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Argentina e Cile

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 01/05/2006, 23:06

Secondo raid in terra australe che mi ha visto protagonista di un giro di 7550 Km tra Argentina e Cile.
L'obiettivo principale questa volta è stata la Carretera Austral in Cile percorribile tra Novembre e Aprile con temperature e livelli di pioggia possibili.
Partiti da Buenos Aires i primi di Aprile con un amico ed un solo defender 110 abbiamo guidato per intere 13 ore verso ovest cercando di incontrare le ande il prima possibile e passare la noiosa pampa argentina piatta e senza emozioni.
Quando la strada iniziava a salire all'altezza di San Rafael uno scenario infinito si presentava ai nostri occhi, la pampa e le sue coltivazioni ed i suoi allevamenti di bestiame spariva lasciando alla nostra vista una grossa distesa.
La vera tappa è stata la laguna di Llancanelo e la sua Reserva provincial distesa ai piedi delle ande argentine e meta di passaggio di varie specie d'uccelli nelle loro annuali migrazioni; il periodo di aprile non è però un periodo di passaggio e quello che resta è una superba laguna piena di colori in una giornata limpida e con vento sferzante.
Scendendo un pò a sud di un centinaio di Km ci si imbatte nella reserva del payun intorno al suo vulcano spento che si eleva per 3680 mt. Il paesaggio è inatteso perchè poco pubblicizzato ed è un luogo incredibilemnte bello per la libertà che si ha nel guidare e percorrere km e km su piste di lava nera nella completa solitudine, in assenza di segnalazioni ed affidandoci ad una navigazione di gps per lunghi tratti sfruttando solo la bussola.
La vasta area conta 800 crateri vulcanici di tutte le dimensioni ed è la più ampia concentrazione di bocche vulcaniche nel mondo.
Inerpicandoci per un sentiero sotto consiglio delle guardie del parco, due simpaticissimi argentini Annibale e Martin, siamo arrivati all'ingresso della Riserva, senza pagare un pesos e senza che nessuno ci limitasse in qualcosa.
Lungo il tragitto branchi di guanacos lentamente si allontanavano lasciando spazio per poter passare.
E' una riserva molto vasta e dopo un pò si perdono i sentieri per arrivare a camminare su una pista di fuoristrada in un deserto di lava fine e nera. l'istinto è stato quello di guidare verso le caldere dei vulcani, spogli e privi di vegetazione, ma spesso una pista ricordava che non era opportuno lasciare segni di pneumatici a qua e là compromettendo una visione ordinata e pura nella quale gallegiavamo come dispersi.
Nel nostro peregrinare senza metà e senza tempo, abbiamo incontrato un altro defender 110 ed allora abbiamo scoperto che esistono dei tour organizzati e Santiago Cara il driver è una guia de turismo.
Santiago con i suoi 2 defender 110 fà la guida dal 1996 e tutti quei tracciati su cui noi passsavamo erano stati aperti da lui tanto tempo fà. E' l'unico che gira in questi posti ed è l'unica guida che ti porta in giro in questa immensa riserva poco conosciuta ma incredibilmente affascinante.
Ho patteggiato una sua pubblicità sul nostro forum www.karentravel.com.ar con il proseguimento del tour e sopratutto con la via più breve per tornare sulla Ruta 40.
Al di là della pubblicità chi si trovasse nelle vicinanze di Malargue anche senza i nostri amati land e volesse provare qualcosa di veramente entusiasmante non esiti a contattarlo perchè ne vale veramente la pena.
Alla fine ci siamo ritrovati sulla tanto ricercata Ruta 40 ed all'altezzadi una fenditura nella quale scorreva un tranquillo rio dotato di ponte non per Defender !!
Ora non ci rimaneva che attraversare le Ande per andare in Cile.
L'attraversamento delle Ande è un'altra esperienza che mi ha segnato in questo raid, complessivamente le ho attraversate quattro volte, ma questo passo e cioè il passo pehuenche a 2550 mt ha dell'incredibile.
Le formalità tra Argentina e Cile sono abbastanza semplici ma la presenza di un mezzo europeo gli complica un pò più le idee, sopratutto in zone difficilmente attraversate da mezzi europei.
