Africaland • Leggi argomento - Incontri in quel di Istanbul...

Incontri in quel di Istanbul...

Notizie su Tour, Raid, Spedizioni organizzate e Fai-da-te

Messaggioil 02/09/2006, 8:53

sono convinto anche io che non serve il conto corrente da nababbo per stare in giro qualche annetto; tra l'atro io non cercherei neanche di fare il giro del mondo, anzi visiterei anche luoghi già visitati, ma prendendomi tutto il tempo per assaporare i luoghi e le gente...mi rode ancora il fegato per essere stato a Tammarraseth solo un pomeriggio e 1notte .... Quello che mi manca è la condizione mentale che mi fa mollare tutto ed andare, per paura di non poter ricominciare al ritorno....
caoos
 
Messaggi: 418
Iscritto il: 20/01/2002, 2:49

Messaggioil 02/09/2006, 14:02

marco, effettivamente enrico ha ragione: sei medico e hai la grande fortuna di poter viaggiare aiutando la gente che incontri. non ho idea di come funzioni il mondo del lavoro per un 'dottore', ma ti voglio riportare l'esperienza di un, ora, mio compagno di corso all'universita' (45enne!!): lavora come epidemiologo e non ha mai trovato grosse difficolta' a farsi assumere da vari istituti sparsi nel mondo, e ti assicuro che ne ha girato almeno mezzo (lavorando sia come epidemiologo che come internista). tornato in italia, ha effettivamente trovato un po' di difficolta', ma poi ha aperto uno studio privato 'consociato' e continua a lavorare come epidemiologo 'freelance'. questo per dire che si potrebbe iniziare magari trovando un posto nell'ospedale (o nella facolta' di medicina) di kinshasa per sei mesi...che e' un posto relativamente 'sicuro' e, penso, che garantisce una buona possibilita' di rimpatrio... poi il resto vien da se'...uno si fa prendere la mano e invece di ritornare alla fine dei sei mesi, bhe, avvia un'altro progetto...penso che non sia neppure necessario tagliare tutti i ponti col tuo attuale posto di lavoro, anzi, si potrebbero portare avanti interessanti progetti collaborativi! hai anche la fortuna (penso, non ho esperienza diretta!), di avere una figlia ancora piccola (o almeno io la ricordo tale dal maremmaland!) cui puoi ancora dare tu l'istruzione di base; quando poi avra' bisogno di fermarsi in un luogo per iniziare, mettiamo, le scuole elementari, potrai decidere se rientrare in italia, o fermarti a kinshasa!! spero di non averti averti offeso, non conoscendoci personalmente ma avento comunque 'violato' il tuo spazio privato!! duilio
duilio
 
Messaggi: 643
Iscritto il: 06/04/2005, 13:20
Località: vermezzo Milano

Messaggioil 02/09/2006, 15:33

no non mi hai offeso, si sta facendo solo alcune considerazioni, figurati..... a parte che sembra che questa malsana idea del viaggio pluriennale c'è l'ho solo io... Il mio lavoro è un pò diverso dell'epidemiologo, non è possibile fare il freelance, la tecnologia che sta alla base della mia attività è piuttosto avanzata e non si trova così facilmente in giro fuori dall'europa. Devi aggiornarti di continuo, questo per me è un piacere, mettere in pratica ciò che apprendi, una nuova sfida con me stesso, è stimolante e non saprei cosa fare altro... cmq come dicevo più sopra è la condizione mentale che manca, almeno questo per me...
caoos
 
