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Tre Defender al Mar Bianco

Diari ed Appunti di Viaggio

Messaggioil 09/03/2015, 1:14

L’anno scorso, di questi tempi, sono andato nella terra dei Pomory. I Pomory sono una popolazione di etnia russa che si è stanziata sin dal XII secolo lungo le rive del Mar Bianco. Pescatori, ma soprattutto abili navigatori, hanno contribuito in modo sostanziale all’esplorazione dell’Artico.
La loro penetrazione verso Nord è cominciata seguendo il corso del fiume Mezen, che sfocia sul Mar Bianco dopo un percorso tortuoso di 966 km.
Il fiume Mezen in inverno
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Ai giorni nostri si può arrivare al Mar Bianco seguendo una direttrice relativamente facile, che da Mosca va ad Arkhangelsk. Ma a noi interessava proprio seguire il fiume Mezen, che d’estate è servito da chiatte e traghetti, mentre d’inverno va attraversato sul ghiaccio. Per questo abbiamo studiato un percorso ad anello di 4.500 km (su suolo russo, più i 3.000 km per arrivarci).
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I Defender protagonisti del viaggio
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Io ho viaggiato col mio vecchio Defender 110, da molti anni allestito per climi rigidi, nel quale io e mia moglie possiamo mangiare, dormire e lavarci senza neanche aprire il portellone. I miei compagni di viaggio, con due Puma ben accessoriati, forti delle precedenti esperienze artiche, quest’anno si sono preparati alla grande: coibentazione totale degli interni e riscaldatori a gasolio con prolunghe che arrivavano alle tende sul tetto. A maggiore conforto, per mangiare tutti assieme la sera, ci siamo dotati di una tenda-mensa a veloce montaggio, anch’essa riscaldata dalle prolunghe dei webasto.
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Il viaggio
Partiti da Milano, siamo arrivati a Travemunde e ci siamo imbarcati sul traghetto per Helsinki. Da lì in poco meno di 200 km abbiamo raggiunto San Pietroburgo. Non sto a descrivere l’affascinante città di Pietro il Grande, che è una nota meta turistica. Mi limito a suggerire una visita interessante: quella al glorioso rompighiaccio Krassin. Tra le sue molte missioni, la più nota rimane il salvataggio dei superstiti della spedizione Nobile col dirigibile Italia, che nel rientro dal sorvolo del Polo Nord precipitò al largo delle isole Svalbard.
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Ad accompagnarci nella visita c’è un simpatico capitano di marina, ora in pensione. Ci dettaglia tutte le imprese del rompighiaccio, intrattenendoci ben oltre l’orario museale, con evidente insofferenza del personale
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L’equipaggio pronto a partire verso il Grande Nord
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Nel nostro avvicinamento al fiume Mezen abbiamo incontrato un paio di mete interessanti, come la città di Vologda, conosciuta per i merletti e per il burro, una squisitezza che abbiamo apprezzato molto. La città presenta un antico centro storico e qualche curiosità, come questo monumento, che commemora i 100 anni di illuminazione elettrica.
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Un’altra cittadina interessante è Velikij Ustijug, non tanto per le numerose chiese e monasteri, quanto per il villaggio di Babbo Gelo, creato a pochi km dal centro, nel mezzo di una fitta foresta. Insomma, una specie di Rovaniemi russa.
Ecco Babbo Gelo in persona
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Fino a qui abbiamo trovato le strade ricoperte da uno strato di neve e fango, segno di un disgelo anticipato assai preoccupante. Per questo abbiamo deciso di imboccare piste secondarie, sperando di trovare neve compatta. E ne abbiamo trovata, anche troppa. Le piste vengono aperte secondo la necessità dei boscaioli, che in questo caso non coincidevano con la nostra direzione di marcia. Avremmo dovuto percorrere una settantina di km su terreno vergine, ma non conoscendone le insidie, dopo qualche tentativo abbiamo rinunciato, tornando su strade più battute.
Le nostre tracce sulla pista vergine
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La profondità dei solchi tracciati dal Puma di Mauro
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E’ ora di mettere i chiodi
Ci siamo alzati di latitudine, la neve sulle piste si è fatta compatta, ed è tempo di mettere i chiodi della Best Grip. Lavoro piuttosto lungo e faticoso, che però ci regala una grande sicurezza di guida
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Finalmente arriviamo al primo villaggio, affacciato sulle sponde del fiume Mezen, che appare completamente ghiacciato e coperto da una coltre di neve. Era ciò che speravamo.
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Giovanni.......continua
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GiovanniDondi
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Messaggioil 09/03/2015, 1:28

