sera mi ritrovai in quei tipici pub punti di incontro per viaggiatori, crocevia di esperienze e di informazioni, cercando di carpire più dettagli possibili, cercando di condividere qualche esperienza o magari trovare altri equipaggi che autonomamente avrebbero voluto intraprendere questa parte del viaggio. Mi ritrovai sempre più spesso da solo a cercare di decifrare quel poco di informazioni ricevute, cercando e ricercando di utilizzare al meglio quella mia cartina che però non riportava molto, supponendo diverse possibilità per poi modificare il tutto; e poi fare i calcoli con il gasolio necessario, studiando varianti alternative che mi avrebbero permesso di concentrare in pochi giorni la visita alle famose lagune di vari colori cercando poi di arrivare al Salar de Uyuni. I giorni a disposizione per far tutto non erano molti, ed a sentire qualche racconto le cose da vedere erano invece molte e non tutte propriamente vicine, avrei dovuto poi considerare una via di rientro veloce e senza difficoltà per poi affrontare il lungo ritorno a Buenos Aires. Mi accorsi subito che i tour per la Bolivia erano presentati ed offerti solo da Boliviani, perchè ai Cileni era preclusa questa possibilità in accordi con i governi reciproci, ma non per questo i Cileni si sentivano in difficoltà, loro erano più per il loro territorio e per le loro bellezze naturali. Il contatto con i Boliviani non fù dei più semplici, non tanto per la loro disponibilità che fu sempre schietta e sorridente, ma piuttosto per la loro ermeticità nel parlare della loro terra e della loro popolazione, sul rilasciare indicazioni ed eventualmente strategie per permettermi di affrontare l'ultimo sforzo; chiarii sin da subito che ero disposto anche pagato il dovuto, che avrei anche cercato una guida o qualcuno che mi avrebbe potuto accompagnare, ma i boliviani mi fecero capire che quello era l'unico business che potevano fare, strutturare pacchetti ben rodati e definiti con una sovrapposizione e turnazione dei loro mezzi studiata a tavolino dai loro boss, e che non potevano offrire altro che quello riportato nei loro depliants o cartelli. La Bolivia è lo stato più povero del Sudamerica, vivono di estrazioni minerarie e turismo, il reddito medio procapite è molto basso ed in linea con molti Stati africani, ma la loro organizzazione per il turismo è ancora in fase embrionale e non permette di esaudire richieste che non siano rigidamente quelle studiate. Sono altresì comunque molto orgogliosi della loro terra ed il portare i turisti in giro nella parte bassa della Bolivia secondo meccanismi e tragitti da loro studiati, secondo punti solo a loro noti, attraversando piste che solo loro sanno e prive di indicazioni perchè da loro aperte nel tempo e da loro utilizzate, li rende felici di sentirsi parte integrante di una organizzazione del turismo sudamericano molto amato, secondo loro, da noi europei; nulla più. I rifornimenti di gasolio erano il vero problema perchè difficilmente utilizzato (loro utilizzano tutti Toyota a benzina) e nei pochi posti quasi segreti dove lo avrei potuto trovare non vi era sicurezza alcuna. Mi continuavano a ricordare che la notte nelle zone delle lagune la temperatura arriva a 15/20 gradi sottozero e che loro sapevano dove dormire, e che quei rifugi che si potevano trovare erano prevalentemente per i loro tour organizzati. Colsi appieno i suggerimenti,cercando di non forzare la ritualità delle consuetudini, evitando di mostrare che comunque sapevo cavarmela da solo. Ecco perchè abbandonai l'idea di entrare con una Land Rover in Bolivia e mi affidai ad uno dei loro tour; tuttosommato 4/5 giorni scarrozzato in giro, seppur su toyota mi avrebbe permesso di concentrarmi più sul viaggio e meno sulla guida e problemi potenziali nei quali sarei potuto incorrere, ed inoltre mi sarei riposato pure un pò. Conclusi un accordo con una compagnia di tour Boliviani per 115 dollari americani per 4 giorni tutto compreso, viaggio in toyota, pasti 2 al giorno con cuoca a bordo, alloggio in rifugi ed una notte nell'Hotel di sale. L'unica cosa esclusa era l'acqua potabile, nel caso che le necessità personali fossero andate oltre i 3 litri garantiti all'organizzazione per tutto il periodo; l'obbligo invece era di un ottimo sacco a pelo, e nel caso non l'avessi avuto, avrei potuto noleggiarlo da loro. Il mio equipaggio era composto da un driver guida Boliviano, una cuoca Boliviana e poi una canadese, un giapponese, una americana, un inglese ed il sottoscritto. Dogana tra Bolivia e Cile La laguna verde, così colorata per alta presenza di borace, e la schiuma che si trova ai bordi è solo una diretta conseguenza della chimica e di questo minerale. Gayser d'aria bollente a 4800 mt. la "laguna colorada" Tutta la parte selvaggia ed inospitale della Bolivia sud è racchiusa nella Reserva Nacional de Fauna Andina Eduardo Avaroa incastonata dai confini di stato a Est e Sud, dalla Cordigliera di Lipez a Ovest e da il Salar de Uyuni a Nord, svariati mila ettari di Riserva lasciati selvaggi e attraversati da una flotta di Toyota a benzina verso tutte le attrattive del posto, ore e ore di navigazione in piste che si incrociano senza possibilità di capire le destinazioni, nessuno dei driver dei Toyota usa GPS, e nessuno lo vuole usare, difficilmente si incrociavano altri Toyota se non nei punti d'attrazione turistica o del pranzo/cena tutti in luoghi prestabiliti e spesso neanche facili da scovare. La "laguna colorada", con forte dominanza magenta tendente a tratti al rosso cardinale, è tale a causa dell'elevata concentrazione di piccolissimi crostacei lagunari, e fu anche la laguna dove vidi e dove vivevano i famosi fenicotteri andini. Il colore del loro piumaggio è strettamente correlato con questo cibo, ed il loro mangiare in continuo per tutto il giorno e per qualche mese all'anno, solo in queste lagune della Bolivia, ne provoca una livrea inconfondibile. La sorpresa fu di trovare fenicotteri a temperature bassissime, pur essendo agosto la stagine più secca, le temperature notturne sembrava non impensierire questa fauna di passaggio ma comunque stanziale per qualche mese. Anche i toyota Boliviani si rompono...eccome, ma la loro manutenzione è spesso inesistente. questo è l'Hotel di sale nel quale abbiamo pernottato una notte, completamente costruito con blocchi di sale. Anche i letti erano fatti con blocchi di sale , poi c'era una pellicola di plastica ed un materasso. La più grossa difficoltà, oltre l'umidità fu camminare con ciabatte bagnate dopo la doccia su un tappeto di sale grosso che tranquillamente era adagiato come parquet. Nel bel mezzo del salar de Uyuni si erge "l'Isla del pescado" per la forte rassomiglianza a ad una forma di pesce se vista dall'alto. La cosa icredibile fu trovarsi quest'isola davanti dopo aver percorso 5 ore di viaggio interamente su piste di sale (e qui ringrazio di non aver portato la Land Rover preservandone un pò il telaio !!!!) l'isola e una piccola riserva protetta nella quale si gira solo a piedi su sentieri prestabiliti, è formata da sola terra e pietre ed è presente una straordinara varietà di "cardones", i cactus sudamericani. Il tour fu estremamente interessante ed intenso, sicuramente non avrei mai potuto fare le stesse cose da solo senza esserci mai stato e senza riferimenti geografici o georeferenziati; tra le curiosità da annoverare c'è il forte rispetto dei Boliviani per la loro terra, Pachamama cioè terra spirituale, dono gratuito di Dio alla loro popolazione, spirito che va alimentato e pregato, terra che dà loro da vivere, terra dalla quale provengono e dalla quale ritornano, terra che non ha padroni ma che va rispettata ed onorata come una madre. Il driver Boliviano, ogni mattina prima di partire, versava senza troppo clamore da una piccola bottiglietta, un pò di alcol sulla quattro gomme del Toyota come gesto purificatore di quel mezzo che avrebbe usurpato la terra ma avrebbe dato a lui la possibilità di sostentamento suo e della sua famiglia. Paralndo con molto rispetto con lui, scoprii che l'alcol era inteso anche come il buon auspicio per gli inconvenienti che la terra avrebbe potuto dare al Toyota. Un'altra usanza considerevole, sempre nel rispetto di Pachamama è nella tradizione boliviana di offrire alla terra il primo sorso di una birra, non di acqua o cose naturali necessarie per la vita, ma del superfluo della voluttuosità e fui da subito incuriosito da questa usanza che vedeva il Boliviano aprire una bottiglia di birra e versare in terra un pò di birra prima di bere. Nella scala delle gerarchie, Pachamama stava al vertice, ed il primo sorso era a lei destinato. Finito il tour Boliviano, ritornai in Cile e dopo una notte di forte vento desertico mi ritrovai la mattina presto alla frontiera Cilena di San pedro di Atacama fermo per due giorni, la notte aveva fatto mal tempo e nel passo di Jama, lassù sulle Ande c'era la neve. Le basse temperature notturne avevano gelato gran parte del passaggio e certo non esistevano spazzaneve che potessero fare servizio di apertura delle via. L'attesa fu di due giorni con bollettino ogni ora, scarno ma terribilmente uguale: il passo era ancora chiuso e non si sapeva quando si sarebbe potuto attraversare. Io dovevo per forza riattraversare il confine per rientrare in argentina, avevo ancora una settimana giorno più giorno meno e quindi il volo per l'Italia. Furono invalsi tutti i tentativi innoltrati di richiesta sotto la mia