Di passi di confine tra i due stati ce ne sono molti, spesso solo militari, o chiusi, altre volte chiusi per la stagione e per la neve, ma quasi tutti con strada sterrata o come la chiamano loro "il ripio" e a diffrenza dei bei valichi che portano alle capitali come santiago del cile, i passi secondari sono terra vergine di nessuno per centinaia di Km.
Sul territorio Andino longitudinale come un meridiano, passano sterrati che nel tempo hanno preso valenza di valichi di frontiera, e le rispettive dogane sono situate in pieno territorio loro e molta distanza dall'altra dogana perchè in mezzo ci sono proprio le ande.
Al passo del Pehuenche si arriva con una strada che va verso la dogana argentina, regolarmente chiusa con sbarre, dopo una ottantina di km in paesaggi non abitati se non da qualche vecchi cantadino in delle estanzia antiche e solitarie, con tutto ripio e senza nessuna segnalazione.
In dogana bisogna considerare un oretta tra che ti veda qualcuno e qualcuno avvisi, per poi trovarti difronte un doganiere che ha più curiosità che formalità, che non controlla il mezzo, che scherza sulle land rover molto costose in argentina, che compila vari moduli tutti rigorosamente a mano e che ti dice che il confine argentino sta a 40 Km di li poi si passa in Cile per altri 60 Km, e poi ci sarà un presidio sanitario cileno, e dopo altri 75 Km ci sarà la dogana cilena; e che in tutto questo tragitto non c'è nulla e nessuno, che la strada è di ripio e molto dissestata, solo una corsia con vari allagamenti, e che la dogana cilena chiude un'ora prima di quella argentina e che il cile osserva un'ora di fuso orario in meno che l'argentina.
Cioè di botto facendoci due conti ci passava un pomeriggio intero e ci dovevamo pure sbrigare, perchè loro non avvisavano i cileni e si poteva rimanere chiusi tra le due dogane a 2550 mt.
Passata la dogana argentina abbiamo subito capito che lo sterrato si inerpicava verso maestose cime con una velocità bassissima perchè pieno di curve, con allagamenti che spesso ci facevano guadare la strada, ma sopratutto non avevamo considerato con attenzione il fatto che guidare verso ovest ci avrebbe inevitabilmente portato il sole che tramontava contro, e che la visuale in quelle condizioni ci avrebbe ulteriormente rallentato la nostra marcia di avvicinamento.
Complessivamente ci sono volute 6 ore da parte a parte ma i 170 km di terra di nessuno, territori primordiali e vergini, con il passo a 2550 mt con la luna già alta sono stati un'esperienza molto forte.
Il passaggio delle Ande era ormai fatto, ci aspettava la Ruta n.5 chiamata Panamericana asfaltata e veloce verso sud sino a scendere nella regione dei laghi e dei vulcani cileni e sopratutto verso il maestoso vulcano attivo Villarrica, verso la tanto blasonata Pucon e comunque nel maestoso Parque national de Villarrica.
Il mio interesse per quest'area era accentuato dalla presenza nativa della Araucaria (araucaria araucania) o nome indigeno pehuen che è una specia di conifera incredibilmente antica, che può raggiungere i 1000 anni di età ed un'altezza di 45 metri. Per la sua forma gli esploratori spagnoli chiamarono questa pianta paragua (ombrello), ma in inglese il suo nome divenne monkey puzzle (rompicapo per scimmie) a causa della forma e del fitto fogliame che avrebbe costituito un problema per qualsiasi scimmia.
Questa pianta giurassica è l'unica che resiste alle fiamme e per questo è nativa lungo le pendici dei vulcani andini.
il proseguimento verso sud ci faceva avvicinare verso Puerto Montt, da dove si poteva prendere un traghetto verso l'isola di Chiloè rimasta nella mia memoria dallla lettura, in altri tempi, dei diari di Bruce Chatwin e della sua scoperta delle leggende marinare e di presumibili mostri o creature misteriose che abitano l'isola, non sono comunque solo presagi letterari, ma la gente del posto spesso ci crede veramente.
Mostri a parte, l'isola vive di pesca e allevamento, artigiantao del legno e non ha cittadine ma solo dei villaggi che ancora oggi mantengono la loro struttura antica, anche se all'esterno si stanno urbanizzando.
L'impressionante marea che si ritrae con alta escursione libera giornalmente spiaggia percorribile e lascia come dono delle alghe che fino a poco tempo fa venivano ancora mangiate.