Adesso comincia la parte più eccitante del viaggio, che prevede numerosi passaggi sul ghiaccio, poiché la pista che segue il fiume lo attraversa in almeno cinque punti. Per noi saranno di più, perché a volte la pista non prosegue e bisogna prenderne di alternative.
I passaggi su ghiaccio sono mantenuti e monitorati dalle autorità statali. Ci sono cartelli che indicano la velocità, il peso e la distanza tra i veicoli.
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Per prudenza….., in caso di affondamento del mezzo, viene messa a disposizione ciambella di salvataggio e gaffa…..
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Alcuni dei nostri numerosi passaggi sul fiume
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I villaggi del Mezen
Lungo il fiume Mezen si trovano antichi villaggi in legno tra i meglio conservati dell’intera Russia, tanto che la regione è considerata un vero e proprio museo all’aperto. Case armoniose, costruite con robusti tronchi incastrati, che hanno la capacità di resistere all’inclemenza del clima, almeno quelle che ancora sono abitate.
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Purtroppo c’è stato un grande spopolamento da queste parti e molte abitazioni abbandonate si inclinano, pencolano e piano piano si disfano.
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Resistono ad oltranza antichi mulini, che hanno ormai secoli di vita.
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Mezen, il nostro obiettivo
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Mezen, cittadina adagiata sulla sponda di destra del fiume omonimo, che qui sfocia nel Mar Bianco, è la meta del nostro viaggio, essendo il punto cospicuo più a Nord che prevediamo di toccare. Mezen è capoluogo di regione, benchè conti poco più di 3000 abitanti. Inspiegabilmente considerata “zona di confine”, per accedervi abbiamo dovuto chiedere un permesso speciale, con mesi d’anticipo. Che di stranieri ne arrivino pochini, l’abbiamo capito subito. Proprio per via dei permessi, abbiamo dovuto soggiornare una notte nell’albergo locale, che è ancora un retaggio dell’epoca sovietica.
Ingresso dell’hotel.
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Individuata a fatica una specie di reception, abbiamo trovato una signora allarmata dalla nostra presenza, che ha subito alzato la cornetta del telefono per avvertire le autorità. In pochi minuti un poliziotto gentile si è presentato con un’enorme fascicolo di moduli da riempire, a cui per fortuna ha provveduto lui personalmente, trascrivendo tutti i dati che avevamo inviato dall’Italia. Noi eravamo in sei e i moduli andavano ricopiati in triplice copia: ad aiutare il poverino sono intervenute la receptionist e sua figlia. Quest’ultima come scrivania usava l’asse da stiro. Alla fine abbiamo preso possesso delle nostre camere, in una delle quali abbiamo avuto testimonianza dell’arte di arrangiarsi dei russi.
La tubatura della camera perde, perciò accanto alla tenda di seta c’è un bel bottiglione per raccogliere l’acqua
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Anche la doccia necessita di manutenzione
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Essendosi fatta ora di cena, Danilo chiede alla receptionist di indicarci un “ristorante tipico”…. Quella sgrana gli occhi: a Mezen non esiste nessun ristorante, e neanche un bar! Conclusione: abbiamo preso le provviste dalle nostre Land, unito i tavolini e cenato tutti insieme in camera, in allegria.

La gente
La dissoluzione dell’impero sovietico è stata una catastrofe per la gente del Nord. Chiuse le fabbriche statali del legname, chiusi i kolkoz, la gente si è trovata improvvisamente senza lavoro e senza risorse. Parte della popolazione si è trasferita a sud, nelle città, lasciando gli antichi villaggi semi-abbandonati. Quelli che sono rimasti sopravvivono di pesca, di micro-commerci, e non si capisce di che cos’altro. Comunque noi non abbiamo trovato gente abbrutita. Le donne sono sempre dignitose e i bambini molto curati.
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Un simpatico episodio riguarda una coppia di viaggiatori russi che ci ha avvicinato mentre eravamo fermi a bordo pista per la pausa caffè. Dopo i primi convenevoli, dal baule della loro macchina è spuntata una bottiglia di vodka con contorno di pane, lardo, salame e gli immancabili cetrioli. Come tavolo, il parafango della mia Land. Dopo mezz’ora di bevute, mangiate e risate, la bottiglia era vuota ed eravamo diventati grandi amici. Si sono congedati commossi, benedicendoci con una piccola icona.
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Giovanni............continua
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GiovanniDondi
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Messaggioil 09/03/2015, 1:40

