Chi mi conosce di persona mi avrà certamente sentito parlare della Range Rover del nonno. Per chi invece non sa la storia, se avete piacere di leggere eccola qui sotto.
Verso la metà degli anni 70 del secolo scorso ero un moccioso di 6-7 anni, mio nonno aveva già da alcuni anni una RRC color sabbia che ricordo con moltissima nostalgia perché è legata alla mia infanzia.
Ero alto si e no come una gomma, andavo a giocare dentro il bagagliaio e facevo i salti tra i sedili… Il nonno mi portava a spasso per le stradine di campagna, oppure quando d’inverno si andava in montagna per le vacanze di Natale mi portava prima dell’alba a fare i tuffi nella neve alta accumulata ai lati dei parcheggi delle piste da sci, spiegandomi poi come era possibile uscirne semplicemente azionando una leva e premendo il pedale del gas nel modo giusto... Fuori faceva un freddo cane ma dentro si stava in maglione, c’era una borsa col thermos di thè caldo ed io mi divertivo un mondo sgranocchiando biscotti mentre sentivo il motore ronfare docile come un gatto assonnato o ruggire come un leone inferocito.
Ed al pomeriggio si tiravano fuori dai guai i cittadini sprovveduti che si erano piantati nella neve con le loro auto civili, legandole con una corda e azionando nuovamente quella leva… Se nevicava il divertimento era ancora maggiore: si girava di continuo tutto il giorno per le strade a soccorrere chiunque fosse nei guai. A volte si saltava la cena, oppure si andava in casa velocemente a prendere quello che la nonna aveva preparato e lo si mangiava in macchina, continuando la ronda notturna!
Oppure d’estate, sempre in montagna quando si facevano i pic-nic sui prati o si andava a prendere il latte direttamente dai pastori negli alpeggi, si riempiva il bagagliaio ed i sedili di ogni cosa (tavolini, cibarie, giocattoli, cugini e parenti vari) e si andava su per le mulattiere (allora non esistevano divieti!).
Il nonno la usava soprattutto per andare a caccia in Jugoslavia e Ungheria con gli amici.
La prima vacanza in assoluto di tutta la mia vita che mi ricordi di aver fatto è stata con quella macchina, in Grecia nel ‘77 coi miei genitori (mio padre l’aveva presa in prestito). Durante il lungo viaggio dormivo sulla cappelliera del bagagliaio, sopra tutti i bagagli. Giunti sul posto, per scendere in una spiaggetta quasi inaccessibile che si era vista dall’alto della strada mi ricordo - come fosse ieri - di aver spiegato a mio padre come si guida in fuoristrada, azionando quella leva e usando solo volante ed acceleratore, mai i freni, e stando attenti a percepire i movimenti della macchina per assecondarla e indirizzarla adeguatamente. Le tracce da seguire c’erano, evidentemente fatte da altri veicoli e forse nemmeno fuoristrada veri come quello sui cui stavamo viaggiando noi, e quindi bastava solo ripercorrerle senza grosse preoccupazioni.
Sapevo già tutte quelle cose perché il nonno me le aveva spiegate e fatte toccare con mano durante le scorribande con lui. Ero io l’addetto ad azionare quella leva.
Poi negli anni la Range venne usata sempre meno dal nonno e sempre più da uno zio acquisito, un po' antipatico e col quale non avevo molto feeling. Un bel giorno quello zio andò ad abitare in Austria e si portò via la Range, e non la rividi più ma la pensai tantissimo per tutti gli anni a seguire, dicendo tra me che prima o poi ne avrei comprata e guidata una tutta mia.
Il nonno è morto alcuni anni fa ed il mio primo pensiero in quel triste giorno furono le sue lezioni di guida fuoristrada durante quei giorni fantastici con lui.
Da tutto questo si capisce che già dalla prima infanzia sono stato gravemente affetto dalla malattia della Land Rover e le poche vicende che ho descritto sopra l’hanno sicuramente resa cronica. Tanto che a distanza di circa 23 anni da quei fatti ho preso il carriolon che tutti conoscono e dopo altri 12 anni ho preso la Regina, che non è un V8 benzina 4 marce color sabbia 3 porte ma pur sempre una RRC!
Ma non è questo ciò che conta, bensì quello che sto per scrivere nella prossima riga:
la Range Rover del nonno probabilmente esiste ancora, e potrebbe essere questa.
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L’ha trovata per caso mio zio (non quello antipatico ma il figlio del nonno!) nel parcheggio di un meccanico. Ha parlato col titolare dell’officina ottenendo le informazioni grazie alle quali siamo propensi a dire che sia la stessa Range: proviene dall’Austria, è del 1972 ed è stata parecchi anni in Belgio per il restauro. Mi ha telefonato immediatamente per dirmelo, era fortemente emozionato anche lui nell’essere di fronte – forse - all’auto di suo padre (lui ha tantissimi ricordi in più di me con quella macchina e soprattutto di suo padre che la guidava).
Non è targata né ha il libretto, ed il meccanico non sa come risalire alla targa originale.
Io però ho delle foto dell’epoca in cui si vede la targa. Mio zio ha preso il numero di telaio, magari può servire per i controlli incrociati tra targa originale e telaio. Non lo so se si riesce, ma se si può fare sparisce ogni dubbio se sia davvero La stessa macchina o no.
La ricompriamo! Gli ho detto subito. Sì, ma vuole 85mila euro…
Ecco un altro aspetto orribile del vile denaro: può restituirti delle cose a cui sei fortemente affezionato, ma ha il brutto vizio di essere sempre costosissimo. E questo, solo perché tutti lo vogliono e pensano che renda immortali. Invece sono solo i ricordi, gli affetti e le Land Rover ad essere veramente immortali!
Un giorno andrò a vedere se è ancora là da quel meccanico e gli chiederò se posso fare un giro. Sarà un forte colpo al cuore doverla salutare nuovamente, e stavolta sarà davvero per sempre.
Grazie per la lettura, spero non sia stata troppo noiosa.
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