Arrivati all'ultimo porto di Quellon, aspettavamo con ansia la possibilità di passare verso est sul continente Cileno per iniziare a percorrere la mitica Carrettera Austral ruta n. 7, che può essere raggiunta solo tramite un traghetto.
Il periodo autunnale non di turismo aveva fatto si che sia da Puerto Montt, sia da castro non partissero traghetti, e Quellon era la nostra unica speranza.
Arrivammo di notte sotto una pioggia battente da qualche giorno, perchè l'isola è molto spesso racchiusa nelle nebbie ed è il posto più piovoso di tutto il Cile, tanto per non smentire le leggende che anche intorno a queste condizioni metereologiche si perdono.
Nella notte di una domenica il porto era deserto, pochissime luci, una pioggia senza respiro, poca gente ubriaca che pascolava cantando nella solitudine, e sulla bacheca della modesta appendice terracquea che fungeva da moletto un unico piccolo cartello scritto a penna su un cartone intriso ed ormai sfaldato; con inchiostro ormai slavato, puntando la nostra torcia cercammo di decifrare le uniche notizie a noi necessarie.
A noi due parve di leggere che il primo traghetto spoletta disponibile di nome alexandrina partisse di mercoledì alle 12.00 e sarebbe arrivato tra le 18.00 e le 19.00 secondo le condizioni metereologiche.
Per quella sera fu abbastanza e dopo aver sostato sotto la pioggia difronte all'unico negozio di ferramenta marinara, uno di quei market che ha tutto e del quale vorresti comprare quasi tutto, decidemmo tutti bagnati e stanchi di posare la nostra testa che iniziava a fare conteggi di giorni, date ed orari su un buon cuscino di una branda asciutta.
Passata la notte dentro un caloroso hotel del porto, con annesso bar come tradizione vuole, la mattina decidemmo che tre giorni per noi erano molti e considerate le nostre ambizioni di percorrere la Carretera Austral per quanto possibile, e considerato che stavamo ad oltre 3500 Km da Buenos Aires e che saremmo dovuti tornare anche indietro lasciando almeno un giorno jolly per qualsiasi evenienza, decidemmo di tornare indietro, di ripassare in Argentina e ed aggredire la Carretera da un'altro passo di dogana delle Ande verso il Cile, magari un pò più a sud sulla Ruta 40.
E cosi fù, il giorno dopo sotto un'incessante pioggia e nebbia, armati di tanta pazienza, con il Defender che non temeva km, ripio, acqua e nebbia, ripartimmo sui nostri passi per ritornare verso nord sulla terra dei vulcani e dei laghi cercando, questa volta, un facile passo che ci avrebbe riportato in terra Argentina.
Decidemmo di ripassare le Ande nel punto più blasonato e quindi facile che collega il Cile con San Carlos de Bariloche una sorta di cortina d'ampezzo argentina e meta di turismo di tutto il sudamerica.
Il passo che ci riportò in Argentina fu tutto su strada asfaltata, molto bella e veloce, esattamente la ruta 213 che diventava la n.275.
Una particolarità tra Cile ed Argentina sono i nomi o i numeri attribuiti alle strade, montagne e laghi che cambiano passando il confine.
Cioè uno stesso lago al confine, metà di qua e metà di là, ha un nome in Cile ed un nome completamente diverso in argentina, lo stesso per strade e spesso anche cerri o montagne.
Comunque sia, ripassati in argentina ci trovammo al cospetto della vita mondana, delle birrerie, delle luci e del turismo e sanamente decidemmo di prenderci comunque due giorni di sosta prima di riaffrontere l'ennesimo passo con la selvaggia carrettera austral del general Pinochet.
D' altronde meglio due giorni nella perdizione che tre in un porto minuscolo e per dippiù sotto la pioggia.
E così dopo due giorni, poco rigenerati ed ancor più stanchi di prima ma contenti, ripartimmo verso il sud ed Esquel per attraversare per la terza volta il confine all'altezza di Futaleufù, posto di confine pieno di splendide terre e case in legno.
Con tanti sforzi finalmente arrivammo sulla Carretera Austral, e quel giorno lo ricordo ancora vivacissimo.
Ci sono delle opere che solo un dittatore può fare, non perchè le moderne democrazie non siano in grado, ma difficilmente potrebbero approvare un progetto di spesa di 300 milioni di dollari americani per uno stato come il Cile di appena 16 milioni di abitanti.