responsabilità di passaggio, pur avendo una Land Rover nessuno poteva lasciare il Cile. L'unica possibilità era passare per il passo dei Santiago del Cile, a 2200 Km più a sud per poi rientare verso Buenos Aires percorrendo altri 2500Km; per me con il Defender ed ormai abbastanza stanco erano troppi e con troppi inprevisti, decisi di aspettare per attraversare nella via più diretta. Furono due giorni di attesa, ma anche di contemplazione cercando di capire quanta era sfortuna e quanto invece dovevo anche io, questa volta, rispettare Pachamama, e quindi rispettare il suo volere. Le cime erano tutte innevate, ed un forte vento gelido spazzava a tratti la polverosa attesa nella frontiera Cilena, nella mia mente pregustavo il ritorno attraversando il deserto ancora una volta, più su piste che fuoripista come all'andata, ed alle brutte come conforto, c'era sempre il nastro d'asfalto che di sicuro mi avrebbe riportato in Argentina. La frontiera aprì per sole due ore, ed il passaggio fu autorizzato ai soli 4x4. Cercammo di stabilire un patto di reciproco aiuto in caso di necessità, e partimmo. Avevo i miei punti di riferimento ma non potei fare un completo track back, le condizioni non me lo permettevano, ed a tratti guidai su neve, a tratti su asfalto ed a tratti non resistetti a tornare per piste ormai quasi cancellate dalla neve. Una sensazione forte di imprevedibilità mi sovrastò per tutta la giornata, cercando di compensare tratti in solitudine e libertà a tratti invece nei quali tutti coloro che si erano innoltrati nel cammino dovevano per forza fluire in carovana, perchè non c'era proprio altra possibilità. Riuscii a tornare in Argentina, con la consapevolezza di aver goduto appieno quel rientro in condizioni particolari, tutto quello che fino ad una settimana prima era sotto il sole, ora era sruzzato di neve e lastre di ghiaccio, il defender arrancava ovunque lo dirigessi, e quell'esperienza fu la parte quasi conclusiva dei miei piani. Il silenzio ed il rispetto per il popolo Andino e per la sua terra, per le sue tradizioni e credenze fu allora al massimo delle mie considerazioni, e come in ogni impresa che si rispetti ritenni necessario andare anche io in qualche luogo spiritualmente elevato, come fosse un pellegrinaggio ed una sorta di ringraziamento per la riuscita di tutta la mia piccola avventura. Guidai per tre giorni attraversando la secca ed arida terra del Chaco a nord, disastrata dalla mancanza di acqua, per poter arrivare abbastanza rapidamente verso il grande fiume Rio Paranà e le lussuoreggianti terre dell Est. Scorrazzare sulle rive di uno dei più grandi fiumi del mondo, su terreno sabbioso, con colori più caldi, ritrovando l'umidità e le nuvole, l'acqua ed il fango poi fu come ritornare da un film che continuava spesso a passare nella mia memoria la notte; metabolizzavo sempre di più tutto il viaggio fatto fino all'ora, spesso rivivevo momenti topici passati con la fortuna o forse la spensieratezza e l'affronto, ma parallelamente necessitavo sempre di più di uno esplosione di spirituale ringraziamento. La metà prescelta, sia per mia curiosità, sia per importanza storica furono le missioni gesuite del 1650, esattamente quelle nelle quali fu girato il film Mission nel 1986. Non mi dilungo ancora, nei racconti e nell'intimità dei pensieri, credo di aver fatto un piccolo reportage del viaggio che ho intrapreso in IV parti tutte diverse tra loro per sensazioni, guida in fuoristrada ed avventura. Dai vostri commenti sono stato sempre supportato, e dalle mie note spero sia prevalsa la particolarità di questa avventura ormai compiuta tre mesi fa. Mi accingo a ripartire il primo gennaio dell'anno nuovo, ritornando sulle orme di un anno fà quando toccai per la prima volta il suolo Argentino con il mio 110. Gennaio sarà dedicato alla seconda traversata della Patagonia siano alla Terra del Fuoco, con diverse varianti rispetto al precedente raid. In quest'anno ho imparato a conoscere meglio questa terra, ho già percorso lì 22.000 km in tutte le situazioni, e sinceramente devo molto al mio D110. Il prossimo sarà l'ultimo viaggio perchè subito dopo il Defender rientrerà in un container per tornare in Italia. In pieno stile Boliviano, non verserò alcol sui pneumatici tutte le mattine, sarò invece rispettoso verso la terra, cercherò di vedere con altri occhi quello che a distanza di un anno questa terra e questo popolo mi hanno insegnato, cercherò di vedere se anche io posso dirmi cresciuto, sicuramente arricchito, e sono sicuro che comunque mi rimarrà impressa Pachamama e la sua meravigliosa bellezza. Un saluto ed un ringraziamento a tutti. Pino
Pino
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Messaggioil 10/12/2006, 22:35