Il Mar Bianco
Per ammirare il Mar Bianco abbiamo seguito un lungo tratto di costa a nord di Onega, e questo è come ci si è presentato:
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Le piste del Nord
Nel percorso dal fiume Mezen alla città di Arkhangelsk abbiamo incontrato piste innevate favolose. A volte semplici sentieri nel bosco, altre volte pistoni spianati, ma comunque sempre immacolati e senza traffico. Guidare su questi percorsi è una delle esperienze più piacevoli che un automobilista possa sperimentare.
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Emozionante guidare sotto una tormenta di neve
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I nostri campi serali.
Durante tutto il viaggio abbiamo dormito in libera. Prima del tramonto sceglievamo un posto per il bivacco, a volte nel fitto di un bosco, a volte nelle radure. Quasi sempre bisognava lavorare di pale, per creare uno spiazzo battuto adatto ai tre veicoli e la tenda-mensa.
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La palude ghiacciata scelta per uno dei nostri campi.
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Giovanni
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Messaggioil 09/03/2015, 2:00

come sempre seguo :D
sergiofelamini
 
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Messaggioil 09/03/2015, 8:41

...brrrr che freddo mi è venuto ma che spettacolo !!!! ;)
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Messaggioil 09/03/2015, 8:44

sergiofelamini ha scritto:come sempre seguo :D
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lollorock
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Messaggioil 09/03/2015, 9:19

che bello , tutto bianco, natura allo stato puro .
pepeghisa
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Messaggioil 09/03/2015, 9:24

Tutto molto bello e molto diverso come tutti i Viaggi di Giovanni. Complimenti come sempre.
La vita è un viaggio solo chi viaggia vive due volte.
Willifender
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Messaggioil 09/03/2015, 9:49

Non credo siano i miei viaggi però tutto molto bello e interessantissimo
maurizio
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Messaggioil 09/03/2015, 10:25

Bellissimo, grazie della condivisione!
Umberto, il carriolon e la Regina
carriolon
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Messaggioil 09/03/2015, 12:31

Bellissimo resoconto e....
voglio vedere la tua camperizzazione!!! :mrgreen: :mrgreen:
Saluti
Rob
cocco91
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Messaggioil 09/03/2015, 12:34

Bello, bello - continua, leggiamo mooolto volentiere!
eboati
 
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Messaggioil 09/03/2015, 12:43

Stasera con calma me lo gusto!!!
"La fatica non è mai sprecata. Soffri ma sogni."
Pietro Mennea.
Davidone
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Messaggioil 09/03/2015, 13:14

Complimenti per il viaggio...Ma Mauro è quello che lavora con Cor4 mi pare di capire dalle foto... :D
C'E SEMPRE UNA MANO DISPOSTA AD AIUTARTI...IN FONDO AL TUO BRACCIO...
landy76
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Messaggioil 09/03/2015, 14:07

bellissimo!!
Shadow - Defender 90 Td5
Al cor gentil rempaira sempre amore
SilvyCH
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Messaggioil 09/03/2015, 15:31

Sempre bello leggerti Giovanni! Grazie
Tratorin
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Messaggioil 09/03/2015, 15:42

Davidone ha scritto:Stasera con calma me lo gusto!!!


Non ho resistito....spero stasera ci sia altro :D materiale!
"La fatica non è mai sprecata. Soffri ma sogni."
Pietro Mennea.
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Messaggioil 09/03/2015, 15:45

Caro Giovanni, il freddo nord è quanto di più lontano c'è nelle mie mete però leggerti è sempre un piacere e farti/vi i complimenti per quanto fate è semplicemente doveroso.
n.b. esprimo solo un'opinione... don't worry... be happy!
Crivelli
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Messaggioil 09/03/2015, 15:50

il cuore riesce solo a dire Bello.

la ragione mi fa chiedere più notizie sulla preparazione dei mezzi.

:11 На здоровья (na zsdarovya)

:) Enrico
ttqdf
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Messaggioil 09/03/2015, 15:53

E beee domenica l altra era parcheggiato a Borno in Vallecamonica mi sono fermato a fare una foto e come un bambino stavo sognando un bel giocattolo nuovo..... in confronto la mia sembrava un utilitaria ,complimenti x il viaggio... :D
sierra 1
 
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