Ho trovato anche [url="http://www.osvaldosorianofc.it/inv10.php"]questo[/url] articolo che riassume cos'era il Biafra per noi ragazzini dell'epoca:
"INVETTIVA CONTRO LO SPAURACCHIO
DEI BAMBINI DEL BIAFRA
Ma come, direte, è atroce, disumano, oltre che politicamente scorrettissimo. Un’invettiva contro i bambini dl Biafra? Lo capisco, ma lasciate che vi racconti cosa hanno rappresentato i bambini del Biafra per quelli della mia generazione, i figli del boom economico, i nati negli anni ’60.
La scena era questa: siamo a tavola, tutti insieme, e senza televisore. Magari è inverno, piove, forse è anche lunedì, io ho sei anni e vorrei solo aver già finito di cenare per andare a vedere Carosello.
Il pollo lesso ha un sapore anemico e colloso, è una delle prime occasioni nella vita in cui mi accorgo che sto mangiando qualcosa di morto. Dopo aver biascicato a forza il petto filaccioso, alzo la forchetta e chiedo uno sconto di pena. Il coscio non mi va. Ma la sentenza non cambia mai.
– Devi finire tutto quello che hai nel piatto.
– Non ho più fame – supplico.
– Pensa ai bambini del Biafra, che non hanno da mangiare.
E lì finiva la discussione. A dire il vero, la prima volta replicai:
– Appunto. Se a me non va, lo mandiamo a loro.
Mi pareva che non facesse una grinza. Invece rischiai quella che in Toscana definiamo “labbrata”, come se fosse la bocca del bambino a stamparsi con violenza sulle nocche della mano del genitore.
– Non si scherza sulle tragedie – mi dissero.
Era di più di una tragedia, era un’apocalisse. 1967-1969, trenta mesi di guerra civile. Un milione di morti, tre milioni di sfollati, una carestia biblica.
Io però non scherzavo, ero troppo piccolo per capire che nessun cargo di aiuti umanitari avrebbe potuto recapitare il mio coscio di pollo nel sud est della Nigeria prima che diventasse non commestibile. E alla fine, lo dico sinceramente, ce l’avevo con questi bambini del Biafra, perché non capivo dove fossero, io li vedevo solo dentro la tv, non li si poteva invitare a mangiare con noi, me li tiravano in ballo solo per farmi ingoiare quello che non mi piaceva o quello che non mi andava più.
In realtà, i bambini del Biafra era la formula agghiacciante con cui, assieme al calcio e alle vitamine, mi veniva inoculata la mia dose giornaliera di senso di colpa, giudicata indispensabile per il mio corretto sviluppo quanto le proteine animali.
E’ chiaro che io non ce l’avevo con i bambini del Biafra, anzi. E però erano una terribile ossessione, per me. Reagivo alle iniezioni di colpa, a quel riflesso condizionato per cui, davanti a una cosa che non ci va, si deve sempre pensare a chi sta peggio di noi. Come se subendo anche noi la nostra dose di ragionevoli ingiustizie fossimo meno colpevoli delle inconcepibili ingiustizie che altri subivano. Come se la sofferenza del mondo si potesse combattere con piccoli esercizi di frustrazione.
Lo stato del Biafra è esistito per meno di tre anni, ha cambiato tre capitali, non è stato sostanzialmente mai riconosciuto dalla comunità internazionale. Oggi il nome del Biafra è stato cancellato anche dalle carte geografiche fisiche, oltre che da quelle politiche. Il golfo oggi si chiama di Berry, su decisione del governo nigeriano. I militari che scatenarono quella spaventosa guerra civile sono stati recentemente perdonati dai militari che guidarono quella spaventosa repressione.
Non so quanti figli del boom, come me, siano stati costretti a finire il coscio di pollo o la fettina di vitello con lo spettro dei bambini del Biafra. Oggi so solo che in fondo non avevamo bisogno di tutte quelle proteine e che quei filetti estrogenati tutto ‘sto gran bene non ci facevano. E che siccome il 70% delle coltivazioni mondiali (comprese quelle africane) serve a foraggiare gli animali da macello che solo noi occidentali divoriamo in quantità insensate, era quel pollo di cui non sentivo il bisogno, sì, proprio lui, ad essere stato nutrito al posto di un bambino de lBiafra"
Chi di noi non se l'è sentito dire almeno una volta? E' sulla pelle di quei bambini che abbiamo imparato a finire la roba nel piatto...
Ciao
Roberto
"E sempre, sopra di noi, il grande cielo africano..." - N.Cirani