Il progetto del dittatore Augusto Pinochet fu quello di collegare l'allora ultimo avamposto del sud centrale puerto Montt con il vero sud Cileno lungo uno stretto budello di terra nel quale troneggiano le Ande al ridosso dell'oceano e nel quele le temerature sono molto basse perchè in presenza dei ghiacciai perenni. Il progetto originario della fine degli anni 70 non fu e non è ancora oggi concluso, ma la Carretera Austral che non è collegata a Nord a nessuna strada esistente perchè dovrebbe passare in parchi naturali, inaccessibili anche ai fuoristrada è ancora oggi collegata solo con traghetti; si sviluppa attualmente per 1200 km verso sud ed è in progetto ma di difficile realizzazione di un allacciamento a sud verso le città di Punta Arenas, o comunque in quella parte di cile completamente tagliata fuori da strade cilene; l'unica possibilità è il passaggio tramite l'argentina.
La costruzione della carretera austral vide impiegato quasi tutto l'esercito per 10 anni , con taglio di montagne per 8 milioni di metri cubi di roccia, e con la morte di 13 persone compresi due operai nel 2005.
L'impresa faraonica è di una indimenticabile bellezza, tutta non asfaltata in mezzo a laghi, ponti, corsi impetuosi di fiumi, montagne a strapiombo e ghiacciai.
La difficile percorribilità ne limita gli interventi di manutenzione e ne fa un tragitto ricercato da avventurosi in bicicletta e fuoristrada.
La particolarità attira turisti tutti gli anni tanto che nella parte sud hanno iniziato , tra enormi sforzi e movimenti di terra, ad asfaltarla ed attualmente 40 km sono sfaltati e se ne prevede la completa sfaltatura nei prossimi 10 anni.
Non so se questo accadrà a tutto beneficio del turismo e delle comunità rurali esistenti, ma di sicuro comporterà uno sconquasso nell'ambiente e nell'ecosistema che sembra si sia fermato a più di cento anni fà.
la numerosità di fiumi, cascate, ghiacciai, e selva selvaggia incantata fanno viaggiare in una dimensione ancestrale e mai trovata i nessun luogo occidentale.
Il versante ovest delle ande al contatto con il mare e con le sue perturbazioni scarica un quantitativo ingente di pioggia sul cile e le perturbazioni difficilmente passano le ande, sul lato est argentino questa turbolenza e queste precipitazioni fanno alzare il forte e famoso vento della patagonia che pela le terre e che permette ai soli alberi resistenti di far intravvedere l'autunno ormai avanzato della metà di aprile.
Stessa latitudine sud della carrettera Austral ma una geografia ed una flora completamente diversa.
In argentina si tornava ad inseguire il filospinato dei grossi poderi e delle grosse tenute dell'interno, perchè ormai stavamo tagliando da ovest verso est di nuovo l'argentina per andare a prendere l'unica arteria asfaltata che collega il sud con il nord e cioè la Ruta 3, ma nel mezzo della patagonia riecheggiava il potere dei gauchos e delle loro leggi a difesa del ganado con ampia mostra dei loro trofei; poveri coyotes colpevoli solo di essere carnivori, ma non si può giudicare chi da tanti anni e con notevole sforzo vive in quei luoghi ostili per il tempo e per l'assoluta isolamento.
Arrivati sulla ruta n.3 ad est dell'argentina era tempo di risalire verso Buenos Aires, ma dopo tanti km di sterrato, parchi naturali e ripio, dovevo assolutamente rimettere i pmneumatici su un pò di sabbia, per non diemnticare l'ebrezze africane e decidemmo di fare l'ultimo stop nella peninsula valdez, noto centro d'attrazione per i pinguini, i leoni marini e tutti gli animali marinio che popolano l'emisfero australe.
Il viaggio poi proseguiva controvento verso nord riattraversando la monotona pampa per tre giorni fino ad arrivare di nuovo alla Capital Federal.
Totale di 7550 Km percorsi in 22 giorni, giorni interi di pioggia battente 2, pioggerella di massimo un ora tante volte, giorni di sole pieno 10, vari giorni variabili o nuvoloso.
Temperatura massima a Buenos Aires andata di 20 gradi, al ritorno 15 gradi.
Notturna piu fredda -3 nella Carrettera Austral, generalmente la notte in Cile tra i zero e 8 gradi.
Pino
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Messaggioil 01/05/2006, 23:19

Grande Pino, SPETTACOLO!!!!
AndreaC
 
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Messaggioil 01/05/2006, 23:53

sul serio...
sono rimasto assolutamente senza parole!!!!
le foto sono stupende, il resoconto e' emozionantissimo...
i miei vivissimi complimenti ad entrambi!
duilio
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Messaggioil 02/05/2006, 0:00

Ciao Pino, grande viaggio!! Le foto sono davvero splendide.Mi viene voglia di tornare subito in Cile.
Il 110 l'hai lasciato ancora lì in previsione di qualche altro viaggio?
se hai altre foto mi piacerebbe vederle.
un abbraccio
Reno Vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai.
reno
 
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Messaggioil 02/05/2006, 0:06

Ben tornato Pino, alla prossima cena ci racconterai l'emozionante viaggio.
Richy
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Richy
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Messaggioil 02/05/2006, 1:38

Fantastico...semplicemente fantastico!!!!
i miei complimenti pino!
Ciao (che tempi)
cercio
 
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Messaggioil 02/05/2006, 9:54

Senza parole Pino, bellissimo.
Ciao Renato
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Messaggioil 02/05/2006, 11:03

Pino sei un mito!
Del Paradiso adoro il clima...dell'Inferno...LA COMPAGNIA !
Corradoland
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Messaggioil 02/05/2006, 11:21

Cosa aggiungere? Complimenti per tutto!!!
n.b. esprimo solo un'opinione... don't worry... be happy!
Crivelli
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Messaggioil 02/05/2006, 11:21

spaziale viaggio.....pino sei meraviglioso..............complimenti di cuore,grazie a te viviamo intensissimi momenti di gioia........
Africaland Nord East Club
Defender Natural Attitude
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Messaggioil 02/05/2006, 11:30

Bentornato e complimenti...
Scipio
scipioni.e
 
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Messaggioil 02/05/2006, 11:32

Incredibile! Veramente emozionanti le foto e il resoconto. Grazie!
bortolo
 
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Messaggioil 02/05/2006, 11:59

Grazie per i complimenti ragazzi, siete sempre molto cari.
Sì è stato un bel giro anche se il giorno jolly alla fine mi è servito per un cuscinetto dell'alternatore che mi ha bloccato il motore a pochi Km dal traguardo.
Vedere sezione motore ed alimentazione a chi interessa.
@reno si il D110 sta ancora lì, ho ripreso altri 8 mesi di permesso uscendo e rientrando.
Un saluto a tutti
Pino
porcupine
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Messaggioil 02/05/2006, 12:04

Grande Pino....
aspetto 110 hcpu
ricciarg
 
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Messaggioil 02/05/2006, 14:41

Che spettacolo!
Complimenti
Ciao Philip
philip
 
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Messaggioil 02/05/2006, 14:44

Semplicemente meraviglioso,
un sogno......
Ciao.
stefano
STEFANO
 
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Messaggioil 02/05/2006, 14:50

Non ci sono parole.
Assolutamente meraviglioso...
Complimenti Pino!!
Andrea
Camarillo
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Messaggioil 02/05/2006, 15:02

un sogno!! grande pino!!
Mat
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mat
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Messaggioil 02/05/2006, 15:22

Bravo Pino!
Complimenti per il reportage e per l'impresa!
Defender 110" SW County Td% Cetriobolide
"τοῦ λόγου δ' ἐόντος ξυνοῦ ζώουσιν οἱ πολλοὶ ὡς ἰδίαν ἔχοντες φρόνησιν"
Ἡράκλειτος ὁ Ἐφέσιος
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Messaggioil 02/05/2006, 16:37

Spettacoloso!!!!
Roberto - Def110sw S my'02 "bobomobile"
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