Io mi sento un po' coinvolto, dato che come alcuni sanno avevo programmato un viaggio in Iran in Agosto...
La situazione è molto dubbiosa, siamo sul chi vive e cerchiamo di capire in che verso possa evolvere. Speriamo che la situazione rientri, anche se giorno dopo giorno non ci sono segnali positivi, anzi.
Difficile esprimere giudizi, l'Iran è un paese con una cultura infinitamente distante dalla nostra: non scordiamoci che è un paese che vive un quasi totale isolamento, in parte cercato dopo la rivoluzione del '78.
Credo possa essere utile a tutti ricordare la tormentata storia di quel paese, gli anni di Reza Phalevi e della sua cacciata.
Tratto da
WIKIPEDIA: Mohammad Reza PahlaviMohammad Reza Pahlavi attuò una politica economica estremamente favorevole agli Stati Uniti e all'occidente, permettendo alle multinazionali di sfruttare le risorse del Paese. Al contempo lo Shah avviava il programma "Grande Civiltà", che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto condurre l'Iran ad un livello di sviluppo economico e sociale paragonabile a quello dei Paesi Occidentali attraverso l'investimento degli enormi proveni petroliferi. Di fatto il progetto fu un fallimento su tutti i fronti, in quanto i proventi petroliferi venivano in buona parte incamerati dall'entourage di corte e dalla famiglia imperiale; la parte rimanente delle entrate dell'Iran venne investita perlopiù in infrastrutture militari e apparecchiature belliche costosissime. Vennero sì importati materiali, derrate e attrezzature di uso civile dall'estero, ma essendo l'Iran cronicamente privo di infrastrutture e di manodopera specializzata lo Shah fu costretto a importare tecnici e altri lavoratori qualificati (tra i quali un posto di preminenza assoluta occupavano gli addetti alle apparecchiature belliche) dagli USA e dall'Europa. Ancora oggi in Iran sono presenti, in alcune aree, quantità impressionanti di veicoli, materiali e attrezzature abbandonati vista l'impossibilità di poterli utilizzare concretamente. Lo Shah fu attivo altresì nella sua attività di repressione del dissenso da parte del clero, sebbene pubblicamente partecipasse a funzioni religiose, mantenendo un atteggiamento ambivalente i questo ambito. Numerosi furono i mullah torturati e incarcerati dalla Savak durante il suo regno. Anche la riforma agraria da lui varata, basata sull'esproprio delle proprietà fondiarie delle moschee (derivanti dai cospiqui lasciti dei fedeli) si risolse di fatto in un'operazione di accaparramento e distribuzione delle terre migliori ai favoriti di corte (senza dimenticare sè stesso), venendo a creare uno squilibrio economico tra la ristretta cerchia dei beneficiari dello Shah e la grande maggioranza della popolazione. Di fatto l'opposizione, non trovando sbocchi altrove si concentrò nella moschea, l'unica istituzione in qualche misura politica tollerata dal regime al di fuori del Rastakhiz (il partito dello Shah, nel quale tutti dovevano essere regolarmente iscritti).
Numerosi tentativi di assassinio o di colpo di stato furono organizzati, soprattutto da gruppi religiosi islamici, cui lo Scià rispose con una repressione inefficace quanto brutale. Tuttavia, la sua posizione ambivalente nei confronti della religiosità iraniana, della quale era virtualmente anche il capo (incarnando un modello cesaropapistico) lo poneva in difficoltà impedendogli di prendere provvedimenti drastici al fine di evitare lo scontento aperto delle masse popolari.
Si calcola che dal 1953 al 1978 diverse centinaia di migliaia di persone siano state arrestate per reati politici ma meno di 3,000 torturate. L'opposizione esplose a fine 1978: Khomeini riuscì a ritornare in Persia (dopo un lungo esilio nella Città Santa irachena di Najaf) e i soldati passarono dalla sua parte grazie agli accordi con vari generali tra cui il Gen. Fardoust, amico d'infanzia dello Scià e suo confidente, che passò indenne al nuovo regime con l'incarico di capo della SAVAMA (la nuova SAVAK del regime islamico) ed il Gen. Gharabaghi ultimo capo di stato maggiore della difesa dell'esercito imperiale (anch'egli poi morto di vecchiaia a Parigi).
Lo Shah fu di fatto vittima della sua stessa debolezza e arroganza: credendo di essere amato dal popoplo iraniano al quale a suo dire aveva portato prosperità e ricchezza di fatto non si rese mai conto delle precarie condizioni in cui versava il Paese. Ciò fu essenzialmente conseguenza del suo distacco dalla realtà concreta e del suo estraniarsi dal vero Iran, preferendogli gli svaghi e la vita di corte. La scelta di Khomeini d'altronde appare storicamente l'unica possibile, vista la decapitazione delle elite culturali del Paese portatrici di istanze democratiche sistematicamente attuata sotto il regime dello Shah. La classe dirigente religiosa, potendo contare su una capillare presenza sul territorio grazie alle moschee e ai mullah locali, diventava in quest'ottica l'unica scappatoia al regime monarchico.
É da rammentare che lo Shah negli anni aveva accresciuto la collaborazione con lo stato Vaticano (tanto da farsi nominare cavaliere e difensore della Fede Cristiana nel mondo) attirandosi inimicizie negli stati di religione islamica. Nel 1979, già malato, abbandonò l'Iran per evitare un bagno di sangue tra i suoi sostenitori ed i rivoluzionari i quali, preso il potere provvidero a giustiziare indiscriminatamente tutti coloro che erano appartenuti al regime imperiale, senza veri processi. Il suo esilio terminò in Egitto, l'unico paese che si dichiarò disposto ad accoglierlo. Proprietario di una immensa fortuna, questa passò in parte al nuovo regime di Tehran e da qui ai nuovi dignitari. Da questo si può facilmente evincere come non fosse facile vivere neppure prima della rivoluzione di Komehini. Dalla padella alla brace insomma... Ora il popolo sente probabilmente il peso di una crisi economica che si abbatte su un economia già strangolata dall'embargo. Ma a differenza di 30 anni fa, un paese, per quanto isolato, non lo è mai abbastanza: la TV satellitare, il World Wide Web non riescono ad essere filtrati efficacemente dalla censura e dalla polizia religiosa.
Non c'è tanto da scandalizzarsi se il regime tenta la strada di scaricare la responsabilità sui paesi esterni, fa parte anche questo della politica con la quale viene gestito il potere. Anche da noi ci sono "cosacchi" ovunque, anche laddove non si vede quasi più la differenza tra "destra" e "sinistra"...
La piazza viene gestita dal potere per affermare la propria supremazia e probabilmente per arrivare ad una delegittimazione (se non eliminazione) dell'avversario.
La realtà credo che sia sempre la stessa, che il modello di democrazia all'occidentale non è esportabile ovunque, non in paesi così diversi... non forzando i tempi, altrimenti si peggiorano solo le cose.