bellissimo pino... davvero :-) che figata quei posti dove sei stato portato dai boliviani, che roba... sensazionali. potresti farci un libro! ---------------------------- La Panda 4x4 e' un piccolo Defender... ma il Defender e' una grande Panda
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Messaggioil 10/12/2006, 22:57

Ancora un capitolo da salvare, grande Pino You can go fast... I can go everywhere Valter
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wawao
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Messaggioil 11/12/2006, 3:35

Porcupine over the top ... non ho altre parole ... Un cordiale lampeggio di fari da Maki !!! LR DEF 110 SW "Jazzy white lady"
Un cordiale lampeggio di fari da Maki !
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Messaggioil 11/12/2006, 10:42

ribadisco e riconfermo come sempre, grandi racconti, grandi foto complimenti sinceri!!!!!!!
...che la giornata vi sia lieve e come sempre ...in alto il cuore.... guidoni
amor56
 
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Messaggioil 11/12/2006, 10:47

sto salvando tutti i capitoli del tuo viaggio! ancora complimenti pino e grazie.. ciao, mat
Mat
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Messaggioil 11/12/2006, 11:17

porcupine superstar.................. Africaland Italian North East Club Gruppo Cinghiali dell'Est Defender Natural Attitude
Africaland Nord East Club
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Messaggioil 11/12/2006, 15:38

grazie pino per i tuoi meravigliosi racconti dei tuoi strameravigliosi viaggi
Federico
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walu
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Messaggioil 12/12/2006, 10:23

Senza parole..... Grazie Pino! Roberto - Def110sw "bobomobile"
Roberto - Def110sw S my'02 "bobomobile"
bobo
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Messaggioil 12/12/2006, 10:50

sempre piu^ struggente! ...di nuovo complimenti! duilio
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Messaggioil 12/12/2006, 14:41

Pino complimenti veramente. Voto 10 anche alla pazienza di scrivere tutto per noi.Grazie e ciao -Raffo- www.raffo703.com
a presto, in qualche posto sperduto!

Raffo
mantide
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Messaggioil 13/12/2006, 17:35

e adesso riparti pureeeeeeeeeee !!! ma che ci vuoi far proprio morire d'invidia ? vai e non ti fermare, il mondo ti aspetta Ugo-J'aime l'Afrique
Ugo-J'aime l'Afrique
ugobotta
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Messaggioil 13/12/2006, 21:35

Ciao Pino, a che stadio sei della Ciranite acuta? Sei un mito Paolo Club nostalgici
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karanka110
 
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Messaggioil 14/12/2006, 19:34

Ciao Pino.....Purtroppo il troppo lavoro che la metà basta... frena la mia voglia di viaggiare....Complimenti per la redazione del viaggio sempre piena delle tue sensazioni...emozioni che suscitano tutta la nostra invidia....Ci sentiamo poi per gli auguri e chissa!!!!!
Guido
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Messaggioil 16/12/2006, 13:09

rischio di ripetermi ma mi viene dal cuore.... ONE LIFE . LIVE IT... Fulvio SpiderOne ten ZANO MOUNTAIN "L'UNICA CERTEZZA!!"
aspetto 110 hcpu
ricciarg
 
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Messaggioil 17/12/2006, 17:45

Più leggo di questo ragazzo e più mi sembra si buttare via il mio tempo, e comunque anche se avessi le possibilità economiche per fare dei viaggi così non nè avrei quelle caratteriali, ecco dove sento una sana invidia. Grazie.
tobyamos
 
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Località: monza

Messaggioil 18/12/2006, 19:49

veramente senza parole . Reno Memento audere semper!
Reno Vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai.
reno
 
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Località: Monza

Messaggioil 18/12/2006, 20:37

un romanzo un viaggio fantastico fuori dal tempo meraviglioso
È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra: fa impazzire tutti. William Shakespeare
vascodegama
 
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Messaggioil 21/12/2006, 15:03

..che invidia..complimenti..! ..perchè non farne un libro della tua esperienza?.. Ciao,giorgio. ..prima o poi defender!
joe badile
 
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Messaggioil 27/12/2006, 23:27

Pino for "president" !
piantolo
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