Messaggi: 418
Iscritto il: 20/01/2002, 2:49

Messaggioil 02/09/2006, 15:46

Beh, credo sinceramene che sia un po' una banalizzazione del problema. ` Come dicevo sopra, ci sono alcune figure professionali che faciliterebbero le cose, come il dottore o chi opera in campi super specializzati le cui prestazioni sono richieste in mezzo mondo. Poi c'è il discorso famiglia: non si può secondo me trattare i figli (per piccoli che siano) come dei pacchetti. Hanno diritti, ed esigenze anche loro di adattarsi ad un ambiente, avere dei punti di riferimento, delle amicizie più o meno stabili, seguire un percorso educativo coerente. Non dico sia impossibile, ma non è affatto banale: l'adattabilità dei bambini stupisce sempre e spesso ci si rende conto che le preoccupazioni dei gentiri si rivelano solo paturnie. Ma... meglio non forzare troppo la mano. Questo stile di vita da moderno nomade è praticabile a mio avviso da giovani, prima di formare una famiglia, e da anziani, quando il mandato familiare va ad esaurimento. In mezzo c'è purtroppo e per fortuna altro cui pensare: finirebbe per essere uno stile di vita premiante solo per i propri tornaconti personali ma con una elevata probabilitá di creare contraccolpi non irrilevanti ai figli. Sono discorsi complessi e delicati cui ciascuno tenta di dare una propria interpretazione personale arrampicandosi su precari equilibri... Alla fine al moento non me la sentirei, già son contento di come le mie streghette reagiscono alle due o tre settimane di trasferta negli angoli più dimenticati del mondo attualmente da me accessibili. Non me la sento di chiedergli di più, anzi, non finirò mai di ringraziarle di sopportare queste "mattane" imposte da una mamma e un papà che già agli occhi dei più sono completamente fuori di melone ad intrapprendere questo genere di viaggi... Sul discorso consumismo non posso che essere d'accordo: quelle che qui sono necessità quasi imposte dall'adeguamento alle "regole di vita" del mondo "supercivilizzato" sono facilmente dimenticabili appena si varca il confine del mondo occidentale, dove le necessità ed il consumo di beni futili si sostituiscono in modo naturale con un ritmo di vita ed una scala di valori etici inimmaginabile per l'homo tecnologicus... Carlo "GranPasso", 110 TD5 SW MY03
Carlo & GranPasso
cigipi60
Avatar utente
 
Messaggi: 5004
Iscritto il: 01/09/2003, 15:16

Messaggioil 03/09/2006, 12:58

non saprei, carlo... e' certo che non d'evessere facile prendere decisioni per altre persone (i figli) e che quindi si cerchi sempre di circondarli con un abbiente che sia il piu' tranquillo e rilassante possibile...ma non e' detto che questa sia la scelta giusta, e' cio' che prima dei miei genitori hanno fatto i loro e via dicendo: e' una questione di abitudine...se fossimo nati circensi e girovaghi, spostarci da un paese all'altro non ci avrebbe pesato! questo per dire che la sedentarieta', in qualche maniera, non nuoce all'animo umano. e' solo l'abitudine che ci tiene fermi...ed e' il pensare che un domani si dovra' tornare, ritrovando tutto cambiato, che inibisce la partenza. poi penso sia facile, inoltre, privare un figlio, oltre che delle sicurezze 'sociali', anche di quelle economiche e sanitarie: farsi venire gli orecchioni a milano e' un conto, ad agadem, un'altro! od anche, scegliere di privare un figlio di tutte quelle suppellettili del consumismo a cui, per noi, rinunceremmo volentieri...senza arrivare a mangiare the e datteri tutti i giorni come monod, ma penso che anche la sola attenzione alle condizioni igeniche per un bambino, riduca notevolmente il menu'! penso siano piu' o meno questi fattori che, sommati assieme, rappresentano la 'condizione mentale'... se penso a quando ero piu' piccolo, oltre il fatto che non ho ricordi diretti di esperienze vissute prima dei dodici-tredici anni e che queste sono tutte, in qualche maniera, esperienze 'comuni' (le ricordo cioe' perche' o io ed i miei amici ce le siamo riraccontate fino ad impararle a memoria, oppure perche' i miei genitori contiunano a raccontarlo ai parenti tutt'ora...), credo anche che non abbia mai sentito l'esigenza di avere un luogo che potesse risultarmi familiare e ben noto. penso che questa necessita' si sia sviluppata con l'inizio della puberta e l'adolescenza poi: nel periodo, cioe', in cui di solito si sviluppa il bisogno di sentire di essere accettato da una comunita', dagli ''altri''... non voglio discutere se questo sentimento sia frutto anch'esso di un'abitudine e se fosse, per cosi' dire, 'indolore' per un bambino il non viverlo. bisognerebbe sentire chi ha vissuto cosi' e capire come ha vissuto in perenne viaggio...non credo sia per niente facile, comunque. certo e' che io ,ora, ringrazierei i miei genitori se mi avessero fatto crescere in kenia sulle terrazze di un ranch che degradano sulla rift valley...non so' se li ringrazierei avessi trascorso la mia puberta' seduto sui sedili posteriori di un 110 in perenne movimento... tutto questo per dire che, secondo me, ESISTE un'eta' a cui un bambino ha il diritto di fermarsi. ma prima non ne sente il bisogno. questo cercando di stare nella 'normalita''...personalmente, sono convinto che anche queste necessita' siano abitudini e che non crescerebbe un uomo 'peggiore' se sempre in viaggio, ma semplicemente 'diverso'... e' un'esperienza e come tutte...modifica e plasma l'animo. sicuramente, si sarebbe un po' 'socilamente disadattati'...ma questo e' un nostro, abitudinario, metro di valutazione! duilio
duilio
 
Messaggi: 643
Iscritto il: 06/04/2005, 13:20
Località: vermezzo Milano

Precedente

Torna a VIAGGI & SPEDIZIONI

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 12